Sloane Crosley.
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Il fermaglio.
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Titolo originale The Clasp.
Traduzione di Laura Noulian.
2016 Giulio Einaudi editore, Torino.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Capita a tutti un momento della vita in cui met dei
tuoi amici  al secondo figlio e l'altra met al secondo
Martini. Ed  proprio in quel momento che tre
compagni dell'universit si rincontrano alla soglia
dei trent'anni. Kezia, Victor e Nathaniel iniziano cos
una caccia al tesoro degna di un film di Wes Anderson
ma finiranno col capire che ci che realmente cercano
 un loro personale fermaglio: l'amicizia che
trasforma qualcosa di falso - le vite mediocri che
si pretendono di successo - in qualcosa di vero.
Kezia sembra finita in una versione
fuori di testa del Diavolo veste Prada, costretta
a fare da assistente a una designer
di gioielli tanto arrogante e pasticciona,
quanto poco dotata (al contrario di Kezia)
per la creazione di collane.
Victor lavora nel settimo motore di ricerca
pi usato (cio molto poco) di internet.
O meglio: lavorava, essendo stato appena
licenziato.
Nathaniel era il letterato del gruppo,
almeno finch non decide di mollare le
riviste e trasferirsi in California a scrivere
sit-com per la televisione. Peccato
che da quando la sua serie  stata cancellata,
anni fa, non  pi riuscito a piazzare
uno script.
Riuniti anni dopo per il matrimonio
di una loro compagna di corso, scoprono
che tutti e tre hanno in qualche modo
perso l'appuntamento con la felicit. E i
trent'anni si avvicinano...
A met tra un film di Wes Anderson
e un libro di Jonathan Franzen, Il fermaglio
racconta le avventure di tre ex compagni
di college che la vita aveva diviso
e il destino decide di riunire. Lo spunto
sar un'improbabile (all'apparenza) caccia
al tesoro: ritrovare la collana che ha
ispirato a Guy de Maupassant un celebre
racconto. Ma ben presto capiranno che il
compito che li aspetta  imparare a distinguere
ci che conta davvero da ci che 
superfluo, le cose autentiche dalle imitazioni.
Facile, in fondo, se parliamo di pietre
preziose: molto pi complicato quando
si tratta di distinguere i veri amici da
quelli falsi.

L'AUTRICE.
 Sloane Crosley  nata nel 1978 e vive a New
York. Scrive regolarmente per il New York
Times, GQ, Salon, Vogue, Esquire,
Playboy e altre riviste. Nel tempo che le restava
 stata ospite del The Late Late Show with
Craig Ferguson e comparsa della serie Gossip
Girl. Il fermaglio  il suo primo romanzo.


ALCUNI GIUDIZI.
Uno di quei rari libri profondamente letterari
che possiedono anche... una trama! Un romanzo
divertentissimo e scritto con uno stile cos bello da
farmi digrignare i denti dall'invidia mentre lo leggevo.
Gary Shteyngart

Un romanzo con pi verve e fantasia della media
dei romanzi-letterari-senza-trama che ci sono in giro.
E condivide pi di un cromosoma col Cardellino
di Donna Tartt.
Vogue.



Il fermaglio.
 

Per L... l'ho trovato.
 Il fermaglio

Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell'oro e dell'argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell'alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera, perch cammini sui miei sogni.
w. B. yeats, Egli desidera il tessuto del cielo.

Che hai? Che hai?
GUY de maupassant, La collana.
 
Preludio.

All'inizio guardarono la pioggia da sotto il tendone, poi
guardarono la pioggia dentro il tendone. Un sentiero lastricato
di pietre andava dalla casa alla spiaggia. All'arrivo dei
bus navetta le pietre erano opache. Adesso apparivano semitrasparenti
e tanto umide da rendere difficile immaginare
che avrebbero potuto mai tornare asciutte. I lampi cadevano
sulla superficie dell'oceano e un velo di vento caldo ondeggi
verso l'interno, all'altezza dei loro piedi, facendo svolazzare
una filza di petali caduti dal bouquet. Victor fece un passo
indietro. Queste erano le sue uniche scarpe buone.
Era la prima volta che si trovava su un'isola privata, il che
non era affatto sorprendente. Ma era anche la prima volta
che si trovava in Florida, e questo un po' lo era. D'accordo,
non era un giramondo. Comunque: Disney World, Le
Vacanze Di Primavera, I Nonni Degli Altri. La Florida era
semplicemente scolata via dalle crepe della sua maturit come
una lingua ascoltata troppo tardi. Si era fatto l'idea che
la pioggia qui dovesse essere intensa ma breve, a differenza,
poniamo, di Seattle (un altro posto dove Victor non era
mai stato). Ma questa roba qua? Questo era un monsone.
Le giacche dei testimoni dello sposo erano state fatte fuori.
Nel corso della serata le donne erano diventate pi basse.
Erano tutti brilli. Che ora era, le dieci? Troppo presto per
essere sbronzi nella vita reale ma l'orario giusto al matrimonio
di Caroline Markson. Ne sent in lontananza la fragorosa
risata e si gir verso l'oceano, lasciando vagare la mente.
Era dubbioso circa i paraggi. La Florida (o piuttosto il
tratto che aveva avuto modo di vedere arrivando qui dall'aeroporto:
strade sopraelevate e condomini, Liquori Sunrise e
Studi dentistici Sunset, oltre a filiali di banche circondate
da minacciose palmette) tentava proditoriamente di fargli
credere che questo fosse un luogo reale, con gente reale che
guidava gli scuolabus e comprava rotoli di carta asciugatutto
in quantit industriali. I commensali avevano rivolto un'unica
occhiata al suo incarnato di uomo cresciuto a minestre e
si erano lanciati in racconti sulle fiere artistiche e letterarie,
o su questo o quel country club che faceva tanto Vecchia
Florida. Ma Victor conosceva la vetust. Era cresciuto nel
Massachusetts, patria del pi antico campo da baseball, pietra
miliare nella storia del diritto, e del pi famoso itinerario
a cavallo. In confronto la Florida era l'ultima arrivata in
fatto di colonizzazione. Qui persino gli anziani sembravano
nuovi. I genitori di Victor avevano sessant'anni suonati, ma
erano sessant'anni veri. Non quaranta falsi. Sua madre,
un'insegnante supplente, ormai evitava di fare le scale e sorvegliava
con crescente apprensione i vasospasmi di Raynaud cui
andava soggetta. Suo padre, un geometra, gli aveva regalato
un biglietto da cento dollari e una bottiglia di sciroppo alla
cioccolata U-bet quando, dopo la laurea, Victor si era trasferito
a Park Slope con Nathaniel.
Questo prima che Nathaniel fuggisse a Los Angeles, barattando
le aspirazioni letterarie con i dialoghi delle sceneggiature.
Adesso Victor viveva da solo in un microscopico appartamento
a Sunset Park.
- Lei mi ha fregato le palle!
Victor, tornato al tavolo per valutare i danni alle scarpe,
aveva trovato un uomo dal collo taurino che brandiva un panino
come se l'avesse appena strappato dalla cavit toracica
di un bufalo. L'uomo punt il dito verso un piatto con le
palline di burro.
- Oh, s. Mi scusi. Mi sono servito a sinistra. Prenda le mie.
- Questa deve essere al rosmarino e quest'altra col sale
dell'Himalaya.
- Niente male, eh?
- Detesto il rosmarino.
Caroline aveva sistemato tutti gli altri ex compagni d'universit
attorno a un tavolo dalla parte opposta della pista
da ballo. Victor per un attimo si era aggrappato all'idea che
quello di Caroline fosse un atto di fede che sottintendeva
l'innocuit, anzi no, la piacevolezza di Victor, quando lo catapultavano
in mezzo a degli estranei. Sfortunatamente tali
pensieri erano annegati subito nella consapevolezza che si era
trattato piuttosto di un atto di condiscendenza: Caroline si
era sentita obbligata a invitarlo. Non era possibile che Victor
fosse l'unico escluso. Per una sorta di malriposta rappresaglia,
lui non aveva toccato la portata principale del pranzo,
il che l'aveva messo in cattiva luce con quelli del catering,
i quali a loro volta, per una sorta di malriposta rappresaglia,
non gli avevano ancora portato via il piatto.
Da dove era seduto Victor vedeva Nathaniel bisbigliare
all'orecchio di Kezia. Negli ultimi anni il mento del suo amico
aveva acquistato un profilo bizzarramente netto, ci lo indusse
a tastarsi la mandibola per cercare di capire se quella parte
del corpo a un certo punto diventasse un'entit separata per
tutti. Da un po' di tempo in qua Nathaniel aveva preso anche
a vestirsi meglio. Un vero dandy. Si diceva cos, no? Un fesso
col botto, ecco un altro modo di dire. Nathaniel era diventato
entrambe le cose. In pratica loro due non si parlavano pi
e questo aveva costretto Victor a una scelta: fare la ragazzina
bisognosa di attenzioni o ignorare la faccenda. Aveva optato
per la seconda possibilit, ma in questo preciso momento
qualcosa gli impediva di percorrere la strada dell'indifferenza.
La bocca di Kezia era cos vicina a quella di Nathaniel che,
se si fosse girata, le loro labbra si sarebbero toccate. Con la
testa piegata e il mento ritratto, lo ascoltava rapita. Poi si
mise a tamburellare con la forchetta sulla tovaglia, come se
concentrarsi sulla posata fosse l'unico modo per evitare di
andare in estasi.
- Lei niente smoking?
L'uomo col collo taurino masticava con la bocca aperta.
- Non me lo posso permettere.
- Ogni giovanotto che si rispetti ha lo smoking.
- Beh, - Victor alz il bicchiere, - questo spiega perch
io non ce l'ho.
- Dove mi ha detto che sta a New York?
- Brooklyn.
- Brooklyn Heights  un bel posto.
- Gi.
- E come ha conosciuto la sposa?
- Abbiamo fatto l'universit insieme. Tutti noi... - Victor
indic con un gesto vago il tendone anche se non aveva idea
di dove fossero finiti gli altri.
Kezia e Nathaniel se n'erano andati. La forchetta era rimasta
sul tavolo.
- Sicch vi conoscete da quando avevate ancora la bocca
sporca di latte.
Un ricordo pungente: la sera, durante il primo anno d'universit,
in cui Victor era riuscito a portarsi Caroline Markson
nel dormitorio. Quando le aveva infilato una mano fra le cosce,
lei era saltata gi dal letto e si era piegata verso terra come
un babbuino, mostrando il filo dell'assorbente interno. Prova
di pudicizia. Lui avrebbe voluto egualmente che i suoi compagni
di camera fossero svegli. Non capitava spesso che Victor si
portasse a casa delle ragazze. Non era un tipo che attrae. Questo
lo aveva capito. Era smilzo e tendeva a stare gobbo. Non
aveva una faccia equina, ce l'aveva proprio da cavallo; il colorito
era olivastro, non mediterraneo. Ci nonostante in due
distinte occasioni gli avevano detto che assomigliava un po' a
Adrien Brody, quell'attore coi lineamenti spigolosi.
- Lei e Caroline avete frequentato un'universit mista?
- Io... s, esatto.
- Ginny, mia moglie,  andata in una di quelle celebri comuni
lesbiche. Uno di quei posti per sole donne che avrebbero
dovuto diventare misti ma non hanno mai aperto ai maschi e
adesso sono praticamente in bancarotta. Sulla copertina della
rivista delle ex allieve c' sempre qualche insegnante di yoga
di terza categoria.
Victor ascoltava come meglio poteva. Di solito non aveva
problemi a diventare il ricettacolo di simili brontoli. Tutto
cibo per una bestia che tanto non saltava mai un pasto, una
bestia fatta di istintivo disprezzo per i ricchi, una tenia socialista
che gli si era annidata nelle budella e si pappava tranquillamente
le custodie per sigari e i ritiri di meditazione.
Ma quando  troppo  troppo.
- Mi scusi -. Pos il tovagliolo sulla sedia. - Vado a guardare
il temporale.
- Non pu guardarlo da qui?
- Avrei bisogno di un nuovo paio di questi Victor spinse
gli occhiali su per il pendio sisifeo del naso.
L'uomo raddrizz un gemello della camicia spostando la
sua attenzione sui bicchieri da vino. Ginny si materializz alle
loro spalle, tutta sorrisi, scollatura e scherzosi rimproveri al
marito che teneva prigioniero questo giovanotto.
- Piacere di conoscerla, - gli disse, come se qualcuno li
stesse presentando.
Mentre sgusciava verso il limitare del tendone Victor riconobbe
Olivia Arellano, in piedi sotto la luce tremolante di
una lanterna. Gli era parso di intravederla di schiena durante
la cerimonia. Marinata nel rum e nel veleno, nel corso degli
ultimi dieci anni tutte le volte che l'aveva incontrata gli era
parsa sempre uguale a se stessa e sempre paludata nell'usuale
uniforme oliviesca. Come aveva acutamente osservato Kezia
una volta: Sai, sembra che Olivia possegga venti golf neri
mentre  un unico golf nero che riciccia di continuo. L'ultima
volta in cui Victor l'aveva sentita nominare era stato un
anno prima, quando Paul Stephenson e Grey Kelly (custodi
dell'ideale universitario, novelli sposi, e i principali suonatori
di grancassa nella loro rete amicale) avevano organizzato una
rimpatriata perch era troppo tempo che non si vedevano.
Ehi, banda, - questo l'inizio della mail di Paul, -  passato
davvero troooppo teeempooo!
A chi spetta dirlo? Chi  che decide? E quale uomo eterosessuale
usa tutte quelle vocali?
La mail era firmata anche da Grey, quasi avesse digitato
da s il proprio nome sulla tastiera. Come due ragazzini che
fanno a turno per registrare il messaggio di benvenuto della
segreteria telefonica, il pi pacioccone degli inviti guastato
solo in parte da un paragrafo in cui si dichiarava che il contenuto
era corrispondenza bancaria confidenziale soggetta
a clausole e condizioni incluse nelle offerte per l'acquisto o
la vendita di titoli, accuratezza delle informazioni, analisi dei
virus, e privilegio legale.
Victor schiv i drink.
In che modo una ragazza come Olivia Arellano avesse
scoperto l'esistenza di un minuscolo college per le arti
liberali nel New England, per non parlare di come avesse fatto
a iscrivervisi, n tanto meno a sentir parlare del New England,
era qualcosa che a tutt'oggi lo sconcertava. Lui e Olivia non
erano mai stati intimi n mai avrebbero potuto diventarlo in
futuro. Tuttavia fra loro c'era un legame. Olivia Arellano era
la prima persona che Victor avesse conosciuto all'universit.
Gli aveva attaccato bottone mentre aspettavano che la sicurezza
del campus desse loro le chiavi delle rispettive camere.
Olivia, che era appena sbarcata con l'aereo da Caracas e
si tirava dietro un baule di cuoio spellato che aveva l'aria di
contenere ossa umane, gli aveva rivolto delle domande tipo:
Credi che i prossimi quattro anni saranno estimulante o credi
che li paragoneremo ad altrettanti anni di galera?
Victor non aveva la minima idea di cosa intendesse ma
aveva le tette che le arrivavano al collo.
Olivia era stata una pubblicit ingannevole di come avrebbero
potuto essere le sue compagne di studi; una pubblicit
ingannevole anche di se stessa. L'aveva studiato, tempestandolo
di domande non per spirito di amicizia ma per stabilire
se lui fosse, come lei, sofisticado. Non lo era. Victor era appena
arrivato da Sudbury dove viveva in una casa con i rivestimenti
esterni di alluminio. Non aveva il passaporto. Portava
i giacconi della North Face, conservava la sua roba nelle
scatole di plastica della Bed Bath & Beyond, e sua madre era
una fan di Lato & Order: Unit vittime speciali.
Ricevute le chiavi, si erano diretti verso le due estremit
opposte del campus. E Victor aveva guardato Olivia imboccare
un sentiero leggermente in salita, uno dei tanti che gli
sarebbero diventati familiari quanto le vene che aveva sul
dorso della mano.
Ancora adesso, dieci anni dopo, ricordava la sensazione peculiare
del primo anno di universit. La sensazione che avrebbe
frequentato Olivia per il resto della vita e al tempo stesso
quella che non l'avrebbe rivista mai pi. Alla fine entrambe
le impressioni si erano rivelate esatte. La conversazione avuta
quel giorno sarebbe stata la pi lunga che Victor avrebbe
avuto con lei per l'intero anno. Gli capitava di incontrarla,
chiaro. L tutti incontravano tutti. Olivia per usciva con
degli uomini che non vivevano nel campus, scansando ogni
maschio raggiungibile telefonicamente con un'estensione di
quattro cifre. Prediligeva le abitazioni pi salubri, andava a
letto con i professori, si rifiutava di mangiare alla mensa; tutto
questo prima di perdere lo spirito ribelle e darsi una calmata
al terzo anno. Met dei loro compagni di corso and all'estero,
ma Olivia rimase perch lei era gi all'estero. Si mescol
alla cerchia degli amici di Victor come una goccia di mercurio
e venne assorbita dalle ragazze, tutte sue sostenitrici, le quali,
quando la guardavano, vedevano in lei una ferita invisibile
che andava curata. O forse vedevano solo l'ennesimo musetto
carino da incuneare nelle loro foto.
Ma a lui non interessavano le motivazioni altrui, proprio
no. E Olivia Arellano non era diventata mai l'oggetto
primario dei suoi affetti. Quel titolo apparteneva a un'altra.
Il tempo di arrivare all'ultimo semestre accademico e
neanche questa faccenda aveva pi importanza. A questo
punto Victor si concedeva di immaginare il viso di Kezia
solo di profilo, senza mai indulgere a una visione pi precisa.
A questo punto Victor doveva averla perdonata per la
crudelt con cui aveva rifiutato il suo amore. Ma non semplicemente
perdonata, Victor doveva aver cancellato l'intera
questione. Perdonare significava dialogare col passato.
E questo non potevano farlo, questo era escluso. Tocchi e
toghe erano stati gi ordinati, i curriculum spediti, le chiavi
delle cassette postali restituite. Sarebbe stato di cattivo
gusto ammettere che la vita universitaria non era stato altro
che un modo paradisiaco di diventare maggiorenni. Ormai
avevano tutti un piede fuori dalla porta e al centro del passaporto
di Victor spiccava un timbro solitario del Canada.
Il nonno deceduto a Toronto.
 
PARTE PRIMA.
 
Capitolo primo.
Victor.

- Oddio, - frign Nancy la Precaria appena saputa la brutta
notizia, - non sai quanto mi dispiace, Victor. Ma che gli
prende alla gente?
Lo abbracci forte. Lui rest immobile. Nancy era tanto
rotonda quanto Victor era alto. Sembrava un koala che si arrampica
su un bamb. Aveva i capelli corti e grigi, anche in
questo ricordava un koala, e Victor ebbe una visione chiara
del vortice brizzolato che disegnavano sul suo cranio. Avrebbero
potuto riuscire primi ex aequo nella classifica dei Dipendenti
Pi Fuori Posto della mostofit.com, anche se la palma
sarebbe andata a Nancy per un dettaglio tecnico: da domani
lei avrebbe continuato a venire in ufficio, lui no.
- Dico sul serio -. Gli premette il viso contro il petto.
- Cosa c' che non funziona nella nostra societ? Ah, questi
giovani!
Nancy stringeva fra le dita il foglio in cui si annunciava
il licenziamento di Victor spiegazzandolo cos che il suo cognome,
Wexler, si fondeva col nome, dando vita a un certo
VictorWe. Ahim, oggi non si sentiva particolarmente
victorweoso. E nemmeno gli garbava che a espellerlo dalla
categoria dei giovani fosse una donna prossima alla cinquantina.
Victor si trovava nella bizzarra situazione di lavorare
in un'azienda che lo faceva sentire pi vecchio di quanto
non fosse, vivendo al tempo stesso in una citt che lo faceva
sentire pi giovane di quanto non fosse. O, per meglio
dire, si era trovato nella bizzarra situazione di.
La mostofit, settimo per grandezza fra i motori di ricerca
che operavano sul web, al momento della sua fondazione
aveva avuto un notevole impatto culturale. Ma gli investitori
pi anziani avevano preteso che, per ragioni che a Victor
sfuggivano, le risorse di un pingue budget di marketing non
potessero essere utilizzate per l'attivit operativa del sito.
Per giunta i fondi erano soggetti a una clausola di utilizzo
obbligatorio pena la loro perdita, il che significava che l'azienda
aveva fretta di spendere soldi nelle cose sbagliate.
C'erano considerevoli acquisti di spazi pubblicitari, spot sul
circuito televisivo dei taxi, sponsorizzazioni di programmi,
manifesti stradali, adesivi per paraurti, fascette per libri e
riviste, banner sulle pagine web. Tutti conoscevano il sito...
nessuno lo usava.
Persino Victor sapeva che non era colpa sua. Ben prima che
venisse raggiunto il consenso sul fatto che lui fosse il dipendente
pi sacrificabile dell'azienda (aveva cominciato come
informatico di basso livello specializzato in scienza dei dati
per chiudere come informatico di medio livello) c'erano stati
dei segnali sotto forma di itnpressions deludenti e visitatori
unici che ricordavano molto il modo in cui Victor descriveva
la sua prima uscita con una ragazza nuova. Salvo che qui riguardavano
quello 0,07 per cento delle ricerche generate negli
Stati Uniti che l'azienda poteva attribuirsi. Il che significava
che qualora tutti gli utenti americani della mostofit si fossero
presentati in sede, ci sarebbe stato un certo affollamento ma
non una ressa soffocante. Il colpo migliore l'azienda l'aveva
messo a segno con uno sketch del Saturday Night Live in cui
il personale della mostofit era raffigurato come un gruppo di
nonnette che si mettevano a scartabellare enciclopedie ogni
volta che un adolescente smanettone (interpretato da Justin
Timberlake) cercava un sito porno.
Victor aveva gi cominciato a fare scorta di caramelle e
bottigliette d'acqua gratis. Quello che non aveva saputo prevedere
era un comunicato stampa interno, un foglio di carta
vero e proprio, in cui nero su bianco si annunciava il suo licenziamento
come se fosse una buona notizia.
Anche per un branco di geni socialmente autistici, questo
era un atto assai oltraggioso.
- Per me non c'entra la societ o la gente, - spieg Victor
a Nancy. - Per me  solo una cosa dell'azienda.
Nancy smise di strofinargli il viso addosso per il tempo
necessario ad alzare lo sguardo su di lui. - Perch, secondo
te di cosa  fatta un'azienda?
- La nostra azienda? - Victor guard i grafici fissati con
le puntine alla parete: schemi e diagrammi che non aveva mai
saputo bene come leggere. - Boh.
L'unico vero talento di Victor era stato quello di catalogare
dati digitali comuni, convertendo informazioni grezze
in ammassi facilmente gestibili dagli algoritmi di ricerca. In
questo era veramente bravo. Era bravo nel compilare l'elenco
di tutti i paesi che avessero precedenti di epidemie
malariche; nel calcolare quanto spesso la gente cercasse un
sito porno dedicato al feticismo; nel restringere la portata
di un dataset in modo che il campo di ricerca della mostofit
risultasse quasi telepatico. Victor era un cercatore di informazioni
che non erano mai state strutturate per essere reperite.
Bench fosse cresciuto nel mondo pre-internet, lui
eccelleva in questo genere di cose. Le sue bibliografie erano
pi vaste dei documenti che stilava. C' gente che di un
libro per prima cosa va a leggere il finale; Victor per prima
cosa andava a leggere l'indice. Dopo la laurea per un po'
aveva frequentato un master in Biblioteconomia e scienza
dell'informazione presso il Pratt Institute, questo prima
di decidere che il suo conto in banca avrebbe tratto maggiori
vantaggi se lui si fosse orientato verso il mondo della
tecnologia. Ahim, la raccolta dati: era l dove si esauriva
l'insieme delle competenze di Victor e cominciava il resto
di internet.
-  un complotto, vedrai, questo posto andr in vacca.
Squill il telefono sulla scrivania di Victor. Sembrava l'apparecchio
dello studio di un medico: quel drin falsamente
allegro, quella luce rossa tanto vivace da suggerire un'urgenza,
tanto minuscola che si poteva ignorarla. Squillava in
media una volta l'anno, in genere perch avevano sbagliato
numero. Con tutta probabilit erano quelli delle risorse
umane che lo chiamavano per un colloquio finale. Qualcosa
nella cupezza dello sguardo di Nancy gli fece capire che se
avesse osato muoversi lei gli avrebbe tagliato i copertoni.
Victor non aveva l'auto. Gli avrebbe tagliato la tessera della
metropolitana.
- Beh, a me mancherai Nancy allent quella sua presa
stritolante.
A Victor non piacque l'almeno sottinteso nella frase.
- Ci vediamo l, - disse Nancy, e, avendo raggiunto il proprio
limite emotivo, si allontan a passi pesanti. - IN VACCA.
L era la sala conferenze della mostofit.
Come se non bastasse gi il comunicato stampa, subito
dopo il licenziamento ci sarebbe stato anche un inedito brindisi
nella sala conferenze. Quella di Victor era una destituzione
cerimoniosa. Il tavolo della sala conferenze era carico
di frutta commiserativa, di champagne commiserativo, e di
commiserative bottigliette di Perrier. Victor si butt su un
brownie secco e lo mand gi con dello champagne. Poi mise
un po' di melone in un tovagliolo, torn alla sua scrivania
e si costrinse a leggere per intero il comunicato.
Avevano usato lo stesso carattere e lo stesso modello generico
utilizzato per diramare le buone notizie, compresa la
formula per il rilascio immediato, che si riferiva tanto alle
informazioni in senso lato quanto a Victor in senso stretto.
Nel comunicato si parlava di una riorganizzazione settoriale
per l'affermazione del marchio, ci si rammaricava che fosse
risultato in esubero un solerte specialista in scienza dei dati
il quale in buona sostanza non aveva migliorato la disambiguazione
e la pertinenza dei risultati, infine si auspicava che
tutti offrissero i loro migliori auguri a Victor Wexler, che si
prepara a investire i suoi talenti in nuove imprese, nel mondo
delle start up o altrove, su un'altra piattaforma.
Altrove? Altrove dove? Questo era l'unico posto in cui
Victor avesse mai lavorato. Non disponeva di altri talenti.
A stento aveva questi.
Ecco cos'era successo: per alcuni anni Victor era andato
avanti cincischiando, annuendo alle riunioni e schivando i
suoi dirigenti. E le cose avrebbero potuto continuare in questo
modo se, come un perfetto imbecille, non avesse attirato
l'attenzione su di s. Ma sapeva che per avere uno straccio di
carriera non poteva accontentarsi di mettere semplicemente
insieme dei dati, ragion per cui aveva concepito un'idea nuova
di pacca: una funzione che per ciascuna ricerca avrebbe
aggregato un massimo di dieci risultati. Se nessuno dei link
avesse soddisfatto i criteri giusti, sarebbe bastato che l'utente
scorresse verso il basso e avrebbe trovato le seguenti opzioni:
- Tentare una Nuova Ricerca (cliccando tornavi al campo
di ricerca)
- Recarsi in una Biblioteca (cliccando scoprivi quale fosse
la biblioteca pubblica pi vicina)
- Piantarla con lo Stalking (cliccando si apriva un sito di
incontri sponsorizzato)
Victor present la sua creazione come un motore di ricerca
dentro il motore di ricerca, un algoritmo specializzato con
un suo, come dire, stile. Fece una buona presentazione, zeppa
di acronimi che capiva solo alla lontana ma di cui si riemp la
bocca con autorevolezza per cinque minuti filati.
- Per cui verrebbe a sostituire quello che abbiamo ora? -
domand uno dei suoi capi, con i gomiti sullo stesso tavolo
della sala conferenze che non molto tempo dopo sarebbe stato
coperto di frutta commiserativa.
- Cosa? - Victor fu preso alla sprovvista. - No. Non ho
detto questo.
- E allora a che ci serve?
Victor continu a parlare, ma non aveva pi il vento in
poppa e procedeva a scatti. Poi tutti cominciarono a fargli
delle domande, sondando le metriche dei link e i conflitti fra
le sponsorizzazioni. Nel campo visivo di Victor fluttuavano
delle linee luminose, versioni miniaturizzate delle lampade
fluorescenti sopra la sua testa. Qualcuno disse qualcosa sul
fatto che l'idea non sembrava intrigante.
- Victor? Hai sentito cos'ho detto? - domand Chad
Chapman, un odioso leccaculo che sapeva come il mostrare
grave preoccupazione verso i deboli l'avrebbe fatto apparire
umano. - Ti ho chiesto in che modo una piattaforma come
quella che ci proponi s'incastrerebbe con la revisione dell'interfaccia
che l'azienda ha in programma.
Victor si era sforzato per cos tanto tempo di tappare con
un dito la falla nella diga della sua ignoranza che ora le forze
gli vennero meno e si dimentic di ricordare che non doveva
domandare cose come:
- Stiamo preparando un nuovo lancio?
Adesso Chad non dovette nemmeno fingere di avere l'aria
preoccupata. La domanda rivelava un anno di coma professionale.
Victor non aveva letto le mail. Victor non sapeva
neanche come leggere la maggior parte delle mail che riceveva.
C'erano dei database interni a cui non accedeva da secoli
al punto da averne dimenticato la password. E non c'era
modo di farsela ridare. Sarebbe stato come se, dopo sei anni,
uno chiedesse tutto tranquillo come si fa a scaricare il water.
- Intendi il nuovo design?
- S, - fece una delle voci.
- Perch, cosa ho detto?
- Hai detto un nuovo lancio.
Qualcuno per caso aveva spento l'aria condizionata?
- Victor, i tuoi progetti come funzionerebbero nell'ambito
dell'evoluzione del sito?
Questa voce era riconoscibile dal rango. Apparteneva a
Mark Epstein, il direttore operativo che assomigliava tanto
a Clark Kent ed era fastidiosamente un buon diavolo. Mark
aveva speso l'equivalente dello stipendio del primo anno di
lavoro di un tecnico informatico per rifare la cucina della sua
casa di campagna, ma continuava a essere un buon diavolo.
Per questo Victor fu ferito dal fatto che fosse proprio Epstein
a dire, rimettendo il cappuccio alla penna: - Beh,  un'idea.
C' complimento peggiore di quello privo di aggettivi?
Tu hai una faccia. Questo  un maglione. Lui ha un lavoro.
Chad fece un sorriso affettato. A Victor venne un rutto
nervoso accompagnato da un modesto rigurgito a bocca chiusa.
In realt fu un po' pi che modesto. Ne sent l'odore. E,
esalando il gas, cap che lo sentivano anche tutti gli altri. Persino
Mark Epstein, che spesso andava come oratore ospite
nelle scuole di business e aveva ricevuto dei premi umanitari
minori, fece la faccia disgustata.
- Pardon, - mormor Victor, schiudendo con cautela le
labbra.
Mark toss. - Forse dovremmo finirla qui con questa post-riunione.
- Ottima idea, Mark, - disse Chad.
Victor deglut pi in silenzio che pot.
E questo fu tutto.
Se la fil alla chetichella il pomeriggio del brindisi d'addio
e non torn pi in sede. In teoria avrebbe dovuto restituire
il tesserino. Se lo smarrivi dovevi sborsare venti dollari
per il danno. Era curioso di vedere se l'avrebbero cercato
per quello. And a casa e attacc il comunicato stampa allo
sportello del frigorifero, accanto all'invito per il matrimonio
di Caroline Markson, che sarebbe stato celebrato di li a un
mese. C'erano voluti tre magneti per fermare l'invito. Per il
comunicato stampa ne bast uno.
Victor sapeva che questo era l'inizio di una nuova vita.
E che, se la vecchia era stata poco piacevole, quella nuova
sarebbe stata decisamente brutta. Tutta la mostofit era nei
guai (quando sei una societ per azioni e il tuo obiettivo 
fare le scarpe a una societ che  sei volte te, in pratica  come
se lavorassi sul set del film di un regista cieco). Tuttavia
era umiliante essere il primo che veniva licenziato. Senza la
convergenza degli orari del pranzo e del trasporto pendolare,
Victor perse in breve tempo ogni contatto con quei pochi
colleghi che gli stavano simpatici. Non faceva niente tutto
il giorno salvo pianificare le cose da fare. Scandagliava i siti
web delle agenzie di collocamento, schiacciava pisolini e
cominciava a bere presto. Certi giorni si accorgeva che stava
piovendo solo perch la posta era bagnata. Mangiava alimenti
che avrebbero potuto resistere a un attacco nucleare. Ciao,
burrito surgelato, amico mio. Quanta nostalgia ho avuto del
tempo in cui ignoravo il tuo consiglio di cuocerti a fuoco alto
per tre minuti, di girarti, e di cuocerti a fuoco alto per altri tre.
Ogni tanto nella posta elettronica arrivava, fluttuando
come un soffione, la mail indagatrice di qualche ex collega,
Victor rispondeva con un ottimistico Me la cavo alla grande.
Spero che in ufficio ti trattino bene! e lasciava cadere
la controrisposta, se mai ne riceveva una. Aveva pochissimo
di cui parlare con questa gente quando non doveva ingozzarla
di algoritmi.
Dopo lo straniamento dai colleghi, venne quello dagli amici.
Non aveva detto a nessuno del licenziamento. Era l'unica
cosa su cui poteva esercitare il controllo, l'unico palo
portante della sua vita. Recedeva facilmente dai programmi. Si
costringeva a scrivere qualche SMS: esci stasera?, e se non
riceveva una risposta entro le dieci di sera, era morta l. Se
ne restava a casa. Ma non solo detestava lasciare le sue quattro
mura: si rifiutava anche di fare inviti. Questo era lo spazio
improvvisamente sacro di Victor, dove cos numerose ore
venivano trascorse in solitudine e dove lui centellinava con
prudenza la carta igienica perch adesso i momenti salienti
nella toilette erano a sue spese.
Dopo gli amici, tocc alla famiglia. Scriveva ai suoi delle
mail con una frequenza sufficiente a regalare loro un batticuore.
I genitori gli rivolgevano domande insidiose tipo Come
va il lavoro, figliolo? o Quand' che ci vieni a trovare?
Lui si sentiva morire quando la madre minimizzava le fatiche
d'insegnante supplente convinta che le proprie giornate
non fossero nemmeno lontanamente stressanti come le tue,
tesoro. E quando il padre gli diceva di avere appiccicato un
nuovo adesivo della mostofit.com sul paraurti? Era come se
Victor si levasse dalla tomba in cui era stato appena sepolto
per morire ancora.
Infine fu la volta dell'intera umanit. Victor stava diventando
come un vecchio: esageratamente infastidito dal traffico,
bofonchiava commenti malevoli all'indirizzo di chi non
era abbastanza vigile per i suoi gusti. I campioni del podismo
pubblico erano gli impiegati, ma il mezzogiorno apparteneva
ai consulenti aziendali, ai turisti e alle baby-sitter. Per... gli
ebrei chassidici gli stavano simpatici. Che fosse impeto religioso
o semplice buonsenso, i chassidim procedevano spediti,
non sfioravano mai nessuno e badavano a che nessuno
sfiorasse loro. Quando finalmente Victor si decideva a uscire
di casa, osservava le coppie chassidiche con quelle loro parrucche,
quei loro cappelli, quelle loro pratiche calzature, e
provava invidia. Non solo erano dei camminatori coscienziosi
ma, Victor ci avrebbe scommesso, non trovavano noiosa
la propria esistenza. Potevano sempre spigolare qualcosa nel
Vecchio Testamento, trovare qualche genere di significato.
Magari erano degli omosessuali repressi o degli stronzi misogini
o gente che si scaccolava tutto il tempo, ma almeno
avevano un motivo per svegliarsi al mattino.
 
Capitolo secondo.
Kezia.

In paranoia come al solito per il traffico, Kezia arriv al
gate dell'aeroporto alle sette di mattina con un'ora di anticipo.
Per ammazzare il tempo fece avventurosi giretti lontano dalla
sala d'aspetto: un salto alla toilette, l'acquisto di una rivista,
futili indagini sulla possibilit di passare in business, cosa che
in ogni caso non avrebbe potuto permettersi. Victor avrebbe
preso un volo successivo, ma si domand se per caso non avrebbe
potuto incontrare Olivia Arellano o Sam Stein. Non era pi
in contatto con loro tanto da saperlo. Quando aveva mandato
un SMS a Olivia, uno sconosciuto le aveva risposto: numero
sbagliato. Mi spiace. Si erano allentati anche i suoi rapporti
con la futura sposa. Lei e Caroline si libravano fra le parentesi
di una remota amicizia, consce del loro passato (erano state
compagne di camera il primo anno) ma estranee nel presente.
E di chi era la colpa? Probabilmente di Kezia. Si era liberata
dell'universit come un serpente si libera della pelle.
Arrivata a Miami, segu il suo autista che si diresse verso
il parcheggio spingendo un carrello portavaligie vuoto e usando
il cartello con cui l'aveva accolta agli arrivi piegato come
fosse un guanto da forno. Il nome vergato sul cartello era vistosamente
sbagliato, Moytrin invece di Morton. L'uomo
schiacci il pulsante per far scattare il verde per i pedoni. Il
pulsante era protetto da un minuscolo tettuccio ma si stentava
a credere che premendo tali bottoni sarebbe davvero
cambiato qualcosa.
-  sicura di non volere che glielo porti io? - L'autista
indic il borsone di Kezia.
Il borsone le stava segando la spalla ma sapeva che sarebbe
stato pi faticoso toglierselo di dosso che reggerlo ancora un
minuto. In mano stringeva anche una sacca porta-abiti che
conteneva multiple opzioni di vestiario appese alla gruccia
di plastica interna.
- S, sono sicura, grazie.
Il servizio auto a cui si rivolgeva l'azienda di Kezia era cos
abusato dalla sua capa che ogni dipendente di Rachel Simone
si sentiva moralmente autorizzato a indulgere a sua volta in
questo piccolo lusso. La stessa smemorataggine che induceva
Rachel a guardarti con aria interrogativa dopo che avevi completato
un lavoro, come se non fosse stata lei stessa ad assegnartelo,
faceva s che non notasse le ricevute degli spostamenti
automobilistici in citt dove non era stata.
- Come mai  venuta a Miami? - L'autista gett il borsone
nel bagagliaio.
- Son qui cos, per svago.
Kezia detestava che degli sconosciuti la interrogassero sui
suoi progetti. I peggiori di tutti erano i parrucchieri, che cianciavano
strattonandole i ricci, chiedendo quale fosse il suo
grande programma per la serata. Ma di che s'impicciavano?
In genere Kezia andava dal parrucchiere prima di uscire
per la prima volta con un uomo e la domanda la metteva in
imbarazzo. Ogni tanto provava a dare loro una lezione. Vado
a un funerale, rispondeva.
- Che razza di nome  il suo?
- Uh?
- Ki-zi-ah... Lei si chiama cos, no?
- Si pronuncia Kezia, si deve sentire la e, come in fez,
non come in key.
- Gi, ma che roba ?
- Oh, - sospir lei. -  un nome biblico. Dopo avergli tolto
tutto, Dio rese a Giobbe la sua famiglia e una delle nuove
figlie si chiamava Kezia.
L'autista annu con aria solenne. Kezia sapeva a cosa
stesse pensando. Lei per non veniva mica da un ambiente
religioso. Ai suoi genitori semplicemente era piaciuto quel
nome. In casa loro, la Bibbia l'aveva sentita nominare al
massimo come termine di paragone, quando un altro oggetto
era come una Bibbia. Un'agenda del telefono o il menu
di un ristorante.
- La carne di maiale la mangia? - domand l'uomo, appena
furono al riparo nell'aria condizionata.
- Uhm, s.
Con tutta probabilit, fra le persone che erano sciamate
dal terminal, Kezia era stata quella che meno avesse l'aria da
ebrea. Dal punto di vista dell'antropologia fisica, sembrava
appena uscita da un convegno di elfi celtici. Tuttavia nel suo
aspetto c'era qualcosa - il pallore, forse, come una specie di
Mercoled Addams bionda e riccia - che induceva sempre gli
altri a proporle delle alternative vegetariane e prive di glutine
anche quando lei non le chiedeva.
- Conosco un posto dove fanno i migliori sandwich cubani
di tutta Miami. I migliori in assoluto. E i prezzi sono ragionevoli.
Se  una buongustaia, dovrebbe andarci.
No, odio i buongustai.
L'autista consegn il biglietto alla donna che presidiava
l'uscita del garage. Scambiarono qualche battuta spiritosa,
poi la donna fece cenno che proseguissero.
- Vuole scriversi il nome del posto?
- Lo farei volentieri, - disse Kezia, - ma ho il telefono rotto.
Si schiacci il foruncolo che aveva sul mento, quello con
un prefisso tutto suo, provocando una fitta dolorosa e pulsante.
Specchiandosi nel finestrino poteva vedere il brufolo.
Era cos grosso da alterarle il profilo.
- Le piace la musica dal vivo?
Un'altra cosa che odio.
- Sono qui per un matrimonio.
- Ah, no, no -. L'uomo scosse la testa. - Deve fermarsi
pi a lungo, non solo il tempo della cerimonia.
La stupiva sempre che le persone pi capaci (verosimilmente)
di afferrare il concetto di viaggio di lavoro - gente
tipo fattorini, autisti, camerieri - fosse anche quella pi indifferente
al controllo spietato che lei doveva esercitare sul
tempo che avrebbe trascorso nella loro citt.
Il telefono che aveva in tasca vibr. L'autista si irrigid
e Kezia si finse sbalordita dalla miracolosa resurrezione del
cellulare.
- Ciao, sono Rachel.
Dal foro del microfono la voce arriv fluida e vivace come
se scorresse gi da ore e Kezia si fosse sintonizzata solo
in quel momento.
- Dov' che andavi? A Orlando o sbaglio?
-  il weekend di quel mio matrimonio, ricordi?
- Ma dove sono gli ordini d'acquisto della Barney's? Quando
vengo qui il fine settimana non riesco mai a trovare niente.
- Vai in ufficio nel weekend?
- Si sta per sposare? - L'autista parl rivolto allo specchietto
retrovisore. - Conosco il miglior...
- No Kezia indic il telefono, un gesto che era il simbolo
internazionale del Non lo vedi questo coso che ho attaccato
all'orecchio?
- Nooo? Cio non sai dove siano gli ordini d'acquisto della
primavera 2014?
In sottofondo sent abbaiare Saul, il bulldog inglese di
Rachel verso il quale Kezia provava la stessa ribollente miscela
di odio e vergogna di solito riservata ai neonati isterici.
- Se non sono nel fascicolo, sono nella cassettiera metallica
sotto la scrivania di Marcus.
- Marcus il contabile?
- Proprio lui.
- Ehi, ma lei ce l'ha il ragazzo? - domand l'autista sfacciatamente.
- Scusa, cosa hai detto? - fece Kezia con tono brusco.
- Oh, forse ti ho disturbato? - disse Rachel.
- Al momento sono con un accompagnatore molto chiacchierone.
- Digli di andare a fare in culo. A quella gente devi fargli
sentire il fiato sul collo, se vuoi ottenere qualcosa.
- Uh, uh.
- Oh, Dio santo, mi sa che qualcuno ha infilato i documenti
della Barney's nel fascicolo Colette.  cos difficile
l'alfabeto? E chi  che archivia Bon March sotto la M come
fosse una persona? Aspetta un attimo, lo stavo guardando
alla rovescia. Ah, ecco, adesso tutto torna. Come non detto.
- Dovrebbe uscire un po', gi che  a Miami, - torn alla
carica l'autista. - Deve trovarsi un ragazzo, non crede?
Dallo specchietto retrovisore penzolava una lanterna cinese
in miniatura.
- Glielo hai detto di andare a fare in culo?
- Non nei cinque secondi passati da quando me l'hai suggerito,
- sibil Kezia.
- Mi sa che devi farlo.
- Mi sa che deve farlo.
- Saul, le scaglie di vernice no, no! - strill Rachel, e riagganci.
Kezia sospir e apr una bottiglietta d'acqua. Abbass il
finestrino. L'aria calda le cadde in grembo.
- Miami-Dade, - comunic l'autista alla sala di controllo.
- Codice Quattro. Passo.
Codice Quattro? Una stronza che odia la musica dal vivo?
- Quindici minuti e siamo al suo albergo.
- Grazie, - disse Kezia, con un accento leggermente pi
sincero di quello usato fin l.
Era un po' tardi per fare la pace con lui a livello di intonazione.
Quell'uomo cercava solo di mostrarsi cordiale, di
svolgere il suo lavoro, e lei sentiva di essere glaciale. Ma non
riusciva a smettere. Rachel la stava contagiando. Il troppo
tempo passato a lavorare per quella donna grottesca, e per
l'azienda che da lei prendeva nome, premeva sulla molla del
detonatore dell'insofferenza di Kezia. Si scopriva sempre meno
capace di accondiscendere alla pi elementare cortesia nei
contatti umani per lo stesso motivo per cui non aveva voluto
mollare il pesante borsone: tanto prima o poi avrebbe dovuto
caricarselo di nuovo in spalla.
In occasione di questo matrimonio per la prima volta dopo
anni Kezia aveva preso un aereo per ragioni personali.
Siccome i dipendenti della Rachel Simone Jewelry finivano
tutti col toccare ognuno la sua soglia-Rachel e andarsene,
Kezia era fra quelli con la maggiore anzianit di servizio.
Faceva tutto lei. Andava nel New Jersey dai commercianti
all'ingrosso di ferma-orecchini, a Tucson per il salone della
gioielleria, e a Las Vegas per il Jck Show, la grande mostra
mercato di gioielli dove l'aria sapeva di antisettico e la luce
costante impediva di capire che ora fosse.
Ma le cose non erano andate sempre a questo modo.
Dopo l'universit Kezia aveva seguito dei corsi presso l'istituto
gemmologico americano e aveva trovato un posto nel reparto
gestione della qualit di una delle maggiori ditte di preziosi.
Tuttavia in un ambiente di lavoro come quello, dove met
del salario se ne va in una tacita tassa del prestigio, la mobilit
verso l'alto richiedeva infinite macchinazioni ed era una
cosa impossibile. Cos, dopo tre anni, Kezia se n'era andata
per diventare un pesce un po' pi grosso nello stagno pi piccolo
(ma indipendente) di Rachel. E nella fanghiglia di quellostagno era rimasta. Sentiva la mancanza, non tanto degli
extra offerti dalla vecchia azienda (anche la Rachel Simone
Jewelry partecipava al Jck, per esponeva al Couture Show
dell'hotel Wynn, dove i suoi stand erano pieni di orchidee),
quanto della possibilit di lavorare con gioielli realizzati con
vere pietre preziose.
Rachel era una designer piena di risorse. Si ispirava, dicevano,
agli anni Settanta e Ottanta: i suoi gemelli erano fatti
con frammenti di vetro opalino e di tubi di cemento riciclati;
i suoi anelli da cocktail erano di resina coperta di merletto e
denti di ratto pietrificati. Rachel, che certo non era una nanerottola,
portava dei pantaloni che spazzavano il pavimento e il
gil e ogni tanto una cravatta stretta. Questa sua dedizione a
un'estetica alla Annie Hall contribuiva al successo delle linee
di bigiotteria della Rachel Simone. Perch in realt moltissime
donne volevano essere come la Annie di Io e Annie, ma
non avevano il vigore mentale di conservare questa fantasia
se non si trovavano entro un raggio di dieci metri dal film.
Sfortunatamente, per, Rachel era anche Rachel.
Il giorno prima che Kezia partisse per la Florida, Rachel
era entrata nell'ascensore subito dietro di lei e si era messa
a darle dei colpi sulla testa con un rametto staccato da una
delle piante di sanguinello dell'atrio.
- Visto? Mica fa male, no?
Kezia aveva serrato le palpebre quando i petali le erano
arrivati vicino all'occhio. - No, non fa male.
La settimana prima erano in attesa davanti alle strisce pedonali,
sulla Settima Avenue, vicino a una chiesa sui cui gradini
c'era stravaccato un senzatetto che aveva in mano un
pezzo di cartone con una scritta.
- Secondo me i pennarelli Sharpie dovrebbero sponsorizzare
i barboni.
- Ah, - fece Kezia.
- Non sto scherzando. Se mai dovesse servirmi un pennarello
Sharpie per annotare qualcosa, baster che lo chieda
in prestito a un barbone. O pensi che ne abbiano uno solo e
lo usino a turno?
E due settimane prima Rachel aveva chiesto a Kezia di
non mettersi pi il profumo quando veniva in ufficio, cominciando
la sua richiesta con la formalit di un So che sembrer
folle ma...
Kezia si era fatta coraggio, considerando il numero di cose
folli e imprevedibili che uscivano tutti i giorni dalle labbra di
Rachel. So che sembrer folle ma... ho appena uccso un uomo
gettandolo nella tromba delle scale e l'ho imbottito di zucchero
filato e adesso mi servirebbe il tuo aiuto per infilarglielo anche
nelle orbite oculari.
La regola antiprofumo era inquietante perch Kezia non
usava profumo. Si era annusata le ascelle: solo sapone, deodorante
e un vago sentore corporeo.
- C' qualche odore che preferisci? - aveva chiesto Kezia
pateticamente.
- Dio santo Rachel aveva arricciato il naso. - Odora di
niente. Preferisco gli odori invisibili.
 
Capitolo terzo.
Nathaniel.

La foschia mattutina non si era ancora dissolta. Era l'ora in
cui Los Angeles assomiglia di pi a San Francisco. Nathaniel
and a correre attorno al laghetto artificiale, sollevando la sabbia
a ogni falcata e guardando le donne nell'area dedicata ai cani.
Al ritorno fece di corsa anche tutta la strada su per il colle.
Un mese prima, dopo anni passati a magnificare i vantaggi
per la salute di vivere a Los Angeles, qualcosa nel corpo
gli si era rivoltato contro. Si sentiva spossato indipendentemente
da quanto dormisse e da quanto yoga Bikram praticasse.
A volte aveva il fiato corto gi solo a camminare avanti
e indietro per una casa di produzione. Stava per compiere
trent'anni, non cinquanta. Cos era andato da un nutrizionista
a Inglewood, il quale gli aveva detto di introdurre una
maggiore quantit di zinco nella dieta e di bere pi acqua.
Poi era andato da uno specialista di terapia energetica, il
quale gli aveva ripetuto pi o meno le stesse cose ma aveva
aggiunto alcuni esercizi di respirazione meditativa. Infine
si era rivolto a un kinesiologo, il quale gli aveva consigliato
di stare con le gambe sollevate pi in alto del cuore ogni
volta che era possibile. Soprattutto quando faceva la doccia.
- Anche quando faccio la doccia?
- No, non anche, - aveva risposto il kinesiologo. - Soprattutto.
Tutte queste cose avevano funzionato per un po', poi per,
un giorno che era casa, seduto con le gambe sollevate mentre
cercava di lavorare, tutto a un tratto gli si era annebbiata
la vista. La pagina di dialogo che aveva appena scritto si era
trasformata in un'impenetrabile successione di sgorbi neri
e il cuore aveva cominciato a battergli all'impazzata come
quello di un colibr. Disse cos al cardiologo, il quale replic
che se avesse avuto davvero il cuore di un colibr Nathaniel
sarebbe gi morto.
- Morto stecchito, - precis, - sono milleduecento battiti
al minuto.
Disse che anche il battito cardiaco di una balena sarebbe
stato preoccupante (sei pulsazioni al minuto), e che le giraffe
avevano un secondo cuore nel collo. A quanto pareva, si
era interessato alla medicina veterinaria prima di passare a
quella umana.
Il medico sottopose Nathaniel ai soliti test per le anomalie
cardiache. Non c'erano le palpitazioni. Nemmeno l'aritmia.
E neanche gli attacchi di panico. Beh, questo avrebbe potuto
dirglielo pure lui. Non aveva un lavoro d'ufficio o un'ipoteca
o dei figli che gli scatenassero il panico, era sottoposto unicamente
alla pressione continua che derivava dall'essere uno dei
due milioni di aspiranti autori televisivi di Los Angeles. Tanti
quanti un giorno intero di pulsazioni di un colibr.
No, il cuore di Nathaniel risult un muscolo ligio al dovere,
che apriva e chiudeva risolutamente le proprie valvole.
Allora cos'era? Finalmente arriv il risultato del secondo elettrocardiogramma,
regalando una diagnosi: Nathaniel aveva
il cuore pi piccolo del normale.
- Per essere un uomo nel fiore degli anni ha un cuore insolitamente
piccolo. Non  grave, non rischia.mica il collasso.
Ma potrebbe spiegare l'improvvisa irregolarit del ritmo
cardiaco e le vertigini. Lei fuma?
Nathaniel scosse la testa.
- Fa esercizio fisico?
Nathaniel credeva che fosse chiaro che s. Era di costituzione
snella ma avrebbe gi messo su una bella pancetta se
non si fosse dato da fare per impedirlo. I suoi sforzi per non
perdere la linea avevano avuto successo. Tuttavia il medico
gli disse che avrebbe dovuto con maggiore frequenza aumentare
il ritmo cardiaco.
-  per questo che gli atleti hanno dei cuori enormi, - sentenzi
allontanando lo stetoscopio.
Nathaniel consider gli scandali di droga e sesso che flagellavano
gli atleti professionisti. Cominci a dirlo, seduto l,
in mutande e maglietta: - Non  per i cuori enormi che sono
famosi Poi lasci perdere. Questo medico aveva scelto la
specialit pi simbolica di tutta la scienza medica. Probabilmente
ne aveva piene le tasche di persone altrimenti considerate
intelligenti che mescolavano medicina e simbolismo.
E Nathaniel non faceva eccezione. Sapeva che se avesse ricevuto
la diagnosi opposta - quella di un cuore pi grosso del
normale, un cuore che gli scoppiava fuori dal petto - avrebbe
raccontato la cosa a destra e manca. Soprattutto l'avrebbe
usata per avere un facile accesso alle simpatie e ai letti delle
donne. Non che avesse bisogno dell'aiutino; per, ragazzi,
che asso nella manica.
L'avrebbe usata per riconquistare l'attenzione, se non l'affetto,
di Bean, un'attrice mediocre ma dolorosamente bella
che l'aveva piantato mesi prima. Bean era cos calda che una
notte lui gliel'aveva leccata quattro volte e fra l'una e l'altra
aveva commentato la foto del coniglio che era il nuovo animaluccio
domestico di lei.
Cos cominci a correre pi forte che mai su per la collina.
Ma poteva accelerare quanto voleva, la diagnosi sembrava
pi un verdetto. Non riusciva a sfuggire a quel simbolismo.
Nathaniel non aveva praticamente mai amato un membro
dell'altro sesso. E forse sarebbe andato avanti sempre cos.
Tuttavia la passione non gli scarseggiava solo nei rapporti
umani. Il suo amore per una vita di scrittura e di letteratura,
un tempo alimentato da un'ammirazione intensa, viscerale,
per i racconti e i romanzi, adesso era fomentato da forze
esterne come fama e ricchezza. Nathaniel confondeva l'amore
con la competizione e siccome a Los Angeles tutti facevano
la stessa confusione, si sentiva perfettamente sano di mente.
Adesso si era messo ad andare dai medici perch il suo
cuore sapeva quello che il cervello ignorava.
Nathaniel era in piedi accanto al frigorifero, stava facendo
il pieno d'acqua direttamente dallo sportello e ansimava
mentre Percy, il tipo con cui divideva la casa, andava avanti
e indietro dalla cucina con in mano un piatto di uova. Rest
l, grondando sudore, a guardare Percy aggiungere altra salsa
piccante viaggio dopo viaggio.
- Non fai prima a portarti di l tutta la bottiglia?
- Quando mi hai detto che parti?
- Domani. Nathaniel pos il bicchiere.
- E chi  che si sposa?
- Non la conosci. Un'ex compagna d'universit.
- Kezia?
- No, questa  una che la dava facile. Non la conosci.
- Sciocchezze. Io conosco tutti, vecchio mio.
Percy torn a guardare il film in soggiorno. Una qualche
copia in anteprima che doveva dichiarare ogni cinque minuti
la propria condizione di anteprima riservata. Vecchio mio?
Nathaniel si rese conto che oltre ad avere il fiatone si stava
massaggiando le reni. Cos smise.
 
Capitolo quarto.
Victor.

L'isola era una macchia su una carta geografica, come se il
mondo avesse cominciato a farsi fare un tatuaggio e poi avesse
cambiato idea. La dimora confinante sporgeva al termine della
baia, le luci accese, un dente d'oro in un ghigno cupo. Si ud
il rumore secco di un tuono e i bambini sgattaiolarono sotto
le tovaglie eccitati dalla paura. Col telefono in mano, il padre
di Caroline batt il pollice sullo schermo per avere conferma
del temporale. Una carta idrografica del Servizio meteorologico
nazionale enumer le differenze, anche in termini di velocit
del vento, fra una depressione tropicale e un uragano.
Secondo la cartina erano dentro una depressione.
- Si capiva anche a occhio nudo, - borbott Victor.
Kezia gli diede un colpetto sul braccio col dorso della mano.
Da quanto era l? Lui di solito ne avvertiva la presenza
con l'olfatto, come quando si sprigiona lo zolfo dal terreno.
- Comportati bene. Kezia gett un'occhiata al bicchiere
di bourbon con ghiaccio che Victor aveva in mano, era il
suo terzo Maker's.
- Le consumazioni sono gratis -, Lui diede un buffetto
allo stelo del bicchiere da vino di lei. - Comportati e basta.
- Non sono io quella con l'aria disperata -. L'espressione
le si indur. -  vero che con te  difficile tracciare un confine
netto fra volubilit e pulsione suicida, ma mi sembri un
po' nella merda. Vogliamo andare per categorie? Lavoro?
Victor si schiar la voce. Quello era stato il primo colpo,
l'inizio di tutto.
- Vita amorosa? Casa? Famiglia? Malattie veneree?
- Sei ubriaca?
- Forse. Ma da quando sei arrivato ci hai evitato tutti.
- Dov' il tuo amico?
- Chi, Nathaniel?  anche amico tuo. Persino Olivia voleva
sapere dov'eri finito.  la prima volta in vita mia che la
sento chiedere come mai qualcuno non  a una festa.
- Che dolce. Peccato che mi abbiano messo lontanissimo
da voi. Non sono mica Gumby, il pupazzo di gomma.
Kezia fece girare il vino nel bicchiere provocando un minuscolo
vortice.
- Sei arrabbiato con me? Ho fatto qualcosa?
- Non  che sei sempre tu la causa di tutto.
- Allora  vero che hai qualcosa che non va. C' di mezzo
una ragazza? Lo sapevo. Come si chiama?
- Sta' zitta, cazzo. Si chiama Sta' Zitta Cazzo e di cognome
fa Johnson.
- Oh, per cui  nera?
Victor non poteva biasimarla per avere pensato che il problema
fosse una ragazza.
Si immagini la seguente scena, svoltasi circa dieci anni prima:
Victor ubriaco, sotto le finestre del dormitorio di Kezia,
dopo uno dei tanti balli in abito da cerimonia che si tenevano
in occasione delle vacanze. (Alle superiori Victor era stato
convinto che l'universit avrebbe segnato la fine di quel genere
di eventi e della crudelt che li accompagnava, almeno
nelle scuole pubbliche). Mancava poco alla pausa natalizia e
Victor vedeva il fiato che gli si condensava. Diede un calcio
ai bicchieri di plastica e ai lustrini - il suolo butterato dai divertimenti
- e si mise a lanciare delle manciate di ghiaia contro
la finestra di Kezia.
- Che cosa stai facendo? - domand lei da dove si trovava.
Ovverosia vicino a Victor, al suo fianco, con le braccia
conserte, sul sentiero lastricato di cemento.
- Cerco di farti venire alla finestra perch tu possa dirmi
che mi ami.
- E invece sono qui.
- S, l'ho capito. Ma non mi piace troppo il tu che mi sta
davanti. Perch  il tu che mi ha gi detto di non ricambiare
il mio amore. E questa  una cazzata.
- Non metterla gi dura.
- Sono sincero.
- Ti comporti come una ragazza.
- Tu ti comporti come una ragazza.
- Io sono una ragazza!
- Ah, - Victor fece ondeggiare il dito, - ma non sei ancora
una donna.
Aveva gli occhi iniettati di sangue, grondava sudore, era
sbronzo fradicio.
- Victor, - Kezia si tolse una forcina dai capelli, - sono
passati quattro anni...
- Tre e mezzo.
- Se noi avessimo voluto metterci insieme, l'avremmo gi
fatto, non credi?
- Noi, chi?
- Lo sai...
- No, avanti, dimmelo -. Mulin la mano in aria. - Siamo
in un luogo pubblico.
- D'accordo. E cosa succede, secondo te, dopo stasera?
Victor abbass la testa. Non doveva storcere gli occhi per
vedersi la punta del naso. E questo l'aveva sempre trovato
irritante.
- Okay, ti metto sulla strada: sei ubriaco e hai voglia di
baciarmi.
- No, non in questo preciso momento.
- Ma poi cosa ne sarebbe della nostra amicizia? Pensi che
questo possa diventare il comico racconto di come ci mettemmo
insieme? Eravamo molto amici finch, all'ultimo anno,
sentendoti solo ti mettesti a pensare: Ehi, qui c' una vagina
con una testa decente, e a quel punto cominciasti ad assillarmi
perch uscissi con te.  cos che hai sempre immaginato
che sarebbero andate le cose con la ragazza dei tuoi sogni?
- Ovviamente no.
- Visto?
- Ma non ho mai desiderato la ragazza dei miei sogni. Ho
sempre desiderato solo te.
- Mi sembra impossibile che stia succedendo questo.
- E tu non sei solo una vagina con la testa.
Questa frase fece calare temporaneamente la tensione.
Ma, Victor lo sapeva, la tensione  una creatura soprannaturale
che nel giro di pochi secondi avrebbe ritrovato le forze
e sarebbe stata pronta per dare di nuovo battaglia. Pos una
mano sulla spalla di Kezia, un po' per non cadere, un po' per
parlarle senza peli sulla lingua.
- Fingi di essere offesa perch in questo modo ti  pi facile
liquidare la nostra serata come un errore.
- Perch dovrei fare una cosa del genere?
Lui non intendeva affondare il coltello nella piaga al posto
di lei. Perch non senti per me quello che io sento per te.
- Oh, Victor, lo so! Kezia pos una mano sulla sua. - Mi
dispiace.
- Chi  pi legato di come siamo legati noi due? Chi?
- Victor...
- Per giunta lo scorso semestre hai detto a Nat che Piombo
rovente  il tuo film preferito, e te l'ho fatto conoscere io.
- Lo sai com' Nathaniel. Ci  andato in fissa.
- Da quando?
- Secondo me pensa che la gente colleghi Piombo rovente
a Hawthorne.
- Che idea. Tra l'altro, detto per inciso, non  nemmeno
ebreo. Ma lasciamo perdere. Tu hai detto a Nathaniel che
l'unico film degli anni Cinquanta che hai visto si d il caso
sia anche il tuo film preferito, bench tutti gli altri tuoi DVD
abbiano Laura Linney in copertina. Ma sai una cosa? A me
non importa niente se non mi attribuisci il merito di avertelo
fatto conoscere, ecco fino a che punto siamo legati tu e io.
- Victor.
- Io non ho la possibilit di abbreviare il mio nome, lo
sai. Sembrerei una comparsa del Padrino. Un altro film che
probabilmente non hai mai visto.
- Victor!
- Che c'?
- Siamo a un grado sopra lo zero e tu sei senza scarpe!
S, vero. Era a piedi nudi. Non riusciva a ricordare perch.
C'era la remota possibilit che avesse buttato le scarpe
in un contenitore per la raccolta differenziata pieno di
etanolo.
Dall'altra parte del buio cortile interno comparvero Grey
e Paul che rientravano dal ballo, le braccia intrecciate in un
brezel color alabastro. Fra i loro compagni di corso quei due
avevano sempre avuto l'aria di essere destinati a formare un
binomio di sicuro successo, la classica accoppiata alla Tim
Robbins e Morgan Freeman. Grey accenn un saluto. Ma
Paul, che sapeva riconoscere una disfatta maschile quando
ne vedeva una, con un buffetto le fece abbassare il braccio e
le impose di proseguire. Un verso quasi inudibile di sconcerto
usc dalle labbra di Grey. Paul le parl all'orecchio. Per
nulla al mondo Victor avrebbe voluto sapere cosa le aveva
sussurrato.
- Loro... - disse Kezia con voce dolce.
- Loro cosa?
Per quanto Victor aborrisse l'idea che questa umiliazione
potesse avere dei testimoni, quando Grey e Paul si dileguarono
portarono via con s il tacito parallelismo della dimensione
di coppia.
- Loro s che sono legati.
- Vaffanculo, - ribatt Victor.
- Oh, okay.
- Non potresti evitare di prendermi in giro?
- Non potresti evitare di renderti ridicolo?
- Sei crudele.
- E tu fai i capricci.
- Vaffanculo. Va' a farti fottere! - grid Victor. - Stronza.
Degli spruzzi di saliva le arrivarono in faccia; sotto il lampione
del sentiero vide delle goccioline di sputo luccicare sul
naso freddo di Kezia. Victor torreggiava su di lei, puntandole
l'indice troppo vicino al viso, ma non poteva trattenersi.
Sulla punta di quel dito erano raccolti tre anni e mezzo di
frustrazioni. Voleva cacciarglielo in un occhio. Lei lo cap. Il
che fu quasi come farlo davvero.
- Non azzardarti a dirmi un'altra parola -. Kezia abbass
lo sguardo sui lustrini.
Poi digit il codice sulla pulsantiera metallica all'entrata
del dormitorio e lasci che il pesante portone le si chiudesse
alle spalle.
In fondo al prato in discesa le luci della biblioteca si spensero
con uno sfarfallio. Tolti i lampioni che illuminavano il
sentiero, il buio era totale. Si lasci cadere pesantemente ai
piedi di una quercia. Quando torn in s era mattina. I merli
cinguettavano e qualche ragazza del primo anno faceva jogging
con la tuta della scuola superiore. Victor si incammin verso
il suo dormitorio, tremando e togliendosi le pietruzze che gli
si erano incastrate fra le dita dei piedi.
Smack!
Questo era il messaggio che Emily Cooper gli aveva lasciato
sulla lavagnetta, firmandosi con un ghirigoro che aveva
trasformato la y in un palloncino a forma di cuore.
Il tempo guarisce ogni ferita!, aveva scritto Caroline
con la sua calligrafia tondeggiante.
Dovevano essere passate andando alla mensa per il brunch
domenicale (uova alla benedict precotte, coperte di salsa olandese
e servite su vassoi riscaldati). Dovevano avergli bussato.
Victor non le aveva sentite. Stava ingollando Xanax e
Robitussin. Anche per essere un ventunenne che aveva un
problema con l'alcol su cui i suoi coetanei sorvolavano, si era
svegliato tardissimo. A quante persone Kezia aveva gi raccontato
l'accaduto?
Per una settimana Victor evit i contatti umani, salt le
lezioni, si scald i pasti nel microonde, fingendo di essere
tenuto in ostaggio. Si fece vedere abbastanza spesso, per,
sciabattando su e gi per il corridoio con dei sandali da doccia
di un numero in meno. Tutto qui. Dorm senza sentire i
brusii di voci familiari nel corridoio. I rapporti pi stretti li
ebbe con una confezione da trenta lattine di Bud Light, una
scatola di burrito surgelati e un sito, wetfucks.com, che si
caricava lentamente.
Alla fine Kezia venne a chiamarlo.
- Victor! - Buss. - Victor! Victor?
Nulla al mondo avrebbe potuto indurlo ad aprire la porta.
Per quattro anni, durante quella infinita sequenza di notti
chiamata universit, aveva sognato solo di sentire Kezia
gridare il suo nome in estasi. Adesso glielo sentiva pronunciare
con commiserazione. Lei bussava e lui rest perfettamente
immobile, sollevando la linguetta di una lattina di birra
al rallentatore. E tenne d'occhio la fessura tra la soglia e
la porta, aspettando che scomparisse l'ombra dei piedi di lei.
Gli amici cominciarono ad agitarsi. All'inizio avevano dato
per scontato che Victor fosse capace di sistemare da s il
casino che aveva combinato. Ma era passato troppo tempo,
si era superato un limite, cos si present l'occasione di sfoggiare
un superficiale eroismo.
Golf sabato, - scrisse Paul, - partenza all'alba, fammi
sapere.
Victor non aveva mai manifestato alcunissimo interesse
per il golf.
Facciamo un salto alla tavola calda, testa di cazzo, aggiunse
Nathaniel.
Sam aggir la lavagnetta cancellabile e scrisse direttamente
sulla porta di Victor, in stampatello, con un pennarello indelebile:
Buona fortuna per quell'accusa di stupro, ti auguro
di sfangarla.
Poi cessarono i messaggi.
Poi cessarono le bussate.
Poi pass un'altra settimana.
Poi la gente decise che era meglio farci una croce sopra.
Poi un insignificante mercoled Victor emerse dalla sua
stanza come una marmotta. Si era svegliato, si era stiracchiato,
aveva battuto la mano sul materasso per eliminare le briciole.
E quando aveva deciso di alzarsi dal letto e di andarsene,
per sfuggire al suo dolore, si era sentito come Forrest Gump.
Riusc ad arrivare dalla sua camera all'ingresso occidentale
del campus senza farsi scoprire e questo lo esalt. Era
come evadere da un carcere. Gli altri avevano gi cominciato
a partire per le vacanze di Natale, una festivit riconosciuta
anche in casa Wexler che per non bastava a catapultarlo
automaticamente in mezzo ai suoi cari. Il problema  che
non c'era un posto dove andare. Vi sono citt universitarie
dove esistono delle librerie indipendenti e dei caff in
cui sui barattoli delle mance ci sono delle scritte tipo Alms
for th pour(1), ma quella in cui studiavano loro era in piena
depressione economica. Due secoli prima, al tempo del suo
massimo fulgore, questo era stato uno dei maggiori centri
per la caccia alle balene e da allora aveva continuato a cercare
di attrarre le industrie del settore. Oggi come oggi gli
abitanti sembravano del tutto ignari del fatto che nella loro
cittadina ci fosse un'universit. Persino i professori vivevano
dentro il campus.
Victor non possedeva un'automobile. E questo era un altro
problema. A poco a poco scem l'euforia per l'avventurosa
decisione di andarsene lasciando il college a piedi e Victor venne
assorbito dai problemi pratici collegati a quel suo vagolare
lungo il ciglio della superstrada fra immondizia ed erbacce.
I veicoli, che quando lo superavano sembravano sfrecciargli
ogni volta pi vicino, i gas di scarico, gli strani rumori che venivano
dalla boscaglia, gli animali spiaccicati sull'asfalto. Le
possibili destinazioni si riducevano a una pompa di benzina,
un solarium, una griglieria chiamata The Rib Cage (The Rib
Cage: Siamo Sempre Aperti), e il centro commerciale.
Ogni luogo che non sia stato teatro della nostra angoscia
pu fungere da chiesa, tuttavia il centro commerciale rappresentava
qualcosa pi di una semplice fuga. Quelle mura lo
capivano. Che la cappella del campus fosse pure tutta per i
coristi e i topi. Il centro commerciale era pieno di gente reale
che viveva una vita reale come quella delle persone con cui
era cresciuto. Perch lui questo era: un ragazzo di periferia.
Per quattro anni l'universit non aveva fatto che confondergli
le idee, spingendolo a dubitare di s, a smaniare per
avere pi di quello che aveva, ma il centro commerciale gli
strizz l'occhio.
Ti vedo, disse il chiosco dove vendevano le candele, vedo
la tua anima.
Cos cominci ad andare a piedi al centro commerciale
tutte le mattine. Non comprava niente. Non aveva nessuna
voglia di rivolgere la parola a chicchessia e per comprare
qualcosa in genere ti toccava farlo. Piuttosto gli piaceva
guardare i giovani punk che, fermandosi al significato letterale
della parola, ramoscello, vandalizzavano le ghirlande
di aghi di pino. Oppure lasciava indugiare lo sguardo sulle
ragazze che si avvicinavano al banco della gioielleria e
restavano li sedute, agitandosi nervose sulla sedia, in attesa che
uno sconosciuto bucasse loro i lobi delle orecchie con un ago.
A quale razza di persone appartiene chi non resta perfettamente
immobile mentre si fa bucare le carni? Alla razza di
quelli che si sottopongono a un intervento di piccola chirurgia
nello stesso posto in cui vendono il vomito finto per gli
scherzi, si rispose Victor.
Una volta scorse Emily Cooper che si provava un paio di
scarpe di Steve Madden: infilati i piedi dalle unghie smaltate
in un paio di stivali, gir attorno a una panca.
Un'altra volta Caroline lo incroci sul ciglio della superstrada
e lo fece salire in auto. Mise le quattro frecce e si allung
oltre il sedile del passeggero. Victor pot vederle tutto
gi dentro la camicia, oltre il reggiseno, fino ai rotolini di
ciccia sopra la cintura dei jeans.
- Ehi, pampino, - gli disse affettando un accento transilvano,
- fuoi una karamella?
- Oh, ciao, Caroline.
- La giornata giusta per fare due passi. Tipo.
- S, immagino.
- Da dove sbuchi a quest'ora? - Caroline guard dietro
di s, girandosi prima a destra, poi a sinistra, per rendere pi
drammatica la domanda. - Non eri mica al Rib Cage, vero?
Victor si gratt la nuca. Non gli piaceva fermarsi sulla striscia
d'erba secca lungo la superstrada. Il giorno prima si era
imbattuto in un cervo morto e aveva dovuto superarlo saltando
in fretta tra uno zoccolo e l'altro, come un coltello in
quel gioco in cui devi infilzare una lama tra le dita.
- Fa freddo -. Lei schiacci un tasto sotto il volante. - Sali.
Lui apr lo sportello della Volkswagen Jetta e spost di
lato un paio di sacchetti di patatine vuoti. Lei tornava da
Boston dove aveva partecipato alla festa per l'ottantesimo
compleanno della nonna. Chiamava sua nonna Pucci-Pucci.
- Allora? - Caroline chiuse con uno scatto lo specchietto
dietro l'aletta parasole.
- Volevo solo prendere una boccata d'aria.
- Sul ciglio della superstrada? Viviamo in un campus pieno
di alberi.
Victor si strinse nelle spalle.
- Beh, son contenta di vederti di nuovo in circolazione.
Avevamo paura che ti beccassi una carenza di vitamina D.
- Vuoi dire lo scorbuto.
- Quel che .
Victor commise il primo furto della sua vita il mattino dopo
la Festa dei Cento Giorni, che si teneva esattamente cento
giorni prima della laurea. I partecipanti dovevano vestirsi
con gli abiti appropriati alla professione che avrebbero voluto
esercitare da adulti. Quasi tutti i laureandi di sesso maschile
arrivarono vestiti da magnaccia. Contemporaneamente sembrava
che gli ospedali americani potessero stare tranquilli: non
ci sarebbe mai stata penuria di infermiere licenziose. Streeter
Koehne si mascher da Jane Goodall e Sam Stein era il suo
scimpanz. Kezia si travest da imbalsamatore.
Fece scendere gli occhiali da sole fin sulla punta del naso
e disse: - Ciao, sono Karl Lagerfeld.
Beveva Jack Daniel's da una lattina di Diet Coke e aveva
una camicia bianca slacciata fino all'ombelico. Nello scorgere
quel particolare pezzetto dell'epidermide di lei Victor sent
che gli si fermava il cuore. Kezia aveva delle tette favolose,
questo era fuor di dubbio. Lui certo nutriva la massima ammirazione
per quel seno oggetto di tante fantasie. Ma la pelle
che le copriva le costole e i fianchi...
- Come fai a vederci con questi cosi? - Victor le tocc
gli occhiali.
- Fermo che me li sporchi.
Durante le vacanze di Natale non si erano mai parlati.
Lui non aveva voluto chiamarla, non se l'era sentita, e questa
era la prima volta che si rivedevano dopo la sera davanti
al dormitorio di lei. Kezia non lo stava ignorando del tutto
ma neanche sembrava felice di vederlo. Voleva chiederle se
le andava di uscire a fargli compagnia mentre fumava o anche
solo a farsi un giro. Ma arriv Nathaniel, appese un braccio
fasciato di tweed attorno alle spalle di lei, si tolse la pipa di
bocca e lasci penzolare la mano.
- Rispiegamelo un po', - disse giocherellando col bavero
della giacca di Kezia. - Perch ti sei vestita da qualcuno che
esiste gi? Non potrai mai essere uguale a una persona che esiste
gi, l fuori, quando saremo laureati. A meno che tu non
la uccida e non ne indossi la pelle come un vestito.
- Non ho in programma di diventare un'assassina, da grande.
- In questo caso hai scelto un costume un po' stupido -.
Nathaniel adesso aveva la mano sulla nuca di Kezia. - Carino
ma stupido.
- E Streeter allora? - disse Kezia mettendo il broncio.
- O Sam? Guarda Sam!
- Non  la stessa cosa, - disse Nathaniel. - Sam da qui a
un anno sar davvero una scimmia.
Sam, che chiaramente aveva gi cominciato a ingollare le
pasticche di ecstasy di cui aveva portato con s una bustina
piena, si avvicin in silenzio restando alle spalle di Olivia,
fingendo di spidocchiarla e di mangiare i parassiti che le toglieva
dai capelli.
- Tocca essere se stessi -. Nathaniel grav col suo peso
sulla spalla di Kezia. - Tutti gli altri ruoli sono gi presi.
Oscar Wilde.
Victor non poteva competere con questo test di Bartlett
ambulante e coi capelli flosci. Gli piaceva pensare che se l'amico
avesse avuto sentore dei suoi sentimenti per Kezia si
sarebbe fatto da parte. Tuttavia Nathaniel amava troppo divertirsi
e stare allegro perch fosse possibile affrontare con
lui simili discorsi, quando anche Victor avesse avuto voglia
di farlo. Il che non era.
- Fra un po' taglio la corda, ragazzi.
- Non  nemmeno mezzanotte, - protest tiepidamente
Nathaniel, togliendo della cipria dai capelli di Kezia.
- Odori come una spogliarellista alle prime armi.
- Vedo che te ne intendi, eh? - Kezia si mise una mano
su un fianco e in questo modo la scollatura della camicia divenne
ancora pi ampia.
Mentre se ne andava, Victor vide con la coda dell'occhio
che Nathaniel stava per prendere Kezia a cavalluccio sulle
spalle. Probabilmente quella notte sarebbero andati a letto
insieme e avrebbero considerato l'episodio una semplice successione
di cordiali piacevolezze in costume adamitico, esaurite
le quali sarebbero tornati amici come prima. Due robot.
Victor non riusc a dormire. Prov con la volont a imporsi
uno stato d'incoscienza, obbligando punitivamente il
corpo a un'immobilit mummificata. Si masturb, ma quasi
senza volere. Alle 8,35 si alz per fare pip e ciao: era gi
bello che sveglio.
Alle 9 si ritrov a percorrere il tragitto familiare. Alle 10
gli uomini della sicurezza avevano aperto gli ingressi. Dentro,
in un paio dei negozi pi esclusivi, c'erano delle adolescenti
accovacciate che armeggiavano con le serrature alla
base delle porte di cristallo. Victor vedeva l'elastico dei loro
slip, sentiva il rumore del metallo riverberare di l dagli strati
di vetro. In fondo al corridoio c'era un negozio chiamato
Modern Man. Vendevano caricabatterie a energia solare,
calzini che favorivano la circolazione venosa, contamonete
digitali. Victor fece un cenno di saluto al commesso che
chiacchierava al telefono e sembrava non avvertire niente di
anomalo nella sua presenza. Potrei rubare a man bassa e non
se ne accorgerebbe, pens Victor. Fece scorrere le dita sugli
scaffali di vetro con noncurante curiosit. Il tipo neanche
alz lo sguardo.
- Perch non  un problema mio, - disse al telefono.
Lo ripet una, due, tre volte, ammassando le parole come
sacchetti di sabbia conversativi.
- Perch non  un problema mio. Perch non  un problema
mio. Perch non  un problema mio. Diglielo che te l'ho
detto. Perch... no, perch non  un problema mio.
Il commesso gli pass davanti in fretta e furia diretto al
magazzino. Se Victor fosse stato in un diverso stato d'animo,
avrebbe liquidato la cosa come un'idiozia. Un comportamento
da biasimare, non da punire. Invece la prese sul piano personale.
Victor non rappresentava una minaccia per il negozio.
Victor non rappresentava una minaccia per nessuno. Bastava
guardarlo. Ma quelli erano pantaloni da pigiama? S, s. Gir
attorno agli espositori, lasciando che l'elettricit statica gli
desse la scossa quando sfiorava i bordi delle vetrinette. Questo
luogo che per cos tanti mesi era stato fonte di immenso
conforto ora gli si rivoltava contro facendolo sentire come
invisibile. Sullo scaffale davanti a s vide una serie di tazze
italiane impilabili e una chiavetta USB il cui display digitale
riportava l'indice Dow Jones.
Le tazze aveva paura di romperle.
Era la prima volta che si dava al taccheggio, non avendolomai preso in considerazione o avendolo sempre considerato
territorio esclusivo di adolescenti e di vip. Eppure sapeva
cosa fare come se avesse compiuto quell'azione gi migliaia
di volte. Devi prepararti una risposta nel caso ti pizzichino.
Devi fingere che l'oggetto che stai per sgraffignare sia qualcosa
che hai perso. Devi dirti: Toh, eccolo qua, e poi te lo
infili in tasca perch  da l che viene. Non lo stai mica prendendo,
te lo stai ri-prendendo. E sempre stato tuo. Dopo di
che devi uscire dal negozio con lo stesso passo tranquillo con
cui sei entrato.
Quando Victor arriv al campus, la spina USB della chiavetta
aveva avuto il tempo di incastrarglisi nel palmo della
mano. La butt nel cassetto della scrivania.
L'unica volta in cui gli ricapit sotto il naso fu quando
Caroline insistette per portargli un piatto di minestra dato
che si era buscato l'influenza. Lei viveva per queste fesserie
alla Madre Teresa. Victor non aveva mai avuto l'impressione
che Caroline fosse un tipo particolarmente soccorrevole, lei
tuttavia voleva vedersi riconoscere il merito dei suoi gesti. Si
sedette sul bordo del letto, fatic per accavallare le gambe, poi
gli pos il dorso di una mano sulla fronte quasi cercando di
convincere entrambi di essere in un altro continente. Quando
volle prendergli la temperatura in modo tecnologicamente
pi avanzato, Victor indic con gesti febbrili la scrivania,
pensando che potesse esserci un termometro sperso nel cassetto.
Caroline gli cacci in bocca la chiavetta USB.
Victor serr le ganasce, ma la faccenda si fece sospetta
quando il display non mostr un bel nulla.
Caroline gir l'aggeggio da una parte e dall'altra. -  strano
questo termometro.
- Non ... - Victor toss. - Non  un termometro.
- Uh! - Caroline si pieg sul cassetto aperto. - Accipicchia,
cos' tutta 'sta roba?
Rasp fra le cianfrusaglie di Victor, la cui strabiliante variet
non poteva che sconcertare. C'erano un apribottiglie,
dei fermafogli magnetici, un tagliapeli da naso, delle solette
in gel, un apriscatole elettrico portatile, una pompa pieghevole,
un portascotch cromato, una custodia per gli occhiali in
neoprene, e delle biglie cinesi per la riflessologia.
Lui sapeva che l'infamia di quel cassetto e le sue possibili
ripercussioni l'avrebbero colpito con durezza se la febbre non
l'avesse avvolto in uno strato di stordita rimozione al punto
che, persino quando Caroline adocchi un paio di oggetti
che avevano ancora su l'etichetta col prezzo, Victor riusc
a restare calmo. Ehi, qui non c' niente da vedere, ragazzi!
C' giusto un uomo e il suo apriscatole elettrico portatile.
- Voi maschietti e i vostri giocattoli! - Caroline richiuse
il cassetto.
Poi finalmente se ne and e Victor smise di sudare, la febbre
gli pass mentre dormiva. Fece quel genere di sogni epici
che solo l'estrema spossatezza rende possibili. Si svegli
con un buco allo stomaco: aveva fame di cibo e di socialit.
In sala mensa, accanto alla macchinetta dello yogurt gelato,
Victor si scus con Kezia, e Kezia si scus con lui.
- Allora fra noi  tutto a posto? - domand lei.
Lui disse che s, era tutto a posto. Si sforz di crederci.
Tutti sembravano convinti che Victor sarebbe tornato in s,
che si sarebbe rimesso in riga, fondendosi di nuovo in un'entit
pi ampia, proprio come aveva fatto Olivia l'anno prima.
Che avrebbe imparato a farsi ferire di meno, a esporre meno
pubblicamente il suo dolore, e a non rovesciare la barca prima
ancora di aver spiegato le vele nel mondo reale, lasciandosi
alle spalle gli episodi pi spiacevoli della vita universitaria
come una scia. S, ci avrebbe provato.
 Note.
1. Gioco di parole che trasforma Alms for th poor, cio elemosine per i poveri,
in Alms for th pour: elemosine per mescere [N.d.T.].


Capitolo quinto.
Kezia.

- Alleluia! - esclam Meredith dalla cima delle scale mentre
Kezia arrancava su per i gradini. - Temevamo che non
ce l'avresti fatta.
Meredith e Kezia avevano lavorato nella stessa ditta di
preziosi, subito dopo la laurea. Avevano seguito in coppia il
programma di formazione per nuovi assunti, ispezionando
le strutture, ridendo fino alle lacrime per delle battute poco
spiritose sulle perle sfuse, chiamandosi a vicenda dai
rispettivi cubicoli per domandare: Indovina un po' quanti
diamanti ho in questo momento sulla mia scrivania? Di,
di' una cifra... Ma mentre Kezia era stata ansiosa di assumersi
maggiori responsabilit, Meredith aveva stretto i denti
continuando come analista delle attivit promozionali e,
nei quattro anni da che Kezia se n'era andata, era stata gi
promossa due volte.
- Questa  nuova -. Kezia sfior la catena a maglie d'oro
che Meredith portava al collo.
Kezia aveva il fiatone e poco manc che, cercando un punto
d'appoggio, si aggrappasse alla collana.
Meredith l'abbracci. - Oh, Magpie, quanto mi manchi!
- Un brillocco da urlo.
Una volta l'anno la ditta teneva una vendita nella quale i
dipendenti potevano acquistare i prototipi abortiti o gli esemplari
leggermente difettosi di creazioni famose. Kezia riconobbe
la collana, l'aveva vista pubblicizzata su un cartellone lungo
la West Side Highway. Quella di Meredith non aveva neanche
l'ombra di un graffio ma Kezia, con lo stipendio che le passava
Rachel, non avrebbe potuto permettersi nemmeno un gioiello
rovinato dall'acido o finito sotto le ruote di un camion.
- E ancora non hai visto l'anello! Meredith allung la
mano. -  un regalo dell'azienda ai dipendenti per celebrare
il quinto anno dalla fondazione. Potevamo scegliere fra
questo o un fermacarte di cristallo. Persino gli uomini hanno
preferito l'anello.
- Gli uomini? - Kezia le porse una bottiglia di vino in un
sacchetto di carta.
- Hai ragione. L'uomo. Ne hanno assunto uno da quando
te ne sei andata, sai?
- Beh,  un anello delizioso.
Nell'appartamento, Michael, il marito di Meredith, che
indossava un paio di pantaloni verde menta con la chiusura a
cordoncino e stava aprendo una busta di gamberetti surgelati
con l'aiuto di un cavaturaccioli, le rivolse un sorriso radioso.
C'era mancato poco che Kezia cancellasse l'appuntamento.
Era sommersa dal lavoro e qualsiasi deviazione fra la scrivania
e la casa le appariva un'impresa epica. Poi per era arrivata
la donna delle pulizie, che le aveva rivolto un cenno d'intesa
poich in ufficio non c'era anima viva, a parte lei. Le aveva
fatto orrore ricevere quel genere di ammiccamenti ed essere
associata al mondo dei lavoratori spremuti e sottopagati.
Per giunta Michael, da tre anni internista al pronto soccorso
del Mount Sinai, aveva chiesto un cambio turno per poter
preparare loro la cena quella sera. Era un jolly che rendeva
vincolante ogni promessa e Meredith non esitava mai a giocarlo.
Michael si  organizzato perch fosse qualcun altro stasera
a togliere via il sangue da una barella, sei proprio sicura che
non ce la fai a venire?
- La vostra casa  molto cresciuta.
- Non mi dire che non eri ancora mai venuta... - Meredith
guard Michael come aspettando da lui la risposta. - Beh, 
assurdo. Su, va' a dare un'occhiata in giro. Io devo correre
a fare pip e poi voglio che mi racconti per filo e per segno
tutti i rospi che Rachel Simone ti fa ingoiare.
- Ah -. Kezia esamin con noncuranza la modanatura del
soffitto. - Dunque questo pranzo ha un prezzo...
-  una cena, non un pranzo -. Michael le sorrise dalla cucina
a vista. - Tutti gli accordi precedenti sono saltati.  una
settimana che Meredith non sta nella pelle all'idea di averti qui.
Quando aveva cominciato a lavorare per Rachel, Kezia
non aveva smesso di presentarsi ai colloqui con le aziende
concorrenti. Nella vita professionale la cosa equivaleva a fare
un salto in uno strip club: guardi, guardi, ma poi te ne vai
a casa. Lei dopo ogni incontro aveva avuto sempre voglia
di tornare alla base. Questo accadeva al tempo in cui amava
ancora il suo mestiere, amava la curva di apprendimento,
amava in un suo modo contorto persino Rachel. Adesso che
avrebbe voluto andarsene, era troppo tardi. Agli occhi del
mondo del lavoro la sua collaborazione con Rachel si era calcificata
e Kezia non riusciva nemmeno a ricordare quando
avesse finto per l'ultima volta di avere un appuntamento col
dentista a mezzogiorno.
Gironzol per l'appartamento, che era vasto e occupava
un intero piano di un condominio nell'Upper West Side.
C'erano delle librerie a muro e uno studio che, per non fare
torto a nessuno dei due sessi, era stato dipinto di giallo. Alle
pareti del soggiorno erano appese alcune copertine di LP
incorniciate, oltre a un quadro su tela in cui, tratteggiate a
punta d'ago, spiccavano minuscole figure nude. C'era anche
un armadio a muro solo per i cappotti. Nell'appartamento
di Kezia niente trasgressive opere ad ago n armadi a muro.
Solo mostruosit dell'Ikea in truciolato. Oh, avere due stipendi
in una casa. Un po' come avere due peli che spuntano
dallo stesso poro, ma pi piacevole.
Meredith e Michael, divisi dalla porta del bagno, gridavano
l'un l'altra congetture sulla possibile ubicazione di un introvabile
pelacarote. Le conversazioni come quella erano un
pugno allo stomaco per Kezia. L'amore - reciproco, romantico,
reale - avrebbe potuto arrivare, ma anche no. Il mondo
non andava troppo per il sottile nel mostrare ai single cosa
si stessero perdendo. Quel particolare genere di mancanza
non la coglieva mai di sorpresa. Ma svolgere una lunga conversazione
sugli accessori di cucina senza che ci condanni
una relazione alla noia? Ecco, solo nel momento in cui assistette
a un simile dialogo Kezia ricord che era esattamente
questo che desiderava.
N l'aiut la vista dei due comodini coordinati ai lati del
letto.
Torn in cucina e chiese se poteva dare una mano a preparare
l'insalata.
- Dio se mi sei mancata! - Meredith batt una mano sul
tavolo quando si sedettero a mangiare. - Raccontami qualcosa
della tua vita stupenda. C' in vista qualche viaggio divertente?
- Il prossimo fine settimana vado a un matrimonio a
Miami -. Kezia si sforz di avere l'aria entusiasta.
- Adoro i matrimoni.
- Bella forza, sei sposata.
- Non essere acida.
Kezia non era acida. Lei adorava Meredith e voleva che
fosse felice. Ma si sentiva autorizzata ogni tanto a una rivolta
verbale. L'ultima volta che erano uscite insieme, per
esempio, Kezia si era morsa la lingua per non spiegarle che
chiedere a una donna nubile se vuole avere bambini  come
chiedere a un monco se gli piace giocare a tennis. Aveva
taciuto quando Meredith aveva cominciato a riferirsi a
Michael chiamandolo M nemmeno una settimana dopo
averlo conosciuto; aveva taciuto quando Meredith le aveva
scritto al computer Hai mai visto niente di pi stupido?
allegando una foto di s nella vasca da bagno piena di
M&M's il giorno di San Valentino. In realt in quell'occasione
Kezia aveva detto qualcosa. Aveva detto: Le arachidi
sono un tocco di classe.
- Forse al matrimonio incontrerai qualche scapolo figo -.
Michael le riemp il piatto.
- Tutto pu essere.
- Chi  che si sposa?
- Caroline Markson. Kezia sorrise.
- Oh -. Un sorrisetto fior sul volto di Meredith. - La tua
compagna di camera.
- Chi sarebbe questa Caroline Markson?
- I suoi sono quelli degli hotel Markson, - spieg Meredith
a Michael.
Lei non l'aveva mai conosciuta di persona ma aveva
sentito un sacco di aneddoti sulla lasciva compagna d'universit
con cui Kezia aveva diviso la camera il primo anno.
Meredith conosceva Caroline solo come un personaggio dei
fumetti. Il che non era poi troppo diverso dal conoscerla
nella vita reale.
Michael diede una piccola pacca sulla spalla di Kezia.
- Allora
sono sicuro che sar un matrimonio molto semplice e sobrio.
- Sar come sar -. Meredith liquid l'argomento con uno
sventolio della mano. - Mi devi ancora raccontare la storia
peggiore che hai su Rachel Simone. Prometto che non lo dir
a nessuno, tre persone massimo.
- Rachel non  poi cos cattiva. Certo ha i suoi momenti...
Momenti in cui mi picchia in faccia con qualche ramoscello
cos, senza motivo.
- Ti prego, - piagnucol Meredith, - stiamo parlando di
una donna che fa i calchi degli assorbenti e li trasforma in
orecchini. Devi dirmi quello che sai. Sono diventata una persona
noiosa, devo vivere per interposta persona attraverso te.
Nella classifica di tutte le cose orribili che le persone sposate
possono dire ai single questa era fra le prime cinque.
- Usa solo gli assorbenti mini, - bofonchi Kezia.
- Sto-ria, - scand Michael battendo le mani. - Sto-ria.
- A volte mi chiama Special K, come quei fiocchi per
la prima colazione.
- Questa non  una storia,  solo una frase.
- Okay, amico, okay.
Kezia li intrattenne col suo aneddoto preferito. La scena:
La settimana autunnale della moda, una festa sul tetto
dell'hotel Standard piena di gente stravagante e di redattori
di moda dalle cui teste si irraggiano delle piume di
struzzo. L'azione: Rachel sbraita col direttore della rivista
francese che ha organizzato la festa e gli fa un cazziatone
stratosferico perch sull'ultimo numero della sua rivista le
collane di Rachel Simone sono apparse nella rubrica Accessori
da buttare.
- Davvero hanno una rubrica cos?
- No. Non ce l'hanno mai avuta. Rachel l'aveva scambiato
per un'altra persona e quel poveraccio con tutta calma glielo
fa notare e intanto si scopre che giusto accanto a loro c' un
giornalista di Women's Wear Daily. A quel punto, senza
fare una piega, Rachel si gira verso di me e fa: Mi devi venti
verdoni. E spiega che lei e io abbiamo avuto una discussione
su come il mondo della moda non sia pi feroce come una
volta e tutti adesso siano diventati cortesissimi e dice che io
ho scommesso che lei non avrebbe mai avuto il coraggio di
fare una scenata al nostro anfitrione. Dopo di che mi guarda
tendendo verso di me la mano col palmo all'ins.
- E tu cosa hai fatto?!
- Le ho detto la verit. E cio che non avevo contanti. Il
giornalista ha raccontato la faccenda definendola una performance
artistica e citandomi come l'assistente di Rachel
Simone.
- Oh, Dio santo,  pazza.
- Ma geniale, - disse Michael. - Da noi non ci sono persone
cos.
- Eh, gi -. Meredith mostr la sua affettuosa esasperazione
alzando gli occhi al cielo. - Perch da voi ci sono i
neurochirurghi.
- I neurochirurghi sono famigeratamente noiosi.
- Ecco, - disse Kezia, - adesso tocca a te dirmi qualcosa
di terribile sul tuo lavoro in modo che non mi penta di essermene
andata.
- Di, ti ricordi com', no? Scrivo progetti e aspetto che
vengano approvati, punto e basta. Oggi ho passato tutta la
mattinata a preparare i moduli dell'assicurazione. L'erba del
vicino  sempre a diciotto carati, Magpie.
Meredith tocc col suo il bicchiere dell'altra. Kezia sapeva
cosa l'amica intendesse. Era per quei motivi che se n'era
andata. Tuttavia aveva dimenticato quanta lungimiranza occorresse
nel trattare le pietre preziose, quanta precisione fosse
necessaria nella produzione di articoli che non erano fatti, per
esempio, con i cappucci delle penne laccate. Le mancava quel
sentirsi parte di qualcosa di concreto anzich essere alle prese
col progetto sconclusionato e presuntuoso di un'unica donna.
- Cosa ti posso dire? - Meredith ci pens su. - Novit,
zero. Ah, si, Debbie e quel mostro del centro fotocopie si
sono fidanzati di nascosto. Cos non ho potuto fare a meno
di ripensare a tutte le volte che l'abbiamo mandata a far fotocopiare
qualcosa e mi sono chiesta se non ne approfittasse
per farsi sbattere sulla fotocopiatrice. Ci detto, non saprei
cos'altro raccontarti.
Michael le pos una mano sul ginocchio. - Ehi, Mer, dille
degli smeraldi.
- Ah, gli smeraldi.
Con la mano Meredith fece il gesto di spararsi alla tempia e
con la bocca un verso che imitava l'esplosione di un proiettile.
- Giura che non lo dirai a nessuno. C' penuria di smeraldi,
perch lo sai, no, che vengono dalla Colombia? Beh,
pare che la Colombia lasci che nel paese spadroneggino certi
signori della droga che praticano la guerriglia marxista. Agli
Stati Uniti la cosa non va gi, per cui adesso stiamo tutti con
i capelli dritti in testa perch hanno messo l'embargo sugli
smeraldi. Non ho mica detto kunzite. Ho detto smeraldi. La
gente non potr non accorgersene. Ecco perch non ho altri
pettegolezzi da raccontarti. Ho passato tutto il tempo in riunioni
non-stop sugli smeraldi.
Quando anche Kezia avesse voluto tradire la confidenza
di Meredith, le persone con cui lavorava se ne infischiavano
altamente della penuria di smeraldi. Il senso della bigiotteria
di Rachel stava proprio nel conferire bellezza a ci che
era ordinario. Mentre con le pietre preziose il senso stava, al
contrario, nel progettare qualcosa che fosse al servizio della
loro bellezza. Mele e diamanti.
- Ho nostalgia del mio vecchio lavoro.
- No, non  vero Meredith rise.
- Forse ho nostalgia solo della regolarit.
- Per questo Dio ha creato le prugne secche. A proposito
di frutta secca, Michael, non abbiamo un dessert?
- Ma certo Michael si alz e si diresse verso il surgelatore.
- Ho fatto il gelato al mango.
- Hai fatto il gelato in casa?
Michael si pieg sul recipiente. - Si, con lo sbattitore, ma
devo averlo lavorato troppo.
 
Capitolo sesto.
Victor.

Per colazione divor un burrito ripieno di uova, patate e
bacon mentre correva per prendere il volo in partenza alle
9,15 da LaGuardia. Victor era come un anaconda con le gambe,
il ritmo del respiro era pi veloce di quello delle falcate.
La toilette dell'aereo era guasta. Arrivato a Miami calcol di
avere circa dieci minuti per liberarsi le viscere e prendere il
traghetto per andare al matrimonio. Spalanc la porta della
camera d'albergo, lo sguardo gli cadde sul letto matrimoniale
dalla testiera borchiata e rest interdetto, non sapendo come
prendere la cosa.
Lui e Kezia, dopo aver capito di non essere stati invitati
con ospite al seguito, avevano deciso di dividere la stanza.
Era passato pi di un mese dall'ultimo incontro, poco prima
che Victor perdesse il lavoro. Lei gli aveva fatto trovare
il frigo pieno di birre e lui l'aveva aiutata a montare il condizionatore
in camera da letto, schiacciandosi le mani nello
sforzo di non farlo cadere in strada. Il giorno successivo si
erano staccati dal giro delle mail collettive scambiate in relazione
al matrimonio. Il nome di Kezia era spuntato nella
casella della posta in arrivo come un premio.
Una camera con due letti?, aveva scritto lei.
Certo... non voglio indurti in tentazione.
Kezia aveva lasciato cadere la battuta. Vuoi i dati della
mia carta di credito?
Lui aveva strappato il cursore alla sua pulsante infelicit
con un Mi darai la tua parte quando ci vediamo.
E aveva fatto la follia di pagare la camera con la propria
carta.
Punt verso il gabinetto. La porta era chiusa e non c'era
la chiave. Non si era mai trovato in un impiccio del genere.
Con la coda dell'occhio vide la valigia aperta di lei, sul letto
le opzioni di vestiario scartate. Kezia era gi arrivata e uscita.
L'ironia della cosa stava in questo: se Victor avesse dovuto
pensare solo a s, avrebbe scelto un motel. Un posto con un
nome tipo La reggia di Nettuno, dove ci sarebbe stata puzza
di tomba ma anche una toilette comune in corridoio. Poteva
farla fuori dal balcone? Sulla cacca non ci sarebbe stato mica
stampato il suo nome. E francamente, al momento, niente di
quello che aveva nell'intestino possedeva tanta consistenza
da poter essere plasmato nelle lettere dell'alfabeto.
- Dove sei stato? - Lei lo sgrid appena Victor usc dal
corridoio dove c'erano gli ascensori.
Kezia era in mezzo a un gruppo d'invitati, i quali gironzolavano
aspettando il pullman che li avrebbe portati al traghetto
che li avrebbe portati all'isola dei Castillo per il matrimonio.
Tutti gli altri amici erano andati avanti senza di loro.
Lei lo squadr da capo a piedi. - Sembri un senzatetto.
Victor aveva dimenticato di mettere in valigia i calzini.
- Tu invece ti sei messa proprio in tiro, eh? - le disse,
cercando di allontanarsi con circospezione dal peto pestilenziale
che gli era scappato quando l'autobus si era messo pesantemente
in moto. - Ehi, hai mica chiuso a chiave la porta
del bagno?
- No. Ma che razza di domande mi fai?
Victor si diresse con decisione verso la dimora principale,
la cui forma strabiliante ricordava una torta di matrimonio:
quattro ordini di archi in stile spagnolo e teste di leone in cemento
che sputavano acqua dentro delle vasche foderate di
piastrelle. Chi costruisce una casa di quattro piani sull'autostrada
degli uragani atlantici? Elesse questa scelta a simbolo
dell'opulenza della famiglia di Felix, quasi dicessero: Anche
se la met superiore di questa costruzione venisse spazzata
via, sinceramente ce ne freghiamo.
Al terzo piano individu una toilette dove avrebbe potuto
defecare in pace. Chiuse con foga la porta del gabinetto,
si abbass i pantaloni e la fibbia della cintura batt sul pavimento
all'unisono col primo spasmo addominale.
-  il tuo primo matrimonio post-laurea?
Nell'impellenza intestinale, non si era accorto di avere
compagnia: un uomo - un vicino di casa o un cugino - che
parlava rivolto alle sue gambe.
- Prego? - Strinse le chiappe.
- Questi sono i tuoi primi ex compagni di universit che
si sposano?
Victor aveva ventinove anni, non ventiquattro. Ci nonostante
si sent lusingato dall'attribuzione di popolarit implicita
nell'idea che avesse potuto tenere d'occhio tutti gli altri
669 studenti laureatisi nel suo stesso anno. Tuttavia doveva
concentrarsi sul compito del momento. Contrasse le viscere e
spinse forte, azionando contemporaneamente lo sciacquone;
lo scroscio d'acqua attut le strombettate dell'ano.
- Perch non  che siano tutti cos, - ammon il cugino
mentre si lavavano le mani davanti a due lavandini contigui.
Victor sorrise. - Cercher di non farmi illusioni.
- Bene, amico -. Il tipo gli diede una pacca sulla spalla.
Victor pot sentire l'enorme quadrante di un orologio.
L'altro si allung verso una finestra. - Il tempo sembra
che stia per rimettersi.
Poi se ne and, prendendo la stessa porta da cui era entrato
Victor. Non sembrava un'impresa troppo ardua evitare
di illudersi. Una delle poche specialit di Victor era giusto
quella di farsi meno illusioni possibile.
 
Capitolo settimo.
Nathaniel.

Per tutti il secondo anno d'universit era il non plus ultra.
Non essendo pi costretti a dividere la stanza con qualcuno,
avevano nuovi modi per esprimere se stessi, spazi individuali
nei quali dire: Questo sono io quando non mi soffocano i poster
di Ansel Adams appesi alle pareti da un estraneo. Si conoscevano
a vicenda, ma non cos bene da essere nauseati dalla vista
gli uni degli altri. Restava ancora qualche zona inesplorata,
sotto forma di nuovi compagni di corso o di aspetti stravaganti
dei compagni gi noti. Nathaniel in particolare sembr
partire alla grande. Era pi alto di oltre due centimetri, cominci
a fare sollevamento pesi e dichiar la sua intenzione
di laurearsi in letteratura. Non ci mise molto a capire di essere
una specie di unicorno nel dipartimento di letteratura:
un aitante maschio eterosessuale, capace di discettare sulla
migliore traduzione di Il Maestro e Margherita per poi tornare
in camera sua a giocare coi videogiochi tipo Call of Duty.
Intrattenere le ragazze che incontrava alle feste sciorinando
una inesistente attenzione alla letteratura francese era solo
un modo inutile di migliorare qualcosa che funzionava gi
pi che bene? Forse s.
Era sabato sera e Nathaniel flirtava con Streeter Koehne,
la quale di recente aveva deciso di smettere di usare il reggiseno
e di cominciare a usare le canotte bianche. Streeter stava
attraversando una fase semiseria in cui si sentiva obbligata
a parlare esclusivamente della politica pubblica in Uganda.
Eccoli qui, nel bel mezzo del genere di festa universitaria
che Nathaniel preferiva (un party rumoroso, affollato, dove
gli unici temi erano ebbrezza e sesso), ma non c'era
verso di schiodare Streeter da quei discorsi pesanti. Lei
prprio quella settimana aveva visto un pipistrello nella doccia
del dormitorio ed era scappata via strillando, correndo mezza
nuda per il corridoio. Un animale vivo! La nudit! Una
scena comica! No? Niente? Ma se Nathaniel non riusciva a
dirottarla su argomenti pi leggeri, l'unica allora era provare
a surclassarla in pesantezza.
- Dio, hai ragione. Ma  difficile guardare i problemi di
un altro paese con le stesse lenti con cui guardiamo il nostro.
Voglio dire,  cos anche a livello culturale. Se leggi Balzac o
Flaubert in francese fai un'esperienza completamente diversa.
Non puoi cogliere fino in fondo il senso della prospettiva
francese se li leggi tradotti.
- Tu hai letto Balzac in francese?
Streeter era approdata in un punto intermedio fra l'incertezza
e l'ammirazione.
- Beh, - sussurr Nathaniel, confidenziale, - le Illusions
perdues le ho lette solo per met, ma chi  che non ama Madame
Bovary?
Lui non era arrivato a met di niente. Stava seguendo
semplicemente delle lezioni complementari di letteratura
francese che non davano crediti formativi. Tuttavia l'universit
era un tempo d'inverosimile egocentrismo e nessuno,
nemmeno Streeter, si prendeva la briga di andare a vedere i
bluff di Nathaniel.
- Nat, non sapevo che parlassi francese.
Un capezzolo spiccava, l'altro no. Uno aveva caldo e l'altro
freddo? L'incarnazione femminista dell'inefficienza: Il
capezzolo destro non sa cosa fa il capezzolo sinistro.
- Devi assolutamente conoscere Pierre.
- Eh?
Streeter sventol una mano verso l'angolo dove c'era un
tipo basso che indossava un cappotto di cammello e aveva i
tratti del viso ben definiti degli europei.
Dove diavolo era Victor? Victor era come una porta umana
quando te ne serviva assolutamente una. Ti garantiva sempre
la via d'uscita da una conversazione (piccola porta) o da tutta
una festa (grande porta). Prima che Kezia lo spingesse sull'orlo della follia, prima che s'infilasse nel solco della depressione,
al tempo in cui si cimentava ancora solo con le malinconie
occasionali... Victor era stato un tipo divertente. O almeno un
tipo comicamente sincero e costantemente ironico. Era un po'
come avere Rod Serling, quello di Ai confini della realt, che
presenta per te la storia della tua vita. Lo scetticismo di Victor
verso l'esperienza universitaria nel suo complesso aveva avuto
qualcosa di bonario quando ancora la condivideva, quando ancora
gli capitava di uscire, quando ancora sapeva pronunciare
commenti significativi sui ragazzi ricchi, quando ancora era capace
di fare delle scappate notturne alla tavola calda. In qualche
punto nel profondo dell'animo, pens Nathaniel, Victor
si star divertendo a dispetto di s. Proprio come in qualche
punto nel profondo dell'animo Nathaniel, a dispetto di s, si
stava divertendo poco o niente.
Ma in quel preciso momento Victor aveva i suoi problemi.
Stretto in un angolo, ascoltava con un'espressione spaventata
una studentessa del primo anno con i capelli tinti di nero
e dei bracciali chiodati che gli stava facendo il conto dei suoi
piercing. Alcuni brandelli della conversazione, superando la
musica, arrivarono fino a Nathaniel.
- La mia vagina?
-  l che hai gli altri piercing, o no? Ho avuto l'impressione
che volessi che tirassi a indovinare e cos mi sono buttato.
La risposta  esatta?
Adesso la ragazza aveva l'aria davvero seccata.
- Mi piace il tuo braccialetto -. Victor ce la stava mettendo
tutta.
- L'ho fatto con le punte delle vecchie strisce chiodate di
un parcheggio.
- Devo andare a vedere come se la cava il mio amico, - disse
Nathaniel.
- Hai il senso dell'amicizia, bravo -. Streeter annu, quasi
fossero le persone come loro quelle che un giorno avrebbero
risolto i problemi del pianeta.
Ma era solo lei a pensarlo. Pierre, che intanto si stava facendo
largo nella calca con le spalle diretto verso Nathaniel,
aveva un'espressione contrariata. Forse perch Nathaniel aveva
ogni giorno di pi l'aria del classico ragazzone americano
ed entrambi sapevano che nelle condizioni giuste Streeter
sarebbe andata a letto con lui.
Nathaniel salt in groppa a Victor leccandogli una guancia
e poco manc che lo facesse cadere.
- E levati! - Victor spinse con forza il gomito all'indietro.
La ragazza coi braccialetti chiodati arretr di un passo,
quella scalmanata la disgustava.
- Scusa, scusa -. Nathaniel si gir verso di lei. - Victor
odia che lo tocchi vicino alle orecchie. Ma io gli voglio talmente
tanto bene che non riesco a contenermi.
Victor stava l immobile a fissare Nathaniel che strinse la
bocca facendo una faccia da pesce. Quando Nat tolse la mano,
Victor si pul la guancia.
- Ho interrotto qualcosa? - Nathaniel appese un braccio
attorno alle spalle di Victor.
- No -. Victor gli rivolse un'occhiata dolente. - Hai visto
Kezia?
- Kezia chi?
- Gi, perch nel campus ne girano tante di Kezie.
- No, non l'ho vista -. Nathaniel infil un dito nella sua
birra. - Perch  quasi tutta schiuma?
Non sapeva come mai avesse mentito. Prima, andando al
gabinetto, l'aveva vista mentre parlava con una ragazza, una
certa Edith, che coltivava delle radici commestibili dentro
l'armadio. Kezia sembrava presissima dalla conversazione e
lui aveva creduto che non lo avesse notato. Poi mentre la superava
lei gli aveva fatto l'occhiolino e una palpebra era scesa
lentamente sull'iride di un limpido azzurro. Ma era tutto
qui. Adesso la cosa importante era trovare una compagna per
la notte a Victor. E trovarne anche una per s, ovviamente,
bench le ultime settimane fossero state gi impegnative:
Nathaniel poteva accumulare avventure come una creatura
dei boschi si inzeppa le guance di noci.
Mentre si guardava attorno cercando qualcuna che non
avrebbe disegnato simboli satanici sul petto di Victor appena
si addormentava, sent un colpetto deciso alla schiena. O
almeno suppose che fosse un colpetto finch il suo corpo non
registr che si trattava di uno spintone.
- Stai cercando di scoparti la mia ragazza? - domand
Pierre, importatore francese di prodotti agroalimentari.
- No, - protest Streeter, - Nathaniel parla francese. Ha
letto Madame Bovary in francese.
- Ah, tu parles franais? Vraiment?
- Oui.
- Ony va, alors.
Nathaniel si setacci il cervello in cerca di una frase in francese.
Gli mancavano le parole per qualche battuta mordace
o anche solo confusa. Aveva letto un unico libro in francese,
un repertorio di parolacce trovato a casa dei genitori di un
suo amico, quando faceva le medie.
- Vas te faire foutre!
Troppo occupato a compiacersi della propria pronuncia,
non si rese conto che stava per ricevere un altro spintone.
Stavolta perse l'equilibrio e scivol all'indietro, addosso alla
studentessa con i piercing. Lei alz le braccia per proteggersi
e con i braccialetti chiodati gli graffi il cuoio capelluto.
Tutti li guardarono. Streeter si fece scortare da Pierre nel
suo dormitorio, presumibilmente per confortarlo con l'unico
capezzolo turgido. Nathaniel si tocc la testa. Subito le dita
gli si coprirono di sangue. Si avvicin uno studente ubriaco
iscritto al corso propedeutico per Medicina, gli spart i capelli
e si offr di mettergli qualche punto l, su due piedi. Era
ridicolo sanguinare cos tanto senza motivo. Nathaniel cerc
di minimizzare - Va' l,  solo un graffio! - ma intanto si
domandava se non fosse il caso di fare l'antitetanica. L'umiliazione:
ecco il migliore balsamo contro il dolore. Qualcuno
dovrebbe imbottigliare l'imbarazzo e venderlo come Analgesico,
guadagnerebbe una fortuna.
Nathaniel and con aria sicura a fare di nuovo il pieno di birra
e armeggi con lo spillatore finch anche l'ultimo paio di occhi
non smise di fissarlo. Allora si tocc di nuovo la testa, sperando
che il sangue non gli stesse gocciolando sulla fronte.
- Stai bene? - domand Victor.
- Ehi, posso chiederti un favore?
- Dimmi.
- Te la senti di accompagnarmi in macchina all'ospedale?
Nathaniel abbass velocemente la testa per mostrare la
gravit della lesione. Anche senza toccarsi, sentiva di avere
la cute umidiccia.
Victor annu. Salirono sull'auto di Nathaniel, che si mise
a frugare nello scomparto sotto il bracciolo in cerca di tovaglioli
o fazzoletti di carta: qualsiasi cosa con cui poter tamponare
la ferita.
- Accidenti -. Si studi il cranio nello specchietto laterale.
- M'ha fatto un bello sbrego.
L'ospedale era piccolo e lontano dal campus. La sala d'aspetto
del pronto soccorso era piena quasi solo di anziani,
tutta gente del luogo con l'influenza o qualcosa di doloroso
intrappolato fra gli occhi. Nathaniel lesse un opuscolo sul diabete
del secondo tipo mentre Victor andava all'accettazione.
Torn con un fascio di moduli. - Toh.
- Motivo della visita -. Nathaniel cominci a scrivere:
- Mmh... Lesione alla testa provocata da un... braccialetto.
Riempiendo i moduli percep la propria giovinezza. Niente
medicine n interventi chirurgici n infezioni. Nessun precedente
di reazioni allergiche, nessuna malattia cronica. Un
foglio con un tratto di penna verticale tracciato incessantemente
sulle caselle dei no, firmato e depositato sul tavolo
dell'infermiera. Dopo circa cinque minuti Victor non si trattenne
pi e cominci a ridere in silenzio.
- Lo so -. Anche Nathaniel rideva. - Taci, che lo so.
- Quale capolavoro francese hai letto?
- Solo quello che hai letto anche tu.
- Quale? - Victor fece la faccia perplessa. - Ah, quello?
Nathaniel aveva seguito un unico corso insieme a Victor:
delle lezioni introduttive alla storia della letteratura europea
per gli studenti del primo anno. La materia era di una vastit
cos assurda che il programma assomigliava a un gioco alcolico
sviluppato su scala mondiale. Coprivano una nazione a settimana.
Vedano, siori e siore, in rappresentanza di Tutta La
Letteratura Irlandese, corredati dagli esami per la funzionalit
epatica di una distilleria di whiskey: James Joyce con I morti
e Oscar Wilde con Il ritratto di Dorian Gray. Vedano, siori
e siore, a fumare come turchi in rappresentanza di Tutta La
Letteratura Francese: Albert Camus con Lo straniero e Guy de
Maupassant con La collana. La loro professoressa, una studiosa
di Voltaire alle prese con una difficile causa di divorzio (correva
voce che, dopo vent'anni di matrimonio, il marito l'avesse
lasciata per un'assistente esperta di Proust), portava avanti il
corso con fatica. Una volta si era addormentata sulla cattedra
mentre uno studente procedeva nella lettura rapida di alcuni
passi della Morte a Venezia. Il turno della letteratura tedesca
era arrivato prima di un lungo weekend.
Per due settimane Kezia Morton aveva frequentato il loro
stesso corso. Fino ad allora Nathaniel l'aveva considerata
solo la ragazza che divideva la camera con l'ereditiera degli
hotel. Non l'aveva mai vista come un'entit a s stante finch
non erano cominciate quelle lezioni e si era divertito a osservarla:
chiaramente non era una lettrice, e seduta in prima
fila si accaniva a prendere appunti, quasi si potesse studiare
la letteratura come si studia la fisica. Anche Victor si era accorto
di Kezia, ma era molto pi avanti di Nathaniel. Lui e
lei erano gi amici. Si incontravano in corridoio e uscivano
insieme dall'edificio di studi umanistici chiacchierando. Poi
un bel giorno Kezia aveva smesso di venire. Aveva abbandonato
il corso per seguire, a quanto pareva, quello altrettanto
ampio di Storia dell'arte americana.
Peccato, cos si era persa una delle scene pi sgradevoli
cui Nathaniel avesse mai assistito.
Erano seduti nell'aula tutt'altro che affollata, in attesa
che la professoressa riuscisse a intrecciare fra loro quei pochi
fili di sanit mentale che ogni pomeriggio la trascinavano
dal suo ufficio all'aula. Era la settimana della Francia.
Durante il weekend avevano tutti letto La collana. Il racconto
pi celebre e tragico della storia della letteratura francese,
diceva il programma. L'affermazione a Nathaniel pareva
un po' esagerata, ma non avrebbe saputo proporre un
altro candidato.
La storia parlava di una donna povera ma bella, costantemente
infelice a causa della sua situazione. Un giorno il marito
ottiene un invito per un ricevimento elegante e lei, anzich
essere elettrizzata, cade in depressione perch non ha gioielli
da mettere. Su suggerimento del marito chiede in prestito a
un'amica ricca una costosa collana. Al ricevimento la moglie
si diverte da pazzi, mentre il marito sta seduto in un angolo
e si annoia. Tornata a casa, la moglie si accorge di avere perso
la collana che deve esserle caduta, cos il marito esce di
nuovo nel gelo e va a perlustrare il lungosenna in cerca del
gioiello. Torna a mani vuote e s'indebita per poter acquistare
una collana con cui rimpiazzare quella che  andata perduta.
Lo stratagemma funziona ma questo significa che la moglie
deve prendere dei lavori extra e consuma la sua giovinezza
sgobbando come domestica. Poi, nella scena finale, mentre
sta facendo due passi per il parco s'imbatte nell'amica ricca,
che all'inizio nemmeno la riconosce vedendola cos malridotta
e vuole sapere cosa diavolo le sia capitato. Le racconta tutta
la faccenda, orgogliosa che il suo piano abbia avuto successo.
L'amica ricca allora le rivela che la collana era falsa. La
donna ha sprecato la sua vita per niente.
Nathaniel, come molti dei suoi compagni di corso, aveva
gi letto il racconto. Era un apologo sull'avidit, la stupidit,
la futilit. Sapeva che avrebbe dovuto sentirsi triste per la
moglie, ma dentro di s aveva sempre visto le cose dal punto
di vista del marito. Quella era la storia di una ingrata arrampicatrice
sociale che porta alla rovina un uomo. Quando
all'inizio l'amica le offre il portagioie colmo di preziosi la sua
prima reazione : C' dell'altro? E se, dopo il ricevimento,
la coppia torna a casa a piedi  perch la moglie si sente
cos in imbarazzo per il soprabito logoro che non vuole fermarsi
ad aspettare una carrozza.  lei che impone al marito
di scarpinare per la citt al freddo ed  durante quel tragitto
che la collana sparisce.
Il finale gli sembrava infinitamente pi tragico per il marito,
che si era rovinato la vita solo per cercare di rendere
felice la moglie.
La professoressa aveva chiesto che alzasse la mano chi
aveva gi letto il racconto. E l'avevano alzata tutti tranne
Victor e un paio di studenti stranieri. Dopo di che aveva voluto
che gli studenti condensassero in una parola sola il succo
della storia.
Ironia. Societ. Censo. Francia. Ogni risposta sembrava
accrescere l'irritazione dell'insegnante finch il fastidio non
aveva preso la forma di un leggero tic agli occhi. A quel punto
si era tolta gli occhiali e li aveva lasciati cadere. Dopo una
specie di salto con l'elastico dal collo, le lenti erano rimaste
li a penzolare da un cordino intrecciato.
- Ascoltate la storia. Ascoltatela sul serio -. La professoressa
si era alzata in piedi e si era messa a leggere. - Era una
di quelle ragazze belle e seducenti, nate, come per un errore
del destino, in una famiglia di impiegati. Non aveva nessuna
speranza, nessuna possibilit di essere conosciuta, compresa,
amata, sposata da un uomo ricco e raffinato; e lasci che
la dessero in moglie ad un impiegatuccio del ministero della
Pubblica Istruzione.
La professoressa aveva abbassato le mani, tenendo il segno
nel libro.
- Avete sentito? - Una domanda retorica. - Avete sentito?
Victor aveva cercato lo sguardo di Nathaniel. La professoressa
aveva alzato di nuovo il libro, stavolta gridando come
una finalista a una gara di poesia estemporanea.
- Non potendo far lussi, si vest con semplicit, ma fu
infelice come se fosse degradata; poich le donne non appartengono
n a una casta n a una razza; bellezza, grazia, fascino,
sostituiscono per loro nascita e famiglia. La naturale
finezza, l'istintiva eleganza, la disinvoltura, sono l'unica gerarchia,
e rendono le popolane uguali alle pi grandi dame.
- Dio, - la voce della professoressa si era incrinata, - non
capite che qui si parla della difficolt dell'invecchiamento legata
alla discriminazione sessuale?  straziante.
- Mi sa che qui non c'entra pi il racconto, - aveva bisbigliato
Nathaniel a Victor, che aveva annuito.
La professoressa si era slacciata il bottone superiore della
blusa, posandosi il palmo della mano sul petto.
- Soffriva senza tregua... - La voce le si era alzata di
un'ottava.
- Elle souffrait sans cesse, se sentant ne pour toutes les
dlicatesses et tous les luxes. Elle souffrait de la pauvret de
son logement, de la misere des murs, de l'usure des siges, de la
laideur des toffes.
- Ragazzi! - Victor si era allungato in avanti. - Ma sta
succedendo davvero?
- Toutes ces choses, dont une autre femme de sa caste ne se
serait mme pas apergue, la torturaient et l'indignaient. La vue
de la petite Cretonne qui faisait son humble mnage veillait en
elle des regrets dsols et des rves perdus. Elle songeait aux antichambres
nettes, capitonnes avec des tentures orientales, claires
par de hautes torchres de bronze, et aux deux grands valets
en culotte courte qui dorment dans les larges fauteuils, assoupis
par la chaleur lourde du calorifre. Immaginava grandi sale
tappezzate di sete antiche, mobili eleganti che sorreggevano
ninnoli di grande valore, salottini profumati... Non aveva
abiti, n gioielli, niente. Rien! E quelle erano le sole cose che
amava, le cose per cui si sentiva nata. E desiderava con tutto
il cuore piacere, suscitare invidia, sedurre ed essere corteggiata...
E piangeva per giorni interi, piangeva di rimpianto,
de regret, de dsespoir et de dtresse. Adesso di cosa ci sembra
che parli il racconto? Nathaniel?
- Del materialismo?
- Non! - La professoressa era parsa lei stessa stupita dalla
veemenza della propria risposta. - No, parla del sacrificio.
Del sacrificio per amore.
L'insegnante stava piangendo o quella che le vedeva negli
occhi era solo una grande passione per questo tema? La professoressa
aveva posato il libro sulla cattedra, il dorso, battendo
sul legno, aveva prodotto un rumore sordo.
- Leggi queste righe, - gli aveva detto la professoressa.
Nathaniel si era schiarito la voce. - Cosa sarebbe accaduto
se non avesse perso la collana? Chiss! Chiss? Come
 strana la vita, e mutevole! Quanto poco ci vuole per rovinarvi
o per salvarvi...
- ... o per salvarvi! - La professoressa aveva chiuso gli
occhi e sussurrato: - Quanto poco ci vuole per rovinarvi o
per salvarvi!
- Devo andare avanti a leggere?
- No -. La professoressa aveva scosso la testa abbottonandosi
la camicetta. - No. La lezione  finita.
Gli studenti in silenzio erano usciti dall'aula in fila indiana,
evitando di incrociare lo sguardo gli uni degli altri.
La burrasca era passata ma si era lasciata dietro un paesaggio
angoscioso. Nathaniel era andato via insieme a Victor.
Nessuno dei due aveva mai visto un maturo professionista
crollare in quel modo. Bench fossero abbastanza grandi da
sapere che non c'era niente da ridere, non erano per tanto
cresciuti da sapere cosa pensarne. Cos erano finiti in camera
di Nathaniel, ad aprire birre sul baule che fungeva anche
da tavolinetto, giocando alla play mentre aspettavano che
Paul uscisse da Principi di microeconomia per poter andare
a mangiare tutti insieme. Nathaniel era tornato brevemente
sull'argomento, solo per il tempo necessario a definire l'episodio
bizzarro. Victor per lo aveva stupito.
- Secondo me lei  fortunata -. Pos la lattina sul baule.
- A me non dispiacerebbe avere tanta passione per qualcosa.
Questa sarebbe stata la conversazione emotivamente pi
profonda che lui e Victor avrebbero mai avuto.
- Nate Healy, - chiam l'infermiera alla cieca, anche se
ormai nella sala d'aspetto del pronto soccorso erano rimasti
solo lui e Victor.
- Nat, - la corresse lui.
Lo guard come se avesse ripetuto a pappagallo lo stesso
suono che aveva articolato lei.
- Il dottore adesso pu vederla.
Nathaniel si alz in piedi.
- Nat, - grid Victor, - ma cos' che gli hai detto a quel
tipo?
- Gli ho detto di andare a farsi fottere.
 
Capitolo ottavo.
Kezia.

Lei odiava Los Angeles come concetto, ma la odiava anche
a livello personale. Era una citt pericolosa per gli esseri
umani che la toccavano. Un po' come un pitone addormentato.
Non sai mai quando uscir da quel suo coma da bacche
di aa, per poi rivoltarsi di scatto e spiattellarti in faccia
qualcosa di orrendo. E si che lei nemmeno lavorava nel
mondo dello spettacolo. La gente che incontrava per conto
di Rachel scambiava la normale cordialit per l'occasione di
entrare in confidenza. Kezia si era sentita dire, da persone
che cercavano di diventarle amiche, che avrebbe dovuto farsi
iniettare nella fronte una medicina contro l'ictus, quante
calorie c'erano in quello che stava mangiando, a quale stilista
era caduto un braccialetto nel WC, come attenuare le
borse sotto gli occhi; il tutto portava, qualche bicchiere dopo,
al racconto di zii molestatori e di primi amori deceduti
in incidenti d'auto. Comunque che ne dici di prendere una
burrata in due?
Un commerciante di cristalli particolarmente indiscreto una
volta aveva detto di trovarla in gran forma per essere una che
non vive qui. Si trattava di una persona a cui Kezia avrebbe
potuto far concludere un affare, una persona cui lei (beh,
Rachel) avrebbe potuto dare del lavoro. Di certo non avrebbe
mai avuto a che fare con simili arnesi quando era alle dipendenze
della sua vecchia ditta.
- Lei  un'attrice? - aveva chiesto il commerciante, battendo
il mocassino sotto un tavolo di vetro affacciato su
Wilshire Boulevard.
- No, - aveva risposto Kezia, aprendo un raccoglitore con
i progetti di Rachel.
- Ma potrebbe esserlo, - aveva deciso lui. - Si fidi, sono
bravo in queste cose. Lei potrebbe essere una Carol Kane
giovane. Si, una caratterista.
- Lei  un agente cinematografico?
- No.
- Allora mi metto il cuore in pace, - e aveva fatto schioccare
la penna a scatto.
Passando al lato positivo c'era il fatto che recandosi in
quel letamaio culturale abbastanza spesso riusciva a incontrarsi
con Nathaniel. Li avvicinava la novit di quel temporaneo
spostamento geografico. Tutte le altre persone che conoscevano
vivevano ancora sulla East Coast, cos loro due si
sentivano un po' come pionieri. Ed erano vecchi amici. Se
lui faceva delle battute adatte alla stanza degli sceneggiatori
dove si fa a gara a chi dice la cosa pi disgustosa, lei non si
sentiva obbligata a ridere. E se lei gli dava dello stronzo, era
perch lui faceva lo stronzo. Ma appena scendeva la notte,
cambiava qualcosa. Adesso fra loro c'era una tensione seduttiva
molto pi forte di quella provata in quattro anni di universit.
Eppure non succedeva mai niente. Forse lei era una
figura troppo familiare? O aveva troppe carenze, non essendo
una modella/attrice/musicista/stilista barra chiss cos'altro?
Era per via di Victor? C'era qualche codice maschile in base
al quale lei non andava toccata?
Qualsiasi cosa fosse, una volta che Kezia ebbe perduto
la glacialit che era il suo punto d'appoggio emotivo, non ci
fu pi niente da fare. Si accorse di sbirciare dal finestrino
dell'aereo, mentre scendevano sulla sterminata distesa di luci
di L. A., domandandosi cosa stesse facendo Nathaniel nellostesso momento in cui il carrello toccava la pista. Oppure
controllava ossessivamente il suo account su Twitter per vedere
se lui avesse cominciato a seguire qualcuna delle ragazze
che lo seguivano. Tornata a New York, se il cellulare le
segnalava una chiamata persa di Nathaniel, era felice di non
aver sentito lo squillo. Quella telefonata mancata diventava
per lei una luminosa sfera di energia che poteva stringere fra
le mani e nel cui cono di luce poteva vivere per qualche ora.
Ti prego, si diceva, resisti ancora un attimino, c' ancora un
po' di tempo prima che diventi maleducato non richiamarlo.
Perch adesso sent di avere tutto sotto controllo ma se
cedi passeranno delle settimane prima di tornare a provare
questa sensazione.
- Ehi, - chiese Kezia a Victor, tornata a New York, mentre
mangiavano un bagel su una panchina, - hai mica parlato
con Nathaniel di recente?
- Non c' pi nessun vero dialogo fra lui e me. E poi sei
tu quella che va sempre a L. A.
- Lo so, ma mi chiedo se sia felice.
Due tassisti, che stavano percorrendo Houston Street nelle
due direzioni opposte, inveirono l'uno contro l'altro mentre
i rispettivi passeggeri studiavano con aria diligente i propri
cellulari. Ecco lo spunto per una bella storia d'amore, pens
Kezia. Ci incontrammo scambiando sguardi di commiserazione.
- Ti interessa la felicit di Nathaniel?
-  un nostro amico. A te non interessa?
- Secondo me Nat sta bene -. Victor raccolse l'eccesso di
formaggio cremoso sulla carta cerata di lei per aggiungerlo al
proprio boccone. - Anzi, pi che bene.
- Perfetto -. Kezia agit le mani per quell'allusione all'intensa
vita amorosa di Nathaniel. - Era tanto per sapere.
- Da quello che ho capito, si  liberato completamente del
grasso corporeo, non ne ha pi neanche un grammo, ed  diventato
un insopportabile coglione. Se  questo che volevi dire.
- No, questo  quello che volevi dire tu, - e diede una rumorosa
sorsata al suo caff, sorridendo soddisfatta.
L'ultima volta che Kezia aveva visto Nathaniel era stato
in occasione di una malaugurata cena a Los Feliz in cui
lui aveva dato prova di essere gi arrivato agli stadi finali di
un'insopportabile coglionaggine. Il ristorante l'aveva scelto
lui. Quando lei era arrivata, lui era rimasto cos inorridito
dalla descrizione del modo e del posto in cui aveva parcheggiato
che le aveva chiesto le chiavi. L'aveva lasciata sola a
tavola, dicendole di ordinare per entrambi.
- Ma non so cosa vuoi.
Questa frase Kezia la intendeva in un migliaio di modi
diversi.
- Tipo un piatto di verdure crude e per contorno patate
pasticciate.
- Stai scherzando?
- Ah, e del t verde.
Lo guard dalla vetrata del ristorante mentre zigzagava
nel traffico con la giacca di pelle che sbatacchiava al vento.
Tocc i Ray-Ban Wayfarer color foglia di t che lui aveva lasciato
sul tavolo e cerc di farli girare come una trottola. Chi
era costui? Lei e Nathaniel erano sempre stati quelli che, pi
di tutti, sembravano tagliati dallo stesso pezzo di stoffa. Una
stoffa che per si era rivelata grande come un telo di Christo.
- Avevi le chiappe in rosso, - le disse.
- Eh?
- La macchina. L'avevi messa in divieto di sosta. Per questo
l'ho spostata. Avresti dovuto affidarla al parcheggiatore.
- Forse hai ragione. Ma  un tale stress guidare da queste
parti, non trovi?
- No, a me piace moltissimo. Fammi stare al volante e sono
felice. Non capisco perch la gente che arriva da New York
si lamenti sempre di come si guida qui. Quante possibilit ci
sono che Los Angeles, una citt che soddisfa i bisogni di innumerevoli
ego, ti possa mettere in difficolt? S, dico, anche
una scimmietta giocattolo di quelle che suonano i piatti
sarebbe capace di indicarti la strada per Santa Monica. La
vita a Los Angeles  la vita pi logica del mondo.
- D'accordo, ma a volte non ti sembra - disse Kezia come
se il tavolo nascondesse qualche microspia - che tutta questa
citt sia un po' stranuccia? Non ti senti come quando si
esce da una matine?
- Mah, pensala pure come ti pare -. Nathaniel spieg il
tovagliolo.
Poi prosegu parlando dell'uscita imminente di diversi episodi
pilota e raccontando chi andasse a letto con chi e in quale
casa di produzione. Si lament di come fosse strano quando
i tuoi amici diventano famosi ma Kezia non aveva mai sentito
nessuno dei nomi che lui le faceva. Era tutta gente di cui si
parlava su The Hollywood Reporter, non su Us Weekly.
- Ed Eric Goldenberg  un agente dell'UTI?
- UTA Nathaniel fece un sorrisetto e us lo stesso tono
che lei usava con chi aggiungeva una 's a Tiffany o
pensava che Alexis Bittar fosse una donna. Un tono alla Sei
tanto dolce ma cretina.
Kezia mangiucchi le patate che lui non aveva nemmeno
toccato. Non  che Nathaniel aveva cominciato a farsi?
Non c'era modo di inserirsi nel suo monologo. Afferr solo
dei frammenti. Qualcosa a proposito del suo coinquilino, un
certo Percy, che essendo nero aveva un vantaggio competitivo
nella selezione del personale. Qualcos'altro a proposito
dei suoi genitori che si erano offerti di pagargli gli studi di
legge. Dopo cena lei avrebbe voluto solo tornare in albergo,
mettere in conto a Rachel una cifra mostruosa per il servizio
in camera, e andarsene a dormire. Ma Nathaniel insistette
per portarla in un bar coi spar rossi e l'illuminazione a incandescenza.
Poi ordin due Sidecar.
- Ho dato un calcio a te o al tavolo? - Kezia guard in gi.
- Al tavolo, - disse Nathaniel, - ma non devi mica chiedere
il permesso se vuoi farmi piedino.
- Stronzo.
- E poi sono troppo lontano da te, - annunci, spostandosi
nel lato dov'era seduta lei.
Nathaniel era allo stesso tempo ubriaco e sovreccitato.
Dissero malignit (vere malignit, terribili malignit) sui loro
amici. A sparlare fu soprattutto Nathaniel. Il veleno trabocc,
finirono per sguazzarci dentro. Lei tent di spostare
la conversazione su un terreno meno indecente, ma lui non
glielo permise. Evidentemente aveva covato anni di critiche
verso coloro che aveva lasciato gi all'Est. Caroline era
un'idiota, Olivia non era abbastanza carina per atteggiarsi
come si atteggiava, Paul aveva fatto un pozzo di soldi con
un fondo speculativo per pura fortuna, Sam era veramente
idiota, Victor non aveva le palle, e nessuno di loro aveva un
barlume di curiosit intellettuale. Nathaniel l'accomodante.
Il popolare, seducente, elementare Nathaniel... Da dove arrivava
questo diluvio psicoanalitico?
- Allora non ci vai al matrimonio di Caroline?
- E perch non ci dovrei andare?
- Ah, beh, okay... allora dimmi cosa pensi di me.
- Di te? - Nathaniel si dimen sul sedile. - Davvero lo
vuoi sapere?
- Son qui col fiato sospeso.
- Mia cara, tu sei speciale. Ma a volte sembri un po' una
figa di legn...
Lei gli mise una mano sulla bocca, schiacciandogli il labbro
superiore contro il naso.
- Sta' zitto. Non credo nemmeno io a quello che sto per
dire, - fece Kezia, - ma tu ti stai comportando in maniera
orribile. Io mi sto comportando in maniera orribile. Chi si
somiglia si riconosce.
- Il proverbio non dice mica cos, - farfugli da dietro il
palmo di lei.
Kezia gli tolse la mano dalla faccia. Fino a quel momento
aveva cercato di convincersi che lui stesse solo cincischiando
con questa vita strampalata e sotto sotto fosse il solito
vecchio amico di sempre. Invece si scopriva che Nathaniel
non era altro che l'ennesimo pitone addormentato. Pass il
resto della serata adocchiando oltre le spalle di Kezia tutte
le statuarie cameriere del locale per poi rivolgere di nuovo
con ostentata pignoleria l'attenzione su di lei. Dopo aver denigrato
gli amici pass a denigrare la gente in generale, lamentandosi
perch nessuno leggeva pi racconti, romanzi o
saggi, ma neanche lui sarebbe stato in grado di dire il titolo
dell'ultimo libro che aveva letto. Poi litigarono sulla pericolosit
di guidare in stato di ebbrezza e Kezia perse la carta
di credito in una fessura del spar.
Una volta in strada aspettarono in silenzio che il parcheggiatore
riconsegnasse loro le vetture. Si salutarono con
un goffo abbraccio. Dopo che Nathaniel riusc nell'impresa
di svoltare l'angolo senza andare a sbattere contro qualcosa,
Kezia sal a bordo dell'auto bianca che aveva noleggiato, spost
il sedile in avanti e si guard nello specchietto retrovisore.
Lasci che i lineamenti diventassero inespressivi come in
una foto segnaletica e immagin il proprio futuro, cercando
di indovinare in quali punti le si sarebbero formate le rughe.
L'attanagliava un pensiero: Se erano i Nathaniel del mondo
a conquistarle il cuore, era destinata a una vita di solitudine.
 
Capitolo nono.
Victor.

Un cameriere si avvicin con un vassoio colmo di frittelle
di strombo. Kezia ne ingoi una in un solo boccone, rifiutando
il tovagliolo. Davanti a lui sarebbe stata capace di
cacciarsi in bocca una forma intera di cacio.
- Cavol... com... scott...
- Di che non  niente.
- Tu pensi che vada sempre tutto a finire bene.
- Io? Ma quando mai.
Qualche ciocca, esclusa dalla coda di cavallo in cui aveva
raccolto i capelli, svolazzava allo stato brado, libera di arricciarsi.
Sul mento aveva un brufolo molto poco attraente. Ecco:
Kezia non era poi questa gran perfezione. Il dietro delle braccia
dove prima non c'era un dietro delle braccia... Al tempo
dell'universit quelle erano state delle braccia-punto-e-basta.
Il padre di Caroline, ossessionato dal maltempo, arriv alle
loro spalle strascicando i piedi. - Beh, se  vero, come dicono,
che la sposa bagnata  una sposa fortunata, sarebbe il
caso che mia figlia comprasse qualche biglietto della lotteria.
Kezia fece una risatina educata, soffiando col naso. Anche
Victor rise, ma solo all'idea che Caroline potesse mai
posare gli occhi su un biglietto della lotteria. Appena il padre
della sposa si allontan riprendendo a girovagare, Kezia
inarc un sopracciglio. Stava sul chi vive per via dei famigerati
problemi di classe di Victor, i quali tendevano a manifestarsi
quando si trovava in mezzo a gente che gli ricordava
le partite di lacrosse dei dipendenti di Abercrombie che
avevano popolato la sua giovinezza. Forse Caroline le aveva
chiesto di vigilare su di lui per essere sicuri che non mollasse
una sberla al primo che sbagliava un congiuntivo? Possibile
che quello fosse lo stesso Victor che una volta era salito sulla
sbarra d'accesso del campus per cantare: Where bave all
th black people gone, long time passing? Forse s.
Udirono un suono alle loro spalle, quell'impressione di risoluta
promiscuit associata all'immagine di una geisha che
cammina a passi veloci. Il suono era sempre pi vicino.
- Lo senti anche tu? - chiese Victor.
Kezia sorrise. - Qualcosa di sposato sta venendo verso
di noi.
Caroline. Quel modo di camminare trascinando i piedi e
quel vestito abbellito da una fascia nera la facevano assomigliare
a un pinguino che, addormentatosi fra i ghiacci, si svegli
ai tropici. In mano aveva una flute di champagne e agganci
col gomito il gomito di Victor, cingendo Kezia con l'altro
braccio. Poi prov a prendere un sorso di champagne e con
la faccia arriv fino alla cinta di Victor prima di rinunciare.
Era lontana mille miglia dalla donna che durante la cerimonia
era apparsa cos seria e aveva guardato Felix negli occhi
mentre Nathaniel leggeva una poesia di Neruda.
Caroline si mise in punta di piedi, pos la testa sulla spalla
di Victor e dichiar: - Troppo ossuta -. Caroline Markson,
cresciuta come un incrocio fra una Eloisa e una Ciccina, non
faceva mai mistero del suo cognome, e una volta aveva malauguratamente
e pubblicamente affermato che appartenere
a quella famiglia era come appartenere a una minoranza.
- Che festa rutilante, - disse Victor, fingendo di fumare
un sigaro.
- Sembri Nathaniel, - disse Caroline, soffocando un rutto.
- Ci prova -. Kezia ridacchi dentro il suo bicchiere di
vino.
- Tu non scusarti per il rutto, eh?
- Avete visto la mia novella suocera? Ho la sensazione
che cerchi di evitarmi.
- In genere non succede il contrario?
- Lo so! - Caroline le diede una spinta cos energica alla
spalla che Kezia rischi di cadere. - Com' possibile che
qualcuno eviti me?
Kezia e Victor la guardarono battendo le palpebre all'unisono.
- Lo sai - Caroline ebbe un singulto - che tanto tempo fa
ho vissuto con 'sta tipa?
- S, lo so, c'ero anch'io.
- Aveva il vizio di mettere i CD in fila secondo il colore.
E di munire tutto di un'etichetta. Persino sulla chiave della
camera c'era un pezzetto di scotch con su scritto chiave
della camera anche se c'era comunque solo una serratura.
La cosa mi mandava fuori di testa. Per giunta faceva sempre
un triangolo con il cavallo delle mutandine sporche e le piegava
incastrandole in modo che restassero chiuse, caso mai
cadessero fuori dal cesto della biancheria.
- Okay -. Kezia cerc di confiscarle la flute di champagne.
- Oh, Dio santo! - Caroline gett indietro la testa e grid:
- Di', quanto  favoloso il mio Felix?
L'amore fra Caroline e Felix era fiorito durante un convegno
sui servizi bancari per le aziende, una situazione che a
Victor sembrava quella meno propizia per l'amore. Il che la
dice lunga su quanto ne capisse lui di certe cose.
- Kezia, - sussurr Caroline. - Cacchio, mi sento un'umidit
addosso... Ti devo parlare. Kezia, c'ho un uomo.
Dietro l'orecchio un'orchidea era evasa dalla sua prigione
trecciuta. Caroline cerc di addentarla come avrebbe fatto
un animale.
- Lo so -. Kezia le accarezz i capelli. - E ce l'avrai fino
a che non sarai morta e sepolta con le unghie che continuano
a crescerti...
- C'ho un uomo per te. E quanto al resto, puah!
- Un uomo per me? - Kezia fece un'espressione divertita.
- L'ultima volta che hai cercato di appiopparmi qualcuno
era un broker che a letto si metteva i maglioni da pescatore
irlandese.
- Un po' deve esserti piaciuto, se sei arrivata a scoprire
questo, - disse Victor.
- A te nessuno t'ha interrogato, - brontol Caroline.
Diede uno strattone al braccio di Kezia e osservarono la
preda: un muscoloso gentiluomo con i capelli biondi resi pi
scuri dalla lacca, il quale teneva banco con gli amici di Felix,
tutti ex compagni della business school, ignorando una delle
damigelle d'onore che, con una tintarella chiaramente ottenuta
con lo spray abbronzante, si mordeva le labbra per la
concentrazione mentre cercava di infilargli all'occhiello un
uccello del paradiso con la testa troppo grossa.
- Si chiama Judson, - Caroline inizi a fare il suo rapporto.
- I capelli ignorali.
- Kezia non pu uscire con uno che si chiama Judson.
- Victor, non sto mica suggerendo che ci esca.
Kezia portava un abito a sacco blu che le arrivava sotto le
ginocchia, il cui fascino cominciava e finiva col dono delle spalle
nude. Faceva pensare a un mirtillo afflosciato. Chi poteva
pensare di mettere un Judson in coppia con una cos?
- Sembra un tipo divertente, - disse Kezia con tono riflessivo.
- Sembra un emerito idiota.
- Oh, santo cielo, Victor, vuoi chiudere il becco? - fece
Caroline. - Questa  una festa!
- Okay, non parler pi visto che siamo a una festa.
Miss Spray Abbronzante pass al secondo oggetto scenico:
il picciolo di una ciliegia. Alz un dito come per chiedere
un attimo di pazienza e intanto spingeva la lingua contro la
parte interna della guancia. Stavolta gli uomini la notarono.
Lei si tolse di bocca il picciolo annodato con la lingua fra gli
sguardi lascivi e gli applausi dei presenti.
- Pi che altro si direbbe gi occupato, - disse Kezia.
- Dici con Marlene? - Caroline rise. - No, non devi preoccuparti
di lei. Marlene  fidanzata con uno praticamente da
sempre. E solo che lei  fatta cos.
- Cos come? - Victor s'infil di nuovo nella conversazione.
Bramava di essere uno di quelli a cui si perdona sempre
tutto perch loro sono fatti cos. Oh, Victor? Ha colpito
tutti in faccia con dei calci rotanti.  fatto cos.
Caroline lo ignor. - Quand' stata l'ultima volta che sei
andata a letto con qualcuno?
- C' stato quel commerciante d'argento -. Kezia sfogli
la sua agenda mentale. - C' stato Gabe. L'hai mai conosciuto?
Gabe, quell'amico della mia amica Meredith? Sembrava
Wes Anderson con la testa rasata. Era molto spiritoso. Gli
altri lo trovavano molto spiritoso.
- Quello che ti telefon ventotto giorni dopo il vostro primo
appuntamento? - Caroline disse in tono meditabondo:
- Una roba cos non  una relazione,  la trama di un film
dell'orrore.
- Va bene, va bene -. Kezia fece un passo indietro. - Smettetela
tutti e due.
Tutti e due? Victor non stava certo cercando di incoraggiare
la cosa. Kezia estrasse da una tasca nascosta un tubetto
contenente qualcosa di lucido che si picchiett sulle labbra.
Le studi il vestito, cercando di individuare l'imbocco della
tasca. Caroline prese Kezia per mano. Che poteva fare?
Neanche lui era capace di mettere in discussione l'acume romantico
di una donna in abito da sposa.
 
Capitolo decimo.
Nathaniel.

Una brezza calda fendette l'umidit. Marlene, toccandogli
una mano, gli disse che aveva la pelle liscia: un complimento
cos palesemente tagliato su misura per una ragazza da non
lasciargli altra scelta che rispondere con una vole.
- Anche tu, - disse, bench non l'avesse nemmeno sfiorata,
o almeno non volontariamente.
L'aveva toccata di riflesso quando lei aveva voluto mostrargli
quanto fosse brava a fare la piroetta, esercizio eseguito
per l'ultima volta a sette anni e con tutta la grazia che gli
esseri umani possiedono a quell'et. Lui l'aveva acciuffata al
volo, prima che cadesse di faccia su una poltrona di vimini.
Marlene per non si era rimessa subito in piedi per liberarlo
del proprio peso ed era rimasta mollemente fra le sue braccia
come se Nathaniel le stesse facendo fare il casqu. Gi
in precedenza le donne avevano usato questa tattica con lui.
Alcune nell'ebbrezza alcolica provavano a fare la ruota nel
soggiorno di casa sua o a insegnargli dei giochi ritmici con
le mani che lui non aveva alcuna voglia d'imparare. Capiva
benissimo quali intenzioni avessero quelle donne. Miravano
ad affascinarlo, ma fallivano il bersaglio; col loro comportamento
era come se dicessero: Ho la gioia spensierata di una
preadolescente. Per cui, ti prego, scopami.
Di solito la cosa funzionava, perch di solito lui effettivamente
aveva voglia di scoparle e non gli veniva nemmeno in mente
di analizzare la psicologia di una piroetta. Marlene tuttavia lo
stava invitando a uno scambio di sguardi occhi negli occhi degno
di Arancia meccanica e questo lo mise in allarme.
Si gratt la nuca. Doveva andare assolutamente a farsi
tagliare i capelli. Delle ciocche gli ballonzolavano nel campo
visivo mentre, evitando di guardare Marlene, cercava una
strategia di fuga. Nathaniel indossava un vestito bianco con
la cravatta stretta e dei mocassini con la suola verde acido,
una tenuta che gli era stata perdonata solo in virt del ruolo
ufficiale svolto nella cerimonia. Aveva fatto un intervento
superbo: barzelletta, due parole di benvenuto, barzelletta,
poesia, citazione proustiana al limite della gaffe (Amiamo
soltanto ci che non possediamo interamente), aneddoto
su Caroline, sincerit su Felix, finale col meraviglioso assist
del Grande Stato della Florida. Aveva parlato per quindici
minuti filati. Questo lo aveva fatto diventare una piccola
celebrit per una cerchia di persone pi ampia di quella dei
suoi vecchi compagni di studi, per i quali era da tempo una
piccola celebrit. Anche se nessuno di loro avrebbe gradito
sentirglielo dire con tanta franchezza.
Era stato nervoso quando aveva lasciato New York, ovviamente.
Si era trasferito a Los Angeles munito solo della
speranza fitzgeraldiana di trasformare della paglia letteraria
nei fili d'oro di Hollywood. Disponeva di una quantit di
combustibile culturale sufficiente a far colpo sul responsabile
di un programma televisivo incontrato a una festa la prima
settimana che era a L. A. In quattro e quattr'otto si era ritrovato
con uno stipendio non strabiliante ma pur sempre a sei
cifre, la stessa assicurazione dentistica di Steven Spielberg,
e il compito di lavorare ai testi di una sit-com molto poco
fitzgeraldiana intitolata Dude Move (un declassamento, causa
censura, del titolo originale, Dick Move)(1). Premessa: Cinque
ragazzi vivono in un grattacielo di Chicago e, nell'ambito
di uno studio per un dottorato di ricerca presso la facolt di
Psicologia dell'Universit di Chicago condotto da un'ex attrice
di Gossip Girl, parlano delle donne con cui sono andati
a letto. Roba cos Nathaniel poteva scriverla anche a occhi
chiusi. Sapeva di essere stato toccato dalla bacchetta magica.
Ma comprese fino in fondo quanto grande fosse stata la sua
fortuna solo molto pi tardi, quando ricevette un consiglio
della massima rilevanza per tutti coloro che lavorano a L. A.
Il consiglio arriv da Percy, il suo futuro coinquilino, che
aveva qualche anno meno di lui ed era un suo collega a Dude
Move. Percy disse a Nathaniel che il trucco, quando ci si trasferiva
dall'Est all'Ovest, stava nel fare meno colloqui possibile
durante i quali dovevi comportarti nel modo pi maldestro
possibile, dando l'impressione di non essere veramente
a caccia di lavoro e di temere un impiego regolare. Cos per
le reti televisive diventavi un genio di sfrenata comicit, una
creatura esteticamente pura. Guai a lasciar capire che avevi
bisogno di soldi e che guardavi regolarmente la tiv: diventavi
tale e quale a tutti gli altri cialtroni seduti all'Urth Caff
davanti ai loro portatili.
Dude Move non venne rinnovato per la seconda stagione.
Percy invece s. E da tutta Hollywood. Lavor a tre diversi
show, scrisse due sceneggiature menzionate nel Black List, il
sondaggio che ogni anno segnala le sceneggiature pi apprezzate
ma ancora senza un produttore, e adesso scriveva battute
per un talk show di seconda serata; dialoghi scottanti al limite
della scorrettezza, che venivano in gran parte dirottati su
Twitter attraverso il suo account personale una volta tagliati
dal monologo d'apertura del programma, e che contribuivano
a far prosperare la sua carriera di autore comico sempre
teso al raggiungimento di nuove vette. Negli ultimi tempi il
suo cavallo di battaglia erano le battute autodenigratorie sugli
asiatici, anche se Percy, in realt, era nero. Lui questo lo
chiamava razzismo di consolazione.
Nathaniel non aveva condiviso le rapidissime fortune del
suo coinquilino. Nei due anni passati da quando Dude Move
non andava pi in onda, il suo lavoro pi redditizio era consistito
nel farcire di battute contro i potenti una serie web
animata sulla ayahuasca prodotta da un cugino di Darren
Aronofsky. Riguardo al comportamento da tenere ora (atto
II, scena 1), da tutte le parti arrivava un tacito suggerimento
che sembrava dire semplicemente: Fa' come se...
Guard la tavola. Era inquietante vedere tutti quei nomi
del suo passato scritti in bella grafia, come fossero i passeggeri
del Titanic: Paul Stephenson, Olivia Arellano, Kezia
Morton, Sam Stein, Streeter Koehne ed Emily Cooper (due
versioni, una alta e l'altra minuta, della medesima persona,
sempre accanite nel precisare: Lo sai, voglio bene a Emily,
ma...) Adesso vivevano tutte e due a Boston: Streeter faceva
l'assistente sociale, Emily la producer in una radio pubblica.
- Non dovremmo andar l anche noi a scatenarci? -
Marlene ondeggi.
Quasi tutte le altre coppie si erano spostate sulla pista da
ballo; un fotografo cercava di catturare ogni risata. Nathaniel
si scervell in cerca di una frase con cui neutralizzare Marlene,
facendole capire che fra loro non c'era storia. I chilometri di
barriere esteriori che li separavano non scomparivano solo perch
si trovavano bloccati tutti insieme sulla stessa isola. Questa
era l'ultima grande festa a cui partecipava sotto i trent'anni. E
se quel suo cuore pi piccolo del normale fosse imploso mentre
passava la notte con Marlene? Sarebbe stato un po' come
restare imbottigliati sulla tangenziale la vigilia di Capodanno
allo scoccare della mezzanotte.
- Forse fra un po', non sono un granch come ballerino.
Invece ci sapeva fare col ballo ai matrimoni, muovendosi
con una perfetta combinazione di agilit, senso del ritmo, e
autoironia. Il suo arsenale comprendeva un'onesta Cabbage
Patch Dance, oltre a un sarcastico Running Man e ai passi
di un paio di balli da sala. Streeter, ancora ostile all'uso del
reggiseno dopo tutti questi anni, sventol una mano verso
di lui, facendogli segno di raggiungerla sulla pista. Lui sorrise
e alz il bicchiere.
Paul, Olivia e Sam erano seduti a tavola con lui. Grey, che
era in piedi e torreggiava su di loro, gett indietro i capelli
come se cercasse la posa migliore per una pubblicit della
Ralph Lauren. Paul fece scivolare con noncuranza un braccio
attorno alla vita di lei, sfiorandole il ventre con la punta delle
dita. Non potendo parlare al telefono, Paul, nonostante fosse
fine settimana, inviava cruciali mail a qualche superiore a Parigi,
dove adesso lui e la moglie vivevano. Grey gli infil una
mano nella manica della giacca e giocherell col suo orologio.
Appartenevano a quel genere di adulti l. Erano sposati, si
erano trasferiti dall'altra parte del mondo, e Grey, incinta di
sei mesi, era pronta a raccontare a chiunque fosse disposto
ad ascoltarla l'immensa gioia provata quando finalmente le
era spuntato il pancione.
- Vado a prendere qualcosa da bere, - disse alla fine
Nathaniel a Marlene, - a te cosa porto?
- Oh -. Lei guard nel proprio bicchiere. - Vodka soda?
No, tonic. No, soda. Qual  quella con meno calorie?
Marlene stava per offrirsi di accompagnarlo quando una
parente - una vecchia vicina di casa della famiglia di Caroline
a Boston, a quanto pareva - li interruppe per dire a Marlene
che aveva proprio lo stesso viso che aveva avuto da ragazzina.
Nathaniel, che avrebbe baciato la vicina sulla bocca, ne
approfitt per tagliare la corda.
Streeter lo raggiunse attraversando la pista e si appoggi al
bancone, scostandosi con un braccio la frangetta dalla fronte.
- Ciao, Nathaniel, come va?
- Bene. E come va la lotta per salvare il mondo da se stesso?
- Come te la passi a Hollywood? - Streeter alz gli occhi
al cielo.
- Non mi posso lamentare.
- Sai qual  la cosa pi incredibile? - disse Streeter, guardandosi
attorno. - Ci conosciamo tutti da un terzo della nostra
vita.  abbastanza speciale, non trovi?
S, era una cosa abbastanza speciale. Streeter chiuse gli
occhi e inspir poderosamente dal naso.
- Annusa, - gli disse, aprendo un occhio. - Annusa.
Nathaniel ubbid. Dovevano assomigliare un po' a due
cavalli addormentati. La pioggia cadeva sulla stoffa del tendone
con un rumore sordo. Nathaniel apr un occhio mentre
andavano sincronizzando il respiro, inspirando ed espirando
dal naso. Poteva portarsi Streeter Koehne in albergo? Era carina
ed era stata una delle damigelle d'onore. Sarebbe stata
una mossa un po' scontata, ma almeno non irresponsabile. Il
vantaggio con le ex fidanzate secondo lui consisteva nel fatto
che almeno era in grado di capire quale fosse il loro livello
emotivo. Streeter non avrebbe mai perso la bussola tanto da
innamorarsi di lui.
- Guarda Victor -. Streeter scosse la testa e prese il telefono.
Victor stava seduto, tutto imbronciato, come se una forza
invisibile gli premesse sulle spalle. Streeter lo fotograf,
immobile e solo, che lisciava oziosamente la tovaglia di lino.
Per un motivo o per l'altro Nathaniel non aveva problemi
a mostrarsi crudele con Victor, ma il fatto che lo facesse
Streeter gli diede l'impressione di essere come castrato
per procura. Si ricord della Festa dei Cento Giorni, quando
Streeter aveva fatto mascherare Sam da scimpanz. Ma
Victor non era Sam. E non stava a Streeter decidere quale
maschera fargli indossare.
- Che  quest'aria seria? - Nathaniel si sedette e pos il
drink di Marlene davanti a Victor.
Victor fece una smorfia alla vista del liquido incolore nemmeno
fosse stato veleno.
- Non so -. Victor fece un sospiro. - I matrimoni hanno
qualcosa di macabro. Come le foto degli annuari di scuola.
Sembra quasi che ci stiamo preparando per le diapositive che
mostreranno ai nostri funerali.
- Di, dimmi come ti senti veramente.
Nathaniel si pent di averlo raggiunto. La noncurante
misantropia di Victor aveva avuto il suo fascino quando
erano all'universit. Rientrava nel ruolo che Victor aveva
nel piccolo Partito preso della facezia interno al loro gruppo
di amici, un partito di cui Nathaniel e Kezia erano gli
altri membri. Certe volte per parlando con lui avevi l'impressione
di sprofondare come nelle sabbie mobili. E Kezia
dov'era finita? C'era stato un tempo in cui se trovavi lui,
avevi trovato anche lei.
- Come va a Hollywood? - domand Victor, sogghignando
verso il bicchiere.
- Perch continuate a farmi tutti la stessa domanda come
se fosse successo qualcosa di brutto? Sto bene, va tutto bene,
e me la cavo alla grande.
- Perfetto.
- Dovresti venire a trovarmi prima o poi, se ce la fai. Penso
che star li tutto il mese prossimo.
In realt Nathaniel era stato li anche tutto il mese passato,
e quello precedente, e quello prima ancora. Era essenziale
conservare un'immagine energica gi a casa, dove persino
i medici di professione gli dicevano che era nel fiore degli
anni. Ma aveva qualcosa di sadico farlo davanti a Victor,
che passava i suoi giorni ingrati a consumarsi gli occhi su un
sito web. Nathaniel mise un piede sul tavolo.
- Che scarpe! Dove le hai prese?
- A Silver Lake -. Nathaniel rivolse loro una breve occhiata.
- Beh, dov' la nostra buffa fatina? E tu com' che
sei senza calzini?
- Kezia? Abbiamo scambiato s e no due parole.
- Ma se vi ho visto chiacchierare insieme, dieci minuti fa.
- Kezia e Caroline chiacchieravano. Io ero solo un testimone.
- Toh Nathaniel si frug in tasca finch non tir fuori
una pillola blu.
- Contro la disfunzione erettile?
- Ti prego -. Nathaniel pos la pillola accanto alla vodka soda.
-  Klonopin, un ansiolitico. Me l'ha dato Sam.
- Tu non lo vuoi? - Victor sfior la pillola.
- Non sono il tipo che s'impasticca.
- Ma vivi a L. A.
-  per questo che so di essere uno che non s'impasticca.
Victor si mise la pillola sulla lingua e butt indietro la testa.
- Cazzo -. Nathaniel si appoggi allo schienale. - Guarda
questo matrimonio. Non hai che da scegliere. Posso celebrare
le tue nozze legali praticamente con chiunque sia qui.
Posso sposarti, per dire, con Sam.
- Non voglio fare la luna di miele in un mare di peti.
- Con Olivia.
- Mafia venezuelana.
- Allora con Emily.
Victor gli lanci un'occhiataccia.
- Okay, okay. Che ne dici della zia di Caroline... o  lo
zio? E femmina? O  maschio? Ma perch infognarci con simili
preoccupazioni quando potresti essere gi l a consumare
il tuo atto d'amore con quella leggiadra creatura e il suo
spazioso deretano?
Victor rise, una risata vera che ricord a Nathaniel come
non ci fossero solo le sabbie mobili.
- Non riesco a capire se sei l'uomo pi brillante di Hollywood
o il pi scemo di tutta l'America.
Per un attimo la folla si dirad permettendo a entrambi
di scorgere Kezia senza pi ostacoli. Eccola l che chiacchierava
con Judson, l'amico di Felix, e rideva delle sue battute.
Nathaniel sent che Victor lo guardava aspettando la sua reazione,
ma rest imperturbabile. Victor aveva sempre diffidato
di lui quando c'era di mezzo Kezia. Ma non c'era motivo.
Lei era la debolezza di Victor, non la sua.
- S, capisco -. Nathaniel si rutt nella mano chiusa a pugno.
- Posso sposarti anche con lei. Se ti senti pi portato
per le scassacazzi formato tascabile.
Victor aveva ancora gli occhi fissi su Kezia. Nathaniel
estrasse una fiaschetta di metallo dalla tasca interna della giacca,
diede una gran sorsata e la pass a Victor il quale, senza
dire una parola, trangugi l'equivalente di due bicchierini in
un colpo solo. Prima di parlare Nathaniel aspett che l'alcol
superasse senza problemi l'esofago di Victor.
- Kezia non  neanche divertente. Tu e io questo lo sappiamo.
- Vero, - ammise Victor.
Nathaniel fece schioccare le dita e Victor gli restitu la
fiaschetta.
 Note.
1. Dude Move: letteralmente, mossa da ragazzi; Dick Move: letteralmente, mossa del
cavolo, espressione gergale giovanile per indicare qualsiasi azione o comportamento maschile
sgradevole [N.d. T.].


Capitolo undicesimo.
Victor.

- Buonasera, signore, - proruppe Felix.
Victor era intento a scrutarsi le scarpe dal fondo del bicchiere.
La voce di Felix risult stranamente tonante, la durezza
del tedesco e il ritmo dello spagnolo legati insieme e
trascinati sulla ghiaia.
Felix aveva preso il tedesco dalla madre, Johanna, la quale
poco prima era arrivata da Victor tutta trafelata, col suo
tailleur pantalone color perla, dicendosi dispiaciutissima che
non fosse riuscito a venire alla cena prenuziale, ignara del
fatto che nessuno ce lo aveva invitato. Lo spagnolo Felix lo
aveva preso dal padre, Diego Castillo, un magnate del settore
immobiliare che negli anni Settanta era diventato un
attivista politico ed era morto di recente per un attacco di
cuore. Diego Castillo ai suoi tempi aveva organizzato numerose
manifestazioni anticastriste, da una delle quali era uscito
con un piede schiacciato cos malamente che aveva perso
un dito. Sul retro del programma delle nozze c'era una foto
dei coniugi Castillo: un Diego baffuto seduto con Johanna
sulle ginocchia, il solco fra i seni di lei al centro di un'esigua
canotta scollata e, appeso con una puntina sulla parete alle
loro spalle, il calendario promozionale di una lavanderia a
secco. E maggio nella foto ed  maggio anche qui nel mondo,
pens Victor, chiedendosi se la coincidenza fosse voluta.
- Splendido matrimonio -. Felix tocc il bicchiere di
Victor col suo, rivolgendo la punta della sigaretta verso il
basso per proteggerla dalle grasse gocce di pioggia.
Felix e Caroline erano cresciuti in famiglie ligie alla compartimentazione,
con il tennis alle due e il t alle quattro. Loro
due, pi che soffermarsi sulle cose, le riassumevano. Erano
stati cos anche all'universit. Victor aveva percepito questo
genere di consapevolezza in Caroline, era come se stesse scrivendo
fra s e s la propria storia: Questo  il momento in cui
devo creare dei ricordi pazzeschi con i miei amici. Poi, da qui a
qualche ora, smetter di sballarmi, scender dal mobile su cui
comunque non avrei dovuto salire, e perder i sensi.
- Congratulazioni, amico, - disse Victor, che cominciava
a sentire le cose circondate da una specie di cornice di ovatta.
- Grazie, grazie mille. Non me la sono cavata male, eh?
Ma sai una cosa? - continu Felix, ingollando met del suo
drink. - Son tutte stronzate.
Lo disse senza nemmeno un filo di snobismo. Sembrava
pi il modo in cui Victor poteva finire senza averne voglia
qualche grassa pietanza di un ristorante cinese solo perch
l'aveva pagata.
- Allora, che fai di bello adesso?
- Sono qui al tuo matrimonio -. Victor si controll il polso
che era nudo.
- Ho una bottiglia di Macallan in camera mia, ma non
posso allontanarmi o lei mi ammazza.
Caroline zigzagava sotto il tendone in una frenesia di baci
accennati, rivolti all'aria.
-  uno scotch invecchiato cinquant'anni, - aggiunse Felix.
- Okay, dimmi la strada.
- Entrata della cucina, scale, ponte, svolta a destra, un
lungo corridoio, la mia camera la riconosci, ha l'aria di essere
quella in cui sono cresciuto.
Victor annu e lo ringrazi, anche se i ringraziamenti sembravano
fuori luogo.  che Victor sapeva riconoscere, quando
era in mezzo alla gente, la differenza fra sentirsi dire pussa
via e vedersi offrire l'occasione di avere un attimo di pace.
Si avvi, superando una cabina fotografica dietro la cui tenda
vide sprazzi di gambe e mocassini. In terra ciuffi di piume
zuppe cadute dai boa.
Victor s'era fatto una mezza idea della struttura della casa.
Individu il ponte, sospeso su una piscina coperta, da cui
sbuc davanti a un manifesto pubblicitario degli anni Venti,
grande dal pavimento al soffitto, che reclamizzava Miami
come meta turistica. Sul cartellone era raffigurata una donna
che si crogiolava sulla spiaggia: la luce dorata del sole allunga
i tuoi anni D'oro! Percorse il corridoio camminando
lungo il bordo della guida e mentre passava toccava le maniglie
delle porte, lasciando che l'elettricit statica si accumulasse
fino a sentire la scossa. Finalmente scorse l'angolo di
un letto e spinse il battente.
Le pareti erano dipinte a strisce dorate. Il letto, rifatto con
perfezione militaresca, era coperto di piccoli cuscini dorati.
Questa non era la camera in cui era cresciuto Felix. Questa
era la camera di sua madre.
Victor gir i tacchi puntando verso la porta, etilicamente
divertito da se stesso. Poi si ferm di botto, colpito da qualcosa
che sembrava fuori posto.
Il com di Johanna, antico e scuro, metteva clamorosamente
in risalto quanto fosse nuovo tutto il resto della casa.
Sembrava un forziere. Victor era stato cos accecato dall'opulenza
generale da non darsi la pena di classificarla. Nell'ingresso,
per esempio, c'era la statua di un pavone in fibra ottica.
Questo com non c'entrava niente. Fissato sul retro c'era
uno specchio tondo dentro una cornice di rose di legno. Il
legno era pieno di rigature e consumato ai bordi; delle rigide
fettucce marroni sgorgavano ai piedi dello specchio e scorrevano
sulla superficie del com.
Victor pos il bicchiere vuoto sul pavimento. Sul piano
del mobile c'erano delle foto incorniciate, alcune a colori,
in cui si vedeva della gente che si rilassava su questa o quella
barca; altre in bianco e nero, dove la gente si rilassava in
questo o quel salotto. In una fotografia color seppia c'era
Diego Castillo che teneva sotto un braccio una pistola mitragliatrice,
e sotto l'altro un maialino.
- Certo: Uzi e maialini. Normalissimo, - mormor Victor.
Un'altra foto: Johanna, Diego e un minuscolo Felix alle
Hawaii a piedi nudi su una scogliera vulcanica, dietro di loro
un cielo senza nubi; Felix  rintanato fra le cosce della madre
e piange alla vista di un infelice pesce palla. Un'altra foto:
Johanna bambina, con un piede su una sedia da bistr intrecciata,
si tira su un calzettone e sorride timidamente alla persona
dietro l'obiettivo. Gi allora quelle erano gambe serie.
Sotto le foto c'era una miriade di piccoli cassetti, il mobile
avrebbe potuto benissimo fungere da schedario. In una
conchiglia di madreperla, un mucchietto di chiavi d'argento.
Victor tocc le serrature corrispondenti e spinse il dito dentro
una di esse fino a farsi venire il segno.
Un gatto abissino uscito da chiss dove salt sul com.
- Cazzo! - esclam Victor.
Il gatto miagol, un buon punto di partenza per una conversazione.
- Posso fare qualcosa per te?
Il gatto annus gli oggetti sul com, controllando che nulla
fosse stato alterato, strofinando il muso contro gli spigoli dal
mento alla guancia. Annus Victor, mandando avanti i baffi
come emissari vibranti prima di caricare a testa bassa contro
la sua mano. Victor starnut e prese mentalmente l'appunto
di non mettersi le dita negli occhi. Il gatto si gir, facendo
traballare il mobile con un sordo cigolio ambrato, e la conchiglia
che conteneva le chiavi cadde per terra.
- Sei peggio di un cane da guardia.
Victor raccolse le chiavi. Si disse che il premio per tollerare
la bestiola che defecava in una cassetta e gli provocava
l'orticaria consisteva nel tentare una toppa a caso. Dai graffi
attorno alle serrature si capiva che non era il primo a provarci.
Ma niente da fare.
Tolse il tappo di cristallo a una caraffa (il tappo assomigliava
al supporto di una pallina da golf), ne annus il contenuto
e l'aggiunse a quello che aveva gi nel bicchiere, qualsiasi
cosa fosse.
Poi dalla finestra aperta gli arrivarono delle voci. Controll
l'ora sul suo cellulare morente. Il primo pullman per tornare
in citt, secondo le informazioni ricevute quando avevano
ancora tutti le cravatte ben annodate, sarebbe partito
a mezzanotte in punto e il secondo solo alle due. Victor si
tolse la giacca e ci si appoggi sopra come fosse un bracciolo.
Sent pi che altro due donne che si lamentavano per il dolore
ai piedi intanto che aspettavano di salire sul pullman, ma
una lama di familiari risate fendette quello scambio di battute.
Scost la tenda. Kezia. Kezia scossa da attacchi di risa
isteriche provocate dalle facezie sottoalfabetizzate di un oco
giulivo che rispondeva al nome di Judson.
-  assurdo, perch avresti dovuto? - Kezia aveva il viso
come accartocciato.
- Lo so! - Judson si ferm per piegarsi in due. - Non ha
senso!
Cos' che non ha senso?
- Dov' la logica?
Buona domanda.
- Molto buffo.
Altroch.
- Molto buffo, sul serio.
Buffo? Sul serio?
- S, - convenne Judson, -  stato sul serio molto buffo.
Oh, fanculo tutti quanti.
Victor si sedette sul letto di Johanna, arrotol la giacca
per farne un cuscino e si sdrai di schiena. Svuot i polmoni.
Quando il gatto salt sul letto, Victor lo cacci via. Il gatto
ci riprov e stavolta occup la posizione pi velocemente di
prima. Dovrei tornare gi, pens Victor. Ma a quel punto
Felix doveva senz'altro essersi dimenticato della commissione.
Lui aveva una sposa, i soldi, un lavoro, degli scopi ben
definiti, una madre che per lui non era un problema, della
gente che gli portava da bere. Victor batteva le palpebre facendo
a turno col gatto.
- Ma. Quante. Palpebre -. La propria voce gli parve curiosa,
distante.
Si pos le mani sul petto e si tolse gli occhiali. Il centro
di comando dentro il cervello ordin alle sue dita di fare un
rapido arpeggio, per controllare di non essere paralizzato. Le
palpebre gli caddero gi di colpo, come se qualcuno avesse
dato loro un calcio da dietro.

 Capitolo dodicesimo.
Kezia.

Quando Kezia e Judson arrivarono in albergo il cielo ormai
si era rasserenato. Erano uscite le stelle. Niente ammassi
caotici ma costellazioni ben visibili. Judson gesticol verso
l'alto e per poco non inciamp contro il marciapiede.
- Beh, non si pu dire che sia la veduta pi brutta del
mondo -. Le mise un braccio attorno.
- Quella  la Cintura di Orione, - disse lei, - e quello 
il Cigno.
- Arcigno?
- Eddai! Il Cigno  una parte della Via Lattea.
- La Via Lattea  divisa in parti?
- S, come l'oceano in settori. Ogni stella sta in una determinata
nebulosa. Proprio come alcune specie animali stanno,
che so, solo in Australia. Per esempio gli squali, le caravelle
portoghesi...
Kezia si rendeva conto dell'immagine che stava dando di
s, ma l'idea di tapparsi la bocca a beneficio dell'ego maschile
le faceva venire voglia di bruciare il reggiseno. Bench il prezzo
di quello che indossava al momento ne sconsigliasse un uso
protestatario: 50 dollari in saldo.
- O sono spagnole? Hai presente, no, quelle specie di meduse
che non sono meduse...
- Ecco, in realt... non so nemmeno di che parli.
Lei stava per fare sesso con questa persona. Erano sei
mesi. Aveva cominciato a temere di andare incontro a quel
genere di disperazione che induce le anziane signore a uno
stato orgasmico quando fanno lo shampoo dal parrucchiere.
- Tante meduse insieme formano un banco! - Questo lo
disse quasi gridando.
Un taxi accost e fece scendere un gruppo di ragazzi dagli
abiti attillati, appena usciti da un locale e pronti per il secondo
atto della loro serata nel bar del roof garden.
Judson le prese una mano e tir, costringendola a trottargli
dietro. Si stiparono nel triangolo della porta girevole,
strascicando i piedi in tandem.
- Bene, bene -. Judson si gratt la nuca.
Lei si sfreg un piede contro la caviglia. Dalla sommit
dell'atrio scendevano dei rivoli di stoffa bianca, sembravano
dei gonfaloni medievali senza stemma. Finalmente, attraversando
la sala dal pavimento di linoleum, raggiunsero il breve
corridoio degli ascensori; Kezia premette il pulsante e subito
dopo di lei lo premette anche Judson. Le torn in mente
il bottone per l'attraversamento pedonale all'aeroporto. La
vita era solo ci che intercorreva fra un pulsante e l'altro?
- A che piano stai? - le domand.
- Al terzo. E tu?
- Al sesto, - rispose lui. - Si vede che gli sto pi simpatico
di te.
Judson premette il sei e solo quello. Due cuori e un pulsante.
Una volta arrivati nella camera di lui, una camera che in
un modo o nell'altro aveva gi l'odore di Judson nonostante
l'avesse occupata per cos poco tempo, Kezia si scus e si ritir
nella toilette, per spalmarsi la crema idratante sulle cosce
e le ascelle. La crema dell'albergo praticamente aveva un
aroma di maionese. Quando torn di l, lui era seduto sul
letto e giocherellava col telecomando.
- Su questi tasti dovrebbe esserci scritto soltanto porno.
- Lo so, okay? - disse lei, anche se non era cos.
Perch la tiv era spenta e premendo i pulsanti non succedeva
niente.
- Va bene -. Kezia batt le mani. - Ora mi spoglio.
Lui la guard come se irradiasse luce.
Lei lasci cadere il vestito a terra, come un fossato blu
attorno ai piedi. Si slacci il reggiseno, si sfil le mutandine
e rest ferma l. Lui cominci dalla cinta, poi si tolse la
giacca. La baci e non smisero di scambiarsi baci neanche
mentre cercavano a tastoni l'interruttore della luce. Appena
furono a letto nella mente le balenarono pensieri insensati.
Sotto le coltri o sopra? In un letto civile la questione
sarebbe apparsa inessenziale, ma dovevi essere un amatore
del sollevamento pesi per tirar via le lenzuola in questi letti
d'albergo. Si accovacci sopra Judson. Lui si tolse le mutande
con stupefacente rapidit, sollevando l'elastico sopra
il pene a uncino.
- Che roba ? - Kezia si tir su a sedere.
Persino nella semioscurit riusciva a vedere che c'era qualcosa
di sbagliato tra i fianchi e il pube di Judson. Lui abbass
lo sguardo preoccupato, in allarme per le sue turgidezze.
- Ah, quello? E un tatuaggio.
- Ma cosa rappresenta? Sono le piramidi? O forse  il
Louvre? No, non pu essere...
Si pieg in avanti, momentaneamente incurante del pisello che le ondeggiava vicino alla faccia.
-  la Fortezza della Solitudine.
- Hai un tatuaggio che rappresenta una cosa fatta di cristalli
trasparenti?
-  il posto dove Superman va a pensare.
- Questo lo so -. Kezia raddrizz il busto. - Ho sempre
pensato che andare in terapia per lui sarebbe stato molto pi
pratico.
- Hai ragione -. I muscoli della pancia gli vibravano.
Ricominci a baciarla, manifestando un tipo di intensit
che Kezia riconobbe. Gli uomini fanno clic, passano attraverso
vari stadi. Le donne sono pi costanti. Qualsiasi fosse stato
il livello di intensit erotica provato al momento dell'incontro,
restano ferme li per circa dodici ore. Pi o meno quanto
un antistaminico.
- C' qualcosa che non va? - Judson si ritrasse, la testa
gli affond nel cuscino.
- Oh, mio Dio Kezia si copr il viso con entrambe le
mani e parl tra le dita, la voce come una torcia elettrica.
- Questa  la mia imbeccata? Adesso dovrei dire: No,
va tutto bene, giusto?
- Davvero va tutto bene? Non devi fare niente che non
ti vada.
- Ah! Kezia smont da Judson, sdraiandosi a pancia sotto.
- Non dire cos, ti prego.
Se quello fosse stato vero, Kezia avrebbe dovuto escludere
il 99 per cento delle sue attivit quotidiane.
-  tutto okay, - fece Judson accarezzandole la schiena,
deciso a mostrare di pensarlo davvero.
-  solo che mi sento strana. Questa situazione  un po'
strana, no? Ci siamo appena conosciuti.
Lui ferm la mano. - Uhm, secondo me dipende da cosa
intendi per strano. Su, di, vediamo come ti senti pi
tardi.
Le dispiaceva un po' per lui. Judson credeva che questo
puritanesimo fosse un fatto temporaneo. Ma una volta imboccato
il sentiero dell'incertezza, era difficile per Kezia tornare
indietro. Meredith e Michael ci avevano visto giusto:
aveva effettivamente incontrato uno scapolo figo al matrimonio,
che per avrebbe fatto meglio a scegliere Marlene, la
damigella d'onore che aveva compiuto la magia di annodare
il picciolo di una ciliegia con la lingua.
I corpi cambiarono posizione, i cuscini furono riallineati.
Tempo pochi minuti e Judson dormiva. Stufa di fissare il
soffitto, Kezia si alz dal letto. Al buio tolse il sigillo di carta
a un bicchiere, si vers un po' d'acqua e usc in balcone,
nuda. I capelli le svolazzarono da tutte le parti. Si protese
dalla ringhiera, guardando oltre la pendenza delle tette rincalcate.
La piscina era incorniciata da strisce di pavimentazione
vivacemente illuminata. L'albergo era a forma di ferro
di cavallo e cerc d'individuare il proprio balcone, chiedendosi
se ci avrebbe visto affacciato Victor, anche lui insonne.
Poi svuot il bicchiere e rientr.
Judson era sdraiato sulla schiena e russava piano. Si svegli
appena appena, l'abbracci a cucchiaino e cominci a
darle sul collo dei baci pungenti. Forse pi tardi era adesso?
- Conosci qualche indovinello? - Gli prese una mano e
se la pos sul mento.
Judson tir indietro il braccio.
Poi si sfreg gli occhi, quasi cercando di schiacciarli uno
contro l'altro.
- L'unico che conosco  quello che sanno tutti, - rispose.
- Sid e Nancy sono morti, circondati dall'acqua e dal vetro.
Chi sono?
Kezia si gir per guardarlo. - Beh, non  mica un indovinello.
- Ma s che lo . Sid e Nancy sono due pesci.
- No, Sid e Nancy sono due persone reali. Sid Vicious
uccise Nancy Spungen con numerose coltellate e la boccia
 il Chelsea Hotel di New York. Poi mor anche Sid. Fine
dell'indovinello, inizio di un dato di fatto.
- Sono due pesci Judson sospir. - Due pesciolini rossi:
Sid e Nancy.
- Allora ti consiglio di cambiare loro il nome, quando racconti
alla gente questo indovinello.
- Ah, s? E perch? - domand lui in tono non del tutto
gentile.
- Perch Sid e Nancy confondono le idee.
- D'accordo. Allora li chiamer Bonnie e Clyde.
Kezia si tolse la soddisfazione di lanciargli un'occhiataccia
nel buio. Immaginava perfettamente come Judson avrebbe
potuto raccontare la storia di questa serata. Appena le cose
hanno cominciato a girare come si deve e la situazione si
 fatta divertente, 'sta tipa che fa? Stacca la spina e decide
che dobbiamo metterci a fare i giochi dei bambini. Si dava
il caso per che a lei non gliene fregasse niente di quello che
pensava lui. Voleva solo tirare le cose per le lunghe finch
non s'addormentavano per lo sfinimento.
- Okay -. Kezia si mise su un fianco, il gomito sotto la
testa. - Bene, ascolta. C' un uomo steso in terra vicino a
una roccia.  morto...
Come tutti gli indovinelli, anche questo risultava pi interessante
per chi lo poneva che per chi doveva rispondere,
ma a lei piaceva osservare quale direzione prendevano i pensieri
altrui. Era come guardare qualcuno che cerca di calcolare
l'entit di una mancia.
- Di,  divertente, vedrai, - ment lei. - E voglio darti
subito un indizio: la risposta c'entra con qualcosa di cui abbiamo
parlato stasera.
- Quando ognuno di noi ha raccontato come ha perso la
verginit?
- No, dopo.
- Quando abbiamo parlato della depilazione della zona
bikini?
- Non  con me che ne hai parlato.
- Okay. Rinuncio. Avanti, spara.
- Allora, c' un uomo morto vicino a una roccia. Chi  e
com' morto?
Judson la scrut in faccia, cercando di capire se al termine
di questa strada lastricata di assurdit avrebbe trovato o
no del sesso ad attenderlo.
- L'uomo  stato assassinato?
- S e no.
- Parti gi con un s e no?
- Non voglio farti prendere una direzione sbagliata.
- L'uomo  anziano?
- Buona domanda. No, non  anziano.
- La roccia gli  caduta addosso?
- No.
- L'uomo ha provocato la roccia?
- Mmh, no.
- La roccia  viva?
- Perch una roccia dovrebbe essere viva?
- Perch Sid e Nancy sono due pesci rossi, ecco perch,
- sbott lui. - Che vuoi che ne sappia?
Si gratt minuziosamente sotto le lenzuola.
- L'uomo  una persona reale?
- No! - Kezia per l'eccitazione gli diede una pacca sul
braccio. - Ottima domanda.
- Qualcuno gli ha sparato?
- No.
- La roccia gli  caduta addosso?
- Questo me l'hai gi chiesto.
- L'uomo  un falegname o un saldatore?
- N l'uno n l'altro.
-  Ges?
- Non  un falegname e non  stato crocifisso.
- Comunque  stato ucciso dagli ebrei?
- Ma che razza di domande fai?
- Okay, d'accordo... La roccia  un Transformer?
- No.
- La roccia  molto grossa?
- La cosa  irrilevante.
- L'uomo si  ferito con la roccia?
- No.
- L'uomo  famoso?
- S.
-  famoso per via della roccia?
- S e no.
- Mi arrendo.
- Ma ci sei quasi! Pensa agli elementi dell'indovinello.
Un uomo. Morto. Vicino a una roccia. Chi ? Com' morto?
-  una persona reale?
- Me l'hai gi chiesto.
-  dura tenere subito tutto a mente. L'uomo sta dormendo?
-  morto. Questo  uno dei tre elementi con cui dobbiamo
lavorare.
- L'uomo  in un deserto?
- Irrilevante. Comunque no.
- L'uomo ha ucciso qualcuno?
- Concentrati sull'altro termine.
- Cio?
- Cio smettila di fare domande sull'uomo.
- Ah. La roccia  preziosa?
- Per certe persone s.
- Per quali persone?
- Questa domanda non vale, non prevede come risposta
un s o un no.
- Okay. Non potresti darmi un aiutino?
- Te l'ho gi dato all'inizio. Nessuno dovrebbe poter risolvere
questo indovinello meglio di te.
- Perch l'uomo ha l'uccello molto grosso?
- S, questo  sicuro.
- La roccia  aguzza?
- Irrilevante.
- La roccia ha strangolato l'uomo?
- Smettila di fare domande a vanvera.
- L'uomo  morto perch si  strafatto di roccia?
- Ma che cavolo dici?
-  semplice Le accarezz i capelli, il primo gesto non
artificioso da che si erano incontrati. - Se quella fosse una
roccia di coca...
- No, la cocaina non c'entra.
- Ho mai sentito parlare di quest'uomo?
- Eccellente domanda. La risposta : s.
- Ho mai sentito parlare di questa roccia?
- S.
- L'uomo  allergico alla roccia?
- Beh, s.
- La roccia viene da un altro pianeta?
- S!
- L'uomo  Superman e la roccia  kryptonite?
- S, S, S!
Kezia di slancio gli torn sopra a cavalcioni, il sollievo per
la conclusione dell'indovinello stava inaspettatamente funzionando
da afrodisiaco. Premette le palme delle mani sul torace
di Judson e si avvit all'ingi, come un tappo di sicurezza.
Lui le fece correre le mani sulle cosce e la pancia, che lei aveva
gi tirato in dentro e che adesso risucchi ulteriormente.
- Hai un'ossatura cos delicata, - osserv Judson.
Fra le cosce Kezia avvert una contrazione involontaria.
Lui le tolse le mani dal ventre e gliele pos esattamente sul
seno. Lei chiuse gli occhi e si appoggi al matrasso, chiudendo
Judson fra le braccia come in una cornice. Ecco, cos era
perfetto. Doveva solo stare attenta a non toccare la chioma
di Judson appesantita dalla lacca e a non farlo parlare. Sent
un rilassamento pervaderle il corpo. Si protese per un bacio,
ma Judson apr la bocca, inspir bruscamente e disse:
- Superman non muore per la kryptonite.
- Eh?
- L'indovinello dovrebbe dire cos: C' un uomo che si
sente male,  in terra, vicino a una roccia. Chi  e perch 
cos sofferente?
Lei continu a baciarlo. - S, ma la gente non  mai malata
negli indovinelli. Non funziona cos nell'universo degli
indovinelli.
Le contrazioni involontarie si erano trasformate in un
involontario umidore. Prese una mano di Judson, voleva farglielo
sentire. Ma lui fece resistenza.
- E come funziona, allora?
- Io... La gente magari si impicca a uno spuntone di ghiaccio
secco o viene uccisa con un'arma da fuoco durante una
partita a carte.
- Beh?
- Beh, non  che voglio spaccare il capello in quattro. 
solo che gli indovinelli sono molto in bianco e nero. Bianco,
nero, e tutto letto, non so se mi spiego.
- No, questa non la capisco.
-  il giornale, no? Il giornale  bianco e nero e si pu
leggerlo tutto.
Gli accarezz il petto ma Judson, ignaro della piega biologica
degli avvenimenti, si incapon. L'indovinello era fuorviante.
Proprio come la serata. Kezia poteva leggergli la mente:
Judson aveva voluto una cosa sola e cio spassarsela al
matrimonio di Caroline e Felix, prendere di sicuro una bella
sbronza, e forse farsi una scopata. E adesso stava pensando:
Avrei dovuto andare via con Miss Picciolo di Ciliegia.
S, Judson, avresti dovuto farlo. Ecco un altro indovinello:
Chi ti porti in camera in albergo? La strana, scialba ragazza
col vestito chemisier o quella con una farfalla tatuata all'attaccatura
delle chiappe, sullo stesso parallelo dell'ombelico?
Ma con gli indovinelli la questione  tutta qua: col senno
di poi le risposte non sembrano mai ovvie, le domande s.
 
Capitolo tredicesimo.
Victor.

Nel sonno Victor non si era mosso di un centimetro. Si
svegli udendo quello che sembrava il rumore dell'oceano
emesso da uno di quegli apparecchi che riproducono i suoni
della natura. Le onde del mattino erano fiacche, venivano
dal lato opposto della casa, ed erano punteggiate dalle roche
intromissioni degli uccelli tropicali. La giacca era madida e
fredda di bava. Il gatto era sparito, rimpiazzato da un sibilo
nei polmoni. Si tir su, esaminando la stanza in cerca di qualche
congegno che gli dicesse l'ora. Invece trov Johanna, la
madre di Felix, seduta accanto a s.
- Oh, merda -. A tentoni si mise in cerca degli occhiali.
- Viene qui spesso? - disse lei, divertita dalla propria battuta.
Victor trasal, lanciando un'occhiata in basso per assicurarsi
che la lampo fosse chiusa e che non avesse esposto senza
volere le pudende. Spesso si svegliava con una mano sull'inguine.
Scivolava in quella posizione durante la notte come
un cane che cerca il calduccio.
- Ecco -. Johanna gli porse gli occhiali.
Si era cambiata, ora indossava un paio di jeans e una camicia
bianca con le balze davanti. I gioielli da madre dello
sposo erano stati riposti e sostituiti da una catena d'oro
che scompariva nel suo materno dcollet. Sembrava una
donna di quelle che vedi fare la spesa al supermercato senza
supporre che rincasare per lei significhi tornare qui. Quando
Johanna diede uno schiaffo a Victor sulla guancia, come
fece e con una certa durezza, lui pot vedere quanto fosse
flaccida la pelle lungo il bordo del reggiseno.
- Animo!
- Son desolato, Mrs Castillo.
- Si  divertito ieri sera?
Lo mise in imbarazzo vedere una donna anziana appoggiarsi
alla testiera e domandargli se si era divertito. Un tempo
in questo letto Johanna aveva scambiato effusioni con un
irsuto cubano. Victor guard fuori dalla finestra. Possibile
che Kezia fosse veramente andata via con quella bomboletta
ambulante di lacca per i capelli?
- Lei  un ragazzo un po' bislacco.
- Ma non lo faccio apposta.
- Ha molti amici?
- Questa  una domanda personale -. Victor si pul gli occhiali
con la camicia.
- No, non lo sarebbe se lei avesse molti amici.
Victor intuiva che Johanna stava cercando di ricordare il
dossier che sicuramente Caroline le aveva passato. Nathaniel
era quello che avrebbe officiato al matrimonio di suo figlio.
Paul, quello che avrebbe parlato solo di finanza e di arredamento.
Sicch chi era il simpatico fessacchiotto, Victor o
Sam? Johanna aveva creduto che fosse Victor. Adesso capiva
di essersi sbagliata.
- Potrei chiamare un taxi per tornare in albergo, - propose
lui.
- S, certo, - disse lei, ridendo, - ma il taxi qui non ci viene.
Comunque non c' problema. Si riposi. Ci chiedevamo
solo se dovessimo svegliarla o no.
- Vi chiedevate?
- Con Felix e la sua sposina. Hanno dormito nella stanza
dei ragazzi.
-  quella con il gabinetto in una cabina di legno separata
dal bagno?
Victor aveva avuto un attacco di diarrea nella camera da
letto dei novelli sposi? Un classico.
- Fra un'ora andiamo tutti a tavola per il brunch -. Johanna
guard l'orologio che aveva al polso. - Secondo Caroline, avrei
dovuto buttarla fuori a calci, - gli confid, - ma a me non dispiace
dormire in una delle stanze degli ospiti. Non ho bisogno
di coricarmi in un posto specifico. Questa casa  cos grande.
A volte mi piace cambiare camera. Mi piace svegliarmi sotto
un soffitto diverso.
Johanna si perse nei suoi pensieri, osservando la foto del
povero marito con Wilbur sotto il braccio. Che bel maialino.
Victor si accorse di augurarsi qualcosa di molto egoistico:
amare una persona cos a lungo che, quando moriva, lui
sarebbe stato il destinatario principale delle condoglianze.
-  bello fare dei piccoli cambiamenti, - continu Johanna.
- Prenda il gatto. Lui pu dire: Ho avuto una giornata cos intensa!
Ho mangiato una scatoletta al pesce e mi sono svegliato
su una pila di panni da lavare!
Gli piaceva l'idea dei capelli di Johanna che frusciavano
ogni notte contro una superficie diversa, l'idea di lei che scorrazzava
marcando la propria casa con i pisolini.
- Come che sia -.Johanna si esamin uno dei bottoni. - Sono
contenta che lei sia stato bene.  solo che si vorrebbe offrire
a un figlio qualcosa che non dimenticher.
- Tolto un trauma da impatto, non vedo come lui o lei
potrebbero mai dimenticarlo.
- Che c'entra il trauma da impatto?
- Voglio dire che di sicuro gli rester piantato nella testa.
Entrambi ricorderanno per sempre il giorno del loro matrimonio.
- Ah.  buffo. La memoria  una cosa buffa, sa? Ricordo
Felix in quella foto, li, quella col pesce palla, e ricordo
che pensai: Sar questa la prima giornata che gli rester impressa
nella memoria? Sar questa la sua prima esperienza
formativa?
- Felix  riuscito molto bene.
- Qual  il suo primo ricordo?
A Victor non veniva in mente nulla. Non era abituato a
sentirsi rivolgere domande cos dirette su se stesso. Certo non
gliele avevano rivolte i suoi famigliari, che erano per loro natura
poco portati alla riflessione, n tanto meno i suoi amici, i
quali sembravano intuire che Victor anche senza sollecitazioni
era gi sufficientemente portato alla riflessione.
- Dovrebbe usare la doccia che abbiamo fuori -. Johanna
salt su dal letto con sorprendente agilit.
- Far la doccia in albergo, - rispose lui, anche se non era
del tutto sicuro di questa possibilit: l'ultima volta che aveva
provato a entrarci, il bagno era chiuso a chiave.
- Legno di cedro e un pavimento di pietra, - disse lei,
chiudendo con ci l'argomento.
I ricchi avevano un debole per le docce all'aperto. Sentivano
il bisogno di riconnettersi alla natura. Victor, che spesso
aveva il problema degli scarafaggi in casa, sapeva quanto
questo non sia affatto necessario. Puoi anche non fare niente,
tanto ci pensa la natura a riconnettersi con te. Solo le persone
sicure che i loro momenti duri sono falsi, e quelli comodi
sono veri, possono godere stando a piedi nudi su una pietra
ad armeggiare con dei rubinetti arrugginiti.
Victor si alz in piedi e Johanna rest impietrita a guardare
qualcosa dietro di lui. Si gir, segu la traiettoria dello
sguardo di lei, e si ritrovarono a fissare insieme il copriletto
sulla cui stoffa luccicava una chiave d'argento. Victor aveva
dimenticato di riporla nella conchiglia e ci aveva dormito sopra.
- Come Principessa sul Pisello lei non sarebbe granch -.
Johanna si affrett ad agguantare la chiave. - E riuscito ad
aprire qualche cassetto con questa?
- Io... io... ci stavo solo giocherellando, poi ho come perso
conoscenza, - disse, vergognandosi. - Mi scusi.
- Lei stava curiosando. Non si dovrebbe ficcanasare, - disse
lei con tono secco.
- A meno di non fare tutto come si deve.
Johanna pos la chiave nella conchiglia e si avvicin al
fianco del com. A Victor non era venuto in mente di accedere
ai cassetti lateralmente, ma era proprio quello il trucco.
Johanna cerc a tastoni una giuntura nel legno, facendo
scorrere le unghie lungo una crepa. Trovato il punto giusto,
estrasse la collana dalla camicetta rivelando la piccola chiave
d'oro che vi era appesa.
- Questa ce l'ho sempre addosso.
Victor cerc di non immaginare il tepore di quella chiave.
Johanna sfior i cassetti davanti, toccandoli uno dopo l'altro
come se suonasse una chitarra. - Sono solo per bellezza.
Johanna scosse il com, inclinandolo in modo che Victor
sentisse che i cassetti scricchiolavano all'unisono. Non erano
elementi separati, quello era solo un pannello unico con una
colonna di finti cassetti, come sotto il lavello della cucina
a casa di Victor. Johanna si addoss con la schiena alla parete
e sfil dal fianco del mobile una lunga scatola di metallo, tirandola
a s fino a farsela quasi entrare nella pancia. Poi fece
cenno a Victor di avvicinarsi a dare un'occhiata.
- Non c' ragione perch mi mostri cosa c' l dentro,
- disse Victor.
Era probabile che Johanna stesse facendo una gran scena
per niente. Come quando il nonno da bambino gli allungava
cinque dollari raccomandandogli di non spenderli tutti insieme.
- Meglio evitare, dice? Lei  un ladro, forse?
- Vorrei solo che non pensasse che stessi curiosando fra
le sue cose.
- Ma lei stava curiosando fra le mie cose.
Johanna apr la scatola di metallo con la chiave che pendeva
dalla collana, come un uomo d'affari la cui cravatta si
impigli nella distruggidocumenti dell'ufficio. Victor non sapeva
cosa aspettarsi. Lingotti d'oro? Sigari rari? Passaporti
di dodici nazioni diverse, tutti con la foto di Johanna? Lei
apr un portagioie nero di satin facendo girare il coperchio
sui suoi minuscoli cardini.
Victor non era un tipo da gioielli. Come maschio eterosessuale
il suo interesse per i monili si limitava ai piercing presenti
su un corpo femminile e al confuso terrore di dovere
un giorno sacrificare due mesi di stipendio per comprare un
anello di fidanzamento. Non era cieco, per. Nel portagioie
c'erano collane e ciondoli, fili di perle che avevano l'aria di
essere stati acquistati a metraggio dal rocchetto pi costoso
del mondo, spille di giada, spilloni con scarabei e cartigli,
smeraldi scuri come il fondo di un pozzo, orecchini grandi
come i dilatatori tribali per i lobi delle orecchie. Era come
guardare nello scrigno di un pirata.
Johanna gli fece l'occhiolino. - Niente male, eh?
Victor aveva sentito i ricchi vantarsi delle loro copiose
ricchezze. Caroline, in particolare, aveva trasformato la falsa
modestia in un'arte. Ma era affascinante il modo in cui lo
faceva Johanna, quasi avesse vinto quella vita alla lotteria. Al
posto suo, sperava che anche lui si sarebbe comportato cos.
- Questi sono antichi -. Con un gesto gli indic gli smeraldi.
- Potrebbe averli portati la nonna della nonna della
nonna di tua nonna.
- No, questo  escluso.
Victor non poteva saperlo con certezza. Forse discendeva
da ricchi duchi e duchesse. Tuttavia gli sembrava impossibile
che nessuno dei suoi famigliari avesse mai menzionato il
fatto. E non avesse continuato a menzionarlo a ogni Pasqua
nel corso degli ultimi trent'anni.
- Tenevo tutto in cassaforte ma da quando  morto
Diego mi sono portata i gioielli in camera. Mi piace averli
vicini quando vado a dormire. Tra l'altro mi  sempre
parso un po' criminale tenere dei gioielli cos come chiusi
in una bara. Capisce cosa intendo?
- Non so molto di gioielli.
- Non c' bisogno di essere degli intenditori per capire
quanto siano speciali.
Lui non vedeva l'ora di raccontare tutto a Kezia, della quale
immaginava due possibili reazioni: a) poteva restare senza fiato
mentre Victor le descriveva il Santo Graal di ogni amante
dei gioielli oppure b) poteva dirgli che era bello che lui fosse
rimasto tanto colpito, ma chiunque non sapesse un cacchio di
quello che stava ammirando lo sarebbe stato.
Johanna richiuse il portagioie con uno scatto. Victor si
turb perch non poteva pi vedere quelle scorte segrete, e
fu preso dallo sconforto a causa del turbamento che provava
perch dei gioielli da signora venivano sottratti alla sua
vista. Ma forse a turbarlo era soprattutto l'idea che stessero
per togliergli tutto questo. Ogni minuto che passava era un
minuto in meno che lo separava dalle colazioni con la pizza
fredda a Sunset Park.
Johanna stava rinfilando il cassetto al suo posto.
- Quello che ? - Victor si accorse che dal fondo del com
spuntava un foglio piegato in due.
- Oh, quello... - Johanna guard il pezzo di carta come
se anche lei lo notasse per la prima volta.
Osserv Victor spiegare il foglio scoprendo un disegno
sbiadito. In basso delle parole vergate in un aggraziato corsivo,
lo stesso tipo di calligrafia dei segnaposti della sera prima.
Al centro una collana con molteplici filze di perle e una
pietra blu grossa come un pugno che pendeva da una V di
diamanti. Era quasi pi un tutore per il collo che un
gioiello. Avrebbe reso incerta e oscura la nazionalit di chiunque
l'avesse portato. Altri diamanti ancora formavano una corona
stretta attorno alla pietra blu, come per creare un cerchio
protettivo di adorazione. Ed esattamente al centro della pietra,
quasi invisibile, era intagliata una lacrima.
Victor e Johanna esaminarono la pagina come dei turisti
che si sono persi studiano una cartina. Studiandola pi da
vicino Victor si accorse che la scritta era in francese. Aveva
dato per scontato che fosse in tedesco.
- Forte, - disse poich non sapeva cos'altro dire.
- Molto sciccosa, - disse anche questo, purtroppo.
- Ce l'ha qui?
- Questa collana? No -. Johanna fece un sorrisetto mesto
e rinfil il foglio nel recesso del com. - Magari in spirito.
- Forse  in Francia? Questo  francese, no?
- S, dev'essere da qualche parte in Francia. Mi piace pensare
cos. Spero di vederla dal vivo prima di morire.
Victor non sapeva cosa replicare. Aveva paura di ricordarle
la mortalit, aveva paura che lei a un tratto si ricordasse del
marito, aveva paura della propria arroganza nel ritenere di
aver mai potuto distrarre Johanna tanto da farglielo dimenticare.
Lei and lentamente verso la finestra, lasciandolo da
solo a rimettere a posto il cassetto.
- Ho quello schizzo da un numero spropositato di anni.
Johanna cominciava ad assomigliare a un vampiro: S, ma
per quanto tempo hai avuto diciassette anni?
- Mia madre conserva ancora una tazza della campagna
presidenziale di Michael Dukakis.
Johanna si gir, dando le spalle alla finestra, e guard
Victor con un imprevedibile mutamento dei muscoli facciali
che lo colse di sorpresa. Si domand se non fosse affetta da
demenza senile per via del modo in cui continuava a fissarlo
come se lo vedesse per la prima volta. Poi per Johanna sembr
rilassarsi e appoggi le palme sul davanzale dietro di s,
curvando le spalle.
-  una cosa di cui non parlo mai -. Un breve sorriso e
le rughe agli angoli degli occhi le si infittirono. - Lei conosce
Parigi, vero?
Victor scosse la testa.
- Non posso crederci.
L'incredulit di Johanna lo confort. A questo matrimonio
l'avevano guardato tutti come se lui fosse uno che non
ha mai messo il piede fuori di casa. Era piacevole che ci fosse
almeno una persona convinta che Victor avesse viaggiato.
- Non devo persuaderla io che Parigi  speciale. Ma deve
andarci assolutamente. Non c' un altro posto come quello.
I ponti e i giardini, i musei, i caff dove puoi stare seduto
per ore, e poi, la sera, il tremolio delle luci che si riflettono
nella Senna. E non manca mai un punto di riferimento. 
impossibile perdersi. A meno di non volere proprio questo.
Diego e io ci andavamo ogni anno nel primo fine settimana
di maggio.
- Cio questo.
- Eh, gi -. Johanna sorrise. - Lui conosceva tutti i ristoranti;
io, tutti gli angoli segreti. Eravamo una bella coppia. Lo
portavo a vedere l'appartamento in cui avevo vissuto da ragazzina
- c'erano un bel cortile con un cespuglio di rose e una
panchina dove tutti andavano a legare la bicicletta - e ogni
volta mio marito fingeva di scoprire qualcosa di nuovo. Diceva:
Toh, guarda, hanno messo dei vasi di fiori sul davanzale
oppure Non mi ero mai accorto che ci fossero tante finestre.
Credo che pensasse che mi avrebbe deluso non trovare novit.
Ma a me non importava. Ci andavo per abitudine, un piccolo
egoistico pellegrinaggio in onore della mia infanzia.
- Lei non sembra di Parigi.
- Infatti non lo sono. Sono cresciuta in un sobborgo di
Berlino. I miei si sposarono troppo giovani. Sembravano sulla
rotta del divorzio ma mia madre non ne voleva sapere. Dopo
la guerra non  che ci fossero molti tedeschi giovani da
sposare se con il primo facevi fiasco. A lei serviva giusto un
po' di tempo per far funzionare le cose senza che nel quadro
fossi compresa anch'io, per cui mi mand via.
- Ma  orribile.
Johanna, dandosi lo slancio con le gambe, si sedette sul
davanzale e si rincantucci nell'angolo. - Beh, certo allora
non era come adesso... interi corridoi pieni di libri che insegnano
come fare per evitare sensi di colpa ai figli. Fatto
sta che nell'estate del 1956 andai a vivere da mia zia,
sorellastra maggiore di mia madre. Suo padre, che era francese,
le aveva lasciato in eredit questo bell'appartamento in rue
Charlot; il quartiere non era considerato particolarmente
buono ma era trs charmant. Mia zia occupava tutto l'ultimo
piano e l'appartamento girava attorno al cortile cos
che quando ero in camera mia, lei, dalla sua finestra, poteva
augurarmi la buonanotte sventolando la mano. Caro giovanotto,
lei non pu avere idea di cosa voglia dire per una
bambina di dodici anni ritrovarsi a Parigi.
- Probabilmente no -. Victor torn a sedersi sul letto.
- Dalla radio, Ella Fitzgerald e Edith Piaf; in strada, minuscole
automobili con i fari tondi come gli occhi di un serpente.
Notre-Dame ancora coperta di fuliggine. Il giorno del
mio arrivo andai da sola a piedi dalla stazione all'appartamento
di mia zia. Ero molto fiera. Ero anche vestita alla tedesca.
Calzettoni alti fin qui, niente sciarpa, un maglione di dieci
taglie pi grande e i capelli tirati indietro cos...
Si pass le dita fra i capelli e sembr che Johanna subisse
un lifting temporaneo del viso.
- Quella  una foto di quel giorno -. Con la testa accenn
alla fotografia che la ritraeva davanti a un caff. - Senza
darmi nemmeno il tempo di disfare i bagagli, la zia mi fece
riuscire e andammo da La Samaritaine dove mi compr un
vestito nuovo e un nuovo paio di scarpe. Ricordo che le proposi
di controllare prima il contenuto della mia valigia, perch
mia madre non sarebbe stata contenta che la zia sprecasse
dei soldi per comprarmi qualcosa che avevo gi. Lei si limit
a squadrarmi dall'alto in basso, ha presente, no, come se fossi
una bolla nella carta da parati che bisogna far scoppiare, e
disse: Non credo che corriamo questo rischio, ma bichette.
- Per cui, aspetti un attimo, sua zia allora era francese?
- No, era mezza tedesca. In questa storia tutti sono tedeschi
o mezzi tedeschi.
- Ah.
- In quei giorni in Francia era ancora... fuori moda essere
tedeschi. Ma mia zia era francese sotto tutti gli aspetti che
contavano. Oh, adorava Parigi. Mi port a visitare ogni museo,
anche se non era come adesso, che a ogni angolo ne trovi
uno. Mi mostr tutte le cose pi importanti da un pullman con
il soffitto di vetro. Mi compr dei pastelli in quai Voltaire e
andavamo a sederci alle Tuileries per fare i disegni delle statue.
Ma sapevo che il passatempo preferito di mia zia in realt
era starsene da sola a giocare con i suoi gioielli. A quel tempo
mia zia era vedova e viveva sola in quel grande appartamento;
da quando Diego se n' andato, la penso spesso, penso a come
deve essere stato per lei vivere li senza il marito. A volte
la notte la spiavo dall'altro lato del cortile. Il mio francese era
pessimo. Granuleux, diceva lei. Per giunta a Parigi non avevo
altri amici a parte questa anziana signora. Cos, quando scendeva
la notte, eravamo, credo, come sulla stessa barca. O forse
in due barche separate e solitarie. Poi vedevo che accendeva
la luce nel guardaroba e la osservavo mentre tirava gi dallo
scaffale pi alto una scatola di legno. Si sedeva sul letto in camicia
da notte, a gambe larghe come una ragazzina, e armeggiava
con i suoi gioielli.
- Cosa ci faceva?
- Che intende?
- Non so, forse tentava di riordinarli?
Johanna scroll le spalle. - Cercava la stessa cosa che cercavo
io quando le ho mostrato la mia collezione. Questi gioielli
sono il museo di una donna, un museo di cui la memoria  il
curatore. So che tutte le ragazze amano le cose sbrilluccicanti,
l'amore spesso comincia cos, da fuori. Poi per penetra
in profondit. Immagini il sentimento che proviamo quando
guardiamo un dipinto. Pensiamo a chi lo ha eseguito e come
e dove, e al valore che questo quadro ha per il mondo e per
noi personalmente, e alla potenza che acquista quando quei
valori si sovrappongono.
- In realt io detesto questo sentimento.
- Anche io -. Johanna sorrise. - Preferisco pensare che,
a parte me e l'artista che l'ha creata, nessuno capisca l'opera
che mi colpisce.
- E vorrebbe che tutti gli altri uscissero per restare da sola
nella sua galleria.
- Precisamente! Ma con i gioielli non c' questo problema.
Immagini di poter infilare la testa nella tela delle ninfee
di Monet e di potersele mettere al collo. Immagini di poterle
accarezzare o mordicchiare quando  nervoso. Immagini
di potersene adornare il petto, sapendo che altre persone ormai
morte e stecchite hanno fatto la stessa cosa. Un gioiello
 vivo finch qualcuno lo tocca. Il suo scopo  l'opposto di
quello di un quadro; un gioiello  come una tela bianca che
viene riempita da chi la porta, non da chi la crea.
- Come un anello dell'umore.
- Sarebbe a dire?
- Sa quegli anelli che cambiano colore... niente, come non
detto. Vada avanti, mi scusi.
- Un giorno, all'inizio di agosto, vedo un ragazzo della
mia et, o forse appena pi grande di me, che distribuisce
dei volantini davanti a una bancarella di libri. In tutta la mia
vita non ho mai attraversato una fase in cui fossi insensibile
ai ragazzi. Mai e poi mai.
Victor sorrise e si pul i pantaloni eliminando uno strato
di peli felini.
- Erano i volantini per uno spettacolo nel nono arrondissement
e riuscii a convincere la zia a portarmici. All'inizio disse
che quelle non erano strade sicure a farle di sera, poi disse che
c'erano troppe salite e troppe scalinate; infine, che a lei non
piaceva la musica, e a quel punto capii che stava esaurendo le
scuse. Non volle che andassi da sola cos mi accompagn, ma
non riuscimmo a trovare il posto. Continuavamo a percorrere
in cerchio sempre le stesse viuzze tortuose e acciottolate.
Insistevo perch cercassimo ancora per un po'. Volevo giocare
a fare l'adulta, seduta in un locale ad ascoltare le canzoni
francesi come se potessi capirne i versi. Ma si stava facendo
buio. Lei era stanca. Osservai il suo viso arrossato, la chiusura
lampo della gonna che ruotava in avanti a ogni passo, e
per la prima volta mi resi conto dell'et della zia. Cos rinunciammo
e prendemmo un taxi.
Quando arrivammo a casa capii immediatamente che
c'era qualcosa che non andava. La porta si apr con troppa
facilit perch la serratura non era chiusa con tutte le mandate.
Ricordo che lo percepii. Non c'era una molecola in
quell'appartamento che non fosse impregnata di mia zia,
ma durante la nostra assenza le molecole avevano assorbito
un'altra presenza. In qualche modo - non so come - la zia
sent di dover andare subito a controllare la credenza dove
conservava i servizi da tavola d'argento sterling. Spieg
il labirintico portaposate di velluto. Era vuoto. C'erano
rimasti giusto i coltelli. Se ne stavano l tranquilli, come
se niente fosse. In seguito la polizia spieg che il furto era
opera di ladri professionisti. A quanto pare i coltelli non si
possono fondere. Hanno l'anima di nickel, non d'argento.
Non valgono niente.
Mentre la zia ispezionava l'appartamento mi ritirai in camera
mia in punta di piedi. Mi arrampicai sul letto tenendo
gli occhi bassi perch non vedesse che la stavo spiando. La
scatola di legno era gi sul suo letto con tutti gli scomparti
aperti. La stessa parte di s che la trasformava in una bambina
quando aveva tutti i suoi gioielli attorno entr in gioco
davanti alla loro scomparsa. Pest i pugni sul materasso.
Cammin avanti e indietro davanti alla finestra. Cominciai
a spaventarmi. Una lampada di vetro vol dalla finestra. Atterr
nel cortile. In un paio degli appartamenti sottostanti
si accesero le luci. Ero molto a disagio. Sapevo anche che
era tutta colpa mia. Se non avessi trascinato la zia in cerca
di un certo ragazzo con gli occhi verdi, non sarebbe successo
un bel nulla.
- Ma non pu avere davvero pensato questo.
- E invece s, lo pensai. Ero stata d'intralcio nel matrimonio
dei miei genitori e poi mi avevano spedita a Parigi perch
ero d'intralcio nel loro divorzio. Lei non pu capire cosa significhi
sentirsi sempre un problema per gli altri.
- Beh, lo posso immaginare.
- Ad ogni modo dopo un po' mi avventurai nel corridoio.
La zia si era spruzzata dell'acqua fredda in faccia. Mi prese
per mano, mi port in camera sua e apr il portagioie. Era
come un alveare abbandonato dalle api. Fu allora che la zia
mi diede quel disegno.
Victor guard il com, poi Johanna. La luce del mattino
si era fatta pi intensa e lui stava cominciando ad avvertire
alcuni disturbi secondari tipici del doposbronza: acidit di
stomaco e una sete dolorosa.
- Dei gioielli di tutta una vita, - continu Johanna, - non
era rimasto che quello schizzo.
- E da dove veniva?
- Prima di conoscere il futuro marito, mia zia aveva avuto
una relazione clandestina. Era stato durante la guerra: nella
Parigi occupata lei si era invaghita di un soldato tedesco,
che insegnava ai figli degli ufficiali tedeschi in Normandia.
Questo soldato un giorno era arrivato a Parigi con gli amici
per trascorrere il fine settimana: la citt era vivace e sregolata.
I tedeschi avevano una loro guida, dove si ammonivano
i soldati a non innamorarsi troppo. Erano degli invasori e,
come lei sa, mia zia era mezza francese e viveva l. Aveva un
impiego, faceva la segretaria non so dove, e conobbe il soldato
per caso, in strada, come nei film. A lei cadde di mano
un fascio di fogli. Lui l'aiut a raccoglierli. E zacchete: erano
quasi gi sposati.
La notte del furto per la prima volta sentii la zia accennare
a questa storia. Anche mia madre ne era all'oscuro. La
mamma aveva una morale molto rigida e sapere che sua sorella
era innamorata di un... un...
- Di un nazista -. Victor deglut.
Johanna si sistem nella nicchia del davanzale.
- Tecnicamente s.
- Tecnicamente?
Victor non voleva inceppare il racconto di Johanna per
una mera questione semantica, tuttavia essere pi o meno
nazista non  come essere un pochino incinta? Se hai un
piatto con una svastica potresti facilmente comprare il servizio
completo, no?
- Beh, credo che lui non avesse mai ucciso nessuno. Non
era un ufficiale e non saccheggiava le case. Insegnava in una
scuola per bambini tedeschi.
Victor si morse la lingua.
- La scuola era in non so quale chteau, in Normandia,
- continu Johanna. - Il castello apparteneva a una famiglia
francese che si era trasferita in una casa pi piccola, sempre
nella stessa propriet.
- Generoso da parte loro.
- Victor.
Era la prima volta che pronunciava il suo nome. Aveva
creduto che Johanna non lo sapesse. Le era uscito dalle labbra
con tale facilit che gli parve il nome di un altro.
- Sono ebreo.
- S, lo so -. Lei gli rivolse un'occhiata che era insieme di
vergogna e di rivincita. - E la famiglia francese proprietaria
del castello non lo era. Ed  per questo che loro si spostarono
nella casa pi piccola. Quando i tedeschi misero su una
scuola nel castello, tutte le cose di valore erano state gi rubate
o confiscate. Un giorno il soldato scese in cantina per
una commissione e dietro una di quelle bottiglie polverose
vide una borsetta. Secondo quanto mi raccont mia zia, lui
aveva aperto la borsetta e dentro ci aveva trovato una collana
e quel disegno.
Johanna col capo fece un cenno verso il com.
- Il soldato sapeva quanto mia zia amasse i gioielli. Cos le
mostr il disegno e promise di darle la collana appena si fosse
sentito sicuro di potergliela portare senza pericolo.
- Oh, cazzo!
- S, lo so -. Johanna non fece una piega a sentire Victor
imprecare, n lui si scus. - Il suo maggior timore, sembra,
era che i suoi superiori potessero trovare la collana durante
un controllo di sicurezza. E comunque no, non venne in
mente n a lui n a lei di consegnare la collana direttamente
ai proprietari del castello. Che vuole che le dica? Non erano
perfetti. E poi chiss se il gioiello apparteneva davvero ai
castellani... Forse non erano nemmeno al corrente della sua
esistenza. Era una collana antica. Il soldato la rimise nella
borsetta e nascose il tutto dietro un mattone nella sua camera
da letto, che era dentro una torretta rotonda che guardava
sulle aiuole di fiori. Questa parte me la ricordo bene
perch mi aveva fatto pensare a una principessa prigioniera
in una torre.
- Una principessa nazista.
- S, una principessa nazista. Comunque sia, questo 
quanto.
- Scusi... questo cosa?
- La storia d'amore fra la zia e il soldato and avanti. Ma
ormai era il 1944. La guerra arriv fino al prato davanti al
castello, ci fu l'invasione delle truppe alleate e mia zia non
rivide pi il suo soldato. Forse era finito in un campo di prigionia,
forse era morto di fame in mezzo ai boschi. Nessuno
lo sapeva. Il primo amore della sua vita era svanito insieme
a qualsiasi indizio circa l'ubicazione della collana. La zia non
seppe mai dove fosse la scuola in cui lui insegnava. Loro due
si incontravano unicamente a Parigi.
- D'accordo... ma quanti chteau furono trasformati in
una scuola per i figli dei nazisti durante la seconda guerra
mondiale?
- La cosa la sorprender -. Johanna scroll le spalle. - Non
esistono documenti pubblici al riguardo, non basta fare delle
semplici ricerche al computer.
- Felix potrebbe aiutarla a individuarlo.
- Felix non sa niente della collana. Qualsiasi cosa abbia
a che fare con il retaggio nazista  come se gli toccasse un
nervo scoperto.
- Quanta sensibilit.
- E poi chi pu dire se la collana  ancora li dove l'aveva
nascosta il soldato? Di lui ignoro persino il nome. A che titolo
potrei reclamarla?
- Ma non andrebbe restituita al legittimo proprietario?
- E chi sarebbe? - Johanna sorrise, sembrava in grande
confidenza con questo particolare rompicapo. - Nessuno ne
ha mai denunciato la scomparsa.
A Victor era gi capitato di sentire parlare di oggetti del
genere: uova Faberg e copie della Dichiarazione d'Indipendenza
il cui destino era di restare in attesa degli eventi e sperare.
Non erano come le vittime di un rapimento. Erano pi
come l'anziano invalido che  scivolato in casa sua e adesso
aspetta al buio che qualcuno lo trovi.
- Su, - ordin Johanna, con l'aria di ricordarsi tutto a un
tratto della propria omert sulla questione. - Questo  un argomento
noioso per un giovanotto che ha bisogno di lavarsi
e di mangiare.
- Non penso affatto che sia noioso.
Johanna si avvicin al com e chiuse il cassetto. Senza
la figura di lei a bloccare la finestra, Victor ebbe una chiara
visione del mosaico tropicale di ciuffi di palme e in lontananza
il mare blu. Era sconcertante trovarsi di nuovo nella
Florida di oggi.
- Le faccio strada in corridoio.
- Lo stretto passaggio che si trova al di l di quella porta?
- Una battuta! - Gli strofin la punta del naso con un dito.
- Allora  lei quello spiritoso.
 
Capitolo quattordicesimo.
Victor.

Victor nell'avvicinarsi al retro dell'hotel Raleigh si sent
come se si stesse intrufolando. Questo era il culmine dell'insicurezza,
considerando che con lui c'erano la sposa, lo sposo
e la madre dello sposo. Ma era questo il guaio con i pasti che
duravano ore. I ritmi sociodigestivi dei commensali venivano
alterati. Alcuni stavano finendo di fare colazione, altri erano
in piedi e in mano avevano dei piatti vergini. Victor aguzz la
vista cercando i suoi amici. Una chioma dal colore indecifrabile
gli venne incontro con un movimento da gazzella. Grey.
Aveva un vestito a strisce che, data la gravidanza, la faceva
assomigliare a un'illusione ottica. Paul la seguiva a ruota, con
le mani in tasca. Stava arrivando anche Sam, portava una maglietta
di Knght Rider scura sotto le ascelle.
- Bonjour! - Grey distribu dei colpi di striscio su tutte
le guance.
- Permette? - Johanna le pos le mani sulle clavicole e
spost il fermaglio della collana fino a nasconderlo.
- Esprima un desiderio, - ordin Johanna.
Grey strinse forte le palpebre e si tocc la pancia con un
gesto melodrammatico.
- Victor  svenuto nel letto di mia madre! - sput subito
Felix allegramente.
Grey spalanc gli occhi.
- Non ero nel letto, - precis Victor.
- Che testa di cazzo -. Sam fece una risata nasale e sventol
un gambo di sedano sgocciolante sotto il naso di Victor.
- Hai buttato la signora fuori dal suo letto? Ah, ah. Che testa
di cazzo.
- Ho bisogno di un caff, - annunci Victor.
Si allontan con la sabbia che gli scottava sotto i piedi
nudi. Un filare di vegetazione tropicale separava il cortile
posteriore del Raleigh dalla spiaggia pubblica. C'erano delle
orchidee erranti che penzolavano da rami ricurvi e baccelli
di alga che costellavano il terreno dal temporale della sera
prima. C'era un uomo che presidiava i fornelli per le omelette,
un altro shakerava un beveraggio poco adatto all'orario
chiamato dragon daiquiri. Costui sembrava particolarmente
sulle spine per la figura femminile in jeans bianchi
che gli stava accanto.
- Miss, glielo preparo subito, mi dia solo un minuto.
- Non mi deve preparare un bel niente -. Kezia agguant
una caraffa con del succo di anguria. - Mi serve solo un
bicchiere.
E allung la mano in una cassetta di plastica piena di bicchieri
caldi.
-  andata bene fin qui la mattinata? - Victor, abbassando
la testa per passare sotto un ramo, le spunt vicino.
Lei sobbalz. - Dio santo!
Profumava di menta. Come tutti gli altri. Doveva essere
il gel doccia dell'albergo. Cerc di scacciare l'immagine di
Kezia e Judson che s'insaponavano a vicenda.
- Hai una faccia -. Lo scrut inarcando un sopracciglio.
- E la tua tenuta mi  familiare.
- Oh -. Victor abbass lo sguardo. - Non  come sembra.
- Sicch n tu n io siamo tornati in camera ieri notte...
Kezia sorrise, ma era certo un sorriso tutto suo personale,
il sorriso post-coito. Perch chi aveva appena fatto sesso
tendeva fastidiosamente a ritenere che l'avessero fatto anche
tutti gli altri. La stessa idea che avevano nello stesso momento
anche quelli che non avevano fatto sesso. Kezia spost la
sua attenzione su una serie di ciotoline. Alcune piene di noci
di macadamia, altre di sassi bianchi.
- Vedi questo? - Prese in mano un sassolino. - Ecco un
modo per confondere inutilmente le idee alla gente.
- Confidano nella tua capacit di non addentare le pietre.
- Ma non in quella di versarmi un bicchiere di succo da me.
Si tolse gli occhiali da sole e con un lembo della camicia
ne asciug il ponte rivelando una zona dell'epidermide che
Victor non amava pensare Judson avesse toccato. O leccato.
O che ci avesse eiaculato sopra da lontano tanto per far vedere
di che cosa era capace.
- Dov' il tuo fidanzato?
- Judson, - disse Kezia lentamente, - aveva un volo all'alba
per rientrare a Dallas.
- Dallas? - Victor contrasse le mascelle. - Naturale, Dallas.
- Ci sei mai stato?
- Ovviamente no.
Sam si stava avvicinando, il piatto colmo di danesi, di fette
di bacon e grossi tocchi di ananas. Si stava facendo crescere
i baffi. Victor cap che aveva una voglia di grattarsi per il
modo in cui continuava a strofinarsi subdolamente il labbro
superiore.
- Di cosa parlate?
Sam avvolse un tocco di ananas in una coperta di bacon.
- Di niente, - disse Kezia. - Come fai a mangiare quella
roba col caldo che fa?
- Ah, ho capito. Parliamo di Judson.
- Addirittura? - Kezia alz le mani al cielo in segno
di disperazione. - Cos', voialtri lavorate per la sicurezza
dell'albergo?
- Ehi, bella, quel tipo me lo sarei fatto anche io. E, lo sai,
non  che a me piacciano...
- Gli uomini?
- No, ovvio, non mi piacciono i coglionazzi, - ammise Sam.
- Judson ha l'aria di un bagnino di salvataggio. Un malvagio
bagnino di salvataggio che col suo fischietto evoca il diavolo.
Victor si domand se avesse mai conosciuto tale gioia.
-  una specie di Burt Reynolds impomatato, - disse
Victor con voce flautata.
- O  come... come si chiamava quel tipo in quel film?
Quello che diceva: Sei un pezzo di merda e lei sa che sei un
pezzo di merda eccetera eccetera.
- Andrew McCarthy? - Victor socchiuse le palpebre.
- James Baldwin?
- No, non  Baldwin.
-  James Spader, pezzi di cretini.
- Spader! - Sam strinse le mascelle. - Allora,  capace o no?
-  capace di cosa? - Kezia bevve un sorso del succo di
frutta duramente conquistato.
- Il suo fischietto evoca il diavolo quando lo metti in bocca?
- Sei disgustoso.
- No, la disgustosa sei tu. Io ti sto solo facendo una domanda
innocente sui fischietti.
- Kezia non  andata a letto con lui! - Victor sorrise.
- Tu non sei andato a letto con lui. Cosa ci resta? Tutto
tranne quello?
- Non faccio mica la seconda media.
- Perch, tu facevi sesso orale in seconda media?
- Piantala, Samuel.
Dalla bocca di Sam cadde un pezzo di carne che and a
impanarsi sulla sabbia.
- Dovresti trovare un posto e sederti a mangiare come si
deve.
- Sto aspettando la mia omelette.
Il tipo delle omelette gli scodell con maestria un ovale
giallastro sulle pietanze che gi gli riempivano il piatto. Sam lo
strinse amorevolmente fra le braccia come fosse un neonato.
- Ci sono bambini che muoiono di fame in Sudan, - disse
Kezia in tono di rimprovero.
- Non fare la razzista, in Sudan ci sono anche bambini
satolli. Basta, voglio stare vicino a persone che mi amino.
Dov' Olivia?
Victor rise. - Olivia non ti ama mica.
- Voi due non sapete niente della societ sudamericana.
Loro fanno cos. Questo  il loro rituale di accoppiamento.
Atteggiamenti gelidi e rovente carnalit brasiliana...
- Venezuelana.
- Quello che , Kezia.
Dal lato opposto della piscina Olivia gir con uno scatto
la testa verso di loro, lanciando delle pugnalate con i suoi
occhi scuri all'indirizzo di Sam che le si stava avvicinando.
Olivia era nel suo elemento, portava un bikini fatto quasi interamente
di anelli di metallo intrecciati e parlava spagnolo
a tutta velocit con i parenti anziani di Felix. Aveva i piedi
a mollo nella piscina ma si alz e rest l sulla cornice di
pietra, preparandosi all'umiliazione.
- Come si dice in spagnolo: Questo  il bambino a cui
faccio da baby-sitter? - Kezia si rimise gli occhiali.
- Este es mi idiota.
- Discreta approssimazione.
- Allora, vuoi sentirne una buffa? Stanotte ho dormito
nel letto di Johanna.
- Prego? - Kezia si fece una visiera con la mano.
- La madre dello sposo.
- So chi .
- Beh, pi sul suo letto che nel suo letto.
- Oh, Dio santo, comincia dall'inizio.
Victor gio della curiosit di lei. Se c'era una cosa che lui
di sicuro non aveva era il mistero. E se ci fosse stata qualche
altra cosa che lui altrettanto sicuramente non aveva, probabilmente
l'avrebbe detta subito a tutti, per via della sua mancanza
di mistero.
- Odio le docce all'aperto, - disse Kezia quando lui ebbe
concluso il suo racconto.
- C' un'altra cosa -. Victor abbass la voce. - C' questa
collana o, per meglio dire... non c'.
- Eh?
- Se ti descrivessi un gioiello saresti in grado di identificarlo?
- Cio capire se  un bracciale o una collana?
- No, tipo, saresti capace di dirmi se la madre di Felix
 semplicemente un po' suonata e tedesca o se davvero ha
qualcosa di famoso che meriterebbe di stare in un museo?
Ed  tedesca.
- Non capisco mica di che parli, comunque non sono una
gemmologa professionista. E anche se lo fossi, non  che
il gemmologo  come il medico. Non posso mica farti le ricette
al telefono in base a quello che mi dici.
- Il tuo medico lo fa?
- Tutti i medici lo fanno. Ma perch lo vuoi sapere? Non
mi dire che nell'armadio di Johanna c' il diamante Hope...
- Pi o meno, - bisbigli Victor.
- Il diamante Hope  conservato allo Smithsonian -. Kezia
parl altrettanto a bassa voce.
- Lo sai che la gente si vide depredare dei suoi averi in
Francia durante l'occupazione nazista?
- Gente nel senso degli ebrei?
- Kezia, in camera da letto Johanna ha una cassaforte segreta,
una specie di scrigno del tesoro.
- Lo sapevo! Lo sapevo che saresti andato a ficcanasare!
Ma cosa cazzo hai nella testa? Francamente, dovresti farti
questa domanda almeno tre volte al giorno.
- Non ficcanasavo, io...
Kezia stava guardando Nathaniel che poltriva a bordo piscina,
un braccio dietro la testa, con irritante noncuranza, e
quella che sembrava una sceneggiatura appoggiata contro le
ginocchia. Una ragazza con la maglietta aderente gli offr un
menu e la risposta di lui la fece ridere.
- Kezia... - Victor cerc di farla concentrare.
Lei si gir di scatto staccando lo sguardo da Nathaniel.
- Ehi, Indiana Jones. Non fare lo strambo.  una collana.
- In realt  solo il disegno di una collana.
- Una collana inesistente! Meglio mi sento.
- Ma  enorme, con dei diamanti e un grosso smeraldo
blu nel mezzo.
- Sar uno zaffiro.
- E nella gemma c' questa bizzarra lacrima, intagliata
proprio nel centro.
- Sul rovescio dello zaffiro? Impossibile.
- E la collana  francese ma Johanna  tedesca. Non 
strano?
- Perch dovrebbe essere strano?
Un gruppo di ragazzini che si picchiavano a vicenda con
dei tubi di gommapiuma colorati li super a passo di marcia.
Victor abbass la voce. - Per via dei nazisti.
- Hai preso un'insolazione.
Restarono in silenzio. Victor fece del suo meglio per evitare
di mostrarsi deluso o di strusciare i piedi nella sabbia.
Dietro di loro, appeso agli alberi, c'era un segnale luminoso
che indicava l'uscita e, pi in l, si vedevano degli ombrelloni
di colore diverso che marcavano la fine di un albergo e
l'inizio di un altro.
- Immagino che la madre di Felix potrebbe benissimo essere
una nazista. Tutti loro potrebbero esserlo. Potremmo
trovarci a un ospitalissimo matrimonio nazista.
- Lascia perdere. Credevo che la cosa ti avrebbe interessato.
Victor batt le suole delle scarpe una contro l'altra.
Lei gli tir un nocciolo. - M'interessa. Scusami,  solo che
al mattino son sempre un po' sversa.
- S, beh,  sempre mattina da qualche parte.
- Okay, ecco, - Kezia fece un sospiro esagerato, - ecco
perch non ci vediamo pi. Io mi scuso, sono sincera con te
per un minuto, e tu mi dai della stronza.
- Non ho mica detto questo. E il motivo per cui non ci
vediamo pi  che ti senti troppo figa per i tuoi vecchi amici.
Fatti dei nuovi amici ma tienti anche i vecchi, quelli sono
d'argento, questi son d'oro. L'ha detto Hemingway.
-  il motto delle scout, asino.
- Oh, pardon. Io non sono Nathaniel.
- E questo adesso che c'entra? Ah, s, la vita degli altri 
sempre bella facile mentre per te  dura da morire, vero? Ma
non esiste! Non siamo mica tutti come Olivia o Caroline. Nessuno
di noi  nato pieno di privilegi. Nathaniel l'ha capito. Io
l'ho capito. Persino Sam l'ha capito.
- Sam possiede un unico paio di pantaloni.
- Il punto  che tu preferisci pensare che stiamo tutti messi
meglio di te.
Per la maggior parte del tempo Victor si sforzava di convincersi
che era una fortuna per lui non stare con Kezia. Altre
volte questa convinzione gli veniva del tutto naturale. Lei
era sul punto di dire qualche altra cosa ma adesso avevano
compagnia. Si stava avvicinando la neo Mrs Castillo, che indossava
una tunica arancione con su una stella marina. Felix
le torreggiava accanto, portando un vassoio di paste.
- Stiamo per squagliarcela, - disse Felix. - Parigi ci
aspetta.
Caroline afferr la mano di Kezia. - Sono cos eccitata.
Staremo al Plaza Athne e poi andremo nel Sud della Francia
con Paul e Grey.
- Ragazzi, uscite a quattro durante la luna di miele?
Victor guard Kezia sperando che il dissenso di prima si
potesse risolvere con la nascita di un fronte unito contro questa
nuova, meritevolissima questione: quattro dei loro amici
chiusi insieme nella stessa auto in un paese straniero.
- Eh, gi. Felix spinse gli angoli della bocca fin nelle
guance.
- Che ora ? - Caroline gir il polso di Felix.
Felix offr le paste. - Avanti, tutti devono assaggiare il
Franzbrtchen.
Sul vassoio c'erano delle palle di pasta sfoglia arricciate
e rugose come embrioni di shar pei. Odoravano di cannella,
un aroma che dal piatto si diffondeva nella spiaggia. Restarono
l, stringendo fra le dita quella prelibatezza appiccicosa.
- Era il dolce preferito della mamma, quando era bambina.
- Tua madre  cresciuta in Germania?
- S -. Felix rise.
- E non ha mai vissuto altrove?
- Ignoralo -. Kezia lecc di lato il suo Franzbrtchen. - S'
preso un'insolazione.
 
Capitolo quindicesimo.
Victor.

- Riesci a ficcarlo nella tua borsa?
Kezia gli porse l'asciugacapelli che aveva portato con s
ma che per qualche motivo adesso non voleva saperne di
starle dentro la valigia. Erano stati per qualche minuto soli
insieme nella loro camera d'albergo. Durante la notte il personale
aveva munito nuovamente di chiave la porta del bagno,
dove avevano trovato la solita dotazione: gel, shampoo,
sapone, ma niente dentifricio. Victor aveva preso il sapone,
lei lo shampoo. Adesso erano seduti sul sedile posteriore di
un taxi, il bagaglio a mano di lei ammonticchiato in mezzo;
Victor era invidioso della lista di cose da fare nel mondo reale
che le sgomitavano nei pensieri.
- Che ne  stato del tuo servizio auto? - le domand, abbassando
il finestrino.
- Qualche ricevuta falsa posso anche farla, ma non per
tutto il viaggio.
- Ho mangiato troppo in questo fine settimana -. Kezia
si tocc la pancia. - Dai, scusami se sono stata antipatica,
prima. Adesso, se vuoi, puoi raccontarmi tutto di questa misteriosa
collana. Dico davvero.
- No, va bene cos -. Victor allung l'avambraccio al sole.
- Non ti preoccupare.
Appena furono al gate, il numero di Kezia venne chiamato
prima del suo. Lei si caric in spalla la roba e si un alle
masse che camminavano trascinando strategicamente i piedi.
Kezia sorrise. - Ci vediamo di l.
Victor consult il suo biglietto: 39E. L'ultima fila, il posto
in mezzo. Adesso Dio lo stava decisamente prendendo in giro.
Kezia era seduta accanto a un finestrino e stava mandando
un SMS quando lui le pass accanto. Lui si pieg per entrare
nel suo sedile, si infil le cuffie e apr la rivista di bordo. La
sfogli fino alla pagina con le immagini di vari aeroporti del
mondo. Sembravano degli insetti robot. Allung le gambe
prima del decollo, puntando a bella posta le ginocchia contro
lo schienale del sedile davanti. Come per mettere sull'avviso
il proprio corpo: Ecco, care ginocchia, in caso poi vi venga
la curiosit di saperlo, pi in l di cos non potrete andare.
Sopra di lui, uno steward con un pugno costrinse alla sottomissione
la sua borsa da viaggio.
Victor guard dall'altra parte del corridoio mentre l'aereo
prendeva velocit, ciondolando la testa verso il finestrino
quando si alzarono in volo sopra il profilo costiero di Miami.
Vide le lunghe code bianche di una motonave che solcava
l'acqua. Comete diurne. L'udito gli si annebbi. Da un lato,
seduto accanto a lui, c'era un uomo d'affari che pestava
furiosamente sulla tastiera del suo portatile. Dall'altro lato,
c'era seduto un adolescente foruncolotico con il berretto degli
Yankees che incroci le braccia e chiuse gli occhi. Victor
sganci la ribalta.
Si allung in avanti e lentamente estrasse un foglio di
carta dalla tasca posteriore dei pantaloni e lo spieg delicatamente
sul tavolino. Cerc di lisciare il segno della piegatura
cos che il bianco della carta non interrompesse il blu al
centro del foglio.
Stamattina Kezia l'aveva guardato negli occhi e gli aveva
detto che lui era l'unico dei loro amici che non riuscisse a
quagliare e che lasciasse passivamente che la vita facesse
il suo corso. Ah, ma davvero? Eppure questo disegno non gli
era mica finito in tasca da solo, no?
Mentre Johanna era persa nella contemplazione di una foto
della zia, Victor, da quel viscido sacco di merda che era,
aveva deciso di agire. Devi fingere che l'oggetto sia qualcosa che
hai perso, qualcosa che ti appartiene da sempre. L'hai smarrito
per sbaglio. Sei tornato indietro apposta per recuperarlo. Non lo
stai prendendo, lo stai ri-prendendo. Poi te ne vai con lo stesso
passo tranquillo con cui sei entrato.
A4: Collier de saphir et diamant avec tarme, c'era scritto
cos in fondo al foglio.
Larme. Lacrima? Riusc a decifrare solo questo. La frase
era stata lasciata a met oppure il resto delle parole era sbiadito
tanto da scomparire. Tese le braccia per cogliere il disegno
nel suo insieme. E continu a fissarlo finch la vista non
gli si offusc e l'immagine si ridusse a un mucchio di puntini
con un unico grande punto blu al centro.
Victor aveva agito. Aveva preso una decisione, anche se
probabilmente era stata una scelta terribile. Molti anni prima
l'aveva passata liscia con quel suo futile furto solo perch
il destino aveva avuto piet di un delinquente alla sua prima
prova. Non c'era nessuno al mondo che sapesse quello che
Victor aveva fatto. Da allora per il destino aveva fatto ben
poco per lui. Cos adesso questo forse gli era quasi dovuto.
Forse era stato il destino a scegliere che Victor, e solo Victor,
ascoltasse la storia di Johanna. Forse questa collana davvero
gli apparteneva da sempre.
 
PARTE SECONDA.

 Capitolo sedicesimo.
Nathaniel.

Entrando in casa Nathaniel inciamp in un bagaglio imprevisto
e cadde. Senti Percy ridere in camera sua. Si rialz
e diede un pugno alla porta. Era appena sceso dall'aereo,
aveva bisogno di dormire, l'indomani lo aspettava un pranzo
di lavoro e non era dell'umore adatto per la visita a sorpresa
di uno dei tanti Amici Di Passaggio In Citt del suo
coinquilino. Percy era la persona di gran lunga pi popolare,
anche se non veramente famosa, che Nat conoscesse. In
teoria questa per lui era una fortuna; in pratica si rivelava
spesso un problema.
- E smettila di fare baccano, figliolo! - grid Percy. - Ah,
senti! Ti va bene se il mio ospite domani prende in prestito
la tua macchina?
A differenza di Percy, Nathaniel lavorava da casa. Questo
voleva dire che le visite a sorpresa degli Adpic di Percy
somigliavano pi che altro a dei matrimoni combinati a sorpresa.
A passi felpati Nathaniel avanz nel corridoio in fondo
al quale scorse, sul divano, la sagoma di qualcuno che russava
sotto una coperta. Torn indietro quatto quatto.
- No che non mi va bene, cazzo -. Diede una botta alla
porta. - Domani ho un pranzo di lavoro.
- Come non detto. Egoista. Comunque fa' piano. Qui c'
gente che cerca di dormire.
- Stronzo.
- Tu fai amole lungo lungo, - gracchi Percy, rigirandogli
la frase della prostituta vietnamita in Full Metal Jacket.
- Succhiamelo.
- No omosex.
Il mattino dopo Nathaniel si svegli nervoso. Aveva provato
e riprovato le cose da dire nel colloquio, studiandosi gli
appunti persino durante il fine settimana. Era passato un secolo
dai tempi di Dude Move. Doveva assolutamente tornare
a lavorare nella stanza degli sceneggiatori.
Prepar il caff e percorse il corridoio ricordando che una
volta arrivato in fondo avrebbe visto un qualche ex compagno
della confraternita universitaria di Percy addormentato
sul divano. Invece: i piedi dell'Adpic penzolavano dal
bracciolo e, toh, erano affusolati e graziosi e con le unghie
smaltate. Il che significava due cose: 1) l'ospite era una lei,
e 2) questa lei non se la faceva con Percy, senn non avrebbe
dormito quaggi.
Qualche minuto dopo l'Adpic era nel patio, con indosso
solo un paio di calzoncini molto corti e una camicia button
down da uomo aperta, a bere il caff appena fatto, quello che
Nathaniel aveva preparato per s. L'Adpic era un'aspirante
modella di Philadelphia. Nathaniel non era abbastanza alto
per lei, o quasi. Ma sapeva di avere egualmente delle possibilit.
Era un uomo avvenente. Bei capelli. Niente pancia. E
di recente aveva comprato un tonico per il viso.
- Quelle come le chiamate? - L'Adpic indic i cactus che
pendevano da una trave.
Allungando il braccio, la camicia le si apr, fermandosi appena
prima del capezzolo e svelando quasi per intero un seno.
La ragazza esaminava i cactus con aria diligente.
- Piante aeree -. Nathaniel risucchi le labbra fra i denti.
- Sarebbe a dire?
- Non so se hanno anche un altro nome Si schiar la
voce. - Piante grasse?
- Sono fighissime, - disse lei. - Mi gustano un sacco. Mi
piacerebbe coprirci il soffitto di casa mia.  uno di quei soffitti
a buccia d'arancia, sai?
- Mi piacerebbe essere io a coprire il tuo soffitto, - disse
lui.
- Questa non l'ho capita -. Gli rivolse un sorriso generoso.
- Non  che voi ragazzi avete del latte di soia?
- Forse nel frigo?
Ma nel frigorifero non c'era nemmeno l'ombra del latte
di soia.
- Da queste parti sono tutti in fissa con la soia -. Il viso
sembr che le crollasse. - E un po' come un'invasione di
mandorle, quando trovi le mandorle dappertutto.
- S, me l'immagino proprio cos un'invasione di mandorle.
- Ma il latte di soia per fa sempre meglio del latte latte,
no? E hai mai assaggiato quello di noci brasiliane? Una volta
l'ho fatto in casa.  molto denso. Mille volte pi buono
del latte di canapa.
- E come si fa il latte di noci brasiliane? - Nathaniel parl
rivolto al dietro delle cosce di lei che, piegata davanti al
frigorifero aperto, descrisse il procedimento fin nei pi inutili
dettagli.
Questa Adpic, in coincidenza col pranzo di Nathaniel,
aveva due importanti appuntamenti da cui sarebbe dipeso il
suo futuro lavorativo, e sarebbe stata per sempre la sua migliore
amica se lui le avesse prestato l'auto. Profumava di
bacche e di sesso. Se questo era l'odore che esalava dai pori,
la passerina probabilmente sapeva di torta.
- Non c' problema, - disse rivolto alle cosce.
 
Capitolo diciassettesimo.
Kezia.

- Non respiro! Rachel mulin per l'ufficio, un derviscio
rotante in sandali con zeppa. -  pi caldo che sotto
uno scroto l fuori.
A New York le temperature erano state in costante aumento
fin da prima che Kezia partisse per il matrimonio di
Caroline. Un'ondata di calore ufficialmente riconosciuta, pi
pesante di quanto non fosse sembrato a Miami e che, chiss
come mai, in nessun luogo aperto di Manhattan risultava
terribile quanto nel Meatpacking District. Kezia credeva di
sentire tutte le cuciture dei vestiti che aveva indosso: era come
se qualcuno le avesse rifilato a sua insaputa qualche droga
psichedelica. E non erano nemmeno a giugno. Si disse che
questa a Calcutta era una giornata fredda, e si mise a pensare
a ottobre e a tutte le prelibatezze a base di zucca.
- Va' che roba,  disgustoso.
Rachel si ferm davanti alla scrivania di Kezia. Si tolse
la giacca e alz un braccio. C'erano dei boccoli di lanugine
nera, tipo barba dei frati, impigliati ai corti peli delle ascelle
rasate.
- Non lo sanno, loro, che non ho una doccia in ufficio?
- Loro?
- Dio.
Rachel si aggiust la tuta senza spalline. Sollev le collane
che portava come se anche quelle acuissero il senso di oppressione.
Saul, il suo bulldog, era in un angolo che annusava un
tubo del riscaldamento in cerca di nuove scaglie di vernice.
L'ufficio era un loft che aveva i tubi delle condutture verniciati,
friabili mattoni a vista e vecchi finestroni con i vetri
piombati: ovunque ti girassi in pratica vedevi una violazione
alle norme sanitarie. I pavimenti per erano chiari e lucidi;
le scrivanie danesi e color crema. Saul si trascinava dietro il
guinzaglio mentre andava grufolando qui e l come un maiale
a caccia di tartufi.
Mangiatene pure un chilo, pens Kezia.
- Vuoi che gli vada a prendere un po' d'acqua? - chiese
Marcus, il contabile, attraversando il loft per andare a raccogliere
il guinzaglio di Saul.
Al cane mancavano i denti di sotto e aveva il respiro perennemente
affannoso. Anche per Saul questa era una giornata
da lingua a terra.
- No, il veterinario dice che deve bere solo acqua filtrata.
- Davvero il veterinario ti ha detto questo? - fece Marcus.
Kezia guard dritto davanti a s, cercando di inibire anche
la minima increspatura delle guance. Marcus aveva circa
vent'anni pi di lei, era padre di due bambine, possedeva la
casa in cui abitava nel Queens, dove di recente aveva installato
una cascata zen. In un ufficio gremito di giovani donne
che sembravano godere nel fare telefonate atterrite a causa di
questo o quel campione mancante (e Kezia sapeva per certo
che ci godevano perch un tempo era stata una di loro), lei
nutriva la massima simpatia per Marcus. A volte lo vedeva
come l'incarnazione del suo antico e pi gentile io, l'ultimo
collegamento fra s e il suo ideale di s. Il che forse era chiedere
troppo a un contabile.
Rachel cercava di farsi aria muovendo avanti e indietro
l'elastico della tuta all'altezza del petto. Marcus prov ad accarezzare
Saul e l'animale gli ringhi, facendo un verso che,
a causa dei denti mancanti, sembr pi un gorgoglio che un
ringhio.
- L'estate scorsa un cane selvatico ha aperto un varco nella
recinzione dietro casa e mia figlia, la pi piccola, l'ha cacciato
strillando e minacciandolo con la sua bambola.
- Oh,  in-cre-di-bi-le, - fece Rachel, e sbarr gli occhi
rivolta verso Kezia.
- In Vietnam mangiano i cani selvatici -. Marcus torn alla
sua scrivania. - I cinesi mangiano i gatti. I vietnamiti, i cani.
Marcus era stato assunto sette mesi prima di Kezia. E fra i
dipendenti della Rachel Simone lui e lei erano legati come in
una famiglia due fratelli nati a meno di un anno di distanza.
In ogni caso, appena si era resa conto che Kezia non avrebbe
mandato in rovina la ditta se l'avesse lasciata da sola a riempire
i moduli degli ordinativi, Rachel non aveva visto pi ragione
di interagire n con l'una n con l'altro. Anche in caso
di una fondata emergenza finanziaria, Rachel evitava di chiamare
Marcus. Kezia sospettava che la disturbasse il rumore
delle controporte con la zanzariera che sbattevano, dell'olio
che sfrigolava nelle padelle, delle bambine di Marcus che giocavano
in sottofondo. O che le desse noia anche solo il fatto
puro e semplice di telefonare nel Queens, l'idea che la sua voce
atterrasse in un quartiere in cui la gente non era sufficientemente
interessata a Rachel Simone.
- Anch'io vorrei bere, - esclam la padrona di Saul. - Ora
come ora non m' rimasto in corpo neanche un goccio d'acqua,
 evaporata tutta.
Cogliendo al volo l'allusione, un'assistente con gli stivali
da cowboy, che era stata di nascosto ad ascoltare, accorse
con una bottiglietta d'acqua appena aperta.
- Sei la mia salvatrice, Sarah.
L'assistente, che si chiamava Sophie, fece un sorriso radioso.
Sarah era un'approssimazione pi che sufficiente.
Poi Sophie si affrett a tornare l da dove era venuta.
Con gesti furtivi Kezia cerc di levare il tappo di stagnola
dello yogurt che si era portata da casa. Fu come se un beb
glielo sputasse addosso: gli schizzi dello yogurt liquefatto le
costellarono la camicetta. Mentre si puliva, istintivamente
contrasse la pancia.
Sapeva di essere snella agli occhi della stragrande maggioranza
degli americani, tuttavia rispetto alle ragazze che lavoravano
qui nel Meatpacking District si sentiva un mostro. Al
mattino, andando a piedi al lavoro, solo a prezzo di enormi
sforzi riusciva a evitare di studiare le cosce delle altre donne.
Aveva elaborato un suo personale test per la dismorfia fisica
che funzionava cos: se fra le cosce della donna che le camminava
davanti avesse potuto passarci una palla da golf, provava
invidia. Se avesse potuto passarci una palla da bowling,
gongolava per il senso di superiorit. Una volta una rivista le
aveva detto che, prima di coricarsi, le avrebbe fatto bene
dire delle cose carine del proprio corpo, tanto per dare una lustrata
all'autostima. Mettiti nuda davanti a uno specchio a
figura intera e di': Ho proprio un bel sedere o Ho proprio
un bel seno.
- Com' stata la vacanza? - disse Rachel, staccando a forza
le labbra dalla bottiglietta.
- Era un matrimonio. Sono andata fino a Miami e ha piovuto
tutto il tempo.
- Sei stata a quell'evento al Shore Club?
- Quale evento?
- Niente, lascia perdere. Avresti dovuto dirmi dove andavi.
Avrei chiamato Reginald e ti avrei fatto avere uno sconto
al Setai.
Kezia non sapeva chi fosse Reginald, cos come non aveva
mai sentito nominare il Setai, almeno fino al giorno dopo il
matrimonio di Caroline. E anche allora solo perch il Setai si
trovava accanto all'albergo dove c'era stato il brunch il giorno
dopo le nozze. Per giunta Rachel sapeva perfettamente dove
fosse andata Kezia, perch non solo in realt lei glielo aveva
detto, ma si erano anche parlate al telefono mentre era l.
- La prossima volta dimmelo dove vai.
La sua capa era abilissima nel mettere insieme meriti e
chiacchiere, offrendosi di tirare i fili giusti solo quando tutte
le marionette erano state gi messe via.
- Sai, mica lo so perch non t'ho detto niente, - disse
Kezia col bulldog che le ansimava sui piedi.
Sent la lingua asciutta dell'animale rasparle la pelle, Saul
forse sperava di aver trovato una gigantesca scheggia di vernice.
Per proteggersi, nascose la punta del piede dietro la caviglia
dell'altra gamba.
- Hai mica un tovagliolo di carta?
- Ce ne sono in cucina.
Rachel fece la stessa faccia che aveva fatto Kezia davanti
al nome di Reginald. La cucina era un ambiente di cui doveva
senz'altro aver sentito parlare ma che non era in grado di
localizzare. Rachel apr con cautela lo sportello del frigo e si
vers qualcosa nel caff.
Aggrott la fronte guardando dentro la tazza. - Odio
quando il latte di soia fa cos.
Il latte si era addensato creando come delle alghe a forma
di fiore. Aveva un'aria imbevibile.
- Mi squilla il cellulare Rachel scav nella borsetta e ne
estrasse il congegno trillante.
Marci verso il proprio ufficio, che aveva le pareti di vetro.
Saul, trotterellandole dietro, dimenava il suo mozzicone
di coda mostrando il bianco deretano. Marcus riemp una
ciotola con l'acqua di rubinetto e la pos sul pavimento, poi
torn a lavorare. Ascoltarono, insieme agli altri dipendenti e
stagisti sparsi qui e l per il loft, come Rachel cercasse di difendere
con una boutique di Chicago la sapienza costruttiva
che c'era dietro una collana anche quando era difettosa. Si
trattava di una conversazione che negli ultimi tempi Kezia
aveva sentito piuttosto spesso.
La maggior parte dei monili di Rachel veniva creata nella
parte opposta del loft rispetto a quella dove Kezia aveva la
sua scrivania. Ma i pezzi pi importanti, soprattutto quelli
realizzati con pietre semipreziose o frammenti di opalina antica,
erano prodotti fuori sede. E a volte capitava che qualcuna
di queste collane venisse fuori col fermaglio troppo lento.
La cliente si sfiorava sovrappensiero il collo e... puf! La
collana era sparita.
Di solito i reclami di questo genere non venivano gestiti
dalla designer in persona, ma ormai le gocce stavano rischiando
di far traboccare il vaso. Il numero dei resi non faceva
che crescere. Kezia, riflettendoci, era giunta alla conclusione
che a Rachel restassero tre possibilit:
1. Dare la colpa al design (una scelta che non sarebbe
stata nemmeno presa in considerazione).
2. Dare la colpa a se stessa (una scelta che sarebbe stata
presa solo remotamente in considerazione).
3. Dare la colpa a Kezia (la scelta migliore).
Le collane erano una creatura di Rachel - il design era
suo - ma lei lasciava i dettagli della produzione a Kezia, la
quale cos veniva a trovarsi nel ruolo del genitore adottivo:
non poteva prendersi il merito della creazione, ma doveva
accollarsi la colpa del suo fallimento.
Dal computer le arriv un allegro rumorino elettronico.
Ke hai addosso?, diceva la nuvoletta di un messaggio istantaneo.
Kezia si concentr sui pixel non sapendo se il mittente,
chiunque fosse, avesse altro da dire.
Sono Judson.
Rachel camminava avanti e indietro per il suo ufficio.
Spunt un'altra nuvoletta.
Baci, nuvoletta, Judson.
Kezia si esamin. Oggi si era messa una camicetta di seta,
dei pantaloni tipo pigiama, una serie di bracciali col fermaglio
a divetta, e una lunga collana di nastri e tentacoli di calamaro
in nickel che era fra le creazioni preferite di Rachel.
Bench non fosse tenuta a indossare i gioielli della ditta, era
incoraggiata a farlo.
Pantaloni. Kezia premette invio.
Cio hai su solo i pantaloni ah ah, replic subito Judson.
Sono al lavoro per cui...
In realt solo i pantaloni era quasi azzeccato. Kezia, sotto
il top che lasciava scoperto l'ombelico di una junior designer,
vedeva un reggiseno scuro. Un'altra ragazza portava dei vestiti
che sembravano ridotti a brandelli da una banda di rivali inferocite.
Nel frattempo nell'ufficio di Rachel la discussione col
negozio di Chicago si era inasprita. Rachel invoc il proprio
nome e cognome, preceduto dall'articolo il e dal sostantivo
marchio.
- Mi dispiace che abbiate avuto questa impressione... -
disse la sua capa senza un briciolo di sincerit.
Kezia colse di l dalla parete di vetro uno sguardo di autocommiserazione
levato al cielo.
- ... ma lasciare intendere che ci sia un difetto di fabbricazione
davanti a una percentuale cos bassa di... Naturale
che difendo quello che produciamo, ma spero che lei possa
capire perch non condivido del tutto il vostro... S, ma non
stiamo parlando mica di Cartier! Questi sono pezzi unici.
Senta, ha mai mangiato un pomodoro cimelio?
Un istante di silenzio.
- Beh, se anche sembra deforme lo mangiamo lo stesso, no?
Di nuovo quel rumorino allegro: Ci vediamo di l, bellezza.
Di l da cosa?
- Troppo costoso? - grid Rachel nel telefono. - Troppo
costoso!?!
Marcus guard Kezia e scroll le spalle. La ragazza con i
vestiti a brandelli fece scattare la penna con un clic.
Tutti i gioielli di Rachel erano esageratamente costosi.
E quella linea lo era in modo particolare. Stavano parlando
delle Starlight Express: colossali collane di seta da cui pendevano
cristalli grezzi, uno pi caro dell'altro, culminanti in
uno spropositato girocollo con la chiusura a forma di stella.
Ma questi monili stavano ricevendo un fiume di complimenti
sulla stampa. Le riviste del settore citavano Rachel che diceva
cose tipo Mi piace lasciarmi ispirare dalle minuzie di una
struttura pi complessa. In un servizio fotografico si vedeva
Saul, ripreso da dietro, con una sfilza di collane appese alla
coda. A Rachel la foto era piaciuta al punto che l'aveva fatta
ingrandire e incastrare dietro la toilette. Marcus doveva fare
pip in un vaso che era il buco del culo di Saul. Se cominciava
a circolare la voce che la Starlight Express aveva la chiusura
fragile, sarebbe stato un grosso guaio per tutti.
Prima di sera Kezia rischiava di dover togliere il negozio
di Chicago dal database.
- Special K! - Rachel apr la porta del suo ufficio e Kezia
zampett dentro.
- Ecco il nome che pi preferisco al mondo.
Rachel richiuse la porta alle loro spalle scrutando di l
dal vetro.
- Sono sicurissima che nessuno mi ha seguito, - sussurr
Kezia.
Rachel si copr la faccia con le mani facendo scivolare le
dita verso il basso mentre parlava.
- Quanti sono i pezzi scazzati?
- Ti riferisci alle Starlight Express? Non direi che sono
scazzate.
- Con me non  necessario difenderle a spada tratta. Hanno
il mio nome sopra. Ho tutto il diritto di trattarle come
mi pare.
- In questo caso... qualcosa come pi o meno tutte?
- Tutte?
- Beh, s. La settimana scorsa Cassie  venuta a fotografarle
per le schede prodotto e non siamo riuscite nemmeno a
mettere di piatto il fermaglio. Mi sembra che abbiano tutte lo
stesso problema e che questo problema riguardi tutte le parti
prodotte dallo stesso fornitore: Claude Bouissou di Parigi. 
un difetto strutturale del fermaglio.
- Strutturale -. Rachel si fece rotolare la parola in bocca
come fosse una biglia. -  colpa del peso, vero? Sapevo che
correvamo questo rischio usando i cristalli grossi, ma se sono
piccoli sembrano la bigiotteria che si portava ai balli scolastici
negli anni Novanta. Manderei Sarah di corsa fino alla
Quarantasettesima a far dare una sistemata ai fermagli, ma
funzionerebbe?
- No, non funzionerebbe.
- Sai una cosa? Abbiamo fatto male a scegliere il cloisonn.
Rachel nel pronunciare quella parola indugi su ogni sillaba.
Avevano montato un fermaglio di qualit troppo superiore
al resto della collana. Kezia aveva cercato di impedirlo,
ma Rachel non le aveva dato retta.
Si trattava di un fermaglio smaltato, ma non era una
smaltatura qualsiasi. Il cloisonn era una speciale decorazione
artistica di scuola francese, realizzata a mano in un
laboratorio del vecchio continente la cui competenza tecnica
era superata solo dai cinesi, che un tempo abbellivano con
lo smalto cloisonn interi vasi di fiori. I cinesi, chiaramente,
avevano pi pazienza dei francesi, che tuttavia avevano
perfezionato l'uso di questo metodo nell'arte della gioielleria.
Kezia si sarebbe sguerciata se avesse dovuto lavorare
come quegli artigiani che creavano su una base di metallo
dei disegni in filigrana per poi riempire fino all'orlo ognuna
delle cellette con pigmenti in polvere. Nemmeno nella
sua vecchia ditta avevano mai usato lo smalto cloisonn.
Era una tecnica molto costosa e troppo lenta. Montare un
fermaglio in smalto cloisonn su una Starlight Express significava
degradarlo.
Ragion per cui non c'era da meravigliarsi se quella collana
aveva presentato dei problemi fin dal giorno in cui avevano ricevuto
i campioni per i rappresentanti. Sotto le stelle smaltate
(che per qualche motivo presentavano gi delle scheggiature)
c'era un complesso meccanismo a incastro, comprendente una
linguetta a molla e una cassettina, rinforzato da una chiusura
a calamita. Eppure bastava un niente e il fermaglio si apriva.
- Per giunta 'sti smalti cloisonn ci sono costati un occhio
della testa.
- Lo so, - disse Kezia.
- E poi... oh, mamma mia, ma come ti sei conciata oggi?
- Rachel storse la faccia.
- Si vede che questa  la domanda del giorno. Non ti piace
la mia camicetta?
- Sembri una che sta andando a un funerale.
- Solo perch ho coperto pi del venti per cento della mia
epidermide.
- Qui c' qualcuna che fa un po' troppo la spiritosa per
essere vestita come se andasse a un funerale.
- Okay. Quanto al fermaglio, non ho la bacchetta magica.
Anche se mi piacerebbe tanto averla. Nessuno conosce questa
collana meglio di me. Quasi nessuno, voglio dire.
Rachel si sedette, rovesci l'orecchio di Saul e si mise a
esaminarne l'interno rosato.
- In realt quello che conosci davvero bene sono 'sti orafi
spocchiosi e lunatici -. Rachel sospir. - Ritieni possibile
che il nostro amico a Parigi abbia sgamato lo scherzetto che
gli abbiamo fatto sulla regola del minimo?
- Si,  possibile.
Anzi, era sicuro. Affinch Claude Bouissou accettasse di
realizzare dei pezzi su misura l'ordine doveva superare almeno
le 400 unit. Altrimenti per lui il gioco non valeva la candela.
Tuttavia Rachel, bench fosse sulla cresta dell'onda, non poteva
permettersi una simile scommessa. Cos aveva aggirato
la regola facendo un grosso ordine (circa 150 pezzi) di semplici
campioni con l'intesa di presentarne uno ben pi consistente
in un secondo momento. Ma non l'aveva mai fatto.
- E ritieni possibile che per questo motivo Claude Bouissou
non stia dando la giusta priorit a Rachel Simone?
A volte Kezia era assalita dal dubbio che Rachel avesse
scelto questa attivit solo per realizzare quello che era il vero
sogno di tutta la sua vita: parlare di s in terza persona.
- Fanculo Claude Bouissou -. Rachel si protese verso il
computer, cliccando furiosamente sul mouse. - Fanculo la
faccia da pesce che devo fare solo per pronunciare il suo nome.
Chi sono gli altri nostri fornitori qui?
- Qui, in America?
- S, qui.
A Kezia non veniva in mente nessuno che lavorasse con
gli smalti cloisonn in America.
- Forse dovremmo mollare il colpo e orientarci verso qualcosa
di pi semplice -. Si strinse nelle spalle. - Potrei trovarti
a razzo delle chiusure a barilotto.
- Troppo quarta elementare.
- Con l'anello a molla?
- Troppo marinaresche.
- A moschettone?
- Troppo scivolose.
- A baionetta?
- Noiose.
- A barrette?
- Ti sembro una che corre a fare acquisti da Claire's?
Saul e Rachel le ringhiarono all'unisono.
- Rachel, non c' nessun artigiano in questa citt e nemmeno
in questo continente che sia specializzato in smalti
cloisonn, e se anche ci fosse sarebbe troppo lento oppure
non vorrebbe...
- Cosa non vorrebbe?
- Ecco, quella gente esige che il proprio lavoro sia destinato
come minimo a un girocollo di diamanti. Credimi, ci ho
lavorato in quel mondo.
- Buon per te -. Rachel tamburell con le unghie sul piano
della scrivania. - Cos riuscirai a scoprire a chi  che possiamo
rivolgerci. Oh, mamma mia, che incubo. E fra due giorni
devo essere a Tokyo.
Una goccia di sudore cominci a scendere millimetro dopo
millimetro lungo il dietro della coscia di Kezia; arrivata al
ginocchio prese velocit. Una giornata fredda a Calcutta, una
giornata fredda a Calcutta. Saul pos il mento su una pila di
documenti appena fotocopiati.
- Ma guardalo!
La lingua del bulldog sporgeva di lato come un orecchino
a pendente.
- Il muso  brutto forte, non c' che dire.
- Non hai cuore.
Kezia punt il pollice verso la porta. - Adesso devo andare.
- Fanculo Tokyo. E fanculo anche la Francia.
- Okay. Far del mio meglio per sfanculare l'una e l'altra.

 Capitolo diciottesimo.
Victor.

Rincasando Victor trov l'appartamento come l'aveva lasciato.
La finestra senza tende, dato che non ne aveva. I vestiti
alla rovescia; nel lavello delle tazze piene d'acqua: un
flebile tributo alla futura rassettata, un gesto contro il caos.
Il tavolino da caff gremito di bottiglie di birra e di mozziconi
di sigaretta. Il giorno di libert della cameriera.
Lasci cadere la sacca sul pavimento e and a fare pip,
tenendo premuto lo sciacquone per quei venti secondi in pi
necessari perch funzionasse. Butt via una rivista deformata
risalente a una qualche settimana di marzo non contrassegnata
da alcun avvenimento di rilievo. Qui ci voleva la ventilazione
artificiale. Sal sul letto e schiacci il pulsante del
condizionatore. Niente. Suo padre diceva sempre che queste
macchine sono abbastanza intelligenti da rompersi nel giorno
esatto in cui scade la garanzia, ma non intelligenti abbastanza
da continuare semplicemente a funzionare. Irritato, and
ad aprire la seconda esigua finestra, quella della camera da
letto, ma era gi spalancata.
L'aveva lasciata lui cos? Victor seguiva una regola con
gli elementi. Ed era questa: loro, fuori; lui, dentro. Cerc di
chiudere la finestra ma il telaio era piegato.
Avrebbe voluto che il fatto lo incuriosisse, ma la realt di
quanto stava accadendo - di quanto era gi accaduto ed era
ormai immodificabile - si chiar da s.
Victor si gir ed ebbe la conferma che sia il computer, sia
la console dei videogiochi, sia il televisore erano spariti. Si
avvicin alla scrivania e al portatelevisore come per accertarsi
che non fossero coperti dal mantello dell'invisibilit.
Nella fretta i ladri dovevano aver fatto saltare via il cavo
del condizionatore. Intuendo che per un po' questo sarebbe
stato l'ultimo briciolo di controllo che avrebbe potuto esercitare,
Victor and con tutta calma a rinfilare la spina nella
presa. Un cavernoso brontolio annunci che la ventola aveva
cominciato a girare e Victor rest in piedi davanti al condizionatore,
in ascolto, senza avvertire la minima frescura.
Si domand se anche i suoi vicini avessero ricevuto la visita
dei ladri. Avrebbe provato un maligno conforto nel sapere
che anche altri domicili erano stati violati. Essere l'unico a
subire un furto gli ricordava un po' troppo il fatto di essere
stato l'unico a subire un licenziamento.
Aveva bisogno di farsi la doccia. Scost la tendina per
assicurarsi che la saponetta ci fosse ancora. Okay. Gir il
rubinetto, che cigol. Era proprio necessario andare alla polizia?
La faccenda gli avrebbe preso ore e ore e i poliziotti
gli avrebbero fatto domande sulla cronologia degli eventi
a cui non aveva modo di rispondere. Era stato via due
giorni. Non era in grado di identificare niente e nessuno,
a parte l'odore di latte inacidito che veniva dal frigo. C'erano
comunque delle cose di cui essere grati. Era tornato
a casa che era ancora giorno, questo significava che avrebbe
avuto il tempo di riprendere psicologicamente possesso
dei suoi spazi prima che si facesse notte. Inoltre, se avesse
posseduto pi cose, forse la sensazione della violenza patita
sarebbe stata ancora pi forte. Ad ogni modo la maggior
parte di ci che possedeva non era nemmeno suo: vecchi
mobili arrivati quando i suoi genitori avevano rifatto il soggiorno
e roba comprata dai rigattieri, la Norton Anthology
ofEnglish Literature di Nathaniel, che Victor usava per decimare
gli scarafaggi.
Usc dalla doccia e lentamente and in cucina. L'entusiastico
comunicato stampa che annunciava il suo licenziamento
dalla mostofit era tutto accartocciato e pieno di schizzi di
salsa. Apr il cassetto delle posate. I coltelli erano tutti al loro
posto. Controll gli armadietti. Bicarbonato, cereali, una
busta di patatine... e mezza bottiglia di Jameson. Perlomeno
questo gliel'avevano lasciato. E perlomeno Victor aveva cominciato
a ricevere l'assegno di disoccupazione, cos poteva
acquistare un altro televisore. Il morale gli si risollev quando
accarezz l'idea di comprarne uno pi grande. Ma precipit
di nuovo appena and ad accendere il computer.
Non c'era nessun computer da accendere.
Prese la scatola di cereali e and a sedersi sul divano.
Sul cellulare un messaggio collettivo di Caroline, il miglior
weekend DI SEMPRE, baci, che Victor non aveva ancora
aperto. Scosse la scatola di cereali, sperando che comparissero
dei croccantini di nocciole.
Qualcuno buss alla porta. Victor fece un salto quasi fino
al soffitto.
- Vie-tour! Victour, sei a casa?
Era Matejo, il dominicano che abitava al piano di sotto e
che, quando si incrociavano, non mancava mai d'informarlo
che aveva sentito dal suo appartamento la musica a palla o
un gran rumore di passi, aggiungendo sempre: Ma io non ci
faccio caso. Vivi e lascia vivere!, ripeteva. A ciascuno
il suo!: questa era un'altra espressione spuntata di recente
nel suo repertorio. Era la forma pi manipolatoria di protesta
per gli altrui rumori di cui Victor fosse mai stato testimone:
Matejo faceva scorta della benevolenza dei vicini in previsione
delle settimane in cui tutta la sua vasta famiglia sarebbe
venuta a trovarlo.
Victor tolse una camicia da una stampella di filo di ferro
appesa nell'armadio e si tenne l'asciugamano umido attorno
alla vita.
Apr la porta. - Ciao.
La catena di sicurezza era gi sparita quando Victor si era
trasferito in quella casa, ma la base del catenaccio era ancora
avvitata alla bell'e meglio alla parete come una mezuzah.
- L tutti bene?
- Sono solo, Matejo. E, s, sto bene.
Le pupille di Matejo vagavano in tremuli cerchi esplorando
il mondo sopra la spalla di Victor.
- Volevo solo vedere se... - La voce di Matejo si affievol.
- Hanno rubato anche da te, eh?
- Victour,  un disastro -. Matejo si gratt il collo. - Si
sono portati via la cassaforte.
- Hai una cassaforte?
- Ce l'avevo. Sai, una di quelle casseforti personali, da
casa. Dicono che  impossibile rubarla, ma quei tipi l'hanno
fatto, eccome. Avevo la garanzia, ma indovina un po' dove
la tenevo?
- In cassaforte?
- Mia moglie dice che  stato uno di famiglia. E sicura
che  stato il figlio di mia sorella. Beh, non so proprio come
riuscir ad aprirla. Ma immagino che con una catena e un camion
uno ce la pu anche fare.
- S, immagino di s.
- Ma mio nipote dove lo rimedia un camion? Il ragazzo
non ha mica la patente. No, per me non  stato lui. Ma mia
moglie dice che ha proprio quell'et, non so se mi spiego...
- L'et in cui si ruba?
- Ma quel teppistello lo sa che l'ammazzerei sotto gli occhi
di sua madre.
- Secondo me, se a rubare fosse stato qualcuno di famiglia,
il ladro sarebbe entrato dalla porta d'ingresso, aprendola con
la chiave o qualcosa del genere.
- Esatto! - Matejo s'illumin.
Matejo abitava l da pi tempo di tutti e quindi era di fatto
perfettamente, superlativamente, informato circa i giorni
della settimana in cui i netturbini ritiravano le scatole di
cartone. Il palazzo era sotto la sua responsabilit spirituale.
- Se  stato lui, dovr risputare tutto quello che ha preso.
Ma non  stato lui.
- Lo continui a ripetere -. Victor non era riuscito a trattenersi.
- S, perch non  stato lui, - fece Matejo appoggiando il
pollice sul foro del defunto catenaccio.
- Da chi altro hanno rubato?
- Dai nuovi inquilini all'ultimo piano. Christina, quella
che abita nel seminterrato, era a casa, credo. Ha detto che
non ha sentito niente. In pratica tutti quelli che abitano su
questo lato del palazzo sono stati svaligiati. E ogni volta i ladri
sono entrati dalla finestra.
- Sei andato alla polizia?
A Victor venne facile proporlo ora che, per parte sua, aveva
gi deciso di non farlo perch sarebbe stata solo un'enorme
perdita di tempo. Per cosa, poi? Per dormire fino a tardi
e ingerire dei cibi di colore bianco e dei liquidi di colore scuro?
Eh, vabb, che vuoi che sia? La depressione aveva bisogno
di tempo, di dedizione. Dovevi alimentarla, tenendola al
riparo dalla luce diretta del sole, lasciando che si accucciasse
sul letto, la notte, come un cane.
- Coi piedipiatti non ci parlo, - disse Matejo, col tono di
uno che dice di essere allergico alle noci.
- Beh, mi hanno fregato un po' di cose, e questo mi rompe.
E poi fa un caldo bestia e la finestra adesso non si chiude
pi, e anche questo mi rompe.
- Sta venendo il custode a ripararmi la finestra. Posso
dirgli che sei tornato e se viene a dare un'occhiata anche
alla tua.
- Grazie.
Fra loro pass un attimo in cui entrambi soppesarono
accusa e difesa. Matejo gli aveva bussato alla porta quando
Victor era gi arrivato a casa da un'ora. Matejo aveva gi
parlato con tutti gli altri inquilini del palazzo. Il nipote di
Matejo era gi in un carcere minorile. Quel nipote e i suoi
amici. I delinquenti minorili hanno sempre degli amici, qualcuno
che ti tiene aperta la finestra.
- Ehi, te l'ha mai detto nessuno che assomigli, in brutto,
a Adrien Brody?
- Alcuni direbbero che Adrien Brody  gi molto brutto
di suo.
- D'accordo, ma sai quanta figa rimedia?
- Okay, ci far un pensierino.
- Ho i fornelli accesi, - disse tutto a un tratto Matejo affrettandosi
gi per il corridoio.
Victor chiuse la porta di casa e mise il chiavistello. Con
un calcio sped la sacca sul divano, si tolse la camicia e apr
la bottiglia di Jameson. Gli sudava l'ombelico, annullando
il beneficio della doccia. I pantaloni con cui aveva viaggiato
erano buttati sul fondo dell'armadio. Si ricord del delicato
disegno della collana, della vita che non era la sua. Sembrava
lontana settimane, non ore. Doveva recuperare lo schizzo.
Nell'acuita tensione di un appartamento appena svaligiato,
Victor era in ansia per quel foglio di carta, voleva metterlo
al sicuro.
Lo travolse un'ondata di tristezza pi forte del solito. L'onda
si infranse e Victor cap di non possedere nulla.
S, non aveva posseduto nulla neanche prima del furto; nulla
che giustificasse il livello di protezione che Johanna aveva
mostrato a difesa dei propri gioielli. Non c'era la Storia nella
sua vita, nella sua famiglia (ci che aveva preceduto l'arrivo
dei suoi nonni dalla Russia era una tabula rasa). Ma dov'erano
i suoi totem e i suoi cimeli? Non era un materialista. Per
esserlo c' bisogno di possedere cose concrete. Ma forse una
vecchia penna o un pennello da barba o qualcosa cos? Carabattole
trasmesse da una generazione all'altra. Victor era
ebreo, non buddista. Quali pezzi di questo mondo erano suoi?
Aveva una logora trapunta che era appartenuta a sua nonna,
ma non era nemmeno cucita a mano. Era solo una vecchia
coperta che sua nonna gli aveva dato perch lei ne stava
comprando una nuova. La targhetta diceva Ralph Lauren
Home Collection. Si capiva benissimo che era stata creata
appositamente per l'outlet in cui sua nonna l'aveva presa. Ma
i soldi non erano mai il punto. Questo era il tacito principio
su cui si fondava la ricchezza, un principio che Victor non
aveva compreso o che non si era premurato di comprendere
per quasi tutta la sua vita. Solo l'incontro con Johanna l'aveva
costretto a considerare l'importanza della Storia degli
oggetti. Potevano rubarti cento computer e duecento televisori
e la cosa non avrebbe avuto alcuna importanza perch
bastava andare al negozio e ricomprarli. Forse non avrebbe
potuto farlo lui, non col suo saldo sul conto in banca, ma
qualcun altro s. L'accessibilit toglieva valore a quegli oggetti.
Invece parte del valore di quella collana stava nell'impossibilit
di possederla.
Victor ingoll quanto pi Jameson poteva in un solo sorso,
poi fece un fischio. Studi la bottiglia. Aveva una misura
strana, non era una bottiglietta mignon ma nemmeno una di
quelle per la mescita nei bar. Sull'etichetta, in un rettangolo,
c'erano le parole Rivendita Vietata. Era un avanzo delle
feste, Un dono promozionale di Nancy la Precaria, che aveva
ricevuto il whiskey da quelli del dipartimento marketing, gente
che l'aveva tanto in simpatia da farle dei regali.
Victor si svuot la bottiglia sulla faccia.
 
Capitolo diciannovesimo.
Kezia.

Gli edifici bassi e le strade ampie di questo quartiere volevano
dire che il sole qui batteva sulle finestre prima di quanto
non facesse in centro, dove lavorava la maggior parte dei
suoi amici. I quali, senza averne coscienza, godevano anche di
magnifici impianti di climatizzazione centralizzata. Di ascensori
che non erano dei montacarichi. E che, quando aprivano
il frigorifero dell'ufficio, non trovavano solo del latte scaduto
e il flacone di un prodotto per lucidare il metallo. Persino
Victor lavorava in un'azienda come si deve. Kezia controll
il cellulare. Da quando erano tornati aveva mandato diversi
SMS a Victor, ma lui niente. Era un fatto insolito. Quando
comunicavano, era lei quella che si sentiva in colpa perch
non rispondeva abbastanza in fretta.
- Tutto a posto?
Sophie, l'assistente con gli stivali da cowboy, era spuntata
all'improvviso e ora guardava Kezia battendo le ciglia come
una cerbiatta. Una cerbiatta con le cosce plasmate da anni
di palestra. Sophie voleva il lavoro di Kezia. Raggiunto questo
obiettivo, avrebbe potuto avanzare lentamente fin nella
vagina di Rachel, acciambellarlesi attorno all'utero, e addormentarsi
per sempre.
- Sento tensione in giro. Va tutto bene con le Starlight
Express?
Scherzi da ufficio con le colleghe cerbiatte le avevano lasciato
sulla fronte un pezzetto di nastro adesivo metallico,
una specie di bindi appiccicato nel punto esatto dove avrebbe
mirato un cacciatore.
- S, bene -. Kezia rimpicciol la schermata della posta
in arrivo.
- Vuoi che ti faccia qualche telefonata? - Sophie si premette
il hindi.
Portava un anello di plastica che copriva quattro dita, una
delle creazioni preferite di Rachel.
- Mi sembra di averle fatte gi tutte io, - disse Kezia.
Per alleggerire la botta aggiunse: - Non reggerei un altro
giro di telefonate in cui mi tocca dire Starlight Express
restando imperturbabile.
- Secondo me  la collana pi figa che Rachel abbia mai
creato, - disse Sophie, come se l'ufficio fosse pieno di microspie.
- Davvero? La pi figa?
- S, s,  fighissima. Adoro la fusione di filosofie e materiali
contrastanti, sai? Per esempio, la giustapposizione rovesciata
fra i colori delle stelle smaltate e i cristalli...
Ma Sophie cosa s'era fumata?
- Beh, comunque non va.
- Ahi, ahi!  per via del fermaglio, vero? - Sophie tocc
il prototipo della collana stesa come una salma sulla scrivania
di Kezia. - Povera bambina, cosa t' successo?
Sophie era notoriamente un'antropomorfista scatenata.
- Okay -. Kezia indic il cadavere della collana con una
matita. - I problemi sono due. Innanzitutto c' il peso che
grava sugli anelli di salto ai lati del fermaglio e fa piegare il
meccanismo interno della chiusura, che cos si inceppa. Un
po' come un'altalena bloccata dal ghiaccio. In secondo luogo,
ci sono intere parti in cui lo smalto cloisonn salta via come
fosse quello per le unghie.
- Oh -. Sophie accarezz il gioiello. - Cerca di tenersi per
mano e non ci riesce.
Kezia le poteva leggere nel pensiero: Per questa piccolina
occorrerebbe la clinica delle bambole. Ciccia, non vedo l'ora di
papparmi il tuo lavoro! Slurp!
- Se hai bisogno che ti cerchi dei nuovi fornitori, posso
occuparmene anche subito, - sussurr, come per non svegliare
la collana.
- Sophie, non per essere antipatica, ma all'improvviso tu
e io abbiamo accesso allo stesso database?
Qui era Kezia quella munita di conoscenza istituzionale.
Non l'aveva chiesto lei, era successo e basta. Kezia era la dipendente
con la maggiore anzianit di servizio e questo le conferiva
una conoscenza profonda, enciclopedica, del database.
- D'accordoooo -. Sophie sorrise con un'aggressivit
passiva che era pura perfidia. - Ma forse se siamo arrivati a
questo punto  proprio perch hai fatto troppo affidamento
sul database.
- Forse dovremmo solo lasciarla riposare, - sussurr Kezia.
- Assolutamente s, - sussurr Sophie, e torn alla propria
scrivania.
Sophie aveva solo cinque anni meno di Kezia ma, in questi
tempi cos precipitosi, una differenza di cinque anni voleva
dire essere cresciuti come su un altro pianeta. Sophie, tanto
per dirne una, come faceva a capire perch ripetere decine
di volte al giorno Starlight Express per lei potesse risultare
imbarazzante? Sophie non aveva mai toccato un paio di
pattini a rotelle. E neanche i pattini in linea. Probabilmente
non aveva nemmeno mai visto un musical a Broadway.
Kezia cerc di concentrarsi. Aveva due settimane di tempo
per individuare un nuovo fornitore nel loro stesso continente,
e dentro doveva metterci anche il tempo per la spedizione,
l'approvazione, e le telefonate di Rachel da Tokyo per
lamentarsi degli edamame, tutte a ore infernali per via del
fuso orario. Era un'impresa impossibile. C'erano solo quattro
laboratori in tutto il mondo che producevano gioielli
cloisonn e, di questi, tre si trovavano sullo stesso lato della
stessa strada di Parigi, il quarto sul lato opposto.
Kezia clicc su invisibile per risultare offline in caso di
messaggi istantanei, poi apr il database. Chiam una manifattura
del Rhode Island ma non erano abbastanza raffinati
per un ordine di quel genere. C'era una ditta in California, a
Sacramento, ma Kezia aveva l'impressione che fosse un vecchio
contatto. E ne ebbe la conferma quando una voce registrata
la inform che il numero non era pi attivo. Ce n'era
un'altra a Evanston, Illinois, dove la tennero cos a lungo in
attesa con la colonna sonora dell'impero del sole che Kezia ebbe
paura di scoppiare a piangere. Cos riattacc il telefono ed
estrasse da un cassetto della scrivania dei cataloghi di forniture:
pagine e pagine di castoni e tubolari. Tutte azioni inutili.
Pos una mano sul palmo dell'altra e si premette il brufolo
sul mento. Giocherell con una graffetta, smontandola fino
a farne una minuscola arma. Forse poteva rifare a mano con
le graffette le chiusure di tutte e 150 le Starlight Express.
Il telefono squill e lei lo guard con entusiasmo. Aveva
rinunciato a mandare SMS a Victor e l'aveva chiamato, lasciando
detto che voleva sapere quanto gli doveva per l'albergo
a Miami, convinta che questo l'avrebbe costretto a farsi vivo.
Ma era solo Rachel. - Perch non c' un emoji col dito
medio alzato?
Nell'angolo opposto del loft, Sophie, briosa, parlava con
Hannah, la loro coordinatrice della pubblicit. Sophie e Hannah
avevano tutte e due ventiquattro anni. Si domandavano
mai cosa ne sarebbe stato della loro amicizia da qui a dieci
anni? Avrebbero perso ognuna il numero di telefono dell'altra?
Lei, se Caroline non l'avesse invitata al matrimonio, non
avrebbe fatto una piega. Caroline era stata sempre una tipa
rognosa. Un tempo aveva avuto l'abitudine di fare commenti
maligni sul fisico snello di Kezia, coinvolgendo anche Grey.
Lo faceva come se fosse obbligatorio punirla perch aveva
un metabolismo decente. Tutti i soldi del mondo questo non
te lo potevano comprare, anzi, ti compravano il contrario: i
macaron di Ladure, il salame italiano, il pesce affumicato di
Barney Greengrass. Lo stomaco di Kezia gorgogli al pensiero
dei macaron. I Markson li portavano da Parigi, e infilato sotto
il nastro verde c'era sempre un biglietto in cui raccomandavano
alla figlia di mangiarli subito subito. Questo era uno
dei ricordi pi affettuosi che Kezia avesse di Caroline, e non
riguardava nemmeno lei ma dei pasticcini.
- Dio, 'sto coso da un po' di tempo fa i capricci -. Hannah
diede uno strattone alla porta del montacarichi.
- Ehi, ciccio, che ti prende? - Sophie parl rivolta direttamente
al montacarichi.
Il chiavistello alla fine cedette e il rumore riverber per
il loft.
- Ciao, ci vediamo, Special K! - disse Hannah.
- Ciao, - borbott Kezia.
Un po' di silenzio, era ora. Kezia and alla toilette, punt
lo spruzzatore del deodorante per ambienti dritto sul culo di
Saul, torn alla scrivania. Sulla home page dell'azienda era
citata una frase di Rachel. Appariva man mano che si caricava
il sito, prima che al cliente fosse concesso di entrare nel
Mondo di Rachel Simone.
1% Caricato: alcune persone per noi sono come fili
35% Caricato: che ci corrono nel cuore.
70% Caricato: sempre, tutti i giorni, tutte le ore.
75% Caricato: altri sono solo come perline appese al
filo...
98% Caricato: la vita sta nel distinguere fra le
perline e il filo.
Poi il testo sbiadiva fino a scomparire e al suo posto, in
tutta la sua magnificenza pietra cristallo e cloisonn, ecco il
pezzo da cui dipendeva la reputazione della casa: la Starlight
Express.
Kezia con un violento clic usc dal Mondo di Rachel Simone.
 
Capitolo ventesimo.
Kezia.

Kezia pens che il modo in cui era venuta a sapere del
furto da Victor fosse angosciante quasi quanto la notizia in
s. Era stata Olivia a raccontarle tutto. Kezia, uscita per andare
a comprare un'insalata per lei e una per Marcus, si era
imbattuta in Olivia che andava dal parrucchiere. O forse ne
tornava. Olivia era una di quelle donne capaci di schiacciarsi
i capelli con le mani, stringendoli come logore cordicelle,
per chiederti Guarda, non fanno schifo? e tu potevi solo
crederle sulla parola. Era anche una di quelle donne che vanno
da un parrucchiere della Dodicesima nel bel mezzo di un
gioved. Comunque cosa faceva Olivia tutto il santo giorno?
La domanda per ormai era fuori tempo massimo. Qualcosa
che aveva a che vedere con degli eventi? Ma ogni attivit ha
a che vedere con degli eventi. Anche un'operazione al cervello
 un evento.
- Come va il lavoro? - domand Kezia.
- Uh, non me ne parlare! Sono presa all'inverosimile, - disse
Olivia, - ma  sempre cos in questo periodo dell'anno.
- Si, beh, immagino.
Ma non l'immaginava affatto.
Che facesse l'anestesista o la barista, Olivia aveva gli stessi
orari dei vampiri. Le poche volte che si erano incontrate per
caso, Kezia aveva avuto sempre l'impressione di penetrare
nella foschia dorata di Olivialand, un paese in cui la gente
si sveglia alle undici del mattino senza alcun senso di colpa,
dopo aver dormito in nglig.
- Hai del colore li, - le disse Olivia.
- Sono lentiggini -. Kezia si copr la faccia.
Controll l'orologio che, lubrificato dal sudore, le scivolava
gi dal polso. Allontanarsi troppo a lungo dallo sguardo
di Rachel nel mezzo di una grave crisi produttiva non
era prudente. Non aveva avuto fortuna: non aveva trovato
nessuno in America in grado di correggere il fermaglio,
e le altre manifatture parigine specializzate in cloisonn le
avevano risposto picche, motivando il rifiuto col breve
preavviso. Kezia sospettava che Claude Bouissou stesse
boicottando Rachel. La cosa non sarebbe stata sorprendente
considerando la piccolezza del mondo degli smaltatori
indipendenti in Europa. Kezia doveva trovare un nuovo
fermaglio o un nuovo lavoro. E non perch la sua capa le
avrebbe dato il benservito ma proprio perch, al contrario,
non glielo avrebbe dato. Rachel avrebbe preferito torturare
Kezia con noncuranza, caricarla di lavoro come un mulo,
trasformandola nella concorrente di un giochino a premi intitolato:
Questo Non  Il Mio Lavoro! Ditele cosa ha vinto!
Oh, mamma, un biglietto in economy per una manifattura di
resina nella provincia cinese del Guangdong!
- Ah! - Olivia, che si stava allontanando, torn indietro
di corsa. - Hai visto, Victor, che roba? Non ci si crede, eh?
- S, non  stata una grande idea, ma sai lui com'...
Kezia era convinta che Olivia stesse alludendo al brutto
scherzo che Victor aveva tirato alla madre di Felix coinvolgendola
in una specie di gioco delle sedie giocato con i letti.
- Ma com' andata, lo sai? Aveva chiuso bene a chiave,
s?
- Eh?
- Sam mi ha detto che sono entrati dalla finestra.
- La madre di Felix  entrata in camera sua dalla finestra?
- No, Victor  stato derubato.
- Di cosa?
Kezia immagin che Victor avesse perso una qualche selezione
o un incontro sportivo.
- No, no Olivia adesso era arrabbiata e questo metteva
paura, perch la maggior parte delle persone quando si arrabbia
assume un atteggiamento passivo-aggressivo, ma con
Olivia avevi la sensazione che potesse davvero mollarti un
ceffone. - Gli hanno rubato in casa.
- Oh, cazzo. Dici sul serio?
E con quel sul serio Kezia voleva dire: Sam? Victor l'ha
raccontato a Sam e non a me?
- S. Olivia si calc la borsetta sotto l'ascella. - Bene.
Bye, bye, chica!
Mentre tornava in ufficio facendo girare attorno al pollice
la busta di plastica con le insalate, Kezia prov a richiamare
Victor. Sentendo di nuovo la casella vocale, si domand se
non gli avessero rubato anche il telefono. Ma appena riattacc,
il telefono le squill in mano.
- Scusa, non trovavo il cellulare.
Kezia immaginava l'appartamento di Victor a soqquadro,
i cuscini del divano sbudellati, le lampade fracassate sul pavimento,
anche se - ne era pi che sicura - Victor non aveva
mai avuto delle lampade. E se gli fosse successo qualcosa? Se
il furto fosse avvenuto dopo che erano tornati a New York?
Avvert un peso inaspettato sul petto. Victor avrebbe potuto
rimetterci la pelle.
- I ladri e gli assassini non sono la stessa cosa, - disse Victor.
- Potevi prenderti una coltellata!
- Chiunque di noi potrebbe prendersi una coltellata in
qualsiasi momento.
- Ma questa gente t'ha scassinato e ti  entrata in casa.
- Ti rendi conto di quanto sia ridondante scassinare ed
entrare? Chi  che forza l'ingresso e non entra? A parte il
KKK? Pensaci.
Kezia sapeva a cosa puntasse Victor, cercava di farsi bello
mostrando il suo coraggio quando ormai era facile. Quando
il fatto si era gi compiuto e, nel momento in cui si compiva,
lui era lontano migliaia di chilometri. - Perch non hai
risposto ai miei SMS?
- Non lo so.
- Sei strano.
- No, perch?
- C'entra quella storia che hai cercato di dirmi sulla spiaggia,
su non so quale collana nazista? Di, racconta.
- No, te l'ho detto... lascia perdere. Va bene. Non avevo
capito di starti tanto a cuore.
- Hai avvisato i tuoi genitori?
I genitori di Victor avevano mandato il figliolo all'universit
come se lo stessero spedendo in una prigione thailandese.
Provavano ansie assolutamente sterili, erano dei veri provinciali,
ostili alle metropoli quanto alla campagna, e guardavano
con eguale sospetto la metropolitana e i pickup. Kezia li
aveva incontrati diverse volte nel corso degli anni quando venivano
a prendere Victor per portarlo a cena fuori, convinti
che alla mensa mangiasse solo porridge. E ogni volta che lei
li vedeva, loro si presentavano come fosse la prima.  un vero
piacere conoscerti, Kesha, anche tu sei al secondo anno? Erano
diversissimi dai genitori di Kezia, elettrizzati da tutto quello
che l'universit aveva da offrire alla loro figliola. Il giorno
in cui era arrivata, suo padre, indicando la pavimentazione
davanti al dormitorio, aveva detto:  qui che la gente parcheggia?
Fantastico!
Kezia premette il campanello del loft della Rachel Simone.
Un senzatetto adolescente era seduto sul marciapiede accanto
a lei; la scritta sul pezzo di cartone partiva bene ma poi si
affievoliva. Forse  vero che usano tutti lo stesso pennarello,
pens Kezia. Mise un dollaro nel cappello del ragazzo e
premette di nuovo il pulsante. Hannah le apr.
- Stavo giusto pensando di chiamarli, - concluse Victor.
- Ma i miei sono gi convinti che questo sia un quartiere pericoloso.
- E hanno ragione, ovvio.
- Le strade sono disseminate di scatole di pannolini. E
non ho pi niente che possano portarmi via.
- Hai il cellulare.
- Ma lo sto usando intanto che parliamo, no? Ah, senti,
per il rinnovo del passaporto devo andare alla motorizzazione?
- Ma no! Perch? E comunque si pu fare tutto on line.
- On line ci vuole troppo tempo.
- Allora ti conviene andare in centro, in un'agenzia che
si occupa dei rinnovi dei documenti. Troppo tempo perch,
poi? Dove devi andare?
- Da nessuna parte. Mi gingillavo solo con l'idea di un
viaggetto.
- Victor?
- S?
- Tu non vai mai da nessuna parte.
Chiusero il telefono e Kezia marci su per la torrida tromba
delle scale. Quando fu di nuovo alla sua scrivania, Marcus le
diede un messaggio di un laboratorio di Beacon, New York,
specializzato in smalti cloisonn per orologeria, uno dei tanti
cui aveva telefonato la sera prima. La titolare del laboratorio
aveva sbagliato numero e aveva chiamato Marcus.
- Dice che pu fare una simil-chiusann -. Marcus le porse
l'appunto preso su un post-it.
Kezia lo guard sgranando gli occhi.
- Chiusann...
- Ah, cloisonn!
- Esatto -. Marcus scroll le spalle e torn al proprio tavolo.
Kezia esamin il messaggio. La smaltatrice di orologi non
era in grado di replicare esattamente i fermagli ma poteva
farne di molto simili. E poteva consegnarli entro la scadenza
fissata da Rachel. Questo avrebbe risparmiato a entrambe
l'impiccio di spedire Kezia in aereo a perorare la loro causa
presso qualche irascibile francese. E sapeva di poter convincere
Rachel ad accontentarsi di un fermaglio molto simile.
Era un vero, piccolo miracolo. Ma Kezia riusciva a pensare
solo all'espressione che aveva Victor mentre sulla spiaggia, a
bassa voce, le raccontava la storia di quella fantomatica collana
francese. Cinque secondi fa, lui le aveva detto di stare
bene. Doveva credergli. Victor non era mica un bambino. Se
diceva di stare bene, stava bene.
Accartocci il post-it e lo butt nel cestino della cartastraccia.
 
Capitolo ventunesimo.
Nathaniel.

Per il tipo al volante quello era il primo giorno di lavoro
come tassista. Ci mise dei secoli a trovare la casa di Nathaniel,
poi si and a infognare nel traffico e da ultimo, per motivi che
sfuggivano alla sua comprensione, si rifiut categoricamente di
entrare nel parcheggio sotterraneo del Soho House e lo lasci
dall'altra parte della strada, davanti a un complesso di uffici.
Nathaniel controll il cellulare. Non aveva tempo di mettersi
a discutere. Quando finalmente arriv in cima alla scalinata
di marmo che metteva nel club cercando di controllare il panico
davanti al maitre, Lauren lo aspettava gi, seduta vicino
a uno stagno con le ninfee.
- Scusami, sono in ritardo -. Nathaniel stava sudando.
- Di pochissimo -. Come per dimostrarlo, Lauren sventol
allegramente il proprio telefono.
Lei ordin salmone con quinoa, t freddo non zuccherato,
e il conto.
- Sono io quella che si deve scusare, - spieg. - Starei qui
tutto il pomeriggio, ma devo tornare in ufficio per le due.
Come se Nathaniel potesse mai desiderare di dissipare cos
un intero pomeriggio, manco fosse la foschia che copre una
valle. Era appena cominciata la stagione degli episodi pilota,
una specie di ballo delle debuttanti per chiunque volesse
promuovere e vendere un'idea per un programma televisivo.
Lauren, come un portiere nella guardiola, era la dirigente di
livello inferiore che consentiva l'accesso a una casa di produzione,
la quale consentiva l'accesso a una rete televisiva,
la quale a sua volta consentiva l'accesso alla fama e alla ricchezza.
Gli scocciava che Lauren pensasse che lui non aveva
altri impegni.
- Okay. Nathaniel inspir. - Insomma, in poche parole
l'idea  questa: anzich mettere in gioco un unico elemento
che genera squilibrio, tipo il poliziotto che  un sensitivo, o
l'avvocato che  un serial killer, o l'insegnante, che so, senza
alcun titolo per insegnare... Anzich ricorrere a questo
meccanismo, dicevo, qui sono tutti fuori squadra. Nessuno
 speciale. Tutti sono incasinati. La serie potrebbe intitolarsi
Pretenders - Simulatori. Sarebbe un po' tipo Heroes. Ecco.
Tacque in attesa di una reazione pi significativa di un
semplice cenno di assenso.
- Interessante, - disse Lauren, ma era sincera?
Ad ogni modo, no, non era un'idea particolarmente interessante.
Ma tanto meglio per lui se Lauren pensava che lo
fosse. Lei aveva circa otto anni pi di lui. Gli venne il dubbio,
nemmeno troppo remoto, che avesse accettato questo
incontro perch voleva andare a letto con lui. A Los Angeles
le donne vicine alla quarantina potevano essere delle creature
da incubo.
- Mi piace questa idea di supereroi fasulli, - prosegu
Lauren, meditabonda, - ma dovresti trovare il modo per
trasformare il tema nel propellente che manda avanti l'intero
arco narrativo della serie.
- Beh, certo -. Lui rise forte.
Ridere era un problema. Non aveva idea di quante risate
false fossero necessarie per cavarsela a Los Angeles. Nessuno
gli aveva mai detto niente al riguardo. Ma il punto era che in
genere a Nathaniel le risate false venivano benissimo. Tuttavia
aveva passato il fine settimana in compagnia di persone
che un tempo erano quelle che lo conoscevano meglio e aveva
lasciato che il suo sistema comunicativo uscisse dalla gabbia
(dal penitenziario, dal reclusorio, dalla gattabuia), cos adesso
si sentiva confuso. Non era nelle condizioni giuste per affrontare
questa prova.
Il telefono ronz, un altro gioioso SMS che aspettava di
essere letto. Oggi era il compleanno di Nathaniel. Era nato
a mezzogiorno e quarantasette, e se possedeva tale informazione
era perch una ragazza con cui un tempo andava a letto
gli aveva chiesto di scoprire l'ora esatta per potergli fare
la carta del cielo. Avrebbe compiuto trent'anni proprio
durante questo pranzo. Forse, se Lauren l'avesse saputo, gli
avrebbe commissionato un episodio pilota. Li davano a cani
e porci. Davvero. Nathaniel conosceva un tizio che aveva
appena venduto un programma intitolato Torno a vivere con
mamm scritto a quattro mani con la propria madre.
Lui cosa poteva fare stasera di eccitante? Era troppo vecchio
per preoccuparsi di queste cose. Di recente aveva scoperto
sotto la mandibola una zona di peli bianchi: erbacce da estirpare
quotidianamente. La settimana prima, preoccupato per
il cuore e per l'insonnia, aveva comprato un cuscino elettrico
antistress, a forma di banana. Ma considerando la posizione
in cui s'era svegliato, col cuscino che sembrava come preso a
cornate, aveva capito di non averlo usato nel modo corretto.
Esiste un cuscino tanto complicato da essere incapaci di
usarlo? Percy ci aveva riso.
Il telefono ronz di nuovo.
Nathaniel lo lasci all'ombra di un cestino pieno di pane
azzimo che nessuno aveva toccato. Cos forse Lauren avrebbe
avuto l'impressione che lui, professionalmente, fosse molto
richiesto. Era pronto ad aggrapparsi a tutto per ottenere ci
che voleva, specie adesso che era troppo vecchio per vedersi
etichettare come genio solo perch era riuscito a mettere
insieme un progetto.
- Se devi guardare cosa vogliono, fa' pure, - disse Lauren.
Nathaniel finse di dare un'occhiata, come per accertarsi
che non ci fossero emergenze professionali.
- No -. Pos il cellulare pi lontano. - Tutta roba che
pu aspettare.
- Mister Popolarit, - gli sorrise. - Tutti ti vogliono, eh?
Aveva un bel sorriso. Los Angeles aveva le sue pecche, metaforiche
e geofisiche, ma non era un brutto posto. La gente
qui era cordiale. Hollywood era un po' come la maestra che
all'inizio ti d i voti pi alti finch non riveli di esserne indegno.
New York era quella che ti d i voti pi bassi finch
non dimostri di meritare di pi.
- La versione al femminile del tuo programma sarebbe
sangue blu in incognito -. Lauren si appoggi allo schienale
della sedia. - E cos che noi donne pensiamo alle principesse.
Noi donne. La Repubblica Popolare Della Vulva.
- Nei film, - continu Lauren, - c' sempre qualche buon
motivo per tenere nascosto che sei l'erede al trono di un piccolo
paese. Questo  il nostro segretuccio, che gli uomini
non possono capire chi siamo davvero quando ci facciamo la
coda di cavallo.
- Sicuramente questo non  il vostro unico potere segreto.
- Prego?
- Secondo me, la coda di cavallo  sexy.
Lauren sorrise rivolta al proprio piatto, girandosi i capelli
dietro le orecchie.
- La coda di cavallo  un po' quello che  il manico in una
tazza, - continu Nathaniel, - devi avere qualcosa da afferrare.
Tipo redini.
Lauren smise di toccarsi i capelli.
- Non sto mica alludendo alla violenza sessuale.
- Lo so.
- Perch non penso che le battute sullo stupro facciano
ridere.
- Stai tranquillo. Non penso che volessi fare una battuta
sullo stupro.
- Salvo che adesso stiamo qui tutti e due a pensare allo
stupro.
- Dici?
Lei raccolse le mani in grembo.
- Mi piace davvero molto l'idea di un programma basato
sul concetto del potere femminile -. Lauren adesso parlava
come fra s e s.
- Ci vuole senz'altro un'idea che guida la storia, ovviamente
senza farle violenza.
Non era capace di dire quattro parole di fila senza alludere
in un modo o nell'altro allo stupro?
- Devi pensare al motore che manda avanti la trasmissione
una settimana dopo l'altra. Pensa a cosa vogliono i personaggi.
Vogliono essere normali? Vogliono aiutarsi a vicenda
o distruggersi?
- Beh, non vogliono ogni settimana la stessa cosa. Questo
rientra nel realismo del programma.
- Okay. Mi piace. Lauren annu e divise in due un trancio
di salmone.
Nessuno nella sua posizione voleva sembrare poco lungimirante,
incapace di riconoscere il potenziale di un'idea.
Lei passava le giornate tirando noodles stracotti contro il
muro dell'ufficio, aspettando di vedere cosa restava attaccato
e cosa no. Nathaniel voleva una sola cosa: essere uno
di quei noodles.
- In realt immagino che la domanda pi importante sia:
Qual  la trama amorosa?
- Non sono ancora sicuro. Questi personaggi non stanno
fingendo di essere dotati di un talento speciale solo per riuscire
a scopare.
- Perch no?
- Perch allora li devi far scopare sul serio, e una volta
che hai grattato quel prurito il pubblico perde interesse. Se
il ragazzo A e la ragazza B alla fine si mettono insieme, la serie
ne soffre. Non lo dico come scrittore, ma come uno che
ha guardato un sacco di tiv da ragazzino.
Nathaniel si mise la mano sul cuore. Guard Lauren negli
occhi sforzandosi di essere il meno minaccioso possibile. Lei
rise e finse che il pesce le andasse di traverso.
Lui sent la propria autorevolezza salire in superficie come
una bolla. - La tensione erotica  come piazzare un fucile
nel primo atto.
- Non sopporto il mix di sesso e violenza.
- L'ha detto Cechov...
- Oh! - Lauren si corresse. - Non sapevo che avesse scritto
dei gialli.
- S, qualcosa ha fatto, - si sent dire lui.
Questo era il prezzo della vita qui: dovevi fare il senzapalle
adesso nella speranza di diventare poi il pisello pi grosso
della citt.
- Mi piace -. Lauren mise mano al cellulare. - Scusami,
lo so che  maleducato, ma devo avvisare certe persone che
arriver in ritardo.
- Non c' problema.
Nathaniel con un gesto le fece capire che andava alla toilette.
Lauren annu. Lui entr in un buio corridoio tappezzato
di polaroid dove, contro ogni buonsenso, si trovavano
gli unici gradini del piano. Poco manc che cadesse mentre li
scendeva. C'era stata una cabina per le foto istantanee anche
al matrimonio di Caroline e Felix. Grey e Paul ce l'avevano
trascinato dentro a forza e gli avevano fatto mettere quelle
collane di perline che si usano a New Orleans per il Marted
Grasso. Esamin le polaroid come fossero quadri in un museo.
La tir per le lunghe quanto pi possibile. Quando torn
al tavolo, era ormai pronto a sentirsi rifiutare la proposta
perch ricordava troppo Zio Vanja.
- Ehi. Va bene. S, mi interessa. Mi piace l'ampiezza del
tuo progetto. Ed  chiaro che sai padroneggiare le sfumature,
che sono la cosa pi importante. Tuttavia il problema...
Non avevano gi stabilito che Le Sfumature avrebbero
risolto il Problema?
- ... sta tutto nello svolgimento.
L'entusiasmo evasivo di Lauren lo atterr. E non nel senso
della mancanza di incoraggiamento ma in quello di mancanza
di ritorno economico. Nella loro lingua c'erano parole
pi temute di queste? Signore, ti prego, dammi solo un soffietto
su Deadline Hollywood e sono contento. L'espressione
sul viso di Nathaniel stava perdendo vivacit.
- Sai come vanno queste cose -. Lauren scroll le spalle,
mentalmente stava gi convalidando il ticket del parcheggio.
L'ultimo programma di Lauren ad andare in onda era stato
Nailed It, in cui si raccontavano gli incontri galanti fra una
sciampista e un falegname; la trasmissione aveva avuto vita
breve. Non  che Nathaniel stesse presentando una domanda
per entrare a Harvard. Questo tuttavia non riduceva di
un grammo la sua smania di ricevere un s.
- Faccio io -. Lauren mise la carta di credito aziendale
dentro una custodia imbottita.
Si materializz un cameriere e la port via.
Lauren non voleva scopare con Nathaniel, neanche per
sport.
- Ascolta, lo sai che tutti adoriamo ci che scrivi...
Cosa poteva avere gi letto Lauren di suo?
- ... ma la cosa migliore per te, a questo punto, sarebbe
buttare gi tutto il primo episodio per metterci in condizione
di valutare meglio il tuo progetto. Posso rubarti la penna?
Si sono dimenticati di portarmela.
Si gir per guardare dietro. Nathaniel si frug in tasca e le
porse la sua penna. Lei firm come fosse un medico. Lui non
pens che avesse veramente intenzione di rubargli la penna,
tuttavia lei poi se l'infil nella borsetta e, alzandosi in piedi,
lo invit a restare quanto voleva. Sottintendendo ancora una
volta che lui non avesse niente di meglio da fare.
- Grazie, - rispose Nathaniel con tono neutro, - mi sento
come una squillo quando il cliente se ne va e lei resta sola
nella camera d'albergo.
Lauren rise gettando indietro la testa, era la stessa risata
sonora che aveva avuto per tutto il pranzo.
- Sei il massimo -. Aveva l'aria di una da cui non ci si potesse
aspettare granch.
Nathaniel fece il giro della terrazza e si sedette su una
poltrona imbottita, al riparo dagli sguardi. Non aveva ancora
voglia di chiamare un taxi. Spense il telefono per concedersi
un attimo di silenziosa contemplazione compleannizia. Era
circondato dal vetro. Il tavolino da caff di vetro, il divisorio
di vetro, i pannelli di vetro, una citt di vetro. Trent'anni.
Trent'anni e quali mete aveva raggiunto? Qualche articolo
qui e l, sepolto dentro siti web letti esclusivamente da gente
di nessun conto, gente che non poteva aiutarlo. Dude Move.
Il titolo del suo necrologio, se non riusciva a trovare un altro
lavoro. Si allung in avanti. Era una giornata limpida e la citt
si stendeva per miglia e miglia, edifici che si susseguivano
in linea retta fino alle montagne, interrotti ogni tanto da un
grande cartello con la pubblicit di un film o di un programma
televisivo in lizza per qualche importante premiazione.
Filari simmetrici di palme che sembravano le code immobilizzate
dal rigor mortis di barboncini giganteschi sepolti nella
terra a muso in gi.
Voleva andare a una festa stasera, eppure era stufo marcio
di andare alle feste. Una stanza dopo l'altra piena di persone
per le quali non c'era niente al mondo che avesse davvero
importanza, persone che si entusiasmavano solo per le
gioie rtro della propria infanzia: i giochi da tavolo, i gelati a
forma di astronauta, i passi di ballo imparati alle medie. Era
questo che li proteggeva dalle grinfie del solipsismo perch,
ehi!, non erano mica pi concentrati solo su se stessi adesso.
Adesso erano completamente diversi. Tutti questi scrittori
del cazzo che si vedevano offrire lavori su lavori solo perch
conoscevano le persone giuste. Nathaniel era stanco di lottare,
stanco di autoconvincersi che scrivere trenta pagine di
dialogo fosse meglio che scrivere trenta pagine di qualsiasi altra
cosa, stanco di accettare quella mentalit solo per sentirsi
rifiutare subito dopo. Era stufo marcio di sbagliare la parte
del prato se non addirittura la festa la volta in cui spuntava
Jack Nicholson - Jack vaffanculo Nicholson - e prestava il
proprio cappello a Bean.
Notifica: Bean ha appena caricato una nuova foto sul suo
feed: piace a 204 persone e ha avuto 39 commenti!
Come si fa a essere pi carine di cos?
Non sei cambiata di una virgola. Beata te. Baci.
Sei uno schianto!
Quiiiii  Johnny!
Voglio leccare questa faccia, portatemela nell'Ohio.
Uhm... la persona che  con te nella foto  proprio quella che
mi sembra che sia? Tutta Akron ne sarebbe orgogliosa.
Ebbene, s, cara Anna di Akron, con lei nella foto c' proprio
la persona che pensi tu. Eccola qui, la nostra Bean, la ragazza
pi bella che abbia ancheggiato in maniera provocante
per i corridoi del vostro liceo, quella con gli occhi di due colori
diversi fra i quali non passa nemmeno l'ombra di un pensiero
profondo. Bean nella foto ha un'espressione un sacco
da santarellina e in testa ha il fedora di Jack Nicholson che 
un sacco figo. E l, tatuati lungo un bicipite che prometteva
di restare in forma per sempre, ecco i versi Non ho mai
visto un animale selvatico avere pena di se stesso tolti dal
menu di un ristorante a chilometro zero di Marfa, Texas, che
li aveva ripresi da D. H. Lawrence.
Nathaniel fu tentato di cliccare su Aggiungi a Famiglia.
Tanto per fare un po' il pazzo.
T'immagini se l'avessero saputo i suoi vecchi amici? Loro
davano per scontato il suo successo in tutti i campi.
Nathaniel si mise in tasca un pacchetto di fiammiferi
che giaceva nel portacenere intonso. Poi si mise in tasca
anche quello. Uscendo, mentre scendeva lentamente la scala di
marmo, riaccese il telefono. Dodici chiamate perse e un botto
di SMS? Era solo venuto al mondo trent'anni fa, non aveva
mica vinto il Golden Globe. C'era qualcosa che non tornava.
Alcuni dei messaggi erano di Kezia e di Sam, ma pi del genere
Chiamami che del genere Tanti auguri. L'SMS che
pi si avvicinava a Buon compleanno era quello di Percy:
Programmi x stsra?
Ignor Kezia.
Ero a un appunt, scrisse a Sam, come va?
Hanno rubato da Victor. Gli hanno preso tutto tranne il letto.
Lui sta bene?
St. Ma ha perso le sue cose.
Ragazzi. Che sfiga.
Cos'altro dire? Se non fosse stato che si erano appena rivisti
tutti in Florida, questa notizia ci avrebbe messo un mese
per arrivare all'Ovest.
Devo andare, scrisse Sam, come se stessero parlando di
persona.
Ciao bello, scrisse Nathaniel.
Due attori, uno noto caratterista e l'altro un vero divo, lo
raggiunsero alle spalle.
- L'ipertensione, - disse il caratterista mentre si stipavano
tutti nell'ascensore. - L'ipertensione  il killer silenzioso.
- Pensavo che fosse il monossido di carbonio il killer silenzioso.
- Manco per niente, - disse il caratterista, schiacciando
il tasto, -  l'ipertensione.
Nella cella imbottita dell'ascensore ci fu un attimo di silenzio.
Quando le porte si aprirono, c'erano in attesa un uomo
e una ragazza che cercavano di abituare lo sguardo alla
minore luce dopo i bagliori del sole di fuori. Nathaniel riconobbe
la ragazza all'istante. I due attori la squadrarono dalla
testa ai piedi.
Bean. Bean indossava una canottiera e portava una collana
con un dente di squalo che puntava dritto sul bacino. Si era
tirata su i capelli, scoprendo la piuma di quaglia tatuata sul lato
destro del collo. L'uomo che l'accompagnava non era Jack
Nicholson. Ma oltre questo modo elementare di procedere per
esclusione (eravamo a meno uno, restavano altri quattro miliardi
di uomini) si profilava una terra desolata e indiscernibile,
con tanto di giacca di pelle senza il bavero e barba lunga di
un giorno. Non-Jack-Nicholson probabilmente suonava in una
band. Probabilmente una jam band di musica folk che si chiamava
tipo Non-Jack-Nicholson. Non-Jack-Nicholson viveva
a Venice col suo cane e le sue chitarre vintage, beveva il caff
filtrato, vendeva le foto di senzatetto nelle roulotte Airstream
ai ricchi nelle Airstream rimesse a nuovo. Non-Jack-Nicholson
diceva peste e corna del direttore della fotografia che lavorava
nel suo film, un film indipendente. Non-Jack-Nicholson odiava
West Hollywood. Gli piaceva la vita semplice. Semplice. Eppure
si ritrovava sempre da queste parti, trascinato fuori dal
suo bungalow per una cena gratis a base di sushi.
Gli attori uscirono dall'ascensore lanciando una breve
occhiata al sedere di Bean. Nathaniel si mise gli occhiali e
si scapicoll fuori. Il portacenere che aveva in tasca la strusci
appena.
- Ah, - bofonchi lei, massaggiandosi il polso.
Lui continu a camminare prima che Bean avesse modo
di riconoscerlo o di non riconoscerlo.
 
Capitolo ventiduesimo.
Victor.

- E porca puttana, ora li chiamo!
Victor aveva ancora il telefono in mano.
- Salve, - disse una voce misteriosa, maschile, professionale,
vaga. - Parlo con Victor Wexler?
Aveva dimenticato come si gestiscono queste situazioni.
Il problema di non sapere chi fosse a chiamare, proprio come
quello di comporre il numero sbagliato, era a rischio di
estinzione.
- Chi lo desidera?
La mamma adesso non pu venire al telefono,  nella doccia.
- Cerco Victor Wexler.
Victor capitol: - Sono io.
- Victor, sono Silas Gardner. Ci siamo conosciuti al matrimonio
di Caroline e Felix.
Cerc di immaginare un Silas. Vedeva solo pipe di granturco
e i fienili di una volta costruiti collettivamente.
- Se non ricordo male, ci siamo incontrati nella toilette,
- disse Silas, per aiutarlo.
Ho capito. Gli occhiali Aviator. La diarrea esplosiva. Ho
capito.
- Spero che voi ragazzi vi siate divertiti al matrimonio.
Silas continuava a prendere Victor per qualcuno in costante
contatto con i suoi ex compagni d'universit.
- Senti, Victor, mi spiace disturbarti. So che questo non
 molto ortodosso.
- Telefonare a qualcuno  poco ortodosso?
Ma a ben pensarci, s, lo era. Victor non telefonava mai a
nessuno, nemmeno a Kezia.
- Lo  il motivo per cui ti chiamo -. Silas stava armeggiando
con dei fogli. - Ho avuto il tuo numero da Caroline.  un
momento sbagliato per parlare?
Victor sent Matejo che imprecava dal piano di sotto lanciando
degli hamburger bruciati dal freezer dalla scala antincendio.
Sembrarono delle campane quando atterrarono
sul marciapiede.
- No, dimmi tutto -. Zitto zitto, ingoll un sorso di
whiskey.
- Nella vita di tutti i giorni sono un avvocato specializzato
in successioni e diritto ereditario.
Victor, che era seduto, raddrizz la schiena.
- La famiglia  stata colpita da un grave lutto.
- Caroline e Felix stanno bene?
- S.
- Fiu. Aspetta, forse intendi la mia famiglia?
- No, i tuoi nemmeno li conosco.
- S, certo -. Represse un rutto.
- Devo darti una triste notizia. Credo che tu abbia conosciuto
Johanna, la madre di Felix.
Victor si alz e spense il condizionatore. Il silenzio della
stanza lo sorprese. Ting, ting, ting fecero gli hamburger. Non
c'era bisogno che Silas gli dicesse niente. La verit di ci che
era accaduto, bench ancora impronunciata e astratta, orbitava
molto vicina.
- Johanna aveva un linfoma non Hodgkin. La diagnosi 
arrivata un paio di mesi prima del matrimonio. Non so quanto
tu conosca il cancro ma...
- Ho avuto uno zio col cancro alla pelle.
- Capisco.
- Aveva un neo sulla schiena che a un certo punto  diventato
enorme, ma gliel'hanno tolto. Adesso sta bene.
- Ho piacere di sentirlo. Con Johanna... beh, sai, quando
 nei linfonodi, cammina in fretta. La sua era una forma
molto rara.
Persino in fatto di cancro la famiglia Wexler era di serie
B. Victor si distrasse guardando una vecchia bottiglia di
birra rimasta sul tavolo. Una formica scavalc il filtro di un
mozzicone di sigaretta puntando verso una goccia di birra
rancida e Victor riusciva a pensare solo che Johanna stava
morendo mentre nasceva questa natura morta. Stava morendo
quando lui aveva comprato la birra al negozio, stava
morendo quando l'aveva aperta, stava morendo - di cancro,
niente meno - quando lui aveva fumato quella sigaretta,
stava morendo quando lui era partito per il matrimonio
a cui l'avrebbe conosciuta, stava morendo quando lui si era
coricato nel letto di lei nella penultima notte che avrebbe
trascorso su questa terra. Per colpa di Victor, Johanna aveva
dormito in una camera degli ospiti. Sentiva che il proprio
ruolo in tutto questo aveva uno strano peso.
Silas continu, un avvocato diligente che ripete a pappagallole parole di un medico. Victor torn a guardare i pantaloni.
- Caroline e Felix hanno rimandato la luna di miele a
dopo il funerale. Victor, mi dispiace averti dovuto dare
questa notizia ma, vedi, ti chiamo in qualit di esecutore
testamentario di Johanna la quale, per quanto ci risulta, 
stata fino alla fine nel pieno possesso delle sue facolt fisiche
e mentali.
- Si dice davvero cos?
- S,  la formula.
Tutte queste cose gli erano completamente estranee. L'ultimo
nonno vivente di Victor aveva smesso di essere tale mentre
lui era all'universit. Non sapeva nulla delle burocrazie
connesse a un decesso. Johanna invece sapeva tutto. Il che
forse poteva spiegare perch lo sguardo di lei a tratti sembrasse
perdersi nel vuoto. Victor aveva supposto che Johanna gli
avesse raccontato la sua storia perch non ci stava pi tanto
con la testa, perch era una donna i cui filtri in materia di
confessioni con l'et si erano sformati. Ma Johanna, consapevole
di quanto stava per succedere, aveva voluto condividere
un segreto. E Victor le aveva fatto simpatia.
- La sera dopo il matrimonio, - prosegu Silas, - Johanna
mi mand una mail precisando alcune questioni logistiche,
relative perlopi alla documentazione fiscale. Non lessi subito
la mail perch, francamente, non immaginavo... E comunque
non controllo mai le mail di lavoro nel fine settimana. 
altamente sconsigliato farlo.
- Neanche io controllo le mail di lavoro nel fine settimana.
- Lessi un'intervista in cui Arianna Huffington sconsigliava
di farlo e non mi sono mai pentito di averle dato retta. Ad
ogni modo, nel finale della mail Johanna spiega che per quanto
riguarda i suoi gioielli, quando i suoi congiunti vorranno
sapere dove si trovano, dovranno chiedere a te.
- Di, non prendermi per il culo, - borbott Victor. - Non
credo che Johanna sapesse il mio cognome.
- Se  per questo, non sapeva bene neanche il nome. Ma ritengo
che tu sia l'unico - Silas recuper la mail e lesse - amico
di Caroline, alto, buon ascoltatore, che si chiama V qualcosa,
e ha il nasone, o sbaglio?
Silas abbass la mano e il quadrante dell'orologio urt
contro il tavolo.
- Non sbagli. Quello col nasone sono io.
Victor ebbe la sensazione che tutti gli organi interni cercassero
di uscirgli dalla gola. I Castillo lo sospettavano di furto?
Le sue difese furono tanto veloci da riuscire a mantenere
gli organi al loro posto: Come osavano? Come osavano venire
gi dal loro trespolo dorato e mettere sotto torchio proprio
lui, fra tutta la gente che c'era, per cavargli delle informazioni?
Dov'era la fiducia? Inoltre la verit era molto meno
brutta. Victor non aveva mica sgraffignato un gioiello, solo
il disegno di un gioiello.
- Domani sar a New York con Caroline e Felix. Se sei
libero, potremmo pranzare insieme e cercare di capire come
stanno le cose. A volte pu essere d'aiuto anche solo sentire
gli altri raccontare dei loro rapporti con il deceduto. Noi
potremmo cogliere dei dettagli che a te sembrano irrilevanti.
A meno, naturalmente, che tu non sappia a cosa si riferisse
Johanna.
- Io... no, non ne ho la minima idea.
- Ci serve un po' di tempo per passare al setaccio la casa
pi scrupolosamente di quanto abbiamo gi fatto, ma tutte
le casseforti sono state inventariate...
Casseforti! Al plurale! Matejo ci sarebbe morto d'invidia.
- In ogni caso, ci piacerebbe approfondire i fatti di quella
nottata e sapere meglio tutto quello di cui Johanna potrebbe
averti messo a parte. Ecco, volevo che cominciassi a pensarci.
Non serviva un catalizzatore. A Victor veniva in mente
parlava della Parigi degli anni Cinquanta, di un misterioso
chteau e di una collana dispersa ma non del tutto.
- Ero parecchio ubriaco.
- Sentiti libero di venire con il tuo legale, se la cosa pu
farti sentire pi a tuo agio.
- Perch ero ubriaco?
- Perch la collezione di Johanna vale all'incirca quanto
il diamante Hope.
- Il diamante Hope  allo Smithsonian.
Si alz e cominci a camminare avanti e indietro, mise
la bottiglia di birra nel lavello e apr il rubinetto. L'acqua
colp l'incavo di un cucchiaio sporco e gli spruzzi gli arrivarono
addosso.
- Merda.
Mise la bottiglia sotto il rubinetto, annegando la formica.
Voleva confessare quello che aveva fatto. Come diavolo
pensava di poter arrivare in fondo al pranzo fingendo di non
avere la minima idea di niente, quando l'unica conversazione
senza attinenza coi gioielli che ricordasse di avere avuto con
Johanna era stata a proposito delle docce all'aperto?
Victor chiuse il rubinetto con uno scappellotto. Un vortice
di acqua e cenere rote nello scarico. La mente gli andava
a mille, schizzava avanti e indietro da un pensiero all'altro.
I Castillo non sapevano dove cercare. I parenti di Johanna.
Non solo non erano al corrente della storia della collana,
ignoravano persino l'esistenza del cassetto segreto. Ma quando
anche lui avesse raccontato tutto, cosa potevano fare? La
chiave era sottoterra attorno al collo di Johanna.
Questa ce l'ho sempre addosso.
Avrebbero potuto fare a pezzi il com, buttandolo gi
dalla finestra come una rockstar nella sua suite in albergo.
Anche quel mobile per era un pezzo da museo, Victor ci
avrebbe giurato.
 
Capitolo ventitreesimo.
Nathaniel.

In un angolo del giardino di Nathaniel su cui andavano
calando le tenebre c'era un messicano dal volto totalmente
inespressivo che, con in testa un berretto da baseball, presidiava
un carretto di metallo. In un angolo ribassato del carretto
era alloggiato un bruciatore a gas: serviva a scaldare le
tortilla. Questo era il parto dell'ingegno di Percy, il fulcro
della festa a sorpresa per celebrare il trentesimo compleanno
di Nathaniel. Era la cosa pi simpatica e pi sincera che
Percy avesse mai fatto per lui. Il messicano era l da prima
del tramonto ma ormai erano le dieci di sera e c'era ancora
una fila di cinque persone: un'immagine che Nathaniel preferiva
di gran lunga all'alternativa, quando la gente era stata
meno numerosa dei limoni caduti che marcivano in terra.
Questa era casa sua, per cui non aveva potuto arrivarci
granch tardi. Comunque ci aveva provato. Avendo avuto
sentore che Percy stesse preparando qualcosa, dopo pranzo,
anzich chiamare un taxi, se n'era andato a piedi lungo
il Sunset Boulevard, procedendo appena pi lentamente del
traffico. Era entrato allo Chateau Marmont, dove con aria
d'importanza aveva fatto un cenno col capo ai valletti e si era
andato a sedere nella sala di velluto. Lo Chateau Marmont
era gradevole di giorno. Come una senza un filo di trucco.
Nathaniel prese una copia del New York Post e osserv al
di sopra delle pagine gli ospiti che si avvicinavano al banco
della reception. Lo guardavano cercando i segni della celebrit.
Non era un brutto modo per ammazzare il tempo nel
giorno del suo compleanno.
Los Angeles gli aveva insegnato quello che New York non
era riuscita a insegnargli. L'antidoto per la solitudine non sta
nel socializzare, non sta nei mille SMS che dicono Ciao, che
combini?, ma sta in un po' pi di solitudine. Cercare di comunicare
con gli altri non cancella il senso di inadeguatezza.
Anzi, lo accentua. Quelli che hanno una vita piena, ricca di
successi, vogliono solo un po' di solitudine, un po' di respiro
dagli impegni che la popolarit e il lavoro impongono. Il
trucco cos stava semplicemente nel comportarsi come se tutti
fossero l a tirarti per la giacchetta.
Il cellulare aveva ronzato di nuovo ma stavolta, vedendo
spuntare le lettere, Nathaniel aveva avuto un tuffo al cuore:
Bean. L'aveva riconosciuto in ascensore. Sapeva che lui
l'aveva ignorata a bella posta. Che spiegazione darle? Apr
il messaggio.
Ciao, sconosciuto. Come si chiamano ipreservativi che usi tu?
Swedish/Thin forse? Ah ah. Dico sul serio. Vammi sapere, xoxo
Nathaniel si era appoggiato allo schienale della poltrona
e si era coperto la faccia col giornale.
- Assurdo -. L'Adpic indic col suo bicchiere di plastica
il messicano. - Se ne sta semplicemente l con le sue fajita.
L'Adpic aveva un nome e questo nome era Meghan e'
Meghan era sconcertata dall'uomo dei taco. Per questo aveva
detto che preparava le fajita quando era chiaro che non si
trattava di fajita. Ma Nathaniel la capiva. Fajita faceva meno
stereotipo. Lui per aveva vissuto a L. A. abbastanza a lungo
da assuefarsi alle smaccate divisioni razziali della citt, pienamente
consapevole del fatto che se sei un autore televisivo
privo di ingaggio l'uomo che viene nella casa dove abiti
in affitto a smestolare fagioli di sicuro guadagna pi di te.
- Com' andato il tuo appuntamento per quel lavoro in
tiv?
- Bene. Perch non prendi un piatto?
Meghan scosse la testa e si pos la mano sullo stomaco,
informandolo di un incombente mal di pancia. Indossava
la stessa camicia da uomo del mattino ma con i lembi annodati
sulle costole. Era in controluce, alle sue spalle la cucina
illuminata dove la gente stava ammirando la collezione di
Percy di cestini per il pranzo con le immagini dei supereroi.
La peluria sul viso faceva assomigliare Meghan alla delicata
foto naturalistica di una pesca. Il suo vitino era di quelli
a cui la nonna di Nathaniel avrebbe dato all'improvviso un
pizzicotto, per poi domandare alla malcapitata come facesse
ad avere tutti gli organi in uno spazio cos angusto. Ma al
momento non c'era ragione di preoccuparsi per la cistifellea
di Meghan, finch la vagina era della misura giusta.
Nonostante l'aria dolce e affidabile (viveva a Philly, a chi
vuoi che andasse a raccontare i guai di Nathaniel?), lui non aveva
voglia di confidarsi. Non ne valeva la pena, anche se lei era
qui, nel giardino di casa, che lo pressava per avere i dettagli del
pranzo come se fossero entrambi al loro primo giorno di lavoro.
Nathaniel non sopportava questo modo di fare comunella.
- L'incontro  stato produttivo quanto poteva esserlo,
- disse Nathaniel. - Lo sai, no, come vanno queste cose.
- Oh, s, lo so. Era impossibile cavare una risposta chiara
al mio agente dopo la selezione perch ovviamente non sono
il tipo che cercano - l'ho capito appena sono entrata - ma il
mio agente non voleva ferire i miei sentimenti. A te capita
mai? Dico, che la gente  cos gentile con te che non capisci
se ti hanno preso o no?
Subito Nathaniel sent Lauren che gli diceva di adorare il
suo modo di scrivere.
- Comunque -. Meghan si arrotol una ciocca di capelli
attorno all'indice. - Grazie di avermi prestato la macchina.
Non le ho fatto nemmeno un graffio, sai?
- Ah, grazie mille.
- Sei rimasto sorpreso di stasera?
- In realt no -. Nathaniel si mise un dito sulle labbra.
- Ma non dirlo a Percy.
Seduto dietro di lui su una sedia da giardino, Percy stava
raccontando uno dei suoi aneddoti preferiti sulla volta che,
andando al lavoro, era rimasto imbottigliato nel traffico e
gli scappava cos tanto la pip che aveva preso una bottiglia
di coca vuota e si era tirato gi la lampo dei calzoni... Era
stato in quell'occasione che Percy aveva scoperto l'alto contenuto
di ossigeno presente nell'urina, dato che l'uccello gli
era rimasto incastrato dentro la bottiglia. L'aveva pugnalata
con una penna a sfera, schizzandosi la pip sui pantaloni.
Allora, arrivato al parcheggio, si era infilato in bagno e si era
inzuppato ben bene d'acqua, inventando poi una balla sullo
scoppio di una tubatura. Per Percy, ogni esperienza che gli
offrisse l'opportunit di fare dell'umorismo da gabinetto era
una buona esperienza.
Alle spalle di Percy, seduto sul pendio del giardino, c'era un
agente della United Talent Agency, un certo Eric Goldenberg.
Dimostrava trentaquattro anni ma ne aveva ventiquattro, se
non meno. Dal taschino gli spuntava un fazzoletto piegato ad
arte, ai piedi aveva dei mocassini e stava sciorinando un nome
importante dopo l'altro. Gli unici verbi che arrivassero alle
orecchie di Nathaniel erano ha firmato, se n' andato,
ha scopato. Un fiume di nomi propri tenuti insieme da un
e che cazzo!
- Allora gli ho detto: Scusa, sai, se sto dietro a tutto 'sto
casino, Ridley, ma questo  il mio lavoro, e che cazzo!
Sembrava che ovunque Nathaniel andasse ci fosse qualche
giovanotto che sgomitava per diventare l'improbabile voce
della ragione di qualche regista.
Due donne vennero verso di lui camminando impettite:
una era l'autrice di un programma che era stato appena
comprato, una serie televisiva incentrata su una bancarella
di frutta; l'altra, una ragazza di nome Stacey, era l'attrice
principale della serie e occupava un microscopico spazio in
una pagina dell'Internet Movie Database. L'autrice, Ava,
Nathaniel la conosceva solo attraverso i media. Ma l'altra
l'aveva gi incontrata. Stacey era un'amica di Bean.
- Lei adesso  la mia boss -. Stacey ridacchi, appoggiando
il gomito sulle spalle di Ava.
- Esatto! Sono in tutto e per tutto la tua boss! - Le vibrarono
le labbra mentre soffiava l'aria dalle guance. - Comunque
siamo venute qui per...
- ... per fare gli auguri di buon compleanno a Nathaniel,
che da oggi  ufficialmente vecchio -. Stacey fece un sorrisetto maligno.
- S, gi, per questo, ovviamente per questo -. Ava sput
una pallina di gomma da masticare sul prato di Nathaniel.
Un allampanato manager musicale con cui Nathaniel si
trovava spesso a competere per le stesse donne gli sfrecci
accanto, inseguito da una ragazza. Il manager musicale agitava
in aria il cellulare di lei.
- Colin, bastardo! - La ragazza gli correva dietro e saltava
cercando di acciuffare il telefono.
- @KidRock se ne fotte #allagrandissima se lo twitti! -
grid Colin.
- Ma anche! - Ava e Meghan erano spalla a spalla. - Ma
anche per dire a te... com' che ti chiami?
- Si chiama Meghan.
- Pu rispondere da sola, Nathaniel, - disse Stacey.
Ava tir fuori una voce degna delle conferenze al Los
Angeles County Museum of Art. - Siamo venute qui anche
per dirti, Meghan, che sei davvero bella. E non bella in un
modo accessibile, ma in un modo che intimidisce. Tipo che
ci intimidiva l'idea di avvicinarti. Proprio per questo abbiamo
deciso di prendere il toro per le corna. Perch se non ci
pensano le donne ad apprezzarsi a vicenda, chi mai lo far?
Le donne a Hollywood devono sentirsi a proprio agio col
proprio aspetto esteriore, invece di provare vergogna se non
sono belle o vergognarsi se lo sono.
- Grazie, - disse Meghan rivolta verso terra.
- Qual  la donna che si vergogna se  bella?
Lasciarono cadere nel vuoto la sua domanda per cui
Nathaniel insistette:
- Per giunta Meghan non abita a Hollywood. E per vivere
fa la modella.
- E con questo? - Stacey spruzz ostilit sulla faccia di
Nathaniel. - Anche io.
- Anch'io cosa?
- Faccio la modella.
- Ma quando mai?
- L'ho fatto per un po', tempo fa.
- Nat, sei sotto contratto per qualche programma? - domand
Ava, come se quel suo pregiatissimo show l'autorizzasse
a usare quando le girava un tocco da re Mida.
- Al momento sono preso fino ai capelli, ma... mai dire mai.
- Un attimo -. Stacey gesticol rivolta verso Meghan.
- Torniamo
a bomba. Nathaniel, non credi che la tua amica possa
avere bisogno di conferme da parte delle altre donne?
- Eh? No, voglio dire solo che Meghan  deliziosa e penso
sia scontato che se ne siano gi accorti anche altri prima di
voi. Se vai a una festa e senti Bob Dylan che suona la chitarra
sarebbe buffo che dicessi: Ehi, quel ragazzo ha talento,
no? Perch, Dio santo, quello  Bob Dylan.
- Ma questo non significa che non abbia bisogno di sentirmelo
dire -. Meghan evidentemente aveva deciso di stare dalla
parte di quelle due. - Tutti hanno bisogno di sentirselo dire.
- S, Nathaniel -. Stacey si pass le mani fra i capelli.
- Perch pronunci il mio nome come se fosse un insulto?
Ho appena paragonato Meghan a Bob Dylan. Perch vuoi
farmi passare da stronzo? Meghan, penso che tu sia molto,
molto carina.
- Oh, Dio, grazie -. Meghan alz gli occhi al cielo e le altre
due risero.
Poi per gli prese la mano e gliela strinse forte. Davvero
sarebbe bastato questo? Avrebbe potuto risparmiarsi il prestito
dell'auto e tutte quelle ridicole domande sulle aggressioni
dei coyote? Sarebbe bastato un complimento diretto?
Beh, da solo non l'avrebbe mai capito.
- Comunque, - disse Ava, - io adesso vado. Domattina
ho una lezione di spinning all'alba. Ma tu non sei obbligata
a imitarmi, Stace.
- No, vengo via anch'io.
- Sei sicura? Resta. Resta, se ti stai divertendo.
- No, vengo con te. Buon compleanno, Nathaniel.
Stacey lo baci sulle guance. Lui le osserv lasciare la festa
ridacchiando, abbracciando e deplorando di non potersi
trattenere a chiacchierare con delle persone per godere della
cui compagnia nelle ultime due ore non avevano fatto il minimo
sforzo. Quanto tempo ci sarebbe voluto perch la serie
sulla bancarella di frutta ottenesse pessimi indici d'ascolto,
seguiti dal disappunto della rete televisiva, seguiti dai conflitti
interni alla produzione, seguiti da una gif virale di Stacey
che spompina una banana matura? Non poteva saltare tutto
il resto e arrivare direttamente a questa parte?
- Ehi -. Meghan gett indietro i capelli. - Vuoi vedere
una cosa?
- Sono sempre pronto a vedere una cosa.
Lei sfior con le dita lo schermo del cellulare, mormorando:
- Dov' finita? - Illuminata dal minuscolo schermo, Meghan
aveva un viso davvero bellissimo. Gli mostr una foto di s
nuda con una tigre che le impallava il sedere. Una tigre in carne
e ossa. Poi si lanci nel racconto di un viaggio che aveva
fatto col suo ragazzo, che lavorava in un'agenzia internazionale
per la protezione dell'ambiente, durante il quale avevano
visitato una riserva naturale in Nigeria.
-  ancora in circolazione?
- La tigre?
- No, non la tigre.
- Oh -. Meghan guard il prato. - Lui  sempre via per
lavoro.
- Anche tu.
- S ma io non  che posso dire: Ehi, smettetela di costruire
pozzi artesiani in Bangladesh,  pericoloso.
- Anche quello che fai tu  importante. Chiedi a Stacey
e ad Ava.
- Dici il fatto di avere un fisico passabile? Sar. Ma io mi
sento cos... senza infamia e senza lode.
Fece un passo indietro e si mise le mani sui fianchi.
- Siamo tutti senza infamia e senza lode, tesoro mio.
Arriv gente nuova, entravano in massa dal cortile laterale
portando della birra. Erano assistenti di produttori, assistenti
personali, secondi assistenti. Ogni tanto spuntava un
commediografo di seconda fila o un artista di musica indie
che Percy aveva convinto a venire. Questo gli fece nascere
come una nostalgia della East Coast, il desiderio di vedere
tutto lo spettacolo attraverso gli occhi di Meghan.
- Lo sai che penso che sono solo due pezzi di merda, vero?
- Prego?
- Dico quelle due tipe. E una tendenza fascista questa
per cui alcune donne stabiliscono che siamo tutte nella stessa
squadra e se non sei d'accordo ti becchi una specie di scomunica
femminista. Basta che critichi una donna e subito o
sei invidiosa o sei una stronza. Automaticamente. Ma, dico,
okay, se il cilantro non mi gusta - e in effetti lo odio, sa di
saponetta -, pensi che sono invidiosa?
- No, non credo.
- Pensi che abbia un piano segreto contro il cilantro?
Lui fece segno di no con la testa.
- No, chiaro. Significa solo che il cilantro non mi gusta.
Qui invece dobbiamo tenere tutte la bocca chiusa a meno
di non avere qualcosa di carino da dire. Per cui oggi mi 
toccato telefonare alla mia agente per costringerla a dirmi
che non mi avevano preso. Con questo genere di femminismo
le donne alla fine diventano come delle mocciose, te lo
dice Meghan.
- Oh, Dio.
- Che quelle due siano venute a giocare con me la carta del
potere femminile solo per via del mio aspetto fisico, con tutte
le cose che ci sono, lo trovo superficiale e controproducente.
- Meghan, mi vuoi sposare?
- Certo -. Si strinse nelle spalle.
Lui tocc col suo bicchiere di carta il bicchiere vuoto di
lei e la prese per mano.
- Allora vieni con me, adesso.
- Nathaniel... dai, ho un fidanzato...
- Qual  il grado di verit di questa affermazione? Scala
da uno a dieci.
- Uhmm -. Meghan finse di rimuginarci su e poi, finalmente,
gli sussurr all'orecchio: - Okay. Ma solo perch  il
tuo compleanno.
 
Capitolo ventiquattresimo.
Victor.

Il ristorante era pochi isolati a nord di Times Square. C'erano
un'insegna a lettere dorate e una tenda che copriva la met
inferiore della vetrina. Victor si ferm sul marciapiede dall'altra
parte della strada. La facciata del locale aveva un'aria familiare.
Era quasi sicuro che i suoi una volta avessero festeggiato
l l'anniversario di matrimonio. Aveva un'immagine nitida di
loro che brindavano a champagne, di suo padre che rompeva
la cupoletta del crme caramel con la foga di un taglialegna.
Victor si sent tra due fuochi: l'imbarazzo per i suoi, se fosse
venuto fuori che il ristorante non era per niente elegante; il disgusto
per Caroline e Felix, se fosse venuto fuori il contrario.
Si infil sotto la pensilina di un palazzo di uffici e si accese
una sigaretta. La citt era pi sana da un po' di tempo
a questa parte. Se le persone incrociavano il tuo sguardo
quando avevi una sigaretta fra le labbra, la loro espressione
non diceva pi Posso scroccartene una? ma Hai i giorni contati.
Tocc l'angolo del disegno di Johanna che aveva in tasca
spostandolo avanti e indietro. Era pronto a confessare.
Avrebbe detto tutto a Felix e a Caroline. Avrebbe raccontato
di quella mattina, della prozia di Felix e del nazista dal cuore
di bronzo, del misterioso chteau e, naturalmente, avrebbe
detto loro quello che pi desideravano ottenere da lui: la
nuova ubicazione dei gioielli di Johanna.
Diede le ultime boccate alla sigaretta e attravers la strada
a passo svelto. Dentro, il ristorante era un ovale infossato,
sembrava la pista da ballo di una nave da crociera. Accanto
alla soglia, una ciotola con degli appiccicosi croccanti di arachidi
destinati ai clienti che uscivano; sopra, una pinza da
cucina per prenderli.
- Buongiorno, signore, - disse il maitre. - Ha prenotato?
Victor aveva dimenticato il cognome di Silas. Ma in quel
preciso momento una bionda si alz, stagliandosi al di sopra
delle teste della gente seduta a mangiare, e agit un braccio
nudo che spuntava da un convenzionale abito rosa. Con l'altra
mano teneva un tovagliolo di tela appoggiato contro il
pube a mo' di foglia di fico.
-  tutto a posto. Mi aspettano.
Silas stava strapazzando uno spicchio di lime. Ne gett
la carcassa in un bicchiere di acqua frizzante e strinse la mano
di Victor.
- Vieni, accomodati, - disse Felix con l'aria cortese e imbambolata
di qualcuno che ha vissuto troppe cose e troppo
in fretta.
Felix era troppo giovane per aver giocato al gioco delle
sedie con i suoi. Due mesi fa aveva due genitori e una fidanzata,
adesso di genitori non gliene era rimasto pi nemmeno
uno ma aveva una moglie. Victor avrebbe voluto dirgli:
Anch'io sento la mancanza della tua mamma, ma sarebbe
parso assurdo.
- Le mie sentite condoglianze per la prematura scomparsa
di tua madre.
Lo guardarono come se avesse appena scaricato mezzo
chilo di aringhe sulla tavola.
- Oh -. Felix sventol una mano. - Grazie.  che... beh,
sono felice che tu abbia avuto modo di conoscerla.
Si avvicin una cameriera col cravattino che distribu i
menu e disse qualcosa a proposito del pesce. Caroline denud
il cestino del pane, si ficc in bocca una pallina di mais
soffiato e cominci a masticare energicamente.
- E da bere? - domand la cameriera. - Abbiamo uno
splendido ros.
Splendido, mim con le labbra Felix rivolto a Victor.
Caroline ordin rum e coca, Felix scotch e soda, Silas altra
acqua frizzante, Victor chiese un minuto. Era confuso;
sentendo Felix dire scotch, quella sua pronuncia in cui si
mescolavano il tedesco e il cubano gli aveva fatto ricordare
che era a causa della sua missione fallita, quella di recuperare
una bottiglia di Macallan, che adesso erano tutti riuniti
qui. Era la prima volta che sentiva di essere parte di un effetto
domino.
- Come sta il gatto?
-  una gatta, comunque  a casa con Harvey. Felix fece
un sorriso caloroso. - Il guardiano.
- Quella gatta mi odia, - disse Caroline.
- S, bene -. Silas si schiar la voce. - Se posso parlare a
nome del gruppo...
- Perch devi parlare a nome loro? - Victor fece una smorfia.
- Questi sono miei amici.
Caroline lo fulmin con lo sguardo. - Piantala. Perch ti
metti sulla difensiva? Silas non intendeva mica in quel senso.
- Non sono affatto sulla difensiva. E se lo sono,  per difendere
te.
- Cos allora lo ammetti che eri sulla difensiva?
- Santi numi, Caroline. Perch non lasci che sia Mr Garter
a dirmi cosa intendeva?
- Gardner.
- Caroline, - supplic Felix, - non c' bisogno di scaldarsi
tanto.
Victor si sforz di restare calmo. - Non so proprio di cosa
parliate tutti voi. Ehi, sono al formaggio queste palline
soffiate?
- Abbiamo avuto delle giornate troppo strane, - disse
Felix. - Siamo tutti un po' tesi. Non so quanto tempo  che
non dormo.
- Hai provato a coricarti in qualche altra camera della casa?
- Buffo -. Felix gli rivolse un gran sorriso di apprezzamento.
- Era quello che faceva mia madre. Sai, il fotografo
ci ha appena inviato il primo round delle foto del matrimonio
e in quasi tutte c' Johanna. Ecco, prendi questo disco,
tra l'altro l'hai gi pagato...
Caroline allung una mano sotto il tavolo per stringere
quella di Felix.
- Victor, - esord di nuovo Silas, - qui non sei mica nell'ufficio
del preside.  solo che non vogliamo lasciare nulla d'intentato,
se capisci cosa intendo.
Victor voleva aiutare Felix. Voleva confessare ogni cosa.
Questo sarebbe stato il momento giusto. Avrebbe sbattuto
il disegno sul tavolo, avrebbe raccontato tutta la storia. Mistero
risolto. Ma nel vedere Caroline che lo scherniva con
un disprezzo insolitamente esplicito, sent ruggirgli in corpo
i noti rancori. E cos ment.
- Senti, mi fa piacere che mi consideriate una pedina essenziale
nel vostro gioco, dico sul serio. Tuttavia te l'ho gi
detto, io non so niente. Ho capito che Johanna ti ha mandato
una mail in cui spiega di rivolgersi a me per sapere dove
sono i gioielli, ma perch mai dovrei essere al corrente di
una cosa del genere?
Caroline lanci un'occhiata a Felix, lui per fece il possibile
per evitare di incrociare lo sguardo della moglie.
- Perch, pezzo d'idiota, si d il caso che tu sia stato l'ultimo
a parlare con Johanna, e questa potrebbe anche essere
una semplice coincidenza se solo non mancassero all'appello
tutti i gioielli di mia suocera. Scusa, sai.
- Non hai affatto il tono di qualcuno che chiede scusa -.
Victor si appoggi allo schienale.
Felix batt un cucchiaio sul tavolo. Aveva le mani coperte
da una peluria bionda che si muoveva col pulsare delle vene.
Adesso fu chiaro che era lui e non Victor la persona meno
felice di sedere a questa tavola. Felix lo sapeva che a Victor
sarebbe stata tesa un'imboscata.
Torn la cameriera con le bevande e con cautela pos in
tavola i vari bicchieri.
- You want to live like common people, - bofonchi Victor,
met parlando, met canterellando a bassa voce. - You want
to do ivhatever common people do...
- Cosa dici? - Caroline afferr la forchetta come se potesse
da un momento all'altro girarla per pugnalarlo alla mano.
- Niente.
- Victor, - fece Caroline con voluta lentezza. - Io ti conosco.
- Certo. E io conosco te.
- No, dico, lo so. So d te.
Victor pos entrambi i gomiti sul tavolo, intrecci le dita
e la squadr con aria di disapprovazione. Lei rispose con
un'occhiata altrettanto ostile. Per tutti questi anni Caroline
aveva sempre saputo che Victor era un ladro. Ne era sicura.
Lei aveva frugato nel cassetto della scrivania di lui proprio
sotto i suoi occhi, aveva visto le prove, poi aveva richiuso il
cassetto. Eppure Caroline, che non conosceva la moderazione
in alcun campo, aveva deciso di non sputtanarlo. S, certo,
era bianca, anglosassone e protestante, una campionessa
nell'arte di ignorare i problemi. Tuttavia com'era possibile
tanta discrezione in qualcuno che aveva la capacit di filtraggio
di una racchetta da squash? Forse aveva semplicemente
voluto evitare di sconvolgere l'equilibrio del loro gruppo.
- Non vi capisco mica, - disse Felix.
Sei una merda, mim Caroline con le labbra.
Pi l'espressione di lei si faceva sanguinaria, pi Victor si
sentiva sicuro di s.
- Una domanda, se posso. Johanna  stata gi seppellita,
vero? Sono stato solo a dei funerali ebraici. E neanche tanti.
Quello di mio nonno e quello di un ragazzo, alle superiori, che
mor in un incidente d'auto per uno stop che non si vedeva:
fu un funerale tristissimo, ma di una tristezza adolescenziale
per cui ognuno, come per magia, risultava essere stato il migliore
amico di quel poveretto, avete presente?
Silenzio.
Victor si scopr solo ora capace di mettere in parole, fra
s e s, un sentimento che gli ribolliva dentro da dieci anni,
fin dalla notte in cui lui e Caroline erano andati a letto insieme,
e questo sentimento era l'odio. Lui odiava l'essenza
di Caroline, la sua anima e il suo modo di stare al mondo.
Odiava il modo in cui lei lo tollerava, come se lui fosse una
persona che andava tollerata e lei una capace di tollerare gli
altri, come se lui appartenesse alla storia di lei, un errore nella
combriccola altrimenti ideale dei suoi compagni d'universit.
Erano stati lanciati nel mondo reale nello stesso giorno,
vero o no? Le loro esistenze avevano eguale valore. E a dire
la verit, secondo tutti i libri e tutti i film, questa in effetti
era la storia di Victor. Santi numi, lei era l'ereditiera degli
hotel. Cosa le dava il diritto di fargli delle domande, come
se la vita di lui fosse una risorsa di quella di lei? Non  che
Victor avesse senso nella misura in cui faceva parte dell'esperienza
di Caroline. Era lei ad avere senso solo in quanto
faceva parte dell'esperienza di lui.
Caroline attorcigli il suo tovagliolo. - Victor, te lo chiedo
nel modo pi gentile che conosco: Dove cazzo stanno?
- Cosa?
Lei gli punt la forchetta all'altezza degli occhi. - Guarda
che ti vengo a rasare le sopracciglia mentre dormi.
- Ma che vi prende? - Felix evidentemente considerava
la rasatura delle sopracciglia una risposta sproporzionata in
qualsiasi caso.
- Avanti, Victor, stiamo parlando dei gioielli, no? - Era
stupefacente come Silas continuasse a cercare di non far deragliare
il treno della discussione. - Sei sicuro che Johanna
non te ne abbia parlato? Secondo il testamento, possedeva
numerosi preziosi del diciottesimo secolo o del diciannovesimo.
O qualcosa del genere.
- O qualcosa del genere?
- Tanto non fa differenza, - disse Silas.
- Forse invece ne fa per la gente che ci contava.
- Comunque al momento non fa alcuna differenza dato
che non siamo riusciti a localizzarli mentre, oltre alla mail di
Johanna, ci  stato riferito chiaramente che al matrimonio
lei ti ha fatto vedere le sue gioie.
Caroline si appoggi allo schienale e incroci le braccia.
Sembrava un gatto che s' appena pappato un canarino.
Victor scosse la testa ed espir. Kezia. La botte  piccola
ma ha la bocca grande.
- Sapevo che mia madre era malata, - cinguett Felix, - e
a volte era come se, non so, come se scomparisse nel passato.
Almeno credo che fosse li che andava a rifugiarsi. Ad ogni
modo perch avrebbe dovuto dire che sapevi dove stavano i
gioielli se non era vero?
La cameriera torn per depositare dei bicchierini da liquore
colmi di una poltiglia verde. - L'amuse-bouche. Vellutata
di piselli con riduzione di tarassaco.
Caroline trangugi la sua e sbatt il bicchierino vuoto sul
tavolo.
- Okay -. Felix sospir. -  tutta una follia. Kezia ha
detto che Johanna ti aveva mostrato dove teneva i gioielli
ma chiaramente  malinformata. Voglio dire che  ridicolo
anche solo pensare che mia madre possa avere confidato
un particolare del genere a una persona praticamente sconosciuta.
- Tutto qui? - Caroline si consult ad alta voce col marito.
- Fine dell'interrogatorio?
- Ti prometto che non mi dar mai all'avvocatura, amore
mio.
Lo sguardo di Silas trad l'esasperazione. - Meglio cos.
- Sono desolato di non potervi aiutare, - disse Victor, sinceramente
dispiaciuto per Felix ma al tempo stesso convinto
che alla fine sarebbero riusciti a scovare il tesoro nascosto di
Johanna. - Tu per dovresti essere a casa, a fare quello che
la gente fa quando perde un genitore. E se posso esprimermi
con tutta franchezza...
- Ne sei capace? - disse Caroline.
- ... una parte di me amerebbe restare qui a pranzo perch
scommetto che servono degli astici da paura. Ma l'altra met
di me sa che gli astici in fondo sono gli scarafaggi del mare.
- Victor, non sei abbastanza intelligente per fare il cretino
in questo modo!
Caroline alz le braccia al cielo ed emise un gemito. Il gesto
fu cos ampio che lei riusc ad abbattere non solo il bicchiere
da cocktail di Felix ma anche il proprio bicchiere d'acqua,
facendo cadere entrambi sul pavimento. Solo il fondo
dei bicchieri rimase intatto, il resto si disintegr in mille pezzi.
Victor segu le piroette di una delle schegge di vetro, una
planchette Ouija ad alta velocit.
- Scusate, - mormor Caroline.
- Beh, adesso devo andare.
- E allora vattene, - replic lei in tono beffardo.
- Victor, - disse Felix, - l'ultima cosa che volevamo era
offenderti.
- L'ultima cosa che volevate era che me ne avessi a male,
Felix. Non  la stessa cosa, comunque non c' problema.
Mentre usciva, Victor agguant un pezzo di croccante di
arachidi. Senza pinza. Come un bifolco del cazzo. Il pezzo che
aveva scelto era appiccicato a un trancio pi grosso e lui, con
grande sprezzo del pericolo, si cacci in bocca l'uno e l'altro.
 
Capitolo venticinquesimo.
Nathaniel.

- Non sai quanto adori i cestini per il pranzo di Percy, - dichiar
Meghan mentre attraversavano la cucina.
I cestini per il pranzo erano un artificioso elemento costitutivo
dell'esistenza di Percy, dell'esistenza di questa casa.
A Nathaniel sembravano infantili. E lo erano. Erano cestini
per il pranzo.
Pilot Meghan verso la porta della propria camera da letto,
che era socchiusa. Lei rise ed entr per prima, a passo di
valzer. Lui lasci cadere il cellulare sul pavimento e l'apparecchio
squill quasi immediatamente, come se fosse stata la
caduta a farlo partire. Nathaniel vide che era Kezia, ma era
distratto da Meghan, la quale aveva preso in mano il suo cuscino
speciale, notando il cavo elettrico penzolante.
-  un giocattolo erotico?
Il telefono continuava a suonare.
- Key-zi-ah -. Meghan lo raccolse da terra. - Di che nazionalit
?
- Si dice Kez. Come fez. Ed  una figa di legno.
Nathaniel non avrebbe dovuto rispondere, ma prese il telefono
e parl in fretta.
- Ehi, che succede?
- Bella accoglienza! Chiamavo per farti gli auguri di compleanno.
Lui stacc il telefono dall'orecchio e guard lo schermo.
- Non  pi il mio compleanno, - mormor.
Non sia mai che Meghan ci ripensasse, considerando non
pi valido il ragionamento sul compleanno di lui.
- Cavolo, scusami, eh, se cercavo di essere premurosa.
Hai fatto una festa?
- Una specie. Percy ha dato una festa e io sono stato invitato.
- Chi c'?
Kezia aveva conosciuto uno o due degli amici di Nathaniel,
le volte in cui era venuta a L. A., ma nessuno cos bene da meritare
una risposta.
- C' quel tipo, come si chiama... Will?
- S,  passato.
- Sta ancora con quella ragazza?
Ma perch s'informava di gente che conosceva appena?
Forse Kezia voleva sapere se alla festa c'erano delle ragazze.
Beh, s, ce n'erano. Era parecchio strana, anche considerando
che era lei.
- Sei in giro? Sono le tre di notte. Cosa combina la mia
Kezia?
- Uh, allora adesso sono tua.
- Era una battuta.
- Okay. Rallenta. Sono stanca e non sono vecchia e saggia
come te. Sono a casa. E dopodomani parto per Parigi per andare
a incontrare il fornitore che produce le chiusure per uno
dei pezzi pi importanti della prossima linea primaverile, senn
sono fritta, per giunta Rachel  a Tokyo, cos io...
Meghan prese il telefono e lo tenne in modo che Nathaniel
potesse continuare a parlare. Con l'altra mano si tir gi la
lampo dei pantaloncini corti. Lui non aveva pensato granch
alla biancheria intima di lei almeno fino a quel momento ma,
vedendo che non ne portava, si rese conto che si era aspettato
del cotone bianco.
- Kezia -. Nathaniel allung il collo verso il cellulare.
- Adesso devo andare.
- Aspetta, aspetta, voglio parlarti di Victor.
- Di Victor?
- Sono preoc...
Meghan lo acciuff per la camicia e l'attir a s con forza
sorprendente. La bocca di lei sapeva di birra e di proteggi
labbra ai fiori. Nathaniel per continuava a sentire, in lontananza,
la voce di Kezia che diceva Victor e depresso e
baratro. Non era una novit, non era niente che meritasse
di essere affrontato. Kezia non voleva aiutare Victor ma
sentirsi fare i complimenti perch lo voleva aiutare. Probabilmente
si sentiva in colpa perch non gliel'aveva mai data.
- La tua amica sembra la mamma di Charlie Brown, - disse
Meghan.
-  cos tutto il tempo.
Meghan allung una mano verso il basso e gli s'insinu
nei boxer, gli avvolse le dita attorno all'uccello e cominci
a masturbarlo con movimenti lenti e irregolari. Poi fece un
gigantesco passo indietro e s'infil nella vagina l'angolo arrotondato
del cellulare di Nathaniel, girandolo avanti e indietro,
avvicinandolo e allontanandolo dalla striscia di peli
pubici accuratamente spuntati. Poi se lo ficc tutto dentro,
spingendolo il pi in su possibile, finch non divent irrealistico
continuare.
Nathaniel era eccitato ma combattuto: questa settimana
il telefono gli era caduto per almeno tre volte in vari parcheggi
e garage.
- Kezia, ti chiamo domani! - grid.
Meghan estrasse il cellulare dalla vagina, lo pul passandoselo
su un fianco, e lo butt su una pila di panni nell'armadio
di Nathaniel. Mentre cadevano abbracciati sul letto, separandosi
di quel tanto che gli consentisse di sfilarsi le mutande,
Nathaniel lanci un'occhiata alla luce dello schermo per
essere sicuro che Kezia avesse riattaccato.
 
Capitolo ventiseiesimo.
Victor.

Si affrett ad allontanarsi dal ristorante, temendo che
Caroline gli desse la caccia, che inseguisse il mostro cittadino
avanzando a passi goffi e pesanti armata del suo forcone
in miniatura. Victor sentiva il bisogno di scaricare la tensione
prima di riprendere la metropolitana. In lontananza
riconobbe il confortante cerchio giallo della linea R, ma in
questo momento proprio non se la sentiva di andarsi a cacciare
sottoterra. Preg che passasse un autobus, cos almeno
ci sarebbe stato un filo di vento. Aveva bisogno d'aria. O
perlomeno di tutta l'aria che il centro di Manhattan poteva
offrire. Aveva dimenticato quanto fosse fisica l'ora della
pausa pranzo, in quanti volgari corpo a corpo uno fosse costretto
a impegnarsi, quanto doloroso fosse per le sue orecchie
il rumore dei freni degli autobus.
Non era mai successo prima che Victor interrompesse un
incontro di punto in bianco, andandosene come una furia. Si
sentiva liberato, nato per la seconda volta in questa citt, disponendo
di tutte le scelte alla portata di un uomo adulto. E
la sua prima scelta sarebbe stata quella di smetterla di girare
a vuoto e andare da qualche parte dove poter ritrovare la calma.
Le due possibilit pi vicine rispetto a dove si trovava
erano l'Empire State Building e la New York Public Library.
Davanti all'Empire State Building ci sarebbero state lunghe
file di turisti. Opt per la Public Library. Le biblioteche tendono
a non attrarre le folle a meno che non sia per dare fuoco
a ci che contengono.
Si mescol a un gruppo di studenti accompagnati che
aprivano le borse perch un indolente addetto alla sicurezza
potesse ispezionarle. Le loro voci riecheggiavano fra i
marmi. Victor sal le scale che portavano alla sala di lettura
principale e avvert immediatamente un senso di tranquillit.
Non aveva messo pi piede in una biblioteca dai tempi
del master. Aveva dimenticato la capacit lenitiva di un
ambiente in cui tutti si muovono come al rallentatore. C'era
un atrio rivestito di quercia e corsie piene di opere di consultazione,
e tavoli di legno corredati di voluminosi computer.
Victor si piazz davanti a una delle console libere.
Stamane quando si era svegliato aveva avuto tutta l'intenzione
di liberarsi del disegno di Johanna, fisicamente e
psichicamente. Quale che fosse l'affinit che lo legava a quel
pezzo di carta, Victor sentiva che apparteneva a un fine settimana
irreale e, prima di quello, a un'antica famiglia europea
e a una guerra che lui aveva visto solo nei film. Non era
suo nell'immediato presente. Poi per era arrivata Caroline,
con le sue bouches niente affatto divertenti, e lui aveva capito
che Caroline non meritava i segreti della madre di Felix.
Forse Johanna aveva avuto il cervello un po' in pappa o forse
no, ma in entrambi i casi lei aveva scelto lui.
Spieg il foglio cos che la met superiore della collana si
trov rivolta verso i due cinesi seduti dietro di lui. La lacrima
intagliata nella pietra sembrava particolarmente piagnucolosa.
Poi cominci a scandagliare il database della biblioteca.
Era una ricerca cos elementare che si sent come un campione
olimpionico di pattinaggio artistico perso nelle bassure di
Holiday on Ice. Prese qualche foglietto di carta e una matita
lillipuziana dal contenitore in fondo al tavolo.
Cominci a stilare l'inventario delle informazioni di cui
disponeva dividendole in colonne, restringendolo e dandogli
una forma. Lo schizzo era datato 1883. Il numero 1 era
scritto alla francese, con la lineetta obliqua, come sui segnaposti
al matrimonio. Il resto, comunque, neanche un francese
sarebbe riuscito a decifrarlo. La lettera iniziale delle
varie parole era chiara, M, C o T, ma era seguita dagli sgorbi
angolosi di un pazzo. In un angolo c'erano un numero e
una parola che suppose fosse carati. Poi, proprio lungo il
margine inferiore del foglio, c'era una lunga serie di numeri
(un antico codice SKU? Il peso delle singole pietre? La combinazione
di una cassaforte?), anche questi praticamente
illeggibili perch ne restava solo la parte superiore, il resto
era stato tagliato via. Riusc a distinguere uno o e il trattino
orizzontale di un paio di 5.
- Okay -. Victor batt il piede. - Diciannovesimo secolo,
diciannovesimo secolo...
Degli sgorbi in francese si sarebbe occupato in un secondo
momento. Adesso voleva solo trovare qualcosa che assomigliasse
alla collana del disegno. Dopo di che, forse, avrebbe
potuto risalire all'originale e scoprire chi l'avesse creata e
dove fosse nascosta. Che genere di persona avrebbe potuto
portare una collana come questa? Solo un membro di una famiglia
reale; ma in tal caso anche altre persone avrebbero dovuto
essere al corrente della sua esistenza, non solo Johanna,
o no? Cominci cercando pietre con intagli. Venne fuori
che Kezia, una volta tanto, si era sbagliata. Non era affatto
impossibile intagliare una forma sulla faccia posteriore di
una pietra. Verso la fine del diciannovesimo secolo, per esempio,
dilag la moda delle croci e dei gigli. Ogni epoca ha le
sue tendenze. Sono un po' come delle schede odontoiatriche
sociali. Pi oscure sono, pi  facile definirle. Cos, grazie
all'impronta sentimentale della collana di Johanna, Victor
fu in grado di stabilire quando fosse stata creata (durante la
Belle Epoque) e dove (nel Nord della Francia).
Victor compil i moduli per la richiesta del prestito stringendo
il mozzicone fino a farsene restare il segno sulla punta
delle dita. Si sentiva virtuoso perch conduceva la sua ricerca
nella biblioteca pubblica anzich da casa spigolando qui e l
con un computer che non possedeva pi. Seduto sulle lisce
panche della sala cavernosa, aspett che chiamassero il suo
numero. Libri in mano, avanz strascicando i piedi lungo la
corsia fra le scrivanie. I libri fecero un rumore sordo quando
li lasci andare e un tizio seduto in fondo al suo tavolo gli
lanci un'occhiataccia. Victor vide lo schermo del computer
dell'altro. Il logo della mostofit lo colpi come un batsegnale.
Non gli era mai venuto in mente che la gente potesse usare
mostofit in maniera ironica. Ed era da escludersi che quel
tipo con la cresta in testa e un barbone folto e lungo potesse
usare mostofit altro che come affermazione della propria
personalit.
- Pardon, - disse il tipo, tirando a s il computer.
Ah, okay, non era un hipster. Era solo straniero.
I libri avevano titoli lunghi che quasi non sembravano
nemmeno in inglese. European Metalivork of th icoth Century.
Renowned Gems from Lascaux to th Belle Epoque. The
Great Expositions: London's CrystalPalace and th Parisian Palladium.
Cabochon Construction: 700 Pine Jewelry Designs. Jet
Black Jewels: Victorian Mouming Accessorie. A BriefHistory of
French Omament. Breve secondo chi? Quello era un volume
di oltre duemila pagine. Tempo un'ora e i titoli scolorirono
l'uno nell'altro finch il suo cervello non fu pronto ad accettare
la possibilit anche di un titolo tipo Sciocchezze e fesserie:
le raffigurazioni dell'ananas nella societ normanna.
Perch quel nazista non aveva nascosto qualcosa di pi
consono ai suoi cromosomi, che so, una pistola da duello o
un bell'orologio da tasca? Victor non riusc ad appassionarsi
ai trattati sulle differenze fra rivire e parure. Erano parole
di cui ignorava persino la pronuncia. Ecco la descrizione
di un monile particolarmente ornato: una filza di diamanti
che pendono invisibilmente da delicati spruzzi di opali appena
sgrossati, le cui estremit smussate ricadono sulla nuca.
Gli mancava l'immaginazione spaziale per una cosa del
genere. E di tutti i secoli che c'erano in tutti i paesi di tutto
il mondo, perch la sua collana doveva appartenere proprio
a questo? Sembrava che gli orefici in Francia negli anni Ottanta
dell'Ottocento fossero stati un po' come gli ingegneri
del software in California negli anni Settanta del Novecento.
E rintracciare un gioiello non era la stessa cosa che rintracciare
un quadro. C'era una quantit sterminata di opere
prive di firma o di documentazione. Era necessario riuscire
a decifrare la scritta sotto lo schizzo, altrimenti era come se
dicesse semplicemente: Complimenti, questa  una collana.
Nessun complimento  peggiore di quello privo di aggettivi.
Pass le dita lungo lo stelo di bronzo della lampada da tavolo,
caldo per un giorno intero di elettricit. L'hipster della
mostofit se n'era andato. La biblioteca stava per chiudere.
- Do' cavolo sei? - sussurr Victor al disegno.
Si appoggi a una mano, spingendo gli occhiali in modo
che prendessero un'angolazione volutamente spavalda.
Informazioni che non erano mai state strutturate per essere reperite.
Questo era stato il suo orgoglio e la sua gioia al tempo
in cui aveva briciole di entrambi. Cerc di concentrarsi. In
A Brief History of French Omament, Victor lesse di un famoso
diamante chiamato Etoile du Sud, una pietra di grossezza
spropositata che una schiava aveva estratto da una qualche
caverna brasiliana secoli addietro. Era un diamante di 125
carati, valeva 20 milioni di dollari e attualmente era propriet
di Carrier. Consult le qualifiche della collana di Johanna.
Diciannove. Diciannove carati spremuti in un'unica pietra.
Un gioiello che una persona famosa comprerebbe per un'altra
persona famosa. Niente di troppo pacchiano. Poi alz il
foglio e aguzz la vista: 114 carati. 19 carati erano quelli dei
diamanti laterali, le cosiddette voci di accompagnamento.
Victor chiuse l'ultimo libro e lo impil sugli altri. Le sedie
di legno grattavano contro le piastrelle scure mentre la
gente si alzava e raccoglieva la sua roba. Si domand cosa
stessero facendo in questo momento Felix e Caroline e Silas.
Erano rimasti al ristorante quando lui se n'era andato, con
Caroline che si fingeva satolla e intanto si rimpinzava della
malinconia dell'orfano coperta di cioccolato arrivata col
conto? E poi, cosa? Erano andati a vedere qualcosa di bello,
avevano fatto una passeggiatina a Central Park, piangendo
il trapasso del Plaza che non era pi quello che avevano
conosciuto loro? Avevano dei posti dove andare o stavano
gi sfrecciando per il Midtown Tunnel alla volta di Miami?
Probabilmente questo. Cos'altro potevano avere da fare?
Erano venuti qui per lui.
 
Capitolo ventisettesimo.
Nathaniel.

Nathaniel apr la porta della camera da letto, annusando
il corridoio come un cane della prateria. Il mondo odorava
tutto di taco e di birra. Particelle che vagavano nelle strisce
di luce, i tentacoli del sole della California meridionale, allegri
in modo irritante, se ne infischiavano se eri a terra per la
sbronza della sera prima. I piedi di Meghan spuntavano dalla
sponda del letto. Si chiuse delicatamente la porta alle spalle,
super a passi felpati la camera di Percy e si sedette fuori.
I vicini avevano sguinzagliato il loro moccioso, che nel fine
settimana, di mattina, amava soprattutto dedicarsi ai salti
sul trampolino elastico nel giardino sul retro della casa. La
luce batteva sulle piatte sommit dei cactus in terra. Tutto
lo abbagliava. Anche le grida del bambino che saltava lo abbagliavano.
Una sinestesia indotta dai postumi della sbornia.
Controll i messaggi. Quasi tutti erano di amici di L. A.
che chiedevano se la festa fosse ancora in corso. Uno era di
un vecchio collega della rivista letteraria dove Nathaniel aveva
lavorato un tempo, il quale gli aveva telefonato tornando
a casa dopo una festa per la promozione di un libro, interrogandosi
sull'obsolescenza della segreteria telefonica ai giorni
nostri. C'era un'inutile telefonata muta, di quelle che partono
involontariamente quando ti siedi sul cellulare che hai in
tasca, col rumore della stoffa che sfregava contro i fori del
microfono. Ultima in ordine di tempo ma non d'importanza,
una nuova telefonata di Kezia. Dal tono, Nathaniel cap
subito che era agitata. Poteva entrarci il fatto che a troncare
la chiamata precedente fosse stata la vagina di Meghan? No,
era pi probabile che dipendesse dall'incapacit di Nathaniel
di corrispondere agli standard amicali irragionevolmente alti
di lei o, peggio ancora, perch era in arrivo il Dobbiamo
parlare di Victor: volume 12. Questa cosa di parlare di Victor
gli faceva lo stesso effetto che potrebbe fare essere abbindolati
a partecipare a un incontro genitori-insegnanti. Dentro
c'era Meghan che smaltiva la sbornia dormendo, e lui, qui
fuori, stava a sentire Kezia come se questa voce nella segreteria
telefonica fosse una donna reale e quella nel suo letto
un'illusione. Ma Nathaniel aveva mai infilato dentro Kezia
Morton la lingua o il pene o qualsivoglia improprio congegno
tecnologico? No, no, non che lui ricordasse.
Ehi, sono io. Mi hai attaccato il telefono in faccia? Lo
so che hai degli ospiti da accogliere o da molestare ma chiamami.
Parto per Parigi tra cinque secondi per cui sono qui
che giro come una trottola impazzita. Lo so che pensi che sto
drammatizzando ma Victor...
Nathaniel si pos il telefono in grembo, con la tastiera rivolta
verso il basso. Poi fece un profondo respiro e riprese
in mano il cellulare.
Ehi, sono io. Mi hai attaccato il telefono in faccia? Lo
so che hai degli ospiti da accogliere o da molestare ma chiamami.
Parto per Parigi tra cinque secondi per cui sono qui
che giro come una trottola impazzita. Lo so che pensi che sto
drammatizzando ma Victor da un po' di tempo si comporta
in maniera anche pi bizzarra del solito, e mi evita, e questo
non  da lui. Ieri, quando l'ho sentito, era tutto rintronato.
Cos oggi l'ho chiamato al lavoro e mi ha risposto una
scorbuticona, una certa Nancy, che ha detto che Victor Wexler
non lavorava l. E io allora: Parlo con la mostofit? E lei:
S, ma Victor non lavora pi qui, e scoppia a piangere e mi
racconta che adesso hanno licenziato anche lei e dice: Per
primi fanno fuori i socialisti, e poi mi attacca il telefono in
faccia. Come che sia. E ovvio che adesso non  che posso
correre a bussare a casa di Victor, ma mi chiedevo solo se tu
avevi notizie del nostro amico o se se lo sono mangiato i gatti
selvatici. Questo  senz'altro il messaggio pi lungo che
abbia mai lasciato. Buon compleanno. Anche se non  pi il
tuo compleanno.
Victor aveva perso il lavoro. E allora? Non era mica la
morte di nessuno. A parti rovesciate, Kezia sarebbe stata in
ansia per Nathaniel e avrebbe lasciato lo stesso tipo di messaggio
nella segreteria telefonica di Victor?
Stacc le foglie pallide di un cespuglio e le spezz piegandole
in due intanto che giocherellava col telefono. Anche se
la cosa non gli faceva onore, Nathaniel aveva registrato il nome
di Bean su Google Alerts. Ma non sarebbe stato necessario,
Google Alerts era come il metadone e aveva lo scopo
di fargli perdere il vizio andando a cercare preventivamente
il nome di lei. A quanto pareva, Bean aveva assistito a una
prima cinematografica la sera precedente.
Per distrarsi and su Deadline Hollywood e cominci
svogliatamente a scorrere fra i post pubblicati, roba tipo la
IFC MANDA IN ONDA GLI HOME VIDEO DI JOHNNY DEPP, L'AMICIZIA
MASCHILE  IL TEMA DELLA SERIE DRAMMATICA CHE LA
ABC SI  APPENA ASSICURATA, e SI FA L'EPISODIO PILOTA DI
KITTEN THUNDERDOME. A un tratto SI blocc.
L, dentro un piccolo riquadro, c'era una foto di Non-Jack-
Nicholson. Si chiamava Luke e non solo si scopava Bean con i
preservativi di Nathaniel, ma era anche un autore televisivo.
Non era stato sul chi vive preparandosi al morso dell'invidia
e il post fu un duro colpo. Questo Luke aveva appena
venduto un pilota incentrato sugli istruttori di surf a Venice
Beach, prodotto da uno dei registi di The Wire, e corredato
di due degli attori pi richiesti del momento. Nathaniel
non ebbe modo di chiamare a raccolta la sua solita capacit
di smorzare l'avidit col realismo (la maggior parte delle sceneggiature
pilota non vengono mai girate). Perch, come se
tutto questo non fosse gi abbastanza brutto, come se non gli
fosse gi venuta voglia di spaccare in due il telefono, strappare
via la foto e farla a pezzi con i piedi, Surfs Down era stato
venduto a Lauren, la donna con cui si era visto il giorno
prima a pranzo. C'era anche una foto di lei, un primo piano
di profilo, in cui sembrava come in posa per l'annuario scolastico
delle medie.
La controporta con la zanzariera sbatt alle sue spalle.
Comparve Percy, che si lasci cadere di peso su una sedia. Poi
allung una gamba sul loro tavolino sgangherato e si asciug
il naso con la maglietta.
- Mahhhhh, - baritoneggi con la testa all'indietro.
- Proprio, - convenne Nathaniel.
- Allora, con Meghan? Non sono il peggior coinquilino
del mondo, di' la verit...
Nathaniel avrebbe voluto ricordarsi meglio della sera prima.
Secondo la sua esperienza, le ragazze belle come Meghan
a letto non facevano mai niente pi del dovuto, lei invece
era stata una specie di blocchetto a disegni animati umano.
Ricordava vagamente di essere stato lui a porre fine al movimento
sussultorio della testa di lei, e alla vibrante sensazione
dei suoi gemiti, tirandola su di modo che fossero faccia a
faccia. Altrimenti sarebbe stata li per delle ore.
- Il mio compleanno  il prossimo mese -. Percy aveva gli
occhi chiusi. - Voglio due ragazze.
- Tutto qui?
- Oh, al diavolo -. Percy raddrizz la schiena con uno
scatto. - Mi sono appena reso conto di una cosa. Tra dieci
anni a farlo in tre non ci sar niente di speciale. Sar la cifra
standard. E tutti vorremo farlo in cinque. Ma non  proibito
fare fantasie su una cosa a cinque adesso perch la scienza
della fecondazione  troppo nuova per cui automaticamente
stai fantasticando di scoparti delle bambine di sette anni.
- E un'idea, dovresti scriverla.
- Assolutamente. Resisti, torno subito.
Nathaniel si sentiva come le vertigini. Aveva bisogno di
rivolgere i suoi pensieri a qualcosa di diverso dai
perlustratori sguinzagliati per l'Abbot Kinney Boulevard di
Venice alla ricerca delle location giuste per Surf's Down.
Sentiva Percy in casa che salutava Meghan dandole il buongiorno.
Lei stava raccogliendo le sue cose in bagno ed escludendo
ogni possibilit di sesso mattutino col mettersi le scarpe.
Stasera sarebbe stata di nuovo a casa sua, a Philadelphia,
a guardare il suo soffitto a buccia d'arancia, avrebbe dormito
col fidanzato, quello che lavorava nell'agenzia internazionale
per la protezione dell'ambiente e con il quale probabilmente
era destinata a sposarsi. Nathaniel la invidiava perch si faceva
di Los Angeles ma con moderazione. Aveva assorbito
a sufficienza della vita di l - professionalmente, socialmente,
sessualmente - perch la cosa le risollevasse il morale e le
desse una patina di fascino gi a casa. Per lei niente dati di
ascolto su Deadline Hollywood. Anche lui voleva andarsene
da qui. Subito e a qualsiasi costo.
La sera prima Meghan l'aveva informato che non intendeva
insistere nella carriera di modella se tutto quello che riusciva
a ottenere era posare due volte l'anno per un catalogo.
Aveva gi cominciato a prendere in considerazione gli studi
di legge. La sorella del suo fidanzato era andata alla Rutgers
e le era piaciuto.
- Dove sta che non mi ricordo? - aveva chiesto Nathaniel.
- A Camdeil, nel New Jersey.
- Ma non  tipo il posto pi pericoloso d'America?
Lei aveva osservato con aria languida il giardino, guardando
gli agenti e i produttori, e le assistenti di produzione
sbracciate e gli autori di commedie con la camicia di flanella
a quadri aperta, assimilando bene tutto prima di parlare.
- Dici?
  PARTE TERZA.
 
Capitolo ventottesimo.
Kezia.

Appena Grey seppe che Kezia stava per arrivare a Parigi,
insistette perch andasse ospite da lei e Paul. Evidentemente
il matrimonio di Caroline aveva scorciato di un paio d'anni il
noncurante distacco creatosi fra di loro. Kezia aveva dimenticato
come si svolgessero tali conversazioni. Quando Grey
s'incaponiva, non c'era verso: ti toccava cedere. Non c'era
altro da fare. E non perch lei fosse glaciale come Olivia o
assillante come Caroline, ma perch t'instillava la sensazione
che le avresti spezzato il cuore se ti mettevi a discutere.
Al tempo dell'universit, anche se il vestito che Grey voleva
prestarti a tutti i costi a te non interessava (perch strascicava
in terra essendo la sua legittima proprietaria una stangona),
venti minuti dopo ti ritrovavi ad attraversare il campus
con il capo in prestito ripiegato sul braccio.
- E ti verr a prendere all'aeroporto -. Il telefono le trasmise
il sorriso raggiante dell'amica.
Ormai al mondo erano pochine le citt in cui un'offerta
del genere non risultasse esagerata.
- Ma  assurdo, Grey. Mi far rimborsare il taxi. Oppure
prender il Mtro.
- La Rer dall'aeroporto  disgustosa.
- Sono sicura di non essere la prima che ci sale.
- Devi spingere le porte se vuoi aprirle. E abbassare i sedili
se vuoi sederti. E ruotare una maniglia se vuoi uscire.
Parigi  una citt piena di catenacci e di pulsanti. Qui non
c' niente di automatizzato.
Kezia cominciava a capire la tendenziale xenofobia dei
francesi.
- Ma tu, scusa, non prendi il Mtro tutti i giorni?
- S, e mi porto sempre appresso un disinfettante per le
mani, - rispose Grey. - Non lo sai che i francesi usano il
Metro come orinatoio? E poi avrai i bagagli.
Grey era sempre cortese, ma questa pi che cortesia sembrava
disperazione. A ragione o a torto, era chiaro che Kezia
non aveva il diritto di pensarla a suo modo su Parigi, e ne intu
il motivo: lei e Grey stavano per condividere una citt da
cui la sua amica si era sentita rifiutata.
- Ho solo una valigia, ma okay. Grazie. Comunque, quanto
tempo  che tu e Paul vivete a Parigi?
- La settimana prossima saranno sette mesi.
- E vi siete fatti degli amici? La gente vi tratta bene?
- Oh, s, benissimo. Abbiamo un sacco di amici.
- Visto? I parigini diventano pi cordiali appena capiscono
che non sei uno stronzo.
- Ah, beh, no, ovviamente non abbiamo amici francesi.
La cerchia di Grey comprendeva esclusivamente espatriati.
Ragion per cui non solo il suo francese non migliorava
mai, ma non miglioravano nemmeno le sue competenze
in fatto di stile di vita francese. I vocaboli puoi anche
impararli da solo, lo stile di vita lo apprendi unicamente
per osmosi. Grey non aveva alcun motivo pratico per socializzare
con i francesi in carne e ossa che popolavano la
Francia. O, se  per questo, neanche con quelli che, morti
e stecchiti, vi erano stati sepolti. La prima casa in cui lei e
il marito avevano abitato, e il cui affitto era stato pagato
per tre settimane dalla societ per la quale lavorava Paul,
era stato un appartamento lindo e anonimo che guardava
sul cimitero di Pre-Lachaise. A Paul piaceva incespicare
su per quelle collinette acciottolate, sperando durante una
delle sue cacce alle uova di Pasqua dei dannati d'imbattersi
in Chopin.
- Vedrai, ti piacer la casa in cui stiamo adesso. Quella di
prima era un po' tetra. L'ascensore era grande quanto le bare
del camposanto che avevamo dirimpetto. Sai, a volte mi
sembrava di sentire dei muratori al lavoro oppure, che so,
dei picchi. Poi ho capito che era il rumore degli scalpellini
che incidevano le scritte sulle lapidi.
- Macabro.
- I francesi hanno delle tombe tremendamente kitsch, sai?
Gremite di fiori di plastica...
- Gi, ma hanno anche Czanne e Truffaut e Descartes.
Toutes les cartes.
- E con questo?
- Significa che sono abbastanza sicuri di s come nazione
da potere usare i fiori di plastica. Si, insomma, hanno
miliardi di anni di storia; possono fare quello che vogliono.
- Ma  proprio questo il punto! - Grey adesso stava strillando.
- Fanno tanto i difficili su cosa  sacro e cosa no. Non
 come in America dove tutti si vestono mescolando i vestiti
comprati in una boutique e la roba presa ai grandi magazzini
e sei solo tu a decidere se metterti la camicia di Chanel o il
golf di Zara. No, qui per ogni cosa c' una risposta sola, credimi.
Ma loro ti dicono cose tipo: Oh, hai comprato il sapone
all'ingrosso? Intressant. Oppure: Oh, questa teiera l'hai
pagata trenta euro? Ha una forma molto original. Le risposte
giuste per le tengono tutte sottochiave, in una stanza blindata
la cui chiave  stata buttata nella Senna. Okay, scusami,
adesso ti devo lasciare, Paul vuole che andiamo a vedere non
so cosa al Pompidou. Ciao, a luned!
Grey, in piedi accanto all'auto, stava ad aspettarla davanti
agli Arrivi. L'ultima volta che era stata al Charles de
Gaulle Kezia aveva la tremarella, perch doveva rientrare a
New York introducendo clandestinamente una busta piena
di ossa di cervo. A sentire Rachel, se ti fermavano alla dogana,
nella peggiore delle ipotesi ti confiscavano la merce non
dichiarata e ti lasciavano andare per la tua strada. Adesso,
rivolgendo un sorriso tirato all'addetto alla sicurezza dell'aeroporto
di Roissy, Kezia, col senno di poi, rabbrivid al pensiero
del rischio corso quella volta.
- Qui conoscono tutti l'inglese, - si lament Grey mentre
si immetteva nella superstrada, - dal primo all'ultimo, pure
le barbone... ma fingono di non saperlo.
Il volume dei latrati di un DJ di Virgin Radio aument non
appena Grey chiuse i finestrini. Gli spot pubblicitari si susseguivano
a raffica e Kezia ne afferr uno che sprizzava entusiasmo
per la mostofit (moose-to-feet: il suono era quasi
lo stesso, ma il senso no, passando da quasi tutto ad alce
sui piedi). Era un pezzo che non sentiva pi parlare del
(probabile ex) datore di lavoro di Victor. Forse la mostofit
era come Friends. Avrebbe continuato a fare furore in Francia
per l'eternit.
- S, lo so che sanno l'inglese.
Grey le lanci un'occhiata incerta. Kezia non era riuscita
a evitare che dalla voce trasparisse la sua esasperazione.
Questa sistematica stroncatura di Parigi le stava dando sui
nervi. Non era mica la prima volta che metteva piede qui. Sapeva
scambiare i baci di saluto, sapeva attraversare la strada
con imprudente spericolatezza, sapeva quali posti si potessero
raggiungere a piedi e quali no. Sapeva stare alla larga dal
piatto del giorno. A New York il piatto del giorno  la
pietanza pi fresca tra quelle elencate sulla lavagna. A Parigi
rischi sia quella che giace da pi tempo nel frigo.
Grey si ringalluzz di colpo quando si fermarono a fare
benzina e, al momento di pagare, insistette perch Kezia l'accompagnasse
nel chiosco dalle pareti di vetro. Voleva farle
vedere la cosa migliore della Francia.
- La cosa migliore della Francia  questa pompa di benzina?
Di l dal vetro Kezia pot ammirare dei panini preconfezionati
e il poster di una ragazza che aveva un rapporto orale
con un gelato a stecco. Dieci minuti dopo uscivano con in
mano un cappuccino preso a un distributore automatico e
servito in un bicchiere di polistirolo.
- Bene -. Kezia soffi sul suo, bevve un sorsetto e annu.
- Il mio ginecologo dice che posso prendere un cappuccino
al giorno. - Grey fece un sorriso birichino. - E mi  consentito
anche un bicchiere di vino. I medici francesi sono la
seconda cosa migliore della Francia.
Dopo la casa con l'ascensore grande come una cassa da
morto, Grey e Paul avevano trovato un domicilio pi stabile
nel Marais. Sui cassonetti dell'immondizia c'erano appiccicate
le pubblicit di Chanel e di A. P. C., e persino i cassonetti
in s erano graziosi.
- Paul dice che questo quartiere  un po' come se il West
Village e l'East Village avessero fatto un figlio.
- S, ricorda molto il Village.
- Eccoci arrivate Grey sterz bruscamente. - Voil!
La strada era piccola e completamente monocromatica.
Le pietre dei palazzi si fondevano senza soluzione di continuit
col cielo color ardesia. Le facciate pietre de taille erano
costellate di delicate decorazioni in ferro battuto. L'appartamento
di Paul e Grey era sopra un coiffeur e un negozio
che sembrava trapiantato direttamente da Portland in cui
si vendevano pagliaccetti e cavallucci marini di feltro. Grey
parcheggi con una ruota sul marciapiede.
La nuova casa, Grey inform Kezia, era pi piccola della
precedente. Ah, e dovevano salire alcune rampe di scale molto
strette. Ah, e non era consigliabile reggersi al corrimano.
- Ho capito -. Kezia sorrise. - Adesso che ormai mi hai
sequestrata viene fuori la verit.
Mentre Grey, a forza di strattoni, l'aiutava a tirare fuori
la valigia dal bagagliaio della Peugeot, pass accanto a loro
una donna in bicicletta che indossava un prendisole, aveva
gli occhiali scuri e una sciabolata di rossetto rosso sulle
labbra. Non c'era da meravigliarsi che Grey fosse cos infelice.
I parigini erano fascinosamente trasandati e superiori
fino all'ultima stuccatura dell'ultima piastrella. Almeno,
a New York, Kezia poteva tornare a casa sapendo che anche
la persona pi elegante che avesse incrociato durante
la giornata in quello stesso momento stava tirando fuori,
proprio come faceva lei, i pantaloni della tuta dal cassetto
dei pigiami. I com francesi invece prevedevano solo cassetti
minuscoli per la lingerie.
Grey gir la chiave e spinse la porta dell'appartamento
con un piede, turbando una passatoia orientale che fu subito
raddrizzata sempre col piede. Un aroma di pollo arrosto,
limone e rosmarino aleggiava dalla cucina fino al corridoio
dove Grey si stava gi liberando delle scarpe. Kezia la imit.
Spunt Paul, che l'abbracci tenendo alzate in aria le mani
unte di pollo. In qualsiasi circostanza Paul era sempre identico
a se stesso. Come quel bambolotto, Ken.
- Bienvenue! Non  fantastico che ci rivediamo cos presto?
- Oh, s, fantastico, - disse Kezia. E lo pensava davvero.
Questo ripetuto contatto con la coppia Paul/Grey era come un
viaggio nel tempo, un balzo all'indietro di una decina
d'anni.
- Sedano con salsa rmoulade?
Sopra un frigorifero di media grandezza c'era una serie
di Are de Triomphe di plastica messi uno dopo l'altro in fila
indiana: in questo modo ricordavano pi un mostro di Loch
Ness in versione souvenir dozzinale. Dietro gli archi, una ciotola
di plastica con dentro quello che sembrava un cervello
albino. Paul allung una mano verso la sbobba.
-  squisito, sai? - disse Grey.
- Magari dopo.
- Guarda che contiene solo verdure. Ma lo sai che i francesi
non ne vogliono sapere del cavolo riccio? E col granturco
 uguale. In Francia adesso il granturco non lo trovi nemmeno
a pagarlo a peso d'oro.
- Ma  assurdo -. Kezia guard Paul. - Non pu essere.
Paul si strinse nelle spalle. - Beh, ti assicuro che qui le
baby pannocchie di granturco non si vedono da nessuna
parte.
- Le baby pannocchie sono un alimento base universale?
- Kezia sorrise e si mise a staccare lo sticker del volo
ancora appiccicato sul suo bagaglio. - Comunque ho sentito
dire che a mangiare troppo cavolo riccio si rischia addirittura
di morire.
- Ti do cinquanta euro se riesci a trovarmi un'insalata
senza i ravanelli -. Grey scosse la ciotola col cervello.
- Qui  tutto pollo e ravanelli. Ripeto: cinquanta euro.
- Non potrei mai accettare dei soldi da voi, ragazzi.
Ma in realt li avrebbe accettati, eccome. E con grande
gioia. Alcuni anni prima Paul era diventato ricco dall'oggi al
domani con un fondo speculativo; poi aveva fatto fruttare
quell'esperienza con altre lucrose speculazioni, rivelando un
talento fuori del comune. Adesso anche lui, come Caroline e
Olivia, apparteneva ai ranghi di coloro che, quanto a soldi,
erano in una botte di ferro per il resto della vita.
- Oh, santo cielo! - esclam Grey. - Ci stavamo dimenticando
di parlare della situazione di Victor!
Quel nome la fece tornare in s. Victor era il motivo tacito
per cui Kezia adesso era qui in piedi a discutere di verdure.
- Ha telefonato Caroline. Era imbestialita perch, se non
ho capito male, lei e Felix sono andati a pranzo con Victor.
- A New York? Ma quando? E Victor sta bene?
Grey sorrise. - Tutto a un tratto sembra che Victor ti stia
parecchio a cuore.
- Sono solo un po' stupita, tutto qui. Credevo che Felix
e Caroline fossero gi partiti per venire qua.
- La luna di miele  saltata -. Paul aveva un'aria solenne.
-  morta la madre di Felix.
- Oh, mio Dio! Quando?
- Domenica notte, pare. Loro erano gi l con i bagagli fatti,
pronti a partire e poi... Elle mange les pissenlits par la racine.
- E in tutto questo, pare che Victor li abbia piantati di
punto in bianco, andandosene via con un diavolo per capello
dal ristorante dove stavano mangiando, dopo aver minacciato
Caroline o qualcosa del genere.
- Victor ha minacciato Caroline?
- Beh, le ha canticchiato il ritornello di Common People.
- La canzone dei Pulp? Beh, non sta n in cielo n in terra
questa storia.
- Lo so -. Paul scosse la testa. - Neanche a me Jarvis
Cocker sembra particolarmente minaccioso.
- No, dico, perch? Da quando in qua Victor rinuncia a
scroccare un pranzo? O si mette a fare lo stronzo con qualcuno
che  stato appena colpito da un lutto? E perch Caroline
e Felix sono volati a New York quando avrebbero dovuto
prendere un aereo per Parigi? Ma poi, in ogni caso, perch
sono andati a pranzo con Victor?
Kezia aveva una montagna di domande e il sospetto che
la risposta fosse per tutte la stessa. - A Caroline in realt
Victor non sta simpatico.
- Questa  una cattiveria, - la rimprover Grey.
- Non  una cattiveria,  la realt -. Kezia sbadigli, spalancando
la bocca sulla a di realt.
- Stanca? - domand Paul. - Devi essere absolumentfatigu
avec dcalage horaire.
- No, sto bene. Questa dove la metto?
Sollev leggermente la valigia da terra.
- In camera tua... dove c' una sorpresa per te!
Paul e Grey si presero a braccetto e le sorrisero. Per un
attimo Kezia smise di chiedersi che ne fosse di Victor e il
volto di lui fu sostituito dall'immagine di un cestino di vimini
pieno di formaggi e un adattatore per le prese elettriche
francesi. Magari anche qualche macaron come quelli che un
tempo Caroline riceveva da Parigi.
- Una cosa che... non so se ti far pi piacere o pi dispiacere,
- disse Paul.
- Non c' una via di mezzo?
- Nossignora, - rispose Paul. - Questa  l'Howard Stern
delle sorprese.
- Secondo me le far piacere -. Grey fece l'occhiolino a
Paul, che le rispose a sua volta con una strizzata d'occhio.
- Che tenerezza questi vostri tic simultanei.
- Di, vai -. Con un movimento delle spalle Paul le fece
cenno di andare mentre lui si lavava le mani sporche di pollo.
- Okaaay -. Kezia, guardando Paul e Caroline, and in
camera sua.
Aprendo la porta si trov davanti a un letto preparato a
puntino e un paio di comodini (dello stesso genere di quelli
di Meredith e Michael). C'era anche un armadio a muro con
le ante a soffietto e una borsa Cline che pendeva da uno dei
pomelli. E una culla ancora da montare appoggiata a una delle
pareti. Ehi, gente, qui non c' niente di niente. Una stanza
come tante altre. A meno che la borsa Cline non fosse per lei.
Beh, Grey era gentile, ma non fino a questo punto.
Kezia si strinse nelle spalle e pos la valigia, cercandone a
tentoni la cerniera. Non c'erano sorprese e certamente nessun
macaron al pistacchio. C'era piuttosto una sgradevole umidit
fra le sue cose. Uno dei flaconi da viaggio era esploso in aereo.
- Merda, - disse Kezia, cercando di decifrare con l'olfatto
la natura dell'oltraggio.
Aveva bisogno di sapere per cosa arrabbiarsi. A seconda
del contenitore, era destinata a scocciarsi solo perch aveva
perso il tonico o a incazzarsi di brutto perch la crema
idratante le aveva macchiato gli abiti che aveva pianificato
di indossare l'indomani all'appuntamento nel laboratorio di
Claude Bouissou.
- Cazzo, merda, - bofonchi Kezia, e annus.
- Non sei contenta di vedermi? - disse una voce maschile.
Kezia lanci un grido e cadde all'indietro su un angolo del
letto. Le ante dell'armadio vennero spalancate dall'interno
rivelando Nathaniel piegato in due dalle risate.
Lui incroci le braccia sul petto e si lasci cadere all'indietro
sul materasso, con gli occhi chiusi, in perfetto stile prova
di fiducia. I capelli continuarono a svolazzare ancora per
qualche istante mentre il corpo di lui era gi fermo. Kezia
poteva sentire Paul e Grey che ridacchiavano in soggiorno.
- Non dai un bacino a papi? - Nathaniel spalanc gli occhi
rivolgendole un gran sorriso.
- E tu cosa diavolo ci fai qui?
Lui si gir e alz lo sguardo su di lei. - Bene, adesso davvero
sembra che non sei affatto contenta di vedermi.
 
Capitolo ventinovesimo.
Victor.

Victor si ritrov l piantato su quel quadrato di marciapiede
nella punta meridionale dell'Upper East Side, a studiare una
bandiera che diceva FI:AF. A caratteri pi piccoli c'era scritto
french institute / alliance franaise. Sospett che fosse
stato un impulso francese a determinare l'ambiguit della sigla
e un impulso americano quello che ne aveva imposto l'immediato
chiarimento. Le ricerche del giorno prima gli avevano
fornito alcune piste, tuttavia le biblioteche sono come i medici:
arriva il momento in cui tocca rivolgersi a uno specialista.
Varc il portone a due ante, tenendone una aperta per
una donna che aveva una sciarpa al collo e spingeva un passeggino.
C'era un settuagenario con una folta chioma grigia
seduto con aria apatica a mangiare le Pringles mentre guardava
il telegiornale francese su un grande schermo televisivo.
Probabilmente viene qui tutti i pomeriggi, pens Victor. Una
delle infermiere dell'hospice leggeva una rivista scandalistica
e alzava gli occhi quando l'uomo sgranocchiava le patatine in
maniera troppo rumorosa. Come deve essere bello avere nostalgia
di un luogo, pens Victor, sentirsi legati alla Francia
solo perch il caso ha voluto farci francesi. A lui succedeva di
rado, se non mai, di vagheggiare la Boston suburbana, e non
gli capitava mai di restare imbambolato quando gli arrivava
l'odore della zuppa di vongole o del caff di Dunkin' Donuts.
- Qui c' una biblioteca, vero?
- Secondo piano -. L'addetto alla sicurezza gli indic un
tabellone fissato alla parete.
- Fantastico! - Victor diede una pacca sul tavolo.
L'uomo alz un sopracciglio. Nel corso delle ultime quarantotto
ore Victor aveva acquisito la spavalderia di chi non
ha la minima idea di ci che sta facendo ma vi si dedica anima
e corpo.
Usc dall'ascensore a passi elastici. Supponeva che questa
si potesse anche chiamarla biblioteca. Lo spazio, tutte le stanze
visibili da dove era lui, era costellato di scrivanie chiare,
il pavimento era coperto da una morbida moquette blu che
aveva ancora su i segni dell'aspirapolvere. Sembrava un asilo
prima che entrino i bambini. Tre eleganti signore di mezza
et con gli accessori in coccodrillo stavano leggendo insieme
una copia del Paris Match. In copertina c'erano le stelle
del calcio europeo e le loro fidanzate pettorute.
Sotto un cartello che diceva centre des ressources c'era
seduto un bibliotecario in beige con un'alta calotta di capelli
rossi e l'aria annoiata.
- Excusez-moi, mais est-ce que vous...
- Est-ce que tu, est-ce que tu, - lo corresse l'altro.
Victor sbarr gli occhi. Senti un po', Conan, pens, sei
fortunato che sia riuscito a spiccicare almeno quattro parole.
Dopo la seconda media, tutto il francese che ho imparato
l'ho racimolato dai Daft Punk.
- Giusto. Oui, - disse Victor. - Mi chiedevo, avez-vous
les -livres dans, uhm... dans...
Non sapeva nemmeno come si diceva gioielli in francese.
- Uhm... avez-tu une livre avec les mots du pietre?
- Le pietre?
Victor punt il dito verso il Paris Match e disegn in
aria una riga orizzontale all'altezza del collo. Lo stesso gesto
che si usa per dire T'ammazzo.
- Ah, les bijoux! Bene, bene, - fece il bibliotecario in perfetto
inglese, squadrando Victor dalla testa ai piedi. - E cosa
cerchi esattamente?
Aveva un forte accento del Sud. Forse del Mississippi.
Victor accett il salto linguistico.
- Non cerco un testo in particolare. Non c' per caso una
sezione dedicata ai gioielli?
L'altro si mise una mano su un fianco. - Non so di preciso
cosa abbiamo, tesoro, come potrei? Comunque se mai  qui.
Usc da dietro la scrivania, facendo cenno a Victor di seguirlo.
- Tutto quello che abbiamo su moda e design sta in quei
due scaffali lass. C' una scaletta da qualche parte, ma scommetto
che ci arrivi anche senza, eh? Ma quanto sei alto?
- Un metro e novantacinque -. Victor abbass lo sguardo.
- In realt non cerco dei libri sulla moda francese. Pi
che altro mi servono dei testi storici.
- Oh, dei testi, - disse l'altro, come se fosse la parola pi
insolita che avesse mai sentito, - beh, qui non ne trovi. Non
siamo mica una biblioteca specialistica. Qui da noi ci sono
soprattutto giornali e romanzi di adesso. In pratica un sacco
di cazzate francesi scelte a casaccio, sai?
Victor si domand come facesse certa gente a trovare un lavoro.
- Beh, provo comunque a dare un'occhiata, gi che son qui.
- Grida se hai bisogno di qualcosa -. Il bibliotecario gli
strizz l'occhio.
Victor prese una sedia, disturbando i segni dell'aspirapolvere,
e si sedette fra le rastrelliere da cui pendevano i giornali,
come panni stesi ad asciugare; le coste di Le Monde e Le
Figaro infilate dentro delle bacchette di legno. C'era un unico
scaffale per la littrature e conteneva la bellezza di quattro
copie di Madame Bovary e due di Les Misrables, di cui una illustrata
e l'altra no. La scelta dei DVD noleggiabili era molto
pi ampia. Victor si alz. In un angolo trov un vecchio computer
Dell e cominci a ticchettare sui tasti appiccicosi. C'erano
dei computer cos nell'area della reception alla mostofit.
Dei Model III. Degli Apple Ile. Dei Commodore 64. Fossili
chiusi nelle teche di vetro per paura che i loro obsoleti parassiti
potessero contaminare l'aria.
Inser i dati della sua ricerca usando i tasti delle frecce
direzionali.
- Bijouterie (2 Titoli)
- Joyaux (2 Titoli)
- Manifestations Culturelles (2 Titoli)
Si trattava in tutti e tre i casi degli stessi titoli. Due grandi
volumi fotografici, uno su Cartier e l'altro sulla manifattura
Lalique. I suoi genitori avevano avuto un vaso Lalique.
Da ragazzino, Victor, senza volerlo, l'aveva spaccato in due
mentre, in soggiorno, si dedicava al karat da autodidatta.
Le sue gambe erano state pi veloci del cervello.
I libri avevano delle foderine di plastica. Sul dorso i numeri
della Classificazione decimale Dewey. A sentire il primo,
la Maison Cartier era stata fondata nel 1847 ma fino agli
anni Venti del Novecento, cio molto dopo la data riportata
sul suo disegno, non aveva prodotto niente che si avvicinasse
alla collana di Johanna. Nel libro si citavano altri importanti
gioiellieri dell'epoca: Lemonnier, Baugrand e Mellerio.
La firma di nessuno di loro compariva sul suo schizzo. Ma i
disegni riportati dai libri e realizzati avec crayon assomigliavano
in maniera straordinaria a quello di Johanna; la stessa
carta marrone giallastra, le stesse descrizioni vergate con una
grafia elegantemente inclinata.
Le signore del Paris Match restituirono il loro materiale
di lettura, prendendo in silenzio la decisione di andare. Victor
guard il proprio telefono. Lo stomaco gli girava come una
betoniera vuota, nonostante ci ancora non voleva tornare a
casa. Se restava lontano abbastanza a lungo, riusciva a illudersi
che rincasava dopo una dura giornata di lavoro.
Guard di nuovo i disegni sui libri. Perch quello di Johanna
non poteva essere uno di quelli? Bum! Mistero risolto e vai col
tango. Si era perso nella contemplazione di un paio di orecchini
con le acquemarine, pensando vagamente agli occhi di
Kezia e dandosi del cretino per quel collegamento, quando
la sua attenzione fu attratta da qualcosa in fondo alla pagina.
Era un indirizzo di Mosca, un negozio o una casa vicino alla
Piazza Rossa. Victor avvicin la sedia alla scrivania. Si mise a
sfogliare le pagine con gesti febbrili. I numeri ai piedi di ogni
disegno non corrispondevano n al peso n al prezzo n a un
codice di catalogazione. Erano degli indirizzi. Sempre e soltanto
degli indirizzi.
Dopo avere esaminato una quantit accecante di disegni,
Victor pot cominciare a riempire i vuoti del suo. L'arco di
uno o e le lineette orizzontali dei 5 erano abbastanza facili,
ma adesso riusc a contestualizzare l'intera sequenza numerica:
765-50. Il resto continuava a essere illeggibile, o perch
mancava parte del foglio o perch gli scarabocchi erano sbiaditi
fino a scomparire. Sul telefono cerc: 76550, collana
e indirizzo.
Niente.
Aggiunse Francia e 190 secolo. Ancora niente.
76550 collana indirizzo Francia 190 secolo gioielli.
Niente di niente.
76550 collana indirizzo Francia 190 secolo gioielli luccicanti
luccicanti porca puttana porca puttana gli frutt un
impressionante elenco di giocattoli erotici d'epoca vittoriana.
Quella collana con la sua unica lacrima si stava prendendo
gioco di lui, si stava prendendo gioco del suo presunto fiuto
di segugio di dati. Scosse la testa. La situazione non gli lasciava
scelta...
Victor si avvicin a Conan il Bibliotecario. - Senta, mi
servirebbe il suo aiuto.
- Chteau -. L'uomo alz gli occhi al cielo dopo aver
guardato lo schizzo di Johanna. - C' scritto chiaramente
chteau.
- Davvero? - Victor recuper prudentemente il disegno.
- Cos'altro posso fare per te? - Conan si appoggi sui gomiti,
con gli occhi che gli sfarfallavano attorno alle spalle di
Victor.
Victor scosse la testa. - Niente, grazie, vado solo a...
Indic la postazione del computer.
Apr il browser della biblioteca. Sostituendo i due luccicanti
e i due porca puttana di prima con chteau scov
un articolo dell'edizione francese della rivista Town &
Country, un lungo pezzo su vari castelli francesi propriet
privata di singole famiglie.
C'era uno slideshow di chteau situati in cinque diverse
regioni della Francia: Borgogna, Bretagna, Rodano, Alta
Normandia e da qualche parte vicino Nizza, dove c'era un
fiume che scorreva proprio sotto il castello. I proprietari di
questo chteau erano su una barca, avevano i remi in aria e
le facce girate verso il fotografo. Victor clicc sull'immagine
di quello nell'Alta Normandia. C'era una coppia, in piedi
contro un muro di mattoni all'ombra di un pero, sia lui che
lei avevano dei sorrisi forzati che non riuscivano a nascondere
cosa veramente provassero a essere fotografati per una
rivista; erano la versione francese di American Gothic. Invece
del forcone, l'uomo stringeva un mazzo di ravanelli con le
punte ancora sporche di terriccio. La donna aveva
un'espressione. Gli occhi erano molto distanziati, il naso lungo, e il
taglio di capelli Victor lo riconobbe grazie alle repliche delle
sit-com degli anni Settanta. Il marito era quasi calvo e aveva
una delle facce pi perfettamente rotonde che Victor avesse
mai visto. Dietro il muro, una costruzione in mattoni rossi,
con dozzine di finestre, alcune aperte. Victor fece scorrere
la schermata in gi fino alla didascalia:
Cela pourrait sembler tre le mode de vie idal, mais l'entretien ri est
pas une tche facile pour ces famlles. Etant donn le grand nombre de
demeures classes au Patrimoine hstorque dans les campagnes franaises,
mme desfamilles telles que les Ardurat (voir photo cidessus de la famille
dans le jardin du chteau de Miromesnil, ville natale de Guy de Maupassant)
doivents'en remettre  l'Etat, qui prend en charge 20 pourcents des
couts d'entretien. Toutefois, afin de recevoir ces 20 pourcents, les Ardurat
doivent garder une partie de leur maison ouverte au grand public pour
des visites de groupe.
Era un brano di francese troppo lungo per poterlo assimilare.
Victor colse le parti importanti. Soldi dal governo...
a condizione che dei turisti qualsiasi potessero visitare il castello.
Sbuff. Non lo stupiva che i proprietari avessero tutti
l'aria cos irritata: le loro giornate erano piene di americani
corredati di marsupio, intruppati per dei corridoi destinati
a ricevere Maria Antonietta. Victor si pul gli occhiali sulla
camicia e scrut di nuovo quelle facce. Gli Ardurat. Si chiamavano
cos. Le due persone meno invitanti del pianeta. Nella
foto successiva si vedeva il marito appoggiato a un busto
di marmo di Guy de Maupassant, auteur de nombreux livres.
S, ma di un livre in particolare, pens Victor, ricordando
il giorno in cui lui e Nathaniel erano stati testimoni della
crisi isterica della loro insegnante a proposito della Collana.
Sembrava un ricordo di secoli prima.
Nell'ultima foto gli Ardurat si allontanavano dalla macchina
fotografica; con le spalle all'obiettivo, tornavano verso
la loro meravigliosa dimora, seguiti dalla didascalia finale.
Crdit photo: Chlo du Page
M. et Mme Ardurat portent leurs propres vtements.
Sance photo au chteau de Miromesnil, 76550 Tourville-sur-Arques
Victor avvicin la faccia allo schermo. Mise lo schizzo di
Johanna accanto al monitor del computer e poi sopra,
premendocelo contro come una radiografia. 76550 TourviUe-sur-
Arques. Guy de Maupassant. La collana di Johanna non era
una semplice collana. Era la collana.
- Cazzo -. Si afferr al tavolo. - Cazzo!
Conan da dietro il proprio banco scricchiolante gli fece
segno di tacere.
- Ma non c' pi nessuno -. Victor con un gesto indic
la sala.
- Fa lo stesso. Shh!
- Ehi -. Victor si appunt il nome di Guy per intero e
corse dal bibliotecario. - Questa  una biblioteca che d libri
in prestito?
- Cosa cerchi, angelo mio?
- Qualsiasi cosa di o su questo scrittore -. Fece scivolare
il pezzetto di carta sul piano del tavolo sapendo che se avesse
provato a pronunciare quel nome l'avrebbe solo massacrato.
-  nella sezione littrature. Se non sbaglio, abbiamo un
paio di copie dei suoi racconti.
Adesso Victor ricordava perfettamente La collana; quella
storia triste sulla donna che prende in prestito una collana e
la perde. Rivedeva la loro professoressa, isterica, appassionata,
appassionatamente isterica. Gli sembrava di sentire l'odore
dell'aula. Apr una delle copie. Secondo l'introduzione
Maupassant, uno degli scrittori pi prolifici del mondo, aveva
scritto centinaia di racconti e La collana era il pi famoso.
Pubblicato per la prima volta nel 1884...
Il disegno che Victor stringeva in mano era stato realizzato
un anno prima, quando probabilmente Maupassant stava
scrivendo il racconto. Victor and alla prima pagina:
Soffriva per la povert del suo appartamento, per lo squallore delle
pareti, per le sedie consumate e logore, per la bruttezza delle stoffe.
Siamo sulla stessa barca, dolcezza. Gir la pagina.
Non aveva bei vestiti, non aveva gioielli. Ed erano le sole cose che
le piacessero, per le quali si sentiva nata. Avrebbe tanto desiderato
piacere, essere invidiata, seducente, corteggiata. Aveva una compagna
ricca, un'amica di convento, che non andava pi a trovare, perch,
tornando a casa, ne soffriva troppo. E piangeva per giornate intere
di dolore, di rimpianto, di disperazione e di sconforto.
Victor deglut, ricordando il volto aggrottato della professoressa,
sentendosi precipitare dentro quelle parole.
Ad un tratto, Mathilde scopr, in una scatola di raso nero, una
collana di diamanti, magnifica; sent il cuore batterle tumultuosamente
di un desiderio smodato. Poi, chiese, esitante, piena di angoscia:
- Puoi prestarmi questa, questa soltanto?
Victor sent il formicolio di qualcosa che era pi di una
semplice coincidenza. Chiese il libro in prestito domiciliare,
insieme a una voluminosa biografia di Maupassant.
- Sono tutti tuoi per due settimane -. Conan timbr il
cartellino all'interno dei libri.
Victor annu, nella sua mente si stava formando il primo
accenno di un piano. Due settimane, aveva giusto il tempo di
raggranellare tutti i suoi risparmi, fare un salto in un remoto
chateau, trovare la collana di Johanna e capire cosa farne.
Di nuovo in strada, camminava come in sogno, inebriato
dalla stessa aria di Manhattan che fino a ieri gli era parsa tanto
soffocante. Come si sarebbe comportato, se l'avesse trovata?
Se la collana di Johanna e quella di Maupassant erano la stessa
cosa, il fatto avrebbe avuto una certa rilevanza. Victor non
prese nemmeno in considerazione la possibilit di tenerla per
s o di venderla. Poteva fare qualche ricerca genealogica, ma
sembrava improbabile che in Francia vivessero ancora dei discendenti
diretti di Maupassant. E Felix ignorava l'esistenza
stessa della collana; per giunta l'idea di consegnarla a Caroline,
l'idea di fare checchessia per Caroline, gli dava il voltastomaco.
Fantastic, una fuggevole microfantasia, di donarla a un museo.
Gli sembrava gi di leggere i titoli: ex dipendente di un
motore di ricerca si trasforma in un segugio letterario,
DIVENTA UN EROE E TROVA UNO SCOPO NELLA VITA.
Indipendentemente da quello che avrebbe deciso di farne,
Victor si sentiva prossimo a risolvere il mistero della collana
pi di quanto non fossero mai state Johanna o sua zia. Perch
lui adesso sapeva quello di cui Johanna era sempre stata
all'oscuro: la collana non era semplicemente in qualche punto
di quella superficie di miglia 600 per 600 chiamata Francia.
Era a: 76550 Tourville-sur-Arques.
 
Capitolo trentesimo.
Kezia.

- La cosa peggiore di tutte - confess Grey -  che mi viene
da pensare che sono diventata stupida. Gi solo formulare
un pensiero mi sfinisce. Perch se mi capita di scambiare
quattro chiacchiere, parlo sempre in inglese, ma intrinsecamente
uso...
- Istintivamente, - disse Nathaniel.
- Intristintivamente uso in inglese solo le parole che so
in francese. Penso: Cosa capirei se fossi il mio interlocutore?
Ciao. Come stai? Io sto andando in banca. Tu sai dov'
la toilette? Il tuo bambino  molto carino.
- C' rimasto niente li dentro? - Kezia indic una bottiglia
di vino il cui vetro scuro non lasciava trasparire questa
preziosa informazione.
Avevano mangiato su una tovaglia di pizzo bianco. Grey
aveva acceso numerose candele gi usate in precedenza, quale
pi, quale meno consumata. Se si eccettuavano i diffusori
acustici Bang & Olufsen sulla mensola del camino, la loro
avrebbe potuto benissimo essere una cena in un appartamento
della Parigi prebellica.
Nathaniel alz la bottiglia e la fece dondolare in aria.
- No. Ehi, Paul?
- Non stai affatto diventando stupida, amore mio.  solo
che fai fatica a coniugare i verbi.
- Io vorrei una penna. A me non serve un ombrello. Questo
quanto costa?
Nathaniel si sfreg gli occhi col pollice e l'indice. - Paul,
c' dell'altro vino?
- Grey, - disse Paul posandole una mano sulla testa, di lato,
- non devi prendere per atrofia lessicale quello che  solo
il modo in cui il tuo cervello cerca di fare spazio al francese.
Credimi, stai migliorando.
Soddisfatto della propria diagnosi, Paul ritrasse la mano
e raccolse l'ultimo rimasuglio di rmoulade sul piatto della
moglie, ruotando la mandibola tutto felice.
Al posto di Grey, Kezia non gli avrebbe mai creduto. Marito
e moglie erano arrivati a Parigi nello stesso secondo della
stessa ora dello stesso giorno. Che autorit aveva Paul di
stabilire se Grey fosse o no migliorata? Intanto Grey viveva
nella sua personale versione di Lost in Translation e gironzolava
per la Shakespeare and Company, sperando che i clienti
la prendessero per francese mentre, contemporaneamente,
si beava quando le arrivava il suono delle voci inglesi. Nelle
giornate pi nere Grey, l'aveva confidato lei stessa a Kezia,
s'innaffiava le mani del disinfettante d'importazione e sgattaiolava
dentro il Burger King di Saint-Lazare.
- Il cucchiaio non  qui -. Grey gett la posata dall'altra
parte del tavolo. - Perch esso  l. Io ho la sifilide.
- Davvero sai come si dice sifilide in francese? - Paul
sembrava estasiato.
- Non credo che sia questo il senso di ci che tua moglie sta
cercando di dirti -. Nathaniel si rutt nel pugno della mano.
- Lo chiamano il mal francese, mon amour -. Grey interruppe
da s la sua sceneggiata. - Non ci vuole una gran
scienza per saperlo.
- Vedi, non stai diventando stupido.
Nathaniel fece stridere la sedia girandola per darle un'angolazione
che gli permettesse di parlare all'orecchio di Kezia.
- Hai presente in Sapore di hamburger quella scena con le
fraunch fries e la vinaigrette?
- Shh! - Kezia si mise un dito sulle labbra.
- Questo  il linguaggio internazionale dell'amore, Ricky.
- Vuoi che in cucina non abbiano un'altra bottiglia?
- Ehi, bella, da quand' che hai cominciato a bere?
- Da quando ho scoperto che dovr dividere il letto con te.
- T'ho gi detto che posso dormire sul divano. Ora come
ora potrei dormire anche in piedi.
Kezia lo squadr. Il divano non era un vero divano ma una
chaise longue foderata di seta Luigi XVI e corredata di
cuscini triangolari volutamente poco invitanti. Paul l'aveva comprata
a Clignancourt, alla sua bancarella preferita, insieme a
certe foto in ferrotipo di sconosciuti parigini morti e sepolti.
- Come un cavallo. Hiiiii, - nitri Nathaniel. - Oppure,
se vuoi, posso stendermi accanto a te ma con la testa in corrispondenza
dei tuoi piedi. Lo so che preferiresti beccarti un
attizzatoio rovente nell'occhio piuttosto che stare nello stesso
letto col mio personale attizzatoio rovente.
- Perch mi hai detto che sei venuto, poi?
- Avevo bisogno di una vacanza.
- Non eri a Miami fino a poco fa?
- Perch a te quella t' sembrata una vacanza?
- Okay, su questo ti do ragione.
- E forse non sei l'unica che ha un lavoro stressante,
sai? A L. A. c' una pressione che nemmeno te la immagini.
Mi sento tirare in mille direzioni diverse. Avevo bisogno di
una pausa.
- Mi stupisce solo che i tuoi mille impegni ti abbiano permesso
di partire.
- Non mi credi? Fa' pure. Non ho bisogno che tu mi creda.
- Ma non sei un po' stupito anche tu? - Kezia si port
il bicchiere alle labbra, dimenticando per un attimo che era
vuoto.
- Forse  solo che mi fa piacere passare un po' di tempo
con te in citt dove nessuno di noi due vive.
Questo era il massimo cui Nathaniel potesse spingersi per
alludere a quell'ultimo disastroso viaggio a L. A. di Kezia,
quando Nathaniel aveva rovinato l'immagine che per tanti
anni lei aveva avuto di lui e lei si era rivelata, a sua volta, una
donna capace di lasciare che lui si mettesse al volante ubriaco
fradicio. Forse avrebbero dovuto chiedersi scusa a vicenda?
Non in questo momento, evidentemente.
- Sei un po' troppo isterica per essere una che ha scopato
lo scorso fine settimana.
- Ehi, ma cosa dici?
- Di, non fare la finta tonta con me, pupa. Parlo di Judson,
no? L'amico di Felix.
Nathaniel sapeva come si chiamava. Doveva essersi staccato
dal suo cellulare e dalle sue sceneggiature quel tanto che
bastava per vedere Judson che flirtava con Kezia e domandare:
Quello chi ?
- Uhm... questo nome non mi fa suonare nessun campanello.
- Allora sar meglio che vai a farti dare un'aggiustatina a
'sto campanello, tesoro.
- Se  per questo, me l'ha gi aggiustato Judson.
- Ah, ah, ah! - Nathaniel si butt all'indietro contro lo
schienale della sedia con tale foga che dovette reggersi al tavolo
per non cadere.
Kezia scoppi a ridere, Paul e Grey invece non si accorsero
di niente.
- ... ah, sentite qua, vi voglio raccontare del mio ufficio -.
Paul parl aumentando il tono della voce, convinto
che Kezia e Paul avessero ancora voglia di sentire le sue
storie. - Nessuno si presenta a lavorare prima delle dieci
del mattino e, siccome tutti sanno che  questo l'orario di
riferimento,  facile che diventino le dieci e venti. Poi per
un paio d'ore socializzano e bevono caff. A quel punto,
beh, s' fatta l'ora del pranzo e cos se ne vanno un altro
paio d'ore. Se la tua pausa dura di meno, la gente suppone
che non stai massimizzando la tua vita, che non stai massimizzando
l'operazione commerciale su cui lavori, che non
stai massimizzando la persona che ti scopi.
- Ho sempre saputo che ero fatto per vivere qui -. Nathaniel
chiuse gli occhi e inspir.
Ecco perch non c'era pi vino. Paul stava bevendo per
due e adesso cominciavano a vedersi le prime crepe in quel
suo atteggiarsi a guida turistica.
- Dopo di che, come per magia, - continu Paul, - i francesi
riescono a concludere il lavoro. Non sono mica pigri. Non
sono come gli spagnoli.
- Cristo, Paul Grey affond un dito in una goccia di
cera calda e molle.
Kezia e Nathaniel cominciarono a sbadigliare a turno. Poi
si misero a raccogliere i piatti, portandoli in cucina.
- Non vi disturbate, - bofonchi Grey, ma senza muoversi.
Nathaniel le mise una mano sulla spalla. - Noi andiamo
a letto.
- Oh Grey si riscosse. - Ci sono degli asciugamani nei
comodini. E delle coperte in pi nell'armadio, in alto.
Paul sventol una mano. - Buonanotte, ragazzi.
La frase era priva di sottintesi, Kezia ne era sicura, ma solola settimana prima lei e Victor erano inorriditi per conto
di Paul e Grey, immaginandoli seduti in auto dietro a Felix
e Caroline, retrocessi al rango di bambini. Adesso per erano
lei e Nathaniel quelli che ci stavano come i cavoli a merenda,
quelli provvisori, con le cose in valigia, mentre i loro
amici, dall'alto della loro coniugalit e imminente
genitorialit, dormivano della grossa nella camera da letto matrimoniale.
Adesso erano lei e Nathaniel quelli fuori posto, quelli
che avrebbero eretto una, barriera di cuscini fra il proprio e
l'altrui corpo. Anche se era Nathaniel quello pi tramortito
dal cambiamento di fuso orario, per cui dovette essere lui
che, alle tre di notte, sped a forza di calci tutti i cuscini sul
pavimento, riaddormentandosi col polpaccio abbandonato
sopra quello di lei.
 
Capitolo trentunesimo.
Victor.

Victor si mise a tracolla la borsa da viaggio, il cui fondo era
ancora sporco di sabbia, e buss alla porta di metallo. Sent
delle voci dal televisore, il volume un paio di tacche troppo
alto, seguite dai colpi di martelletto di un reality show
tribunalizio. Buss di nuovo, pi forte, e ud dei passi strascicati
in avvicinamento, seguiti da un infastidito Anda eldiablo!
Victor si ritrasse dallo spioncino e rest fermo l, con un'espressione
neutra, come se gli stessero facendo la foto per un
tesserino di riconoscimento.
Matejo apr la porta. Indossava una maglietta dei Brooklyn
Nets e in mano stringeva un coltellino da cucina.
- Sto preparando delle uova in insalata.
- Devo chiederti un favore.
Matejo s'irrigid, pronto a richiudere la porta. L'appartamento
alle sue spalle era immerso nel buio. Tutte le imposte
erano chiuse.
- Non preoccuparti,  una cosa da niente. Parto e star
via per un po'. Probabilmente una settimana. E speravo che
tu potessi salire ogni tanto a casa mia a dare un'occhiata. Oh,
e ritirarmi la posta. La chiave piccola  quella della cassetta.
Victor gli porse un mazzo di chiavi. Matejo sembrava stupito
e titubante.
- E perch? Non avrai mica qualche animale domestico a
cui bisogna dare da mangiare, vero? Niente animali in questo
caseggiato.
Victor allung il braccio e lasci cadere l'anello portachiavi
sulla punta del coltello.
Le chiavi scivolarono in gi per un paio di centimetri prima
di fermarsi.
- Matejo, ti prego Victor tocc il cellulare per controllare
l'ora. - Devo andare. Ma star molto pi tranquillo se
so che terrai d'occhio la mia casa. Devi solo farci un salto
ogni tanto.
Matejo gir sottosopra il coltello, facendosi cadere in mano
le chiavi.
- Io so che conosci questo caseggiato meglio di chiunque
altro.
Matejo si ammorbid. - Vero.
- E so che sai cosa vuol dire avere senso di responsabilit.
- Anche questo  vero -. Matejo annu davanti all'inconfutabilit
di quel giudizio.
- E so che sai meglio di chiunque altro che in casa non mi
 rimasto praticamente niente. Sarebbe davvero spiacevole
scoprire che qualcuno  andato a curiosare fra le mie cose
mentre ero via.
- Cosa vuoi dire?
- La polizia si  mai fatta viva con te, Matejo?
- Stai dicendo che sei andato a parlare coi piedipiatti?
Matejo indietreggi pronto a rintanarsi nell'appartamento.
- Sto dicendo che io non sono andato a denunciare il furto
alla polizia. Non ancora. Ma se tu hai cambiato idea? Magari
un detective ti ha dato un suo biglietto da visita o qualcosa del
genere... Anche se i poliziotti hanno il loro bel da fare con i
casi di omicidio, sarebbe un po' insolito che non interrogassero
i padroni di tutte le case svaligiate nel medesimo palazzo.
- Io... ascolta, ascolta, pana... amico... quel ragazzo s'
preso la mia cassaforte. Giuro su Dio,  stato lui.
- Lo so -. Victor tamburell con le dita sullo stipite della
porta. - Allora ti ringrazio se ti assicurerai che non succeda
nient'altro di simile a casa mia.
Victor abbracci Matejo e gli diede una pacca sulla schiena.
L'altro si irrigid e allarg le braccia col coltello a mezz'aria.
- Ehi -. Matejo usc di casa a passi lenti per gridare rivolto
a Victor che scendeva le scale. - Stai bene, s?
- Ti sembra che non sto bene?
- Mi sembra che sei diverso dal solito. Sei su di giri, ma
 come l'allegria dei pazzi.
- Per cui, insomma, sto bene.
Matejo gli fece un cenno di saluto un po' sdegnoso e rientr
in casa, al suo reality tribunalizio.
Appena fuori dal portone, mentre scendeva la scalinata
d'ingresso, Victor fu aggredito dal tanfo dell'immondizia
scaldata dal sole. Si ferm a considerare il viaggio imminente.
Aveva La collana (in un volume rilegato) e l'altra collana
(su un foglio volante). Aveva l'indirizzo degli Ardurat.
Aveva un campioncino di pasta dentifricia recuperato durante
una visita dal dentista. Aveva un rasoio per i peli del
naso che risaliva ai tempi dei furtarelli al centro commerciale.
Aveva un decongestionante, un deodorante, e un passaporto.
Era perfettamente al corrente dell'ammontare esatto
del suo conto in banca, fino all'ultimo dollaro. Ma, cosa pi
importante di tutte, aveva qualcosa che da un bel pezzo non
aveva pi: un piano.
Aveva comprato un biglietto di sola andata per un volo in
partenza dal New Jersey, che con due scali - a Philadelphia e
a Porto, Portogallo - lo avrebbe portato a Parigi. Tolti i soldi
del taxi per l'aeroporto, gli restavano circa 2000 dollari sul
conto corrente. E stava per entrare nella pericolosa eurozona,
dove anche solo una baguette rischiava di farlo finire sul
lastrico. Non avrebbe affittato una macchina. Non avrebbe
passato la notte a Parigi. Sarebbe andato direttamente allo
chteau senza far sapere niente a nessuno.
Inspir a fondo l'aria che sapeva di spazzatura. Il viaggio
in s non cominciava come un segreto. Avrebbe detto della
sua partenza a chiunque glielo avesse chiesto. E se gli SMS e
le telefonate di Kezia avessero lasciato aperta la possibilit,
anche solo a beneficio del dubbio pi esile, che Victor, anzich
essersi impiccato al bastone della tenda della doccia, fosse
fuori a godersi la vita, lo avrebbe detto anche a lei. Ma non
aveva senso attizzare il fuoco della pena che Kezia aveva di
lui. Meglio ignorarlo, meglio non dargli ossigeno, lasciando
che si esaurisse da s.
Victor non era riuscito a dormire in aereo (colpa dell'adrenalina,
combinata con la recente incursione in casa che lo
aveva privato delle cuffiette antirumore) ma adesso erano le
7,30 del mattino e non voleva cominciare la sua giornata svenendo
sotto il tabellone degli Arrivi all'aeroporto di Porto.
Prese un caff (2 euro), un panino al pollo (4,25 euro) e una
lattina di soda (0,80 centesimi) con sopra disegnato un missile,
e si sedette su una sedia di plastica inchiodata al pavimento.
Lesse la biografia di Maupassant e un libro di lettere di Guy
che aveva comprato da Strand prima di lasciare New York.
Gli piaceva Maupassant. Si rammaric di non aver dedicato
pi tempo a studiarlo quando era all'universit.
Ogni uomo felice che voglia preservare l'integrit del pensiero
e l'indipendenza del giudizio, scriveva Guy, onde guardare
la vita, l'umanit e il mondo, come un osservatore libero, al di
sopra di tutti i pregiudizi, di tutti i preconcetti e di tutte le religioni,
deve assolutamente vivere lontano dalla cosiddetta Societ,
perch l'idiozia universale  cos contagiosa ch'egli non pu
frequentare i suoi simili senza lasciarsi trascinare, a dispetto dei
suoi sforzi pi accaniti, dalle loro convinzioni, dalle loro idee,
dalla loro stupida moralit.
Victor non poteva fare a meno di sentire un'affinit con
quest'uomo.
E in fin dei conti anche lui era disoccupato.
Mi sveglio alle 8. Faccio due passi in giardino, una visita ai
pesci rossi, il bagno, fumo del tabacco, scrivo fino alle 11, faccio
un altro bagno, pranzo, poi prendo la mia pistola e sparo
quaranta pallottole a trenta, venti e dieci passi, finch non sono
soddisfatto della mia mira. A quel punto esco col mio yacht.
Ahim. Fumare e mangiare erano le sole cose che loro due
avevano in comune. Guy era un donnaiolo (Victor no) e uno
sportivo (Victor no); Guy aveva avuto successo in vita (Victor
no, almeno non fino ad ora), possedeva un pappagallo di nome
Jacquot (Victor non possedeva pappagalli) e spesso si vantava
di poter avere un'erezione completa con la sola forza del pensiero
(cosa impossibile per Victor ma, d'altra parte, non ci aveva
mai provato sul serio). Guy era un eroe di guerra che tutti i
giorni remava sulla Senna per ottanta chilometri e frequentava
Alexandre Dumas ed Emile Zola e il romanziere russo Ivan
Turgenev che, secondo diverse fonti, era un cazzutissimo grosso
orso di peluche. A diciotto anni Guy aveva salvato un uomo
che stava affogando. A diciotto anni Victor era stato preso
a calci in culo in uno spogliatoio di provincia. A ventun anni
Guy aveva salvato il beb del vicino dall'incendio provocato
da una padella che aveva preso fuoco. A ventun anni Victor
aveva sgraffignato la sua prima chiavetta USB.
Dopo che i suoi genitori si erano separati, Guy aveva trovato
una figura paterna in colui che era stato fin dall'infanzia
il miglior amico di sua madre e che, guarda tu il caso, era
niente meno che Gustave Flaubert. E Flaubert gli ripeteva
tutto il tempo che doveva lasciar perdere un lavoro senz'anima
svolto solo per guadagnarsi il pane e dedicare la vita a
scrivere, a mangiare e a bere. Che mentore! Victor immagin
cosa sarebbe successo a lui, se i suoi si fossero separati.
Sua madre, grande amante delle abitudini, presto si sarebbe
risposata con qualche tifoso dei Celtics di nome Stan.
Tuttavia fu soprattutto quel battere e ribattere all'infinito
sulle imprese galanti di Guy a colpire Victor. Il valletto
di Guy nel suo diario aveva descritto cos il padrone: Sa
come piacere, essendo un uomo molto aitante, con splendidi
capelli neri, i baffi neri curati a puntino, la bocca rossa come
quella di una ragazza, il mento leggermente appuntito e sempre
rasato di fresco. Ha un grande successo con le signore, il
cui sguardo non lo abbandona mai. Le donne lo circondano,
gli si affollano attorno, lo assediano.
Essere assediati dalle donne... Forse questo genere di
esperienza apparteneva alla quotidianit di Nathaniel, certo
non a quella di Victor. Persino nella biografia ufficiale dello
scrittore si diceva che Guy de Maupassant era un sessuomane,
con uno smodato desiderio copulatorio.
Ovviamente aveva finito per beccarsi la sifilide ed era
stato ricoverato in una clinica per malattie mentali dopo che
aveva tentato di tagliarsi la gola. L'aveva trovato il suo valletto,
Francis.
Eh, beh, pens Victor, non tutte le ciambelle riescono col
buco.
 
Capitolo trentaduesimo.
Kezia.

Possibile che le sue palpebre fossero veramente molto pi
diafane di quelle di Nathaniel? Un abbagliante rettangolo di
luce cadeva dritto sulle loro facce. Eppure lui dormiva come
un sasso lungo la sponda della sua met del letto, sfiorando
il pavimento con un rappresentante di ciascuna coppia di arti.
Kezia aveva mal di testa. Cerc di concentrarsi sul dolore,
aspettando che le inviasse maggiori informazioni e le dicesse,
per esempio, se scaturiva da una tempia o da tutte e
due. Da tutte e due. Bene. Non era emicrania. Nathaniel si
era preso tutto il piumino. Kezia lentamente lo ritir verso
di s, facendoglielo scivolare sotto l'ascella. Osserv la delicata
inclinazione del naso di lui, che garbatamente sfidava
la legge di gravit; le molteplici direzioni in cui puntavano
i capelli color grano; la pelle rossiccia dove le basette grigie
erano rapate a zero; la fossetta sul mento, asimmetrica quel
tanto che bastava a evitare un'eccessiva somiglianza con un
paio di chiappe.
Nathaniel sbuff nel sonno e si copr gli occhi col braccio.
Tempo un'ora e Kezia doveva essere nell'ufficio di Claude,
il padrone del laboratorio degli smalti cloisonn. Raccolse gli
abiti che aveva previsto di mettere quel giorno, miracolosamente
scampati all'esplosione della crema per il viso, e and
alla toilette portandoseli appresso. Non voleva rischiare che
Nathaniel la vedesse mentre si cambiava sotto un asciugamano
come il Gobbo di Notre-Dame sotto il mantello.
Kezia cerc di far funzionare la doccia di Grey e Paul ma
non riusc a capire come fermare il flusso d'acqua dal telefono
e attivare quello dal soffione in alto, cos si lav impugnando
il flessibile argentato ora con una mano, ora con l'altra.
- Ho un bel seno, - disse rivolta allo specchio quando il
vapore si dissolse. - J'ai une bonne derrire. C'est totalement
ridicolo, cazzo.
Alz un braccio e cominci a tempestare di colpi veloci una
porta invisibile. Quello che vedeva sotto le ascelle era forse
un principio di flaccidezza? Si protese scrutandosi gli occhi.
Imploravano il soccorso di un cosmetico apposito? Nell'armadietto
dei medicinali trov una crema contro le smagliature
e una confezione di paracetamolo. Cerc di leggere la
scatola, per confermare che non fossero diuretici. Sembrava
che ci avesse visto giusto. Sopra c'era una scritta in braille.
In Francia non c'erano confezioni che non riportassero le informazioni
anche in braille. Le aveva notate sugli spuntini
che lei e Grey avevano comprato alla pompa di benzina, sui
fazzoletti di carta, sul t. Dal che si poteva trarre un'unica
conclusione logica: gli americani odiano i loro ciechi.
- Pancaaaake, - bofonchi Nathaniel fra le lenzuola quando
la sent tornare.
- Forse Paul pu farti delle crpe.
Nathaniel sollev la testa, turbato dal tono di voce di qualcuno
sveglio da ore.
- Lo sai che hai una buccia di banana che ti fa una gobba
sulla testa?
- Ah, ah, ah! - Kezia si tocc il cappello dalle larghe tese,
un Jane Birkin che Rachel le aveva regalato il Natale precedente.
Il regalo era bello, il colore per era sbagliato. Essendo
bionda, Kezia il giallo canarino al massimo poteva portarlo
dal collo in gi, strideva troppo in un copricapo. Ricordava
che, quando l'aveva ricevuto, aveva pensato: Solo a Parigi
potrei osare di andare in giro con un cappellino cos.
- Dove vai cos conciata?
- Ho una riunione.
- Ma che idea orribile.
- Ciccio, io son qui per lavoro. Ho dei problemi da risolvere.
Non  che sono venuta solo perch Hollywood mi sembra
opprimente e magari sono in piena crisi del primo quarto
di vita... a scoppio ritardato.
- Da quando ho compiuto trent'anni non ho pi diritto a
un tipo specifico di crisi? Nathaniel si gir. - La mia  una
crisi generica.
- Tu? In crisi? - Kezia ridacchi. - Ma fammi il piacere!
- Senti un po', voglio chiederti una cosa. Lo guarderesti
in tiv un programma intitolato Surf s Down?
- Uhmm -. Kezia ebbe l'aria di rifletterci sopra. - S, mi
piace.
- Per me  una cazzata.
-  il nome del programma a cui stai lavorando?
- No,  il nome del programma a cui sta lavorando un
grandissimo stronzo.
- Okay, allora non mi piace. Sembra il nome di un detersivo
per i panni. Bene, se Grey te lo chiede, dille pure che
torno prima di cena.
- Oh, e io cosa dovrei fare tutto il santo giorno? - Nathaniel
si mise seduto, appoggiandosi sui gomiti.
- Sei a Parigi. Va' a farti una passeggiata. O lascia che Paul
ti guidi in un tour gastronomico della citt. Lo sai che non
vede l'ora. Va' a visitare un museo. Va' a leggere un libro ai
giardini del Luxembourg. Fai il flneur.
- C'estquoi, a?
- Un dandy che non fa una mazza.
Nathaniel si stropicci i capelli lasciando che il lenzuolo
scendesse gi fino ai fianchi. Era la prima volta che dividevano
un letto. In quel suo stare l, con la testa inclinata di
lato mentre cercava di mettersi gli orecchini, c'era qualcosa
di bizzarramente intimo. Lui allung una mano per prendere
il cellulare.
- Oh, Dio.
- Cosa?
- Dio -. Nathaniel faceva scorrere un testo sul display.
- Dio, cosa?
- Mi  appena arrivata una mail di Victor.
- Finalmente! - Kezia si immobilizz. - Cosa dice?
- Beh, puoi smettere di stare in paranoia:  vivo e vegeto.
- Te l'ha detto che ha perso il lavoro? - Fece un gesto
automatico cercando di prendergli il telefono. - Fammi
vedere.
- Sto leggendo.
- Te l'ha detto che ha litigato con Caroline?
- Toh Nathaniel le allung il cellulare.
Messaggio originale
Da: Victor Wexler <vbwex@gmail.com>
Data: 9-mag-2015 22,16
A: <nathaniel@nathanielhealy.com>
Ogg: Ciao
Ciao, vecchio mio,
 stato bello rivederci al matrimonio. Mi ossessiona una domanda
e penso che tu possa avere la risposta. Ti ricordi quando la nostra
professoressa - il nome ora mi sfugge - sbrocco per La collana
e cominci a straparlare? Ti ricordi perch? E un'altra cosa: sai se
Guy de Maupassant ebbe dei figli?
Soprattutto, mi raccomando: acqua in bocca!
- Ma che cazzo vuol dire? - Kezia si sedette e si lasci cadere
il telefono in grembo. - Che minchiata ?
- Non chiederlo a me. Victor  sotto la tua tutela, non
la mia.
- Il messaggio  di due giorni fa.
- Ops.
- A me non mi caga, e a te ti scrive una mail?
- E quella raccomandazione? Devo tenere la bocca chiusa.
Ma su cosa? E poi detesto quando qualcuno ti fa delle domande
che ti spingono a chiederti che motivo abbia di fartele.
Quanto tempo ci vuole perch il cadavere di una battona si
decomponga? Cos, a bruciapelo, senza un perch.
- Ma chi  'sto francese?
- 'Sto francese - sogghign Nathaniel -  un po' l'O.
Henry di Francia.
- Okay, cio?
- Guy de Maupassant. Scrisse Bel Ami e diversi racconti
di cui un paio molto famosi. Uno su una prostituta cicciona
e, ovviamente, La collana.
- Non lo conosco.
- Ma si, l'avrai letto senz'altro, magari in qualche raccolta
dove c'era anche La lotteria.
- Non conosco nemmeno La lotteria.
- Sei sempre stata un'analfabeta funzionale?
- Vaffanculo, Nathaniel.
- No, dico sul serio, avrei giurato che avessimo frequentato
la medesima universit. E non hai mai letto La lotteria?
Davvero? Beh,  tipo Munger Games, ma pi corto e pi interessante.
In una citt gli abitanti si riuniscono ed estraggono
a sorte dei nomi da un cappello e solo alla fine scopri che
serve per decidere chi dovranno lapidare.
- Grazie per avermi guastato la sorpresa!
- S'intitola La lotteria! E come non sapere come finisce
Litanie. Come finisce? Indovina!
- Io so miliardi di cose che tu non sai, Mister Centodieci
e Lode.
- La collana  la storia di una donna che vive ai margini
della societ francese, suo marito riesce a farle ottenere l'invito
per una festa, ma lei gli pianta una grana perch non ha
nessun gioiello da mettere. La donna si fa prestare una collana
di grande valore da un'amica ricca, ma al termine della
serata, quando fa per togliersela, puf: la collana  sparita.
Kezia sussult.
- Visto? E un racconto famoso. Tipo il racconto pi perfetto
che sia mai stato scritto. Ad ogni modo la donna scrive
all'amica che le si  rotto il fermaglio e ha dovuto mandare
a riparare la collana.
- Non sai come la capisco!
- Ma in realt - Nathaniel si stava esaltando - s'indebita
di brutto per comprare una collana identica a quella che ha
perduto. E cos si rovina la vita, perch per ripagare il debito
deve mettersi a lavorare come sguattera o qualcosa di simile.
- Perch non dice semplicemente all'amica che l'ha perduta?
- Non saprei.
- Qualsiasi donna che pu permettersi una collana del genere
avr senz'altro anche un'assicurazione sui gioielli.
- Boh. Non so niente di gioielli.
- Davvero? Che strano, avrei giurato che avessimo studiato
nella stessa universit.
- Ad ogni modo, questo racconto non l'ho scritto io, ed
 vecchio come il cucco. E famoso per il colpo di scena
finale. Nell'ultima riga la signora ricca rivela che la sua collana
in realt era falsa.
- Oddio,  la cosa pi triste che abbia mai sentito.
- Non esageriamo. I cuccioli morti fanno pi tristezza. I
cuccioli morti, legati uno appresso all'altro. Comunque anche
Victor conosce La collana. Lo leggemmo durante quel corso
che tu smettesti quasi subito di frequentare. Ah! E poi c'
Henry James, che pubblic un racconto che era un tributo a
quello di Maupassant. In quello scritto da James si parla di
una collana falsa che alla fine si scopre essere vera. Una storia
davvero molto sconcertante... Ma tu che fai, impallidisci?
Kezia si port una mano alla gola e giocherell con la catenina
che aveva al collo, infilandosene alcune maglie in bocca
e lasciando che il sapore del metallo le si spandesse sulla lingua.
Com'era la storia che le aveva raccontato Victor? Non
parlava forse di una collana di diamanti con un grande zaffiro
che secondo lui era uno smeraldo?
-  per via della collana.
- Prego?
- Victor vuole scoprire se la vera collana  vera.
- La collana vera  quella falsa. A meno che tu non ti stia
riferendo al testo di Henry James, nel qual caso la collana falsa
in realt  vera. Ma a ben pensarci nessuna di tutte queste
collane  vera, dato che entrambi i racconti sono storie
di fantasia.
- Ecco perch Caroline ha voluto incontrare Victor. Perch
io le avevo riferito ci che Victor mi aveva detto su quello
che la madre di Felix gli aveva fatto vedere. Si, ora lo capisco.
Ecco perch Victor voleva sapere come si fa a rinnovare
il passaporto. Ecco perch... merda!
- Cosa?
- No, niente. Senti,  una storia troppo lunga, non posso
raccontartela adesso, comunque forse  meglio che aspetti a
rispondere a Victor. Anzi, no, rispondigli. Oppure no, aspetta.
Beh, devo andare. Ne parliamo quando torno.
- Okay, mammina.
Kezia lasci l'appartamento increspando la passatoia
nell'ingresso, badando a dove metteva i piedi mentre scendeva
le strette rampe di scale. Aveva ascoltato solo con mezzo
orecchio le chiacchiere di Victor in spiaggia. Di cosa cianciava?
Johanna conservava nascosto sotto il letto il bottino di
guerra di un nazista? C' questa collana o, per meglio dire...
non c'. Kezia si ferm su un pianerottolo. L'universo degli
indovinelli  in bianco e nero: Allora come fa una collana
a esistere senza esistere? Come fa a essere contemporaneamente
vera e falsa?
Se c'era qualcuno che doveva vegliare su Victor, questa
era lei. Ma stava cannando il compito alla grande. Bench,
se c'era una cosa sicura di Victor, era la sua inconcludenza.
Pareva impossibile che qualcosa suscitasse il suo interesse e,
quando anche lo suscitava, non finisse in quattro e quattr'otto
nel dimenticatoio. In questo stesso momento, con tutta probabilit,
Victor era a Sunset Park, a guardare un documentario
sugli squali o qualsiasi altra cosa gli piacesse seguire in
tiv, mentre si rimpinzava di noodles, senza pi pensare n
a Kezia n alla collana.
 
Capitolo trentatreesimo.
Victor.

Il volo Porto-Parigi era di sole due ore ma nonostante il
ridottissimo spessore dell'imbottitura Victor si addorment.
Sogn che arrivava allo Chteau de Miromesnil nel cuore
della notte, con una carrozza dotata di un motore a reazione
e di una camera di combustione truccata. Era la prima
volta che faceva un sogno di genere fanta-anacronistico. Lo
chteau era circondato da una fitta foresta. Le tenebre notturne
davano la sensazione che la propriet fosse sterminata
e gremita di fantasmi. Gli unici rumori erano lo sbuffare dei
cavalli e lo scricchiolio delle ruote del brougham sulla ghiaia.
- Eccoci arrivati, - disse Kezia, con un sorriso incerto.
Era lei a guidare la carrozza.
- Sar meglio che ti porti appresso questa -. Gli lanci la
borsa da viaggio. - Bada solo a non impiastricciarla tutta di
sabbia. Sembra quasi che ci abbiano rotto dentro una clessidra.
Victor annu. Quando arriv al portone, lo trov serrato.
Prov a scuoterlo. Ud dall'altro lato un colpetto leggero, alz
gli occhi e vide Matejo con un berretto in testa.
- Dov' la tua chiave?
- Non ce l'ho.
- Oh, Vie-tour -. Matejo mostr la catena d'oro che portava
sotto la camicia.
C'era appeso il mazzo di chiavi che gli aveva affidato prima
di partire. Ma le chiavi avevano qualcosa di strano e facevano
un rumore sordo urtando contro il vetro. Matejo spieg
che, appena Victor era partito, era andato da un fabbro e se
n'era fatte fare migliaia di copie. Tutte in strass.
- Ma perch di strass?
- Porque estas chaves so falsas e elas nunca foram reais,
meu irmo. Porque o que voce est, procurando no pode ser
encontrado em casa. Porque...
- Fammi entrare.
- Sei l'unico che  rimasto chiuso fuori. Gli altri sono gi
dentro.
Alle spalle di Matejo Victor intravide le ombre di tutte le
persone che aveva conosciuto. Stavano preparando una festa,
andavano avanti e indietro per l'atrio a passi decisi ma
tranquilli, come macchinisti che, fra un atto e l'altro di uno
spettacolo a teatro, scorrazzino per il palcoscenico spostando
mobili.
E poi di botto Victor si ritrov a Parigi.
Apr il passaporto ed esamin con soddisfazione il timbro.
Interrog cinque diverse persone ma senza arrivare a scoprire
dove si comprassero i biglietti del treno. Non l'Eurostar
- un nome che gli era familiare perch ricordava che i suoi
compagni di un tempo, quando andavano a studiare all'estero,
ricevevano dai genitori delle tessere ferroviarie valide
per dieci paesi - ma un semplice treno di pendolari diretto
verso il Nord. Tutti quegli infruttuosi tentativi di cavare informazioni
dalla gente lo misero a disagio, erano un chiaro
segnale della natura eccentrica dei suoi progetti. Tuttavia se
uno straniero lo avesse avvicinato al JFK per chiedergli dove
si prendeva la metropolitana, Victor non avrebbe saputo
mica rispondergli.
La biglietteria era nascosta in fondo a un corridoio imbiancato.
Aspett dietro a una giovane coppia con figlia.
La bimba aveva l'aria di essere troppo grande per dimenarsi
dentro un passeggino di plastica che sembrava quello di un
bambolotto. La fascia del sedile praticamente strascicava in
terra. La madre si accoccol e sussurr qualcosa alla piccola,
parole piene di suoni aspri e taglienti di una lingua dell'Europa
dell'Est che Victor non riusc a identificare.
- Une pour Dieppe, s'il vous plati, - disse Victor quando
fu il suo turno, rivolto ai fori nel plexiglas.
- Dieppe no, - fece la donna in divisa senza alzare lo
sguardo.
- Pour Dia-tip?
Dieppe era la citt francese pi vicina allo chteau, tanto
vicina da permettergli di raggiungerlo in bici o, nella peggiore
delle ipotesi, a piedi. Le uniche informazioni che Victor
possedeva erano che Dieppe era situata lungo il margine superiore
di questa nazione a forma di corsetto e che era l'ultima
stazione raggiungibile da Parigi col trasporto pubblico.
- Oggi non c' il servizio per Dieppe, monsieur.
C'erano dei treni che costavano 31,50 euro che andavano
a Dieppe. Victor questo lo sapeva per certo. Ne partiva
uno l'ora, e questa, per gli standard americani, era una frequenza
notevole.
- Ma... ho guardato l'orario delle ferrovie...
- Ha una prenotazione?
Victor aveva cercato di prenotare il biglietto prima di partire,
ma la faccenda si era rivelata impossibile: era incappato
in una serie mal strutturata e contraddittoria di menu a
tendina, offerte per una tessera ferroviaria mensile, nessun
treno per il viaggio selezionato, finch non aveva scoperto
che l'unico biglietto acquistabile tramite il sito web era quello di sola andata per Amburgo.
- Se avessi una prenotazione ci sarebbe il treno?
- Non La donna scosse la testa, staccando gli occhi
dallo schermo del suo computer. - Niente treni per Dieppe.
- Dappertutto o solo qui?
- Prego?
Dietro di lui si stava allungando la fila degli aspiranti passeggeri
e la cosa evidentemente inquietava la bigliettaia.
- Non ha un'altra destinazione?
- Quella  la mia destinazione. Non c' un altro modo per
raggiungere Dieppe dans cet aeroporto?
In genere Victor non si spazientiva in tali frangenti. Ma
tutto questo sbattersi qui e l per l'aeroporto, sotto il bagliore
delle lampade alogene, spostando il volume della borsa sulla
schiena per unirsi alla precipitosa fiumana di persone che affluivano
da ogni dove e le cui voci gli ricordavano che questa
era anche la porta dell'Africa e dell'Asia, lo sopraffece.
Sicuramente anche ai grandi uomini come Guy e gli altri famosi
artisti del diciannovesimo secolo doveva essere capitato
di finire in simili casini logistici, di questi intoppi tuttavia
non si era serbata traccia. Nelle loro biografie non leggevi
mai: Nel 1883 Claude Monet parti per Giverny ma arriv
un giorno dopo il previsto ed ebbe un'epica litigata col suo
architetto del paesaggio.
- Scusi, ma se vivessi a Dieppe?
- Vous habitez Dieppe?
La bigliettaia non poteva sapere quanto fosse cruciale
per lui sacrificare la citt delle luci per Dieppe, la Buffalo di
Francia. Victor sapeva che i francesi erano famosi per questo,
per negare qualsivoglia risposta finch il questuante non
si mostrava straziato a dovere o non fossero comunque trascorsi
almeno tre minuti. Delle due, l'una: quella che si presentava
per prima.
- Oggi abbiamo avuto un problema col sistema di segnalamento.
Per cui l'unica per lei adesso  andare a Rouen, dove
trover la coincidenza per Dieppe. Segua le indicazioni
per la Rer... vede li?
La donna nell'indicare un lontano cerchio blu alle spalle
di Victor urt con l'unghia contro il plexiglas producendo un
suono che gli ricord il sogno fatto in aereo.
- Deve prendere la Rer per la Gare du Nord, poi il Mtro
per la Gare Saint-Lazare, e li il treno per Rouen. Arrivato a
Rouen deve cambiare e prendere il treno per Dieppe, d'accord?
Victor annu. Magnifico. Gli toccava entrare a Parigi per
poter uscire da Parigi.
Non si era aspettato che Parigi lo seducesse in maniera
cos istantanea e totale. Sapeva che il Mtro non suscitava
alcun entusiasmo nella gente che ci viaggiava tutti i giorni,
lui per sentiva il richiamo della citt ogni volta che il treno
si fermava per far salire una nuova infornata di passeggeri:
le signore francesi con i capelli azzurrini e gli zigomi
paralleli alle tempie; uomini gay elegantemente vestiti con
gli occhiali dalle sottili montature metalliche; neri calvi che
indossavano delle felpe con scritte per lui illeggibili; uomini
col vestito completo e inturbantati; casalinghe e uomini
d'affari; allievi delle scuole private; anziane algerine; ragazze
di straordinaria bellezza con i top coi lacci; donne di mezza
et che portavano il nero come fosse un rosso squillante.
Una delle ragazze straordinariamente belle gli sorrise. Poco
manc che Victor si guardasse alle spalle, incredulo che
quello sguardo fosse rivolto davvero a lui. La ragazza scese
alla fermata successiva, girandosi indietro mentre camminava
lungo la banchina.
In un lampo, pens Victor, avrebbe potuto disfare ogni cosa:
abdicare alla sua missione, seguire i cartelli che indicavano
la sortie, raggiungere la ragazza, spedire per posta lo schizzo
della collana a Felix con due parole di spiegazione, scaricando
nel dimenticatoio Guy de Maupassant e compagnia bella.
Lui per era deciso a restare concentrato. Era quasi sicuro di
sapere come avrebbe reagito Guy al posto suo. Che bisogno
c' di seguire la prima ragazza che incontri sul Mtro? Le
ragazze sono come i colombi, - aveva scritto Guy. - A beccare
non ne arriva mai solo uno.
A Saint-Lazare Victor sal sul treno.
Si rese conto di essere seduto con le spalle alla direzione di
marcia solo quando il treno si mise in moto. Vide della gente
che fumava negli spazi aperti fra un vagone e l'altro. Fin qui
la Francia stava mantenendo la promessa circa il divieto di
fumo nei luoghi pubblici. Victor tir gi dalla rastrelliera la
sua borsa da viaggio e si infil nella tasca posteriore dei pantaloni
il passaporto e lo schizzo di Johanna.
Premette un grosso pulsante verde e la porta scorrevole
si apr. C'era una sola donna, tutti gli altri erano uomini. La
donna borbott qualcosa appena arriv Victor: lanciandogli
un'occhiata truce, torn al proprio posto.
- Dice che c' troppa gente, - spieg l'uomo che era con
lei, accendendosi una nuova sigaretta col mozzicone della
vecchia.
fumer tue c'era scritto a caratteri cubitali sul suo pacchetto
di sigarette. Dovevano essere per forza cubitali qui in
Francia dove Victor, per quanto riguardava il vizio del fumo,
era chiaramente atterrato fra dei compatrioti.
- Come fa a sapere che sono inglese?
- Ma lei  americano, no?
- S, dico, come faceva a sapere che parlo inglese?
- Lei non parla inglese? - domand l'altro, ma non sgarbatamente.
- Lei vive a Rouen? - chiese Victor mentre l'uomo aspirava
la sigaretta.
- Ouais -. Gir la testa per buffare il fumo nell'aria sferzante.
- In place des Carmes, a ovest di Rpublique. Ha presente?
- No, mi spiace.
- Il nostro appartamento guarda su un piccolo centro estetico
dove fanno la ceretta. E magnifico. Vedo tutte le gambe
e non sento nemmeno uno strillo.
L'uomo diede una pacca amichevole al braccio di Victor,
barcollando sulle piastre metalliche in continuo movimento
sotto i loro piedi.
- A lei non piace quando le guardo -. Con la testa fece un
cenno in direzione della fidanzata.
Victor osserv il confuso turbinare di villette a schiera col
tetto piatto e strade percorse da piccole vetture e barriere
antirumore che cedeva il passo a rettangoli di terreno coltivato,
chiusi da filari di alberi allampanati. Di tanto in tanto
la campagna vera e propria invadeva il paesaggio con ondate
di verde che duravano alcuni secondi.
- Non sono mai stato a Rouen, in realt.
Non aveva ancora mai pronunciato ad alta voce il nome
di quella citt, ma sapeva di aver calcato esageratamente la
R, che gli era venuta troppo gutturale. La propria voce gli
era sembrata quella di una baguette parlante in qualche cartone
animato.
- Ah! Deve visitarla assolutamente. C' una chiesa che
Monet ha dipinto trecento volte.
- Beh, non sono poche. Ma sto andando a Dieppe.
- Dieppe  un posto di merda. Non pu andare a Dieppe
da Rouen.
- Non dubito che Dieppe sar una delusione, per forse
- Victor si ringalluzz per la plausibilit del progetto - potrei
fermarmi a Rouen sulla via del ritorno.
Gli altri due fumatori che stazionavano un po' in disparte,
due uomini con il vestito gessato, gettarono i loro mozziconi
fuori dal treno e rientrarono. Dalla porta scorrevole del
vagone arriv un fiotto di aria viziata.
- No, voglio dire che non pu andarci oggi.  gioved.
Mi sa che non ci sono treni per Dieppe il gioved. Io comunque
sono anni che non ci vado. Perch  un posto di merda.
- No, no... - Victor avvert il luccichio del panico. - L'orario...
Si tast le tasche in cerca dell'orario ferroviario che aveva
preso a Saint-Lazare, ma l'aveva lasciato sul sedile. Sapeva che
era sempre possibile incappare in problemi logistici, ma credeva
di essersene gi sciroppati a sufficienza. Anche quando,
appena seduto sul treno, un infuriato adolescente era riuscito
a rovinargli l'ebbrezza per la caccia al tesoro e a castrarlo
costringendolo a cedergli il posto.
-  arancione?
- Cosa?
- Il foglio che sta cercando  arancione?
- S, pu darsi.
- Beh, quello  l'orario festivo. Le toccher andarci in
pullman. Mi stupirei per se oggi ci fossero ancora pullman
in partenza per Dieppe. Compris?
Bastava che saltasse fuori un tizio qualunque che aveva
l'aria di sapere di cosa parlava e l'intero servizio ferroviario
francese andava a carte quarantotto.
- Sa dov' la stazione dei pullman?
- Forse sar meglio che lo chieda al conduttore quando
arriviamo... avete anche voi questa parola, vero, conducteur?
- Grazie, grazie mille.
L'uomo lo salut ma poi gli punt il dito contro, chiedendogli
se per sbaglio non gli avesse preso l'accendino, per
accorgersi subito dopo della protuberanza nella tasca della
propria camicia.
- Tranquillo Il tizio gli rivolse un sorriso caloroso. - Andr
tutto bene.
Victor scosse il pacchetto di sigarette per vedere quante
gliene fossero rimaste, pensando che adesso non c'era pi bisogno
di tenere il conto con tanta precisione. Dove c'erano
le stazioni dei pullman, c'erano anche le rivendite di alcolici
e di nicotina. Trattenne la porta guardando le lunghe strisce
d'erba che sfrecciavano sotto il treno. Possibile che fosse
solo stamattina che era atterrato in Portogallo? Quasi non
chiudeva occhio dall'altro ieri, ed era almeno da una decina
di giorni che non dormiva pi come si deve. Inspir a fondo,
visualizzando il contatto fra l'ossigeno e i suoi globuli rossi.
Andr tutto bene. Il pensiero di trascorrere la notte a Rouen,
buttando soldi per un albergo che non poteva permettersi
quando allora avrebbe potuto semplicemente buttarne per
uno che non poteva permettersi a Parigi, gli fece girare la testa.
Guy cosa avrebbe fatto?, si chiese Victor. Forse avrebbe
cercato una prostituta con cui andare a letto a Rouen e
buonanotte ai suonatori.
Victor guard la campagna che gli scorreva velocemente
accanto, preoccupato tutto a un tratto di tirare fuori dalla
tasca, senza volerlo, il disegno della collana e di vederlo finire
fra le rotaie. Era la stessa sensazione che provava quando
stava troppo vicino al bordo della banchina nel momento in
cui arrivava un treno. Non per una inclinazione al suicidio,
proprio no, ma per l'evidente potenzialit di una tragedia.
 
Capitolo trentaquattresimo.
Kezia.

La ditta di Claude Bouissou, nel sesto arrondissement,
occupava gli ultimi due piani di un edificio di pietra a cui si
accedeva da un portone blu Yves Klein che aveva i batacchi
a testa di leone. Kezia, supponendo di trovare Claude - o
qualche suo dipendente - ad aspettarla, entr nel palazzo
mentre ne usciva uno degli inquilini. La porta degli uffici
era in fondo a un umido corridoio. Kezia super altre porte,
munite di moderni sistemi di videosorveglianza e dipinte di
fresco, di gente arrivata da poco.
Kezia buss ripetutamente e alla fine spinse la porta, che
si apr. Al tavolo della reception non c'era nessuno, oppure
l'addetto non si era ancora presentato al lavoro. A quanto
pareva Paul non aveva tutti i torti circa la puntualit dei
parigini.
Si mise a camminare avanti e indietro nella sala ingombra.
Saul sarebbe morto in un minuto se Rachel gli avesse tolto il
guinzaglio in un posto del genere. C'erano quadranti di orologio
dentro delle bustine trasparenti, disegni punteggiati di
muffa dentro delle cornici satinate, e torri di sacchetti di velluto
vuoti, pile di pinze da orefice che sembravano becchi di
tucano, stampi crepati che solo qualcuno affetto da
disposofobia conserverebbe. Le larghe assi del pavimento lasciavano
filtrare la luce del laboratorio sottostante ed erano costellate
di trucioli di metallo, di barattoli di lucidante per l'argento
e di stracci coperti di striature nere nei punti in cui le catene
ossidate erano state sfregate energicamente per tirarle a
specchio. Vicino alla porta c'era persino una pianta, un grosso
fiore di cera. Sembrava in buona salute. Kezia ebbe l'impressione
che il vegetale avesse cominciato la sua vita in questa
stanza nell'angolo pi lontano e che stesse cercando, a poco
a poco, di guadagnare l'uscita.
Si sedette su un divano che emanava un odore di cane
bagnato. A parte il tanfo, tenere un divano fantasia con dei
profondi canaloni fra i cuscini in un posto dove si lavoravano
piccoli gioielli, beh... era veramente da stupidi. Tutto a
un tratto Kezia sent in gola un gusto metallico che in condizioni
normali le avrebbe fatto desumere la possibile presenza
di un tumore cerebrale, tuttavia sul tavolo accanto a
lei c'erano dei fogli d'argento e di rame appena tagliati, avvolti
alla bell'e meglio in una plastica che ne lasciava scoperte
le estremit.
Si asciug un velo di sudore sotto il cappello. Sbadigli e
batt le palpebre, ingiungendo loro di restare spalancate. Sentendo
il rumore degli operai al lavoro nel laboratorio al piano
di sotto, consider la possibilit di scendere per chiedere se
avevano un'idea di quale fosse l'orario previsto per l'arrivo
del loro capo, ma quando anche l'avessero avuta, questa notizia
che influenza avrebbe potuto avere sulle azioni successive
di Kezia? Nessuna.
Alle 11,42 la porta si apr e Claude Bouissou le pass davanti
arrancando. Aveva un fisico decisamente insolito. Era
praticamente gobbo, col busto tozzo e le gambe lunghe, la
cui estensione era accentuata da un punto vita particolarmente
alto, su cui pareva quasi che lui ci tenesse a richiamare
l'attenzione dato che portava la camicia ben rincalzata nei
pantaloni. Sembrava una zucca sui trampoli. Sopra gli occhi,
sporgenti come per una patologia endocrina, riposavano due
bruchi di morbidi peli. Bouissou si accorse di Kezia solo quando
riemerse dal proprio ufficio per andare a prendere il vaso
di porcellana pieno di zollette di zucchero che era sul tavolo
della reception. E a quel punto le porse le sue scuse, ma furono
cos fievoli da farle supporre che gli capitasse spesso di
doverle porgere.
Il suo ufficio era stato progettato sulla falsariga dell'area
della reception, ma qui saggiamente c'era meno disordine. Le
mensole non erano coperte di polvere, sui disegni incorniciati
appesi alle pareti non c'era traccia di spore, il pavimento
non era disseminato di detriti. Kezia si sedette su una delle
due poltrone chesterfield di pelle rosso scuro. Un bonsai in
un portavaso cloisonn le impediva di vedere l'interlocutore,
cos Claude lo spost di lato. Poi incroci le dita, come se
fosse lui quello che era stato lasciato ad aspettare.
Kezia spieg il problema ripetendo ci che aveva gi detto
nella mail. Lui l'ascolt in silenzio. Lei estrasse dalla borsa
due malconce Starlight Express rotte, prive entrambe di
una buona parte delle lune e delle stelle. Claude a sua volta
piazz sul tavolo un vassoio di presentazione imbottito. Lei
depose le collane, flosce e ferite, sul letto di velluto. Sophie
sarebbe stata felice, pens, che Kezia alla fine le avesse portate
alla clinica delle bambole come una brava mammina di
chincaglierie.
Claude fece scattare in fuori la lente d'ingrandimento alla
maniera di un coltello a serramanico. - Vediamo un po'.
Si pieg sulle collane.
- Non ho capito la sua mail e non capisco neanche adesso -.
Parl restando con la testa bassa. - Cos' che dovrei
vedere esattamente?
Allacci e slacci il fermaglio con molta pi brutalit di
quanta avesse mai osato usarne Kezia. Lei sent il rumore della
linguetta rotta che grattava dentro la cassettina. Fece una
smorfia, ma sapeva che Claude in un certo senso le stava facendo
un favore. Meglio che la chiusura si rompesse definitivamente
adesso che era fra le mani di Bouissou, il Medico
delle Piccole Gioie.
- Beh, sicuramente lo vede anche lei che la linguetta non
s'incastra bene.
- Non Claude corrug la fronte e fece la faccia sconcertata.
- No, non lo vedo.
- Okay, non si vede. Ma si sente.
- Lo so. E quello che sto dicendo. L'inglese non  la mia
prima lingua, sa?
- Giusto.
- E nemmeno la sua, mi sembra.
- Uhm -. Kezia incass la frecciata e ricominci. - Se poi
prova a tirare su la collana, si accorger che il peso fa storcere
il fermaglio. Il metallo si piega all'ins e le calamite non combaciano.
S'inceppano. Cos, piano piano, il fermaglio si slaccia.
- Non  certo colpa mia se Madame Simone vuole i miei
fermagli e pretende di appesantirli con tutte queste pietre.
- Ovvio, - disse Kezia, non sapendo se fosse proprio cos,
- ma se tutte le collane presentano il medesimo problema...
Claude le stava scavando un buco nella fronte con un trapano
metaforico. Sentiva la punta torta del disgusto di lui
penetrarle a spirale nella materia grigia.
- Ecco, Rachel voleva che verificassi il processo di lavorazione -.
Gesticol verso il piano di sotto. - In modo che
per noi sia possibile...
- Rinvenire i pezzi che non vanno.
Per essere una persona per la quale l'inglese non era la prima
lingua, la scelta del verbo rinvenire appariva notevole.
Claude voleva punire Rachel tramite Kezia, approfittando
del fatto che avevano bisogno di lui. Kezia stava passando
dalla soggezione all'irritazione. Questi fermagli, centocinquanta
per la precisione, non  che Rachel non li avesse pagati,
vero? Semplicemente non aveva fatto seguito all'impegno
di presentare un nuovo ordine. E lei ora come avrebbe
potuto risolvere la situazione? Forse doveva andare a farsi
un giro per place Vendme chiedendo a tutti quei simpatici
orafi che lavoravano da Boucheron o da Mauboussin di smettere
di lavorare, che so, alla tiara della regina d'Inghilterra
perch c'era una collana americana di media qualit, il cui
nome riprendeva il titolo di un musical degli anni Ottanta
in cui gli attori recitavano sui pattini a rotelle, che aveva urgente
bisogno della loro attenzione?
Claude sganci dentro la sua tazza di t una zolletta di zucchero,
poi si lecc le dita; le unghie sotto erano nere. Il vago
sospetto che costui avesse scientemente boicottato Rachel
perch avevano cercato di bidonarlo stava prendendo sempre
pi consistenza.
- D'accordo, - disse Kezia, - ma cosa mi dice del problema
con la smaltatura?
- Quale problema con la smal...
- Eh, no, questo francamente non lo pu negare! - Prese
una delle due collane tenendola per il fermaglio, come una
gatta che sposta un cucciolo prendendolo per la collottola.
- Guardi quanti vuoti qui, nello smalto. La nostra collana
non dovrebbe sembrare uno di quei kit per dipingere con i
numeri o sbaglio?
Claude si protese. Gli vide sul naso delle costellazioni di
punti neri. Ma Kezia e le Starlight Express erano tutte e due
nella merda insieme e non voleva guastare tutto proprio adesso.
- Mi sembra che lei conosca gi gli aspetti tecnici della questione,
perch  evidente che ho davanti un'esperta di oreficeria
travestita da galoppina, ragion per cui la prego di perdonarmi
se offender la sua professionalit, cos come lei, del resto, 
venuta qui a offendere la mia...
Kezia fece per dire qualcosa ma Claude la blocc, liquidando
il tentativo con un noncurante sventolio della mano.
- Perch il pigmento possa spandersi e fissarsi  necessario
che la parte superiore del fermaglio sia piatta. Capisce?
Quando Madame Simone mi ha ordinato quei 150 campioni,
ha specificato che il cloisonn doveva girare attorno ai bordi,
cos. Capisce? Io personalmente ho cercato di farle cambiare
idea, ma non c' stato verso. Glielo avevo detto che cos era
molto facile che lo smalto si scheggiasse.
- Lei ha detto questo a Rachel Simone? - Kezia deglut.
- Naturale che gliel'ho detto. E le ho detto anche che la
chiusura a cassettina col peso si poteva sformare e che la chiusura
a calamita  troppo complicata. E adesso? Eccomi qui, a
capo di una ditta che mando avanti da ventisei anni, costretto
a sentirmi la lezioncina di una pivella vestita come Madeline.
Completato lo sbudellamento, Claude esamin Kezia per
vedere se sul suo viso ci fosse traccia di lacrime. Lei per non
aveva fatto mezzo giro del mondo per venire qui a piangere.
Pos entrambe le palme delle mani sulla scrivania. - Allora,
pu risolvere il nostro problema, s o no?
- Vediamo... - Claude allontan la sedia dal tavolo. - Mi
aspetti qui, per favore.
Si alz in fretta e usc dall'ufficio a passi sgraziati, il busto
da zucca rest allo stesso livello. Kezia sospir e guard
dritta davanti a s. Accarezz le collane, per rassicurarle come
avrebbe potuto fare Sophie.
- Adesso quel cattivone con un bacio vi far passare la
bua, - sussurr.
Dopo pochi minuti dal laboratorio sottostante le arrivarono
delle voci soffocate e un rumore di ferraglie: Claude che
parlava con i dipendenti e intanto andava cercando qualcosa.
Kezia si mise a passeggiare per l'ufficio, con le orecchie ben
aperte per sentire se Claude tornava; per quanto sospettava
che, a prendere il ritardo di stamattina come un'indicazione,
ci avrebbe messo secoli a tornare.
In un angolo c'erano delle catene arrotolate attorno a
dei rocchetti, come in un negozio di filati sadomaso. C'erano
dei vassoi per la posta in arrivo pieni fino all'orlo di
copie carbone di ordinativi. Kezia sfior le lenti di uno
spettroscopio. Poi si avvicin al posto di Claude. Il piano
della scrivania era coperto di macchie circolari lasciate dal
t. Gli unici oggetti superflui erano due fotografie dentro
delle robuste cornici di legno. Nella prima, che era in
bianco e nero, si vedevano Claude e un altro che giocavano
a ptanque, una specie di signorile sorella minore delle
bocce, sulla Ile de la Cit, con le bocce di acciaio temperato
che luccicavano nei diversi toni della scala dei grigi e il
compagno di Claude colto nell'atto di prepararsi a lanciare.
C'era qualcosa di particolare nell'atteggiamento di Claude,
nel suo modo di studiare le azioni dell'altro con un misto di
affetto e di autorevolezza: quei due erano amanti.
Nella seconda foto, un levriero russo e un Claude di parecchi
anni pi giovane, con i capelli castani, accoccolato in
strada con le zampe affusolate del cane posate sulle ginocchia
e un manifesto degli Open del 1982 appiccicato a una
colonna pubblicitaria. Kezia prese in mano la cornice, tolse
la polvere dagli angoli, ma la ripose subito appena not i disegni
appesi alla parete.
In totale erano sei, ognuno raffigurava un gioiello diverso
ma tutti erano su carta marrone e ripresi da un'angolazione
leggermente obliqua - le parti inferiori degli anelli e degli altri
monili si vedevano appena -, cos che avevi l'impressione
che da un momento all'altro potessero mettersi a ruotare. Una
coppia di anelli, una croce, due cammei, una collana, un'altra
collana e una spilla. Non era la prima volta che Kezia vedeva
questo genere di documentazione.
In passato quasi tutti i preziosi venivano creati su misura
per un unico acquirente e disegnati in maniera scrupolosamente
dettagliata (a differenza di quelli di Rachel, che sembravano
buttati gi al volo su un tovagliolo di carta). Sulla
medesima pagina del disegno inoltre erano riportate le informazioni:
la caratura delle pietre, l'origine e il nome dell'orafo,
l'anno di fabbricazione. Qui per c'era qualcosa che non
tornava. Perch sembravano realizzati tutti dal medesimo
artista. Eppure i preziosi in s differivano nello stile. L'impossibilit
di poterli attribuire a un unico autore era confermata
anche dall'arco temporale: i disegni erano datati 1814,
1848, 1856, 1874, 1883, 1890. Quale settuagenario ha una
mano cos sicura fin dalla nascita? Per non dire poi della variet
dei luoghi: Calcutta, Dublino, e una certa contea del
Warwickshire che aveva tutta l'aria di non appartenere agli
Stati Uniti.
Gli anelli, che erano d'oro spazzolato con incastonato
un rubino, sembravano quelli che vengono dati in premio ai
campioni sportivi ed erano chiaramente destinati a una mano
maschile. Lungo il margine del foglio, insieme alla data
e alle dimensioni, qualcuno aveva disegnato un teschio con
sopra le tibie incrociate.
La spilla era molto vistosa: un grappolo di diamanti che
aveva la forma di un levriero al trotto. Non c'era soluzione di
continuit n nella figura dell'animale n nella purezza delle
pietre, se si eccettuava il fatto che i diamanti del muso e della
coda erano pi piccoli... e quello con il taglio a stella che
costituiva la pancia del cane era di ben 15,37 carati. Ecco un
gioiello creato per qualcuna a cui stava a cuore che gli altri sapessero
che poteva permettersi una roba del genere.
I cammei erano semplici, proprio come Kezia si aspettava
che dovessero essere dei cammei: delle corniole con incisi i
profili neoclassici di gente dalla pelle bianca.
Anche le collane erano diverse una dall'altra. Erano entrambe
enormi, ma la prima presentava una forma ben definita
in cui ogni diamante era come una specie di freccia che
puntava verso il cospicuo zaffiro con taglio a goccia posto al
centro. La seconda invece era un po' come una cotta di maglia
da cavaliere medievale ripensata da un maharajah: opali
girasole e zaffiri padparadscha agganciati a una filigrana
d'oro che andava dal mento allo sterno.
- Curiosi quei disegni, non?
Kezia cap che Claude era nella stanza. Il respiro di lui
era leggermente asmatico. Forse perch aveva i polmoni sotto
le ascelle.
- Sono bellissimi. Ma cosa sono? E chi li ha disegnati?
- Io, naturalmente. Qui produciamo ognuno di quei gioielli.
A quanto pare non siamo in grado di fare un fermaglio per
Rachel Simone ma con questi, - indic i disegni appesi alla
parete, - con questi andiamo alla grande.
Kezia rest a bocca aperta. Con una tale variet di competenze,
anche limitandosi solo agli aspetti tecnici, Claude
avrebbe dovuto lavorare minimo per Van Cleef. Era incredula.
Poi qualcosa la fece riflettere. - Aspetti un attimo. Come
mai le date sono cos distanti?
Lui scoppi a ridere tenendosi il busto.
- Perch, cara Madeline... Il ne faut pas se fier aux apparences.
Naturalmente non li ho mica inventati io quei gioielli.
Crede che se sapessi fare delle cose del genere starei qui
ad accettare le commesse della sua capa? Tutti quei disegni
sono presi da un vecchio libro. Crations imaginaires basate
su crations imaginaires.
Sventol la mano in cui stringeva un panno per la lucidatura
verso le immagini incorniciate, come benedicendole.
- Sono i preziosi celebrati in famose opere letterarie. Questa
- disse indicando la cotta di maglia -  la collana di Becky
Sharp in Vanity Fair. Non la rivista americana ma il capolavoro
di Monsieur Thackeray, che nacque a Calcutta all'indirizzo
che  scritto qui. Vede? I cammei, poi, sono quelli di
Middlemarch. O almeno cos mi hanno detto. Personalmente
non ho mai letto quel libro,  un romanzo da donne, credo.
Questa  la spilla di Emma Bovary e probabilmente raffigura
il suo cane. Un gioiello quasi impossibile. Questa  la croce d'ambra di Fanny Price. E questi qui sono i miei preferiti.
Sa dirmi di chi sono?
Claude indic gli anelli. Kezia si avvicin al disegno. Due
anelli da uomo oro 14 carati, taglia 10, ognuno con una pietra
rosso sangue praticamente priva di inclusioni, uno con l'aria
leggermente pi moderna dell'altro. Kezia ricordava vagamente
che anni addietro si era diffusa la moda fra i gioiellieri
di fondere dei pezzi di stagnola sul fondo dei diamanti per
aumentarne la brillantezza. Sotto gli anelli, proprio lungo il
margine inferiore del foglio, c'era scritto: 21 Westland Row,
Dublino, Irlanda. L'indirizzo non le diceva niente. Poi, esattamente
nel cuore delle pietre di entrambi gli anelli, riusc a
distinguere un disegno evanescente. Nell'anello di stile pi
moderno c'era il volto di un giovane; in quello pi antico, il
volto di un vecchio. E tutto a un tratto nella mente le suon
un campanello e il fantasma di quelle due settimane del corso
di Letteratura europea frequentate durante il primo anno
d'universit si materializz portandole i suoi doni:
- A Oscar Wilde! Questi sono gli anelli di Dorian Gray!
Kezia avrebbe voluto che Nathaniel fosse qui, testimone
del suo trionfo.
- Brava, - esclam Claude, e la sua stizzosit si dissolse
come nebbia. - I francesi adorano Oscar Wilde. Per questo
 sepolto qui da noi.
- Uh-uh -. Kezia si sforz di non sorridere.
Oscar Wilde non aveva voce in capitolo. I francesi lo adoravano,
cos se l'erano preso e tanti saluti.
- I disegni sono tratti da un libro. Un'edizione limitata.
Per les fanatiques dei gioielli preziosi. Questo genere di scherzi
segreti non  che abbia molti acquirenti.
- Beh, s, immagino.
- Comunque guardi qua.
Claude estrasse un pezzo di metallo dal panno che aveva in
mano. Era lo scheletro del fermaglio della Starlight Express,
un prototipo. C'era la sagoma di una stella in fil di ferro, ma
non sembrava ancora una stella cadente. Claude aveva modificato
il fermaglio: la placchetta metallica aveva sempre forma
triangolare ma adesso i bordi erano arrotondati. Kezia cap
che questo accorgimento avrebbe risolto all'istante il problema
meccanico, ma come fare con la smaltatura? La forza di
gravit non avrebbe fatto scolare lo smalto di lato? E le placchette
dei fermagli andavano saldate a mano, a una a una? E
quanto tempo ci sarebbe voluto? E nell'attesa Rachel avrebbe
o non avrebbe ucciso Kezia?
- Li facciamo girare molto lentamente nella fornace, come
un maialino allo spiedo.
- Questo assomiglia a un piano Kezia strinse fra le dita
il piccolo prototipo, sollevata. - Solo un'altra cosetta...
- Dica.
L'esasperazione gli orlava la voce. In fondo Claude non
era troppo diverso dallo smalto: si ammorbidiva, poi s'induriva,
poi di nuovo si ammorbidiva. Ma Kezia aveva bisogno
che restasse morbido in vista della domanda successiva, perch
ora doveva farsi uscire di bocca le parole di Rachel: Pu
farci avere i nuovi fermagli in due giorni? Ma al dunque le
manc il coraggio. Piuttosto punt il dito verso il disegno
dell'ultima collana.
- E questa cos'?
- Questa? Oh,  la pi facile di tutte.
Il nome della citt francese scritto ai piedi del foglio le era
sconosciuto. I diamanti erano di primissima qualit e lo zaffiro
enorme. Il castone blu aderiva in maniera perfettamente
uniforme al profilo di una pietra da 114 carati. Non era chiaro
come questa collana potesse funzionare nella realt. Era
un gioiello impossibile. Poi not una minuscola forma al centro
dello zaffiro. Una lacrima? Kezia fece un passo indietro.
- Guy de Maupassant. Questa  La collana. Oddio, oddio.
- Trs bien, Madeline! - Claude applaud con le sue mani
callose.
- Una pietra come quella sarebbe da museo.
- Gli americani adorano proprio questo, vero? Adorano
pensare ai gioielli come se fossero una cosa morta. Infatti
conservate il diamante Hope accanto alle ossa dei dinosauri.
Kezia fiss Paul battendo le palpebre, era senza parole.
Poi torn a guardare la lacrima, resistendo all'impulso di allungare
una mano per toccarla. Povero, povero Victor.
- Okay, dunque -. Claude si aggiust una basetta ribelle.
- Ecco quale potrebbe essere il piano. Voi adesso mi fate un
ordine completo per i nuovi fermagli, giusto? Tra l'altro cos
sono anche pi belli. Danno pi l'idea dello spazio interstellare.
Ad ogni modo posso consegnarvi tutti i pezzi insieme
ma non prima di luned mattina. E questo  il massimo che
posso fare per voi, davvero.
- Ma  perfetto -. Kezia era in estasi. - Grazie. Grazie.
Ce l'aveva fatta, c'era riuscita! Moriva dalla voglia di
chiamare Rachel per darle la notizia. Ahim, data la differenza
di fuso orario fra Parigi e Tokyo non poteva telefonarle subito.
In questo momento Rachel o stava dormendo o stava
sbronzandosi in qualcuno dei minuscoli bar del Golden Gai,
magari situato sotto il coperchio di un tombino.
- Sa, quando usc, i giornali francesi lo odiarono.
- Cosa odiarono?
- Quel racconto. La collana. Lo fecero a pezzi. A quei
tempi i racconti venivano pubblicati sulla prima pagina dei
quotidiani. Si rende conto? Recensioni di balletti e racconti.
In prima pagina. Autres temps, autres mceurs. Tuttavia quando
usc La collana certi si arrabbiarono al punto da dar fuoco
alla loro copia del giornale. Una pubblicit eccellente per
Maupassant, anche se involontaria.
- Perch?
- Perch va bene tutto purch se ne parli, no?
- No, dico, perch certi si arrabbiarono tanto da dar fuoco
al giornale? La collana non  considerato forse il racconto
pi perfetto del mondo?
- Lei l'ha letto?
Kezia scosse la testa.
- Oh, beh,  una storia di una tristezza intollerabile.
 
Capitolo trentacinquesimo.
Nathaniel.

Paul era al lavoro, indaffarato a saccheggiare i deboli mercati
di piccole nazioni o qualsiasi altra cosa facesse per guadagnarsi
il pane. Grey aveva un appuntamento dal ginecologo.
Nathaniel non era troppo dispiaciuto di dover affrontare
Parigi da solo. Aggiust il piumino sul letto e scelse una
cialda da inserire nella macchina da caff. Usc in balcone e
ud in lontananza le campane di una chiesa. Persino le nuvole
sembravano francesi: dei loschi cirri che si stagliavano
contro un cielo luminoso, non i cumulinembi californiani pasciuti
di latte.
In strada i negozi del Marais cominciavano ad aprire, si
accendevano ingegnose plafoniere, le vetrine esponevano tutti
capi di vestiario che sarebbero stati bene a Bean. Si sent
un po' come Hemingway, mentre andava zigzagando per le
strade. Qui non gli pesava di essere solo. Da un po' di tempo
in qua il suo mondo sociale gli ricordava un po' troppo
quelle trappole cinesi per le dita. Parigi gli avrebbe fatto bene.
Si sedette sulla poltrona di vimini di un caff all'aperto,
lasciando cadere le zollette di zucchero nel suo secondo
espresso. Si sentiva decisamente soddisfatto di s finch non
sent una coppia di turisti americani dietro di lui gonfiarsi
d'orgoglio gastronomico perch si erano spazzolati tutto il
pane nel cestino.
Lasci perdere le grandi cattedrali, il Sacr-Coeur e Notre-
Dame. Era convinto di non perdersi granch. Le file erano
troppo lunghe perch fosse possibile immaginare che qualcuno,
una volta dentro, avesse una qualche esperienza spirituale.
Del resto non era un'esperienza spirituale che Nathaniel
stava cercando. And a passeggiare avanti e indietro lungo la
Senna. Si protese dal Pont des Arts a guardare le barche che
scivolavano sull'acqua sotto i suoi piedi. Gli sembrava tutto
cos lontano: la sua festa di compleanno, Lauren, Luke e
Bean. Prov a convincersi che fosse una cosa giusta, era per
questo che la gente lasciava il proprio paese, per inquadrare
le cose con un minimo di prospettiva. Tuttavia c'era qualcosa
che non tornava. La sua vita gli appariva stupida gi dopo
un solo giorno di distacco. Ma  sano rigettare la propria intera
esistenza cos alla svelta? Gli sembrava di no. Scosse la
testa e si diresse verso sud.
In quai Voltaire si ferm davanti a una bancarella dove
vendevano libri in inglese. Fu subito attratto da un'edizione
economica dei racconti di Maupassant col muso di Guy in copertina
- gli occhi infossati e i folti mustacchi - ma sfumato
al punto da sembrare un test di Rorschach pi che una faccia.
- Parli del diable...
Prese in mano il libro, ricordando la conversazione avuta
con Victor dopo quella lezione sulla Collana all'universit.
Si tocc la testa. Aveva ancora la cicatrice della ferita che si
era fatto quando l'amico francese di Streeter l'aveva spinto
contro il braccialetto chiodato di quella tipa; aveva ancora
davanti agli occhi Victor che aspettava di riportarlo al campus
in macchina dopo che gli avevano messo i punti. Che gliene
fregava a Victor adesso di Guy de Maupassant? Nathaniel
sent aprirsi una sottilissima crepa, quella di una realt alternativa
in cui il Victor di oggi era la stessa persona pi o meno
normale che Nathaniel aveva conosciuto il primo anno di
universit. E se quel Victor pensava che la collana della Collana
fosse vera, beh, allora forse lo era. Questa possibilit, per
quanto remota, gli provoc un moto di eccitazione interiore.
Sul retro del libro, oltre ai soliti commenti celebrativi
sul famoso racconto, trov la notizia che Guy era sepolto a
Montparnasse sotto il seguente epitaffio: Tutto ho bramato,
di nulla ho goduto. Era un sentimento che si attagliava
perfettamente al suo vecchio amico Victor. Ma Nathaniel
si domand se a questo punto non si attagliasse anche a s.
Stava per comprare il libro per regalarlo a Kezia, poi cambi
idea. Piuttosto compr una fiacca imitazione di un thriller alla
Graham Greene: la storia di un uomo che spariva da
un'ambasciata nell'Africa subsahariana inscenando il proprio rapimento
per far fronte a una disastrosa situazione finanziaria
ma alla fine veniva rapito davvero e si ritrovava coinvolto
in una operazione di terrorismo internazionale. Un pessimo
romanzo. Si sedette al Jardin du Luxembourg e lesse il retro
copertina: da questo grande romanzo prossimamente un
grande film. La pagina del copyright diceva 2003.
- Au contraire, - disse Nathaniel rivolto al libro.
I giardini erano punteggiati di piccioni e di cespugli ben tosati.
Pi lontano not un paio di minorenni vestite, sopra, solo
col reggiseno del bikini, che buttavano delle monete nella Fontana
dei Medici. Esprimete un desiderio, petites filles. Nathaniel
alz il cellulare. Ecco scaricata la prima foto del viaggio (non
calcolando quella della carta d'imbarco, che aveva usato per
informare cani e porci della sua partenza).
Stasera avrebbe fatto in modo di uscire con Kezia. Aveva
chiesto consiglio a Percy, che era al corrente pi di lui circa
le novit pi esclusive a livello globale e sembrava sempre
capace di snocciolare il nome di un nuovo hotel de charme
o dell'ultimo bar di tendenza. C'era un locale nel diciassettesimo
che, a quanto pare, era arredato come un soggiorno,
sul soffitto era appesa un'ironica palla da discoteca ed era
ballando l che un mese prima Chlo Sevigny si era slogata
una caviglia. Per giunta, nella stessa strada, David Lynch
aveva aperto di recente un club per feticisti. Per il momento
Nathaniel si accontent di prendere la via del ritorno rifacendo
all'incirca la strada da cui era venuto, dando un'occhiata
alle targhe che segnalavano dove Victor Hugo aveva
dormito e dove Voltaire aveva ordinato una bistecca. Poi
entr da Deyrolle, il celebre negozio di tassidermia. C'era
una sala piena di insetti, le fragili ali appuntate con gli spilli
dentro le teche. Il resto sembrava come se al Museo di
storia naturale si fossero messi di buzzo buono a svuotare
gli armadi: un caotico cocktail-party di iene, pinguini e giraffe.
Se Los Angeles, con le sue ossessioni giovanilistiche,
ti dava l'impressione che la vita assomigliasse alla morte,
Parigi faceva assomigliare la morte alla vita.
Nathaniel gir i tacchi e attravers il sesto arrondissement,
scrutando nelle vetrine del Caf de Flore e sforzandosi di
immaginare che James Baldwin, seduto l dentro, ricambiasse
il suo sguardo. Ma non ci riusc. Allora si mise a guardare le
ragazze che passeggiavano per Saint-Germain-des-Prs e gli
occhi gli caddero su una minuta figura femminile sormontata
da una spropositata aureola gialla. Segu l'aureola ma senza
affrettare il passo, come il personaggio di un thriller dozzinale.
- Belle derrire, - disse, e s'infil in un portone.
Kezia si gir, guardandosi attorno in cerca del colpevole.
Quando stava per rimettersi a camminare, Nathaniel usc dal
portone fischiettando con le mani in tasca.
Kezia si port una mano al petto. - Oddio, devi smetterla
di seguirmi di soppiatto e spuntarmi davanti all'improvviso.
- Da dove vieni?
- Da quel laboratorio di oreficeria di cui ti ho parlato
Spinse in su il cappello e si massaggi il segno rosso che le
aveva lasciato sulla fronte. - Claude Bouissou.
- Claude. Claude. Assomiglia per caso a Grard Depardieu?
- S, in realt gli assomiglia moltissimo. Ma  gay.
- Ma? - Nathaniel inarc un sopracciglio.
- Grard Depardieu non  gay -. Kezia gli diede uno scappellotto
sul braccio. -  semplicemente francese e odia il governo.
Comunque ho due notizie, una buona e una cattiva.
Vieni, fermiamoci un attimo.
Lo prese per mano e lo port in una piazza delimitata da
case eleganti, ciascuna del colore di un uovo bio. Si fermarono
all'ombra di una quercia nodosa.
- Allora, 'ste notizie? Anche se non mi hai nemmeno chiesto
com' andata la mia giornata, che  stata stupenda. C'
mancato poco che mi comprassi un orangutan impagliato.
- Claude ha trovato il modo di aggiustare i fermagli della
collana di Rachel e posso ritirarli luned andando all'aeroporto.
- Urr!
- Dovresti essere contento per me anche se quello che
mi fa contenta non  collegato direttamente a te. Si chiama
amicizia.
- Tu sei felice, io sono felice, siamo tutti felici. Specie
perch - la costrinse a una piroetta di cui lei non aveva voglia
- stasera per festeggiare possiamo andare in un ristorante
fighissimo di cui mi ha parlato Percy, dove, nel retro, c'
un torbido club privato... Ma perch fai quella faccia? Sei
l'unica persona al mondo che resta fredda all'idea di passare
il fine settimana a Parigi.
- Questo mi porta dritta alla cattiva notizia... Victor.
- Se non intendi quello che di cognome fa Hugo, - Nathaniel
chiuse gli occhi con forza, - giuro che mi metto a
strillare come una ragazzina.
Capitava di continuo che Nathaniel avesse delle giornate
cattive, delle giornate in cui non riusciva a comunicare con
nessuno, delle giornate in cui gli sembrava di essere senza
radici. Ma bisogna saper tenere botta, sforzarsi di sentirsi
parte della societ.
- Non strillare, - disse Kezia. - Parla a bassa voce, come
fossimo al chiuso.
- Ma siamo all'aperto, sorellina.
Lei gli spieg quello che aveva visto nell'ufficio di Claude
e, prima, quello che Victor le aveva raccontato sulla spiaggia,
dopo il matrimonio di Caroline. Kezia era passata da un sospetto
superficiale a uno ufficiale. E adesso aveva formulato
una teoria: Victor, che aveva perso il lavoro e la maggior
parte dei suoi averi, era rimasto colpito da qualcosa che aveva
visto nella camera da letto della defunta madre di Felix,
aveva scambiato la pagina di un libro illustrato per un documento
storico e adesso se ne stava uccel di bosco da qualche
parte li in Francia.
Nathaniel la guard piegando la testa di lato.
- Avr pure diritto di andare in vacanza, no? - disse, incerto
se stesse difendendo Victor o se stesso. -  adulto e
vaccinato. Ed  pure alto come una pertica.
- Gi, ma ricordati la mail che ti ha mandato. E che a me
ha chiesto come si rinnova il passaporto... No, secondo me si
 messo in cerca della collana, quanto ci scommetti?
- Magari esiste davvero.
- No che non esiste. Guarda.
Gli mostr le foto fatte col cellulare ai disegni appesi alla
parete di Claude, facendo scivolare le dita sullo schermo per
ingrandire l'immagine. Nathaniel dovette ammettere che le
foto sembravano dar ragione a Kezia. Lui per non era ancora
persuaso.
- Okay... Esaminiamo la cosa sotto il profilo logico. Un
semplice e divertente esperimento mentale. Victor ha continuato
a lasciar cadere i tuoi reiterati tentativi di contattarlo.
Ma tu, anzich dedurne che non ti sta cagando per enne motivi,
preferisci pensare che abbia deciso di tagliare i ponti col
mondo. Poi per, toh, ecco che mi manda una mail.
- E s'incontra a pranzo con Caroline.
- Cos non fai che confermare la mia tesi, non lo capisci?
Perch, davanti a simili prove della sua esistenza in vita, ti
senti forse sollevata? No, ma quando mai? L'evidenza empirica
che Victor sia sempre Victor in realt non fa altro che
aumentare la tua angoscia. Il poveretto interrompe per due
secondi due il flusso decennale della dedizione non richiesta
che ti riserva... e tu sbrocchi. Perch non chiami la polizia,
se sei tanto in pensiero? Agente, mi aiuti, sono pi. di quarantotto
ore che il mio amico non mi presta la sua attenzione.
- Hai finito?
- Sono stato in un parco oggi. Victor non c'era. Per cui il
campo delle ricerche si restringe...
Kezia gemette e si stacc da Nathaniel, girando attorno
all'albero, un piede davanti all'altro, come una ballerina. Il
vestito le frusciava attorno alle ginocchia. Per un attimo pens
che se ne stesse andando, piantandolo in asso. E lui con
tutta probabilit avrebbe finito per seguirla. Kezia conosceva
meglio di lui la via del ritorno.
- Hai mai rubato niente?
- Ho rubato un portacenere al Soho House la settimana
scorsa.
- Ce l'avevi sulla punta della lingua, eh?
- Beh, non ne sono orgoglioso ma nemmeno me ne vergogno.
 successo e basta. E tu?
- Ho introdotto illegalmente negli Stati Uniti una valigia
piena di ossa fossilizzate di cervo.
- Come in Bangkok, senza ritorno.
Kezia gonfi le guance e le svuot con un crepitio.
- Quello che voglio dire  che, finch non lo chiedi, non
puoi mai sapere come stanno davvero le cose. Ma sono convinta
che Victor sia convinto che la collana del racconto esista
davvero e che si stia dirigendo qui per recuperarla.
Porse di nuovo il cellulare a Nathaniel. Lui scherm il
display con una mano. Vide uno chteau di mattoni rosa
con un miliardo di finestre, con i viticci dei rampicanti che
piovevano dagli angoli del tetto e cancelli con le sbarre verticali
molto appuntite.
- Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia... - Le restitu
il telefono.
- L'indirizzo sullo schizzo corrisponde a questo castello.
A sole tre ore di macchina da Parigi.
- No.
- Sar una gita fantastica.
- Toglitelo dalla testa.
- La gente va di continuo a visitare i castelli!
- La gente anziana, certo. La gente annoiata. Non guardarmi
in quel modo. Piantala.
- Ho gi mandato un SMS a Grey e lei mi ha detto che
ci presta la macchina. Io non mi azzardo a guidare, ma a te
che ti ci vuole? Tu stai in macchina tutto il giorno. Tu adori
guidare.
- E con ci? Non sono mica il tuo chauffeur.-
Nathaniel era venuto a Parigi per spassarsela e lasciarsi
andare in un paese in cui il curriculum professionale non era
tutt'uno con quello sociale. Gi pregustava una lombata con
patate fritte a La Perle o al Caf Charlot, e immaginava di
restare sveglio tutta la notte in compagnia di una modella sul
roof garden dell'hotel Amour. Indubbiamente era venuto qui
anche per raccogliere i pensieri, ma aveva passato la giornata
appoggiato alle spallette dei ponti e seduto sulle panchine
dei giardini. Di pensieri da raccogliere non gliene era rimasto
pi neanche uno.
- Se ti dico una cosa, penserai che non sono un buon amico?
- Ti conosco da dieci anni... che tu la dica o no, lo penser
lo stesso.
- Quando anche Victor fosse in Francia, di che ti preoccupi?
Io sto facendo esattamente la stessa cosa e non  che
per questo mezza L. A. corre di qua e li l a cercarmi... il mio
identikit non  stato diramato a tutti i poliziotti. Lascia che
il nostro amico tracanni del buon vino e faccia all'amore con
qualche contadinotta cicciottella.
- Pensi davvero che la tua fuga a Parigi e quella di Victor
siano la stessa cosa?
Nathaniel pass mentalmente in rassegna alcune diapositive
della sua vita con Victor. Victor che beve da solo, chiuso
in camera sua, durante l'ultimo anno d'universit. Victor
che, tutto immusonito, gira per il loro appartamento la domenica,
mangiando i cereali direttamente dal secchiello. Victor
che si ritira in camera sua, con una remissivit che sa pi di
sconfitta che di deferenza, quando Nathaniel si porta a casa
una ragazza. Victor che, giusto una settimana fa, al pranzo
di matrimonio, se ne sta con l'aria pi tetra del mondo vicino
al bordo del tendone.
No, non erano la stessa cosa.
Quando arrivarono all'appartamento, Paul, seduto su una
poltrona di cuoio in un angolo del soggiorno, stava cercando
di costringere Grey a mangiare del caviale acquistato da
Caviar Kaspia.
- Assaggialo, ti piacer -. Aveva il tono di un genitore
scoraggiato mentre Grey scuoteva la testa e serrava le labbra,
riducendole a una lineetta corta e dritta.
- Fa bene al beb.
- No!
Paul pos il cucchiaino, esasperato. - Beh, odori di cheeseburger,
per cui non mi stupisco.
Sentendoli entrare, Grey and loro incontro a passo svelto
e subiss Nathaniel di istruzioni automobilistiche perch non
solo il cambio manuale richiedeva un certo accorgimento ma
avrebbe dovuto usare il gps, perch col cellulare gli sarebbe
costato un occhio della testa. Nathaniel lanci un'occhiataccia
a Kezia, che lo aveva impegnato senza neanche consultarlo.
Grey aveva nello sguardo quel luccichio malizioso che
compariva ogni volta che qualcuno dei suoi amici sarebbe
stato per un po' di tempo a tu per tu in uno spazio angusto
con qualcuna delle sue amiche.
Paul aveva riportato il caviale in cucina e adesso stava
annunciando il programma per la serata che prevedeva una
tranquilla cenetta con alcuni degli espatriati loro amici: un
tizio di Denver, che era un responsabile marketing; un tizio
di Boston, dirigente di un fondo speculativo; una tizia
di Colorado Springs che aveva un'azienda di catering con il
marito, professore di matematica, e il figlioletto... un beb
in carne e ossa di ben cinque mesi. Nathaniel insinu che
forse, al posto di questa esperienza vergognosamente noiosa,
avrebbe preferito perdersi per le viuzze di Pigalle o passeggiare
lungo le torbide acque del Canal Saint-Martin, il
quartiere degli hipster, o andare a dare un'occhiata a quel
locale con l'ironica palla da discoteca. Paul fece una pausa,
riflettendoci su. Nathaniel aspettava le parole magiche: Decidi
pure in totale autonoma, vecchio mio. Invece Paul, girandosi
verso Grey, domand: - Secondo te a Tritt, Becca
e a tutti gli altri andrebbe bene questo programma?
- Oppure forse possiamo partire domattina, - sussurr
Nathaniel a Kezia, con un panico crescente nella voce, - per
quell'itinerario panoramico.
- Dici davvero? - Kezia si illumin.
Nathaniel aveva letto il proprio futuro immediato e si
era sentito sopraffare dall'assoluta mancanza di controllo
che avrebbe potuto esercitare su di esso. Ma non riusciva a
trovare le parole per opporsi alla tabella di marcia che Paul
stava fissando e che andava dal momento presente fino a
quello della sua partenza, domenica sera. Avrebbe dovuto
poter spiegare, senza timore di offendere i suoi ospiti, che
potevano vantarsi quanto volevano delle loro conoscenze
importanti ma non sarebbero mai riusciti a convincerlo della
bont di convogliare otto americani e un beb in un locale
underground di Parigi. Ahim, la scarsa moralit delle sue
motivazioni personali aveva minato la sua sicurezza.
- Dico davvero -. Nathaniel annu con aria risoluta.
Grey adesso si mise a spiegargli un altro accorgimento
necessario per aprire il portabagagli dell'auto e Nathaniel si
accorse che le stava prestando attenzione.
Paul fece una smorfia preoccupata. - Amore, quello 
il vecchio gps.
- Oh, merda -. Grey, reggendolo dalla ventosa, gir il
congegno per guardarne lo schermo. - Hai ragione. Niente,
Nathaniel, ignora tutto quello che t'ho detto.
- Non posso credere di aver fatto quasi diecimila chilometri
in aereo per andare a vedere delle mucche, - bofonchi
Nathaniel.
- Non dovrai vederne nemmeno una -. Kezia gli diede
una pacca sulla spalla. - Te lo prometto. Ti tappo gli occhi
se solo ne noto una.
- Perfetto,  il modo migliore per uscire di strada.
 
Capitolo trentaseiesimo.
Victor.

La distanza fra Dieppe e Rouen era una breve linea retta.
Le due citt dividevano la medesima piega sulla cartina.
Purtroppo il tipo incontrato sul treno aveva ragione. Non
c'erano pi pullman in partenza per Dieppe fino al mattino
successivo, per via di certi lavori in corso o perch era il
giorno dell'Ascensione o la Festa Nazionale Francese della
Bizzarria. Victor vag per il teso reticolo di strade, tenendo
gli occhi aperti per trovare qualche ostello o locanda a buon
mercato, ma non ne vide. L'aria umida gli ricord che stava
approssimandosi alla Manica. Nel cuore della citt super
un'area per i picnic, piena di famigliole che mangiavano
panini. Avvicinandosi lesse un cartello piantato in terra che
lo inform del fatto che questo era anche il luogo in cui era
stata bruciata viva Giovanna d'Arco. Dappertutto c'erano
carte di caramelle.
Alla fine arriv a una piazza. Sospir e si massaggi i muscoli
contratti delle spalle. Da quello che aveva letto, sembrava
che Guy in genere apprezzasse viaggiare da solo, per
essere lontano dalla cosiddetta Societ. Ma anche lui aveva
i suoi ripensamenti. La solitudine protratta  in realt
pericolosa per l'intelligenza alacre, - ammon. - Abbiamo
bisogno di avere attorno a noi persone che pensano e che
parlano. Quando restiamo soli per lungo tempo popoliamo il
vuoto di fantasmi. La gente nella piazza era diminuita ma
Victor sentiva un tintinnio di bicchieri, un rumore di piedi
e di mobili che grattavano sul selciato delle strade adiacenti.
Pass un uomo con una tuta da lavoro regolamentare, sembrava
un fantasma e arpionava la spazzatura.
Victor aggir l'Euro Caf, il caff Carpe Diem, e un pub
su tre piani pieno di studenti che ricapitolavano le loro giornate.
Si tenne alla larga dalle piazze e dalle vetrine dove i tetti
ricordavano quelli degli elfi Keebler e dalle facciate color
crema dipinte a strisce spavalde. Sussult vedendo i prezzi
delle cose da mangiare. Una crpe con prosciutto e formaggio
 8,25? Quanto il biglietto del pullman per Dieppe. Entr in
un negozio di alimentari dove per  4,80 compr un salame
e delle ciliegine di mozzarella in un contenitore di plastica.
Mangi il salame a morsi, come fosse una baguette, scendendo
con passo pesante i gradini consumati fra un palazzo e l'altro
che lo fecero sbucare in un quartiere residenziale con palazzi
di mattoni e cemento. Il suono delle campane della cattedrale
rimbomb nell'aria, rintocchi scoordinati che rimbalzavano
dai toni pi acuti a quelli pi gravi.
Sorrise vedendo un paio di gatti neri che, uno dietro l'altro,
attraversarono trotterellando sulle strisce pedonali. Sicuramente,
pens, due gatti neri che ti passano davanti portano
fortuna. Aveva fatto un passo in pi sulla strada per lo chteau.
Ma per il momento voleva solo un posto dove sedersi, bere
e mangiare in pace la sua mozzarella. Le strade erano silenziose,
c'erano automobili di dimensioni ridotte parcheggiate
lungo entrambi i lati della strada, paraurti contro paraurti.
La gente che lo sorpassava viveva da queste parti, si frugava
addosso in cerca delle chiavi e spariva negli androni senza
far caso a lui. Victor arriv a un parcheggio fiancheggiato da
sfigurati cassonetti dell'immondizia della Citt di Rouen e
fu in quel momento che not una costruzione bassa nella cui
vetrina c'era un'insegna della Stella Artois.
A New York la regola generale per quanto riguarda i bar
dice che avventurarsi lontano dai sentieri battuti sia una buona
cosa. I bar migliori non hanno insegne o al massimo hanno
insegne al neon che dicono semplicemente BAR. Per la
gente come Nathaniel ci sarebbero stati sempre i club priv,
i lounge bar e i locali esclusivi e pretenziosi. Victor amava le
bettole, gli angoli bui. Sfortunatamente, poich non era mai
stato in Europa, non si rendeva conto che una citt con migliaia
d'anni di storia non era in grado di regolare l'intensit
della grinta.
Nell'angolo di un umido tugurio con i spar marci c'era
un gruppetto di uomini. Due di loro avevano il naso da pugile.
Un terzo aveva un crocifisso e un tatuaggio sotto gli occhi
che, a un esame furtivo, si rivelava una spruzzata di vene
varicose. Tutti indossavano quei pantaloni da ginnastica con
la riga sul lato. Quasi tutti avevano la testa rasata e quando
ridevano sulla loro nuca si formavano dei rotoli di ciccia che
schiacciavano il collo dei loro dolcevita.
Victor si avvicin al bancone di legno sentendosi osservato
con noncuranza. Non poteva pi fingere che stava cercando
qualcuno, era passato il momento. Andarsene sarebbe
stato anche peggio. Cerc di tirare a s uno sgabello ma era
inchiodato al pavimento. Si sedette con le gambe divaricate
e le ginocchia schiacciate contro il legno. Avrebbe desiderato
moltissimo avere con s una borsa da viaggio meno vistosa e
che non fosse tanto inequivocabilmente piena di tutti i suoi
beni terreni. Cos come avrebbe voluto sapersi esprimere in
un francese passabile, tuttavia se voleva bere qualcosa - e lo
voleva - sarebbe stato costretto ad aprire la bocca. Ordin
un whiskey con ghiaccio.
Il barista accese un televisore che era vicino alla cassa.
Sullo schermo comparvero dei telecronisti sportivi che, anzich
parlare della partita, berciavano sulla Federazione francese
calcio. Il barista si stacc dal televisore e scomparve nel
retrobottega con una griglia piena di bicchieri. Victor sent
subito la sua mancanza.
Lo specchio dietro le bottiglie di liquore era cos malridotto
che Victor riusciva a vedere solo la punta incandescente
della sigaretta quando l'aspirava. Come fosse un vampiro.
Mangi un paio di ciliegine di mozzarella e torn alla sua
lettura, che consisteva esclusivamente nelle imprese di Guy
pi atte a suscitare l'altrui invidia. Le signore del diciannovesimo
secolo erano inermi davanti al fascino di un paio
di folti mustacchi e di una serie di archetti di croquet. Dopo
essersi innaffiato con pinte di colonia, Guy riceveva
un'interminabile processione di donne, cominciava l'incontro
giocando a croquet sul prato e lo finiva ritirandosi in camera
da letto con una delle signore. Disse Franois, il fidato
valletto: Una sera port a casa una giovane donna dai capelli
rossi, che pur non essendo bella era molto amabile. Dopo
la prima colazione la donna se ne and in fretta e furia, ma
non rimase via a lungo; torn alle quattro del pomeriggio e
aspett che il padrone rincasasse. Il giorno dopo ella si present
alle nove del mattino. La faccenda prosegu per quattro
giorni; dopo di che il padrone mi disse: Fa' quello che
ti pare con lei, io non la voglio pi.
Victor ingoi una ciliegina intera. Forse, una volta trovata
la collana, un po' della magia di Guy si sarebbe trasferita su di
lui. Ma avrebbe rischiato di contrarre anche qualcos'altro. Al
tempo in cui aveva scritto La collana, la sifilide di Maupassant
si era aggravata. La vista dello scrittore stava sparendo e stavano
comparendo le allucinazioni. Inviava lettere interminabili
al medico curante, spiegandogli che Tutto ha il potere di
sopraffarmi. Nello specchio vedo le immagini pi folli: mostri,
cadaveri orribili, bestie spaventose, spettri terrificanti e tutte
le altre stravaganti visioni che popolano la mente dei pazzi.
Victor stava fumando una sigaretta, guardando lo specchio
dietro il bar, quando sent il fruscio di un paio di pantaloni
di nylon. L'uomo con le varici in faccia gli era spuntato accanto
e, allungato un braccio di l dal bancone, tastava sotto
il ripiano. Victor cerc di concentrarsi sulla pagina. L'uomo
acciuff un oggetto grande all'incirca come una custodia
degli occhiali avvolto in una carta marrone fermata da degli
elastici. Un pacchetto contenente: a) erba o b) soldi oppure
c), in un mondo migliore e pi gioioso, un mazzo di figurine
dei giocatori di baseball.
- Quoi, connard? Tu peuxpas trouver une autre bibliothque?
Dal modo in cui il tipo aveva parlato, bofonchiando mentre
toglieva gli elastici dal suo tesoro, Victor non era sicuro
che si fosse rivolto davvero a lui.
- Bonsoir -. Alz lo sguardo e lo fiss con un sorriso nervoso
al posto di quello che avrebbe dovuto essere un glaciale
cenno del capo.
Il tipo fece una risata. Victor gli sent la cena nel fiato.
L'uomo scosse la testa e torn dai suoi compari, muovendosi
con sconvolgente pacatezza per essere uno che aveva appena
preso qualcosa - qualsiasi essa fosse - da sotto il bancone.
Torn il barista. Sullo schermo del televisore sfarfallava
dell'erba di un verde abbagliante. Victor si tolse gli occhiali,
erano cos sporchi che leggeva meglio senza. Fin il suo
whiskey, fece segno al barista di servirgliene un altro e mangi
le ultime ciliegine di mozzarella: avevano l'aria triste, erano
come pesciolini rossi che si agitano in una pozzanghera. Gli
uomini in fondo alla sala parlottavano fra loro. Il barista, appoggiato
all'estremit opposta del bancone, leggeva un giornale
e ogni tanto alzava lo sguardo sul televisore, tanto per
incavolarsi un po'.
E poi gli uomini smisero di parlare, sgusciarono fuori dal
loro spar e frusciando uscirono dal bar.
Il volume del televisore di colpo sembr pi alto, cos come
il rumore che faceva il barista sfogliando il giornale. Victor
si sent sollevato. Da quando aveva scoperto che la collana
di Johanna era vera, era come se la mente gli si stesse pian
piano dividendo in due cos che viveva met nel mondo di
Guy de Maupassant, un mondo di libri e pappagalli domestici
e scrosci di risate femminili, met nel mondo dei problemi
pratici immediati connessi alla necessit di farsi durare
i soldi e raggiungere il castello. Victor preferiva il mondo
di Guy. E forse fu a causa di questo distacco dalla realt che
percep gli avvenimenti successivi come una specie di ballo
da cardiopalma in cui ogni passo seguiva l'altro come ubbidendo
a una coreografia.
Cap che qualcosa non andava quando la porta del bar si
spalanc e rest aperta per consentire ai cinque uomini che
erano appena usciti di rientrare. Tre si fermarono appena
passata la soglia, gli altri due - fra cui Faccia Varicosa - irruppero
nella sala. Faccia Varicosa salt di l dal bancone e
prese per il colletto lo sbigottito barista. Victor avrebbe voluto
alzarsi ma temette che questa reazione venisse considerata
un atto ostile.
Il secondo uomo afferr il barista per un polso e gli torse
il braccio dietro la schiena mentre Faccia Varicosa inveiva
in francese contro il malcapitato. Poi lo schiaffeggi e, quando
quello prov a difendersi, la violenza s'intensific culminando
in un pugno in faccia. Victor scrut le vie d'uscita.
Chiss com'erano la toilette o il retrobottega... Gli altri tre
uomini, tutti molto pi massicci di lui, continuavano a bloccare
la porta del bar. Faccia Varicosa sventol il pacchetto di
carta marrone sotto il naso del barista facendolo ondeggiare
in un modo che ne rivel il contenuto: denaro. Ma, evidentemente,
ce n'era troppo poco. Faccia Varicosa sbatt il
barista contro uno scaffale pieno di bottiglie; ne caddero un
paio, fracassandosi sul pavimento. Lo sguardo degli uomini
sulla porta intim a Victor di non muoversi. Faccia Varicosa
sferr un altro pugno contro il barista. Stavolta lo fer alla
tempia con l'anello d'oro che aveva al dito e il sangue schizz
oltre il bancone, cadendo sul giornale e dentro il whiskey
di Victor, dove una goccia sbocci e svan. Quando Victor
torn ad alzare lo sguardo, vide il taglio profondo e il sangue
che scendeva nell'occhio del barista. Allora si alz.
Un paio di ceffoni e un losco affare di droga andato storto
poteva gestirli. Ma c'era del sangue nel suo drink e sul
suo libro.
Arriv da fuori il breve urlo di una sirena, molto probabilmente
quello di una macchina della polizia che passava,
ma bast a spaventare i teppisti. Uno degli uomini sulla porta
grid rivolto ai due dietro il bancone. Era ora di filare. Il
barista croll in avanti, cercando di arrestare il flusso di sangue
con la manica della camicia.
Faccia Varicosa si gir come sorpreso che Victor fosse li,
che avesse assistito a tutta la scena.
- Toi, mec, donne-moi ton portefeuille et ton mobile.
- Pardon? - Il cuore di Victor complottava per fuggire
dalla gabbia delle costole.
Faccia Varicosa, in scarpe da ginnastica, fece un passo verso
di lui, un fiato caldo e odoroso di cibo sulla faccia di Victor.
- Pauvre con -. Faccia Varicosa sput per terra. - Si tu
me donnes pas ce que, je vais sauter ta mre et puis je vais chier
dans ta bouche!
A quanto pareva, la prima richiesta era stata quella cortese,
secondo gli standard di Faccia Varicosa.
- Okay, okay.
Victor si tast le tasche, poi ricord che il portafoglio era
nella borsa da viaggio. Si vide aprire la cerniera della borsa,
not la lentezza dei propri movimenti, sent di non avere il
potere di costringersi a stare nel presente, nonostante la ragionevole
certezza di essere prossimo a ricevere una scarica
di botte.
Gli altri uomini nel bar adesso gridavano rivolti a Faccia
Varicosa. La macchina della polizia, giunta in fondo alla
strada, sembrava aver rallentato. Stufo di aspettare, Faccia
Varicosa salt sulla borsa che conteneva tutti i vestiti di
Victor, i soldi, i libri e il passaporto, certamente, ma anche
il disegno della collana. Ragion per cui Victor la tir a s con
forza, dando uno strattone alla cinghia.
Sent un afflusso di adrenalina e colp il suo avversario sul
lato della faccia privo di vene varicose.
Fu un pugno veloce, sferrato con lo slancio di qualcuno che
non ha alcuna preparazione ma dispone di un buon allungo.
Victor fu stupito dall'impatto, da quanta poca imbottitura ci
fosse tra la pelle e il cranio. Da adolescente gli era capitato
di trovarsi in mezzo a delle zuffe che erano pi che altro dei
brevi incontri di lotta libera senza arbitro. Dal naso di Faccia
Varicosa subito cominci a zampillare il sangue, come se
fosse stato conservato nelle narici dentro appositi serbatoi in
attesa solo che si aprissero le cataratte. Adesso s che urlava.
A Victor era gi capitato di prefigurare degli scenari di lotta
e, nella sua fantasia, succedeva sempre che l'avversario schivava
il colpo e lui sentiva il proprio pugno affondare nell'aria,
uno spreco di energia. Persino nei sogni Victor era Victor.
Faccia Varicosa si teneva il naso con una mano. Victor abbass
lo sguardo, focalizz la borsa e le dita dello sconosciuto
che ancora ne serravano la cinghia. Si tuff per riacciuffarla.
Ma, ahim, aveva esaurito la sua dose di fortuna con quel pugno.
Faccia Varicosa si gir come una furia e lo colp sull'orecchio,
poi gli afferr la testa sferrandogli una ginocchiata
sull'occhio. Ogni terminazione nervosa nel corpo di Victor
emigr verso il volto. Cadde all'indietro e prima del duro atterraggio
sbatt contro lo sgabello. Si premette le mani sulla
schiena all'altezza delle reni. Evidentemente il suo corpo
disponeva di un reparto speciale di nervi da inviare in quella
regione. Pens, grato, che almeno non aveva gli occhiali.
Faccia Varicosa gli sput addosso (non c'era fine alla riserva
di saliva di quell'uomo?) e agguant la borsa.
Victor toss, sulla lingua il sapore del sangue. Le orecchie
gli fischiavano, le labbra gli pulsavano. Ginocchiata in faccia, pugno in faccia.
- Ehi! - grid Victor come pot.
Faccia Varicosa si diresse verso l'uscita, portando con s
lo scopo dell'intera vita di Victor.
Il barista si riprese tanto da riuscire a parlare. Con un gesto
indic il corpo prostrato di Victor. Cerc, gentilmente,
assurdamente, di far ragionare chi gli aveva appena maciullato
la faccia.
Accigliandosi, Faccia Varicosa apr la borsa e si mise in
tasca il portafoglio di Victor. Lanci il resto sul bancone. Poi
corse fuori dal bar e gi per la strada.
Aiutandosi con lo sgabello, Victor si rimise in piedi. Poteva
sentire di nuovo la tiv. Nessuna delle due squadre aveva
ancora segnato. Lo invase un improvviso disprezzo per il
calcio europeo.
- Sta bene? - Il barista allung un braccio tendendogli
una mano dal bancone, una fune gettata gi da un dirupo a
strapiombo.
Victor annu, anche se annuire gli provocava dolore. L'occhio
sinistro sembrava appartenere a un sistema solare tutto
suo. Si pass la lingua sui denti davanti, per controllare
le presenze. Il barista aveva esaurito il suo inglese e adesso
stava spiegando a gesti come avesse persuaso quel tipo che
la polizia si sarebbe data senz'altro molto da fare se avessero
rubato il passaporto a un turista americano e il turista americano
presentava denuncia. O se lo avessero ucciso.
- Merci.
Il barista gli porse da dietro il bar un fascio di tovaglioli
di carta e gli offr del ghiaccio. Continuava a indicare il
naso di Victor, esortandolo a fermare prima di tutto il gonfiore
l. Victor non sapeva come si dice ormai come , 
in francese.
Il barista gli domand se avesse un posto dove andare a
dormire unendo le palme delle mani e posandoci sopra una
guancia. Gli mostr la stanza sul retro, una specie di magazzino
dove c'erano un divano dall'aria decente e pile di scatoloni
di liquori di marca alte fino al soffitto. Forse la cosa
pi scioccante di tutte fu che quell'uomo non fosse affatto
scioccato dal corso degli eventi. Diede a Victor una muffosa
coperta afghana lavorata all'uncinetto e venti euro che gli
ficc in mano nonostante le sue proteste. Dopo di che se ne
and anche lui a dormire, abitava in una casa giusto alle spalle
del bar. Victor si addorment supino, la borsa da viaggio
sotto la testa, i tovaglioli di carta macchiati appallottolati sul
pavimento. Sentiva due gatti, fuori, che andavano a caccia
di topi lungo le grondaie.
Fu un sonno pesante e privo di sogni, seguito da un panico
mattutino alla vista del soffitto ignoto. Gir la testa e
uno spasmo al collo lo fece svegliare di colpo. Si mise seduto.
Il fondoschiena gli doleva cos tanto da rendere ridicolo
il torcicollo. Prov dolore anche a spingere gli occhiali fino
alla radice del naso. L'orologio analogico alla parete segnava
le nove. Victor era ancora in tempo per prendere il pullman
per Dieppe. Pens malinconicamente al suo portafoglio, che
non conteneva molto, oltre al tesserino della mostofit e la
promessa di non doversi recare alla motorizzazione nel prossimo
futuro. Ma questo non voleva dire molto.
Il bar aveva un odore terribile e un aspetto anche peggiore,
uno sfregio al nuovo giorno. Bottiglie rotte e portacenere
schizzati di sangue. Ma non c'era il lago di sangue che s'era
immaginato. Bisognava sapere dove guardare. Il registratore
di cassa era aperto, una serie di scomparti neri vuoti. Il barista
doveva averlo svuotato la sera prima, dopo aver messo
Victor a nanna.
Strapp l'ultima pagina dalla biografia di Maupassant, un
indice che andava da Algeri a Zola, e scrisse lungo il margine
del foglio.
Merci beaucoup pour le sof. Au revoir. LAmericain.
Nella luce caliginosa del giorno il quartiere non sembrava
troppo malfamato. Doveva aver piovuto nelle prime ore del
mattino e aveva l'aria di poter ricominciare da un minuto
all'altro. La Normandia  il vaso da notte della Francia,
aveva scritto Guy. Parlava come uno che non ha mai vissuto
in un monolocale; quello che per qualcuno  un vaso da notte,
per un altro  una zuppiera d'oro. Victor gir lentamente il
collo. Era come se stesse giocando a quel gioco per bambini,
Operation, sul proprio corpo, sottoponendo i nervi a piccole
scariche elettriche.
Attravers la citt a piedi, misurando la reazione dei passanti
quando lo vedevano in faccia. Niente di che. Gli uomini
lo guardavano con una confusa compassione, contenti di non
essere lui; le donne spostavano la borsetta sull'altro fianco.
Arriv alla Senna, trattata con minor pompa di quanto immaginava
facessero a Parigi. Qui il fiume era pi che altro in
prova, con ponti pedonali disadorni e ingorghi stradali che
lo fiancheggiavano su entrambi i lati. Dopo aver sbagliato
strada un paio di volte, raggiunse la stazione dei pullman,
che era dall'altra parte del fiume. Rest seduto a capo chino
finch non arriv il pesante veicolo, gettandogli una lunga
ombra sui piedi.
Dal suo sedile poteva vedere la cattedrale di Rouen. Strizz
le palpebre per osservare meglio quella massa di pietra e guglie.
Persino da qui si capiva quanto fosse imponente e perch
qualcuno avesse potuto dipingerla trecento volte. Sollevato
di essere ormai sulla strada per lo chteau, pens che avrebbe
voluto visitarla. Il giorno prima aveva visto delle rastrelliere
con le cartoline e non mancava mai Il portale della cattedrale
di Rouen nella luce del mattino. Guardando dal finestrino appannato
del pullman con l'occhio buono, il dipinto avrebbe
potuto benissimo essere una fotografia.
 
Capitolo trentasettesimo.
Kezia.

Il sedile era bloccato in una posizione adatta alle persone
alte. Kezia smise di cercare a tastoni manopole o leve, sconfortata
dall'inutilit di battagliare con un oggetto inanimato.
Avrebbe dovuto semplicemente starsene seduta appena pi
indietro di Nathaniel per il resto del viaggio, la versione automobilistica
di una geisha. Lo stile di guida di Nathaniel le
dava quasi le palpitazioni. Lui sembrava in preda alla classica
illusione maschile di sapere esattamente che strada fare e di
potere arrivare dappertutto fin tanto che il piede schiacciava
l'acceleratore a tavoletta. Lei aveva gi dovuto sgridarlo
due volte. Poi per due volte non erano riusciti a svoltare nella
direzione giusta ed erano stati costretti per tre volte a fare
il giro dell'Arco di Trionfo.
- Guardate, ragazzi, - Nathaniel rise rivolto al volante,
citando la celebre battuta di Ma guarda un po' 'sti americani,
- il Big Ben, il Parlamento...
Appena in strada non ci misero molto ad accorgersi che n
il cellulare di Nathaniel n quello di Kezia riuscivano a stabilire
una connessione Wi-Fi. Potevano mandare messaggi,
s, ma il massimo che ottenevano quando cercavano di andare
su internet era un circoletto rotante di quelli che in quattro
e quattr'otto ti scaricano la batteria. Avevano una cartina
stradale ma se volevano maggiori informazioni avrebbero
dovuto trovare un internet caf.
- Escluso -. Nathaniel scosse la testa. - Niente internet
caf.
- Perch? Che t'hanno fatto?
- Che m'hanno fatto? - Nathaniel era basito. - Siamo
forse a Seattle nel 1994?
- Va bene. Per cui in che modo proponi di progettare il
nostro viaggio nei prossimi due giorni?
- Vuoi dire il viaggio che comunque non era in progetto?
Mia cara, andremo a orecchio.
Kezia guard dal finestrino. Una sera, durante il primo
anno d'universit, lei e Caroline erano rimaste sveglie fino a
tardi immaginando come avrebbe potuto essere la loro vita
con ognuno dei ragazzi del loro corso. Di Nathaniel Caroline
aveva detto: Oh, beh, ovviamente  un tipo che o lo sposi
o gli dai una pugnalata in un occhio.
- Potremmo anche andare direttamente al castello, - sugger
Kezia.
Nathaniel lasci cadere la proposta. Il compromesso per
rinunciare a Parigi era stato di prendersi un paio di giorni (come
aveva fatto notare Nathaniel, quarantotto ore non avrebbero
uccso nessuno), seguendo la costa settentrionale della
Francia, e fermandosi in qualche spiaggia per nudisti prima
di puntare di nuovo verso l'interno e andare a vedere se in
quel benedetto chteau c'era il loro amico in fuga dalla realt.
Superati diversi grandi viali, la Parigi che Kezia conosceva
spar del tutto. Gli edifici apparivano pi ordinari; gli alberi
sui marciapiedi non pi curati religiosamente sembravano
afflitti da una lunga sofferenza. Ogni due per tre, un parrucchiere,
un tabac e un'autoscuola. Le autoscuole pullulavano,
Kezia era incredula. Chiss, forse i parigini sapevano di essere
dei cattivi guidatori. Forse era un problema nazionale.
Stavano attraversando la periferia settentrionale di Parigi
e la strada era fiancheggiata da case basse e tettoie di cavi telefonici.
Kezia aveva avvisato Rachel che forse sarebbe stata
telefonicamente irraggiungibile (un avviso dato con astuzia
solo dopo averle comunicato la buona notizia su Claude) e le
aveva mandato il numero del cellulare di Sophie. Tanto per
dare una lezione a Sophie. Ma ignorava l'esatta profondit
della devozione di Sophie. E, considerando la sua fortuna,
Kezia non poteva escludere che Sophie apprezzasse ricevere
nel cuore della notte delle telefonate da Tokyo in cui la capa
le chiedeva di aprire tutte le mail della propria posta in arrivo
e di leggergliele per evitarle di sforzare la vista.
- Riesci a leggere quel cartello?
Nathaniel aveva deciso di badare alla strada, che si era
ridotta a una striscia di ghiaia bianca, ombreggiata da una
sfilza ininterrotta di alberi. Adesso erano in aperta campagna.
Nathaniel acceler superando una freccia smilza, con
una scritta in corsivo piena di accenti e trattini, piantata in
terra al confine di una propriet.
- Come faccio a leggerlo se non rallenti? - disse lei, guardando
la cartina. - Comunque stiamo cercando Yvetot. Scritto
in stampatello.
La ciliegina sulla torta era che il nuovo gps di Paul e Grey
non funzionava. O per maglio dire aveva funzionato perfettamente
finch Nathaniel non si era irritato per l'accento
inglese della voce che lo invitava a superare la rotatoria,
battendo su ogni sillaba come una palla che rimbalza. Cos
aveva spento il congegno con una manata ma poi n lui n
lei erano pi riusciti a riaccenderlo. Al momento il gps era
finito in punizione nel vano portaoggetti.
- Se rallento, non arriveremo mai al mare.
Kezia sentiva che Nathaniel era destinato a una delusione.
Le spiagge della Francia del Nord con tutta probabilit erano
gremite di patiti della seconda guerra mondiale corredati
di marsupio arrivati dritti dritti dal Nebraska.
- Cosa c' a Yvetot? - domand Nathaniel.
- Niente.
- Allora perch ci andiamo?
Per sbaglio Nathaniel azion lo spruzzo d'acqua per pulire
il parabrezza.
- Perch  a met strada dalla costa: non sei tu quello che
vuole andare al mare? E smettila di trattarmi come se fossi
pratica della Normandia solo perch questa  stata una mia
idea. Per me possiamo fermarci pure dove ti pare.
- Davvero?
- S, certo.
Nathaniel mise la freccia, seguendo le indicazioni per un
supermercato Super U. Poco dopo erano nell'enorme, grigio
parcheggio di un'area commerciale, davanti a un centro Home
& Garden. Sembrava trapiantato qui direttamente dall'America,
c'era solo un elemento rivelatore: i carrelli della spesa di
dimensioni ridotte, infilati uno dentro l'altro.
- Ci fermiamo qui?
- Perch no? - Nathaniel si strinse nelle spalle. - Ho fame.
- Abbiamo a nostra disposizione la campagna pi bella del
mondo e non ti va nemmeno di cercare una trattoria o qualcosa
del genere? Vuoi proprio un posto dove estraggono il cibo
dalla sua confezione di plastica e te lo schiaffano sul piatto?
- Non necessariamente, - rispose lui mentre aprivano le
rispettive portiere. -  solo che non mi va di spendere soldi
durante il giorno.  uno spreco.
- Sei proprio uno svitato.
Kezia stava cercando di mangiare sano, di mantenere una
certa vaga consapevolezza che le sue cosce avrebbero continuato
a essere tali anche dopo questo viaggio. Sfortunatamente
i francesi non conoscevano gli spuntini sani. O ti facevi un
porro bollito a casa o mangiavi un bonbon per strada. Kezia
prese due mele e una confezione di sei vasetti di yogurt. Non
era abituata al fatto che altri potessero vedere cosa si portava
a casa da mangiare. Si ferm in mezzo alla corsia dei biscotti,
disorientata dallo schieramento di leccornie al gusto
di arancia e di more.
- Cos'hai preso? - Nathaniel le spunt alle spalle.
Kezia fissava i biscotti come se questo fosse un safari e li
osservasse da una jeep.
- In fatto di biscotti da noi c' maggiore sobriet. I biscotti
servono soprattutto per spalmarci sopra la cioccolata
o il burro di arachidi. L'unica eccezione sono i Fig Newtons.
Un fico ancora lo tolleriamo. Il fico pu passare. Ma qui hanno
persino dei biscotti alla mentuccia. Ti rendi conto? Alla
mentuccia! Un paese di pazzi.
- Mi sembri Grey. Scegline uno e via.
Nathaniel pos in terra il suo cestino. Si era trattato meglio
di lei. Camembert, prosciutto, salame e un grosso barattolo
di nutella. Kezia temette che, in caso di noia mortale,
l, sul sedile del passeggero, la nutella avrebbe potuto
sbafarsela tutta lei.
- I took ber to a supermarket, - cant Nathaniel. - I don't
know why but I had to start it sometvhere, so it started... there.
- Molto spiritoso. Anche a te piace Common People dei
Pulp?
- I said pretend you 've got no money, - continu Nathaniel
a gran voce. - She just laughed and said, Oh you're so funny.
I said, Yeah? Well, I can't see anyone else smiling in here. Are
you sure...
Nathaniel pos un ginocchio in terra e le prese una mano
con un sorriso vorace.
- You want to live like common people! - cant a squarciagola.
- You want to see jwhatever common people see!
- Ci guardano tutti.
In realt non li guardava nessuno. Era met pomeriggio di
un giorno feriale. Ma Kezia immagin che qualcuno imboccando
la corsia dei biscotti potesse pensare che lui le stesse
chiedendo la mano. La cosa la fece arrossire. Prese il cestino
di Nathaniel e punt dritta verso l'uscita sapendo che lui
avrebbe seguito anche in capo al mondo un cestino pieno di
prelibatezze per carnivori.
Kezia aveva prenotato loro una camera in una pensione di
Yvetot. O quantomeno aveva cercato di farlo. La linea era caduta,
ma non prima che fosse riuscita a parlare con una donna
che sembrava saper dire solo oui e non e che s'era seccata
quando Kezia l'aveva pressata per cavarle di bocca qualcosa di
pi. Difficile dire di chi fosse la colpa, considerando la barriera
linguistica e il segnale debole. Arrivarono che mancava poco
al tramonto, s'infilarono sotto un rampicante che formava
un piccolo arco d'ingresso e bussarono a una porta di legno.
Un barbuto gnomo da giardino li guardava con un sorriso radioso.
Nathaniel sbirci dentro da una finestra.
- A quanto pare Frodo non  in casa.
- La pensione deve essere per forza questa. Son sicura
che questo  il posto giusto. Altrimenti ci toccher dormire
in macchina.
Non sopportava l'idea di rimettersi a studiare la cartina.
Non era stato affatto facile arrivare qui, c'erano state un
sacco di rotatorie e discussioni a non finire con Nathaniel
circa il fatto che fosse meglio prendere la strada D5 o la D55,
tutte concluse da basta che ne pigli una, Nathaniel, cazzo!
Finalmente una donna anziana che portava dei comodi
pantaloni a fiori apr loro la porta. Sembrava esterrefatta di
vederli, nonostante la griglia con le chiavi delle camere e la
pila di dpliant sul tavolo alle sue spalle. La donna si strinse
nel suo cardigan.
- Oui? - domand, squadrandoli come fossero due testimoni
di Geova.
- Bonsoir, - disse Kezia. - Je suis la personne qui...
- Ah, oui, oui La donna prese delle chiavi. - Da questa
parte, prego.
- Mi sembriamo Maria e Giuseppe, - bisbigli Nathaniel,
- ma senza il sesso.
- Maria e Giuseppe non avevano fatto sesso.  proprio
questo il punto.
- S, per non  il mio punto.
- Ma stiamo trovando posto alla locanda, per cui l'analogia
comunque non regge.
- Mi chiedo chi di noi sia Ges.
- Ma perch gli uomini sono cos cretini? - sibil Kezia.
- Pardon? - La francese si gir.
- Rien -. Nel buio Kezia sventol una mano. - Dsole.
La loro stanza era in cima a una scala stretta e male illuminata
e vi si accedeva per mezzo di una porta nel pavimento.
Vennero accolti da un soffitto obliquo sostenuto da travi
di legno. C'era una finestra nel tetto ma era troppo alta per
poterla aprire. Nathaniel toss. Questa mansarda si sforzava
di passare per una normale camera, ma non ci riusciva.
- Ho idea che dovrei vestirmi con quei disegni cachemire, sai?
Kezia fissava le pareti. - E toile.
Dappertutto scene pastorali in bianco e blu. Fossero state
confinate alla carta da parati, ancora ancora. Ma lo stesso
motivo di agricoltori al lavoro e di contadinelle danzanti che
tappezzava il soffitto era ripetuto sui copriletti, sulle federe
e sulla balza pieghettata che girava attorno ai due letti singoli.
E i contadini continuavano a lavorare e le contadinelle
a danzare anche sul portatelevisore, trasformandolo in una
specie di pasticcino gigante.
- Oui? - La donna azion l'interruttore sotto un paralume
di toile, la cui luce serv solo a rendere la stanza ancora
pi infantile.
I letti erano a trenta centimetri l'uno dall'altro ma almeno
erano separati.
- Oui, - disse Nathaniel, - c'est bon. Merci beaucoup.
- Oui -. La donna annui. - E se non avete ancora cenato,
io ho fatto le acciughe avec la panna. Il pesce lo mangiate, s?
La donna guard Kezia.
- Oh, che gentile -. Cerc di non visualizzare la pietanza.
- Ma abbiamo gi mangiato.
La porta della mansarda si chiuse sopra la testa della francese,
che scomparve con un grande scricchiolio delle tavole
di legno del pavimento.
- Ma gliel'abbiamo chiesto dov' il bagno? - disse Nathaniel.
Kezia prese in mano una Bibbia foderata di toile. - Non
ce la fai a resistere un attimo?
Nathaniel annus una polverosa caraffa per lo sherry e la
pos immediatamente. Era dal giorno prima che indossava
la stessa polo blu senza colletto ma lei si accorse solo adesso
di quanto gli stesse bene. Nathaniel era riuscito davvero
a rendere il proprio corpo perfettamente snello. Le braccia
erano molto muscolose. Kezia era disgustata da entrambi, da
lui per la sua vanit, da s perch quella vanit la attraeva.
- Il confine fra il deprimente e il pittoresco  molto sottile,
temo -. Nathaniel scroll le spalle.
- Forse in citt possiamo trovarti qualche raffinato strip
club alternativo.
- Gi -. Lasci cadere la propria borsa su uno dei letti, e
quella rimbalz sul materasso. - Per mi sa che sarebbe quasi
pi facile convincere te a esibirti in uno spogliarello tutto
per me.
- Ah! E come no!
- Ehi, ma tu hai sempre la luna storta?
Kezia si addorment velocemente ma si svegli dopo poche
ore, cercando di trattenere i particolari di uno strano incubo.
Nathaniel aveva il respiro leggero e le dava la schiena.
Lei fece uno sforzo per riaddormentarsi. In genere ci riusciva,
le bastava fingere che qualcuno le avesse dato una botta
in testa facendole perdere conoscenza, un'idea di suo un po'
malsana che per le faceva chiudere gli occhi. Ma adesso non
riusciva a smettere di immaginare dove potesse essere Victor
in questo momento. Era forse in qualche catacomba e andava
in cerca del suo tesoro reggendo in mano una lampada a
cherosene e allontanando a calci i ratti? Era in qualche posto
dove l'aria circolava meglio che in questa mansarda?
- E se ti sei sbagliata? - Nathaniel parl con un tono di
voce normale, quello di qualcuno perfettamente sveglio.
Si volt per guardarla, poggiando la testa sulle mani.
- Se mi sono sbagliata, avrai buttato via quarantotto ore
della tua vita -. Si gir di scatto verso di lui e Nathaniel uguale.
- Puoi tornare a Parigi un'altra volta e andare per locali
senza di me.
- Che tu ci creda o no, non pensavo a me. Voglio dire che
c' sempre la possibilit che Victor sia rimasto a New York
per tutto questo tempo, andando avanti e indietro fra casa
sua e il suo nuovo lavoro, non credi? Oppure  innamorato
cotto ed  per questo che non risponde alle tue telefonate.
Forse ha bisogno di rinnovare il passaporto perch vuole portare
la sua nuova ragazza in vacanza.
Kezia non sapeva cosa dire.
- Gli racconterai mai quello che abbiamo fatto? - continu
Nathaniel.
- Chiss.
- Ho l'impressione che 'sta storia della collana non c'entri
pi di tanto. Dico per te. A me personalmente non importa,
ma credo che tu dovresti essere onesta con te stessa. Forse
vuoi fare l'eroina perch tu e Victor non avete mai avuto un
rapporto paritario e adesso non siete pi legati come una volta
e tu ci stai male.
- Ah -. Kezia sbuff e affond la faccia nel cuscino. - Lo
dici come fosse una rivelazione. Nessuno di noi  pi legato
agli altri come una volta, Nathaniel.
- Non  vero. Tu e io siamo amici. Guarda come siamo
vicini.
Allung il braccio verso il letto di lei e poco manc che le
desse una botta sul naso. Kezia non si mosse n rise.
- Invece  proprio vero. Praticamente non so niente della
tua vita.
- Sai milioni di cose della mia vita.
- Oh, conosco i fatti, si. Potrei vincere un quiz sull'argomento,
ma non so niente di quello che sta sotto la superficie.
Sei felice? Non lo so. Cosa vuoi? Non lo so. Ti vedi
con qualcuna?
- Mi vedo con una certa Bean e sono felice e voglio dormire
fra delle lenzuola che non mi facciano venire l'orticaria.
- E anche tu, di me, cosa sai? Niente.
- Vuoi che ti chieda se sei felice?
Adesso erano entrambi supini, guardavano la finestra,
chiedendosi quanto mancasse all'alba.
- Sai, ho appena fatto un sogno veramente assurdo.
Kezia si domand se fosse il caso di raccontarglielo. Nathaniel
era una persona a cui si potevano fare certe confessioni?
Tutto a un tratto il loro rapporto le parve irreale,
come se se lo fosse inventato lei di sana pianta, fin da
quando erano studenti. Nathaniel era solo un tizio che lei
aveva conosciuto perch erano entrambi intelligenti e stupidi
in egual misura e questo li aveva fatti approdare nella
medesima universit.
- Urr -. Nathaniel si fece scrocchiare le nocche. - I sogni
degli altri, che brivido!
- In effetti sembravano pi due sogni. Nel primo scoppia
un incendio nel condominio in cui abito. Vedo le fiamme
che corrono sul mio soffitto. Allora prendo in fretta e furia il
passaporto, il computer e i campioni di Rachel - non so come
mai, ma li ho tutti io - per quando arrivo nell'atrio, non 
pi quello di casa mia.
- Veramente nel tuo condominio c' un atrio?
- C' una specie di androne. Una roba cos. Comunque
adesso sono nel mio palazzo: Versailles. Mi trovo nella Galleria
degli Specchi col naso in su a guardare quei lampadari
colossali. Ed  a quel punto che arrivi tu e comincia il secondo
sogno. Mi riporti a Manhattan, dove c' il futuro.
- C' anche Michael J. Fox?
- Siamo a dieci anni da ora, e tu e io viviamo insieme.
- Ma  un sogno o un incubo?
- Smettila d'interrompermi. Sto facendo i nostri bagagli
perch partiamo per il fine settimana e infilo i campioni di
gioielli del sogno precedente dentro certi sacchetti. Sennonch
a un certo punto mi prende il panico perch sento che per
qualche motivo dobbiamo scapicollarci fuori di casa. C' un
cambio di scena e siamo al Mount Sinai, al reparto maternit.
- Ah, ho capito dove si va a parare: anche quando sogni
mi vedi come uno che non vuole cacciare fuori i soldi per il
mantenimento del bambino.
- Ma sta' un po' zitto. Non sono io quella che deve partorire.
Dalla soglia della camera dell'ospedale ti vedo al capezzale
di un'altra donna. Non la conosco, ma  davvero molto, molto
carina.  qui che il sogno diventa assurdo. Assurdissimo.
Dopo un po' smetto di essere reale. Divento parte del muro.
E quella donna, tua moglie,  in travaglio e sta per dare alla
luce tuo figlio. Tu le sei accanto. Lei ha la nostra et, tu per
sei pi vecchio. Hai la faccia pi compatta di adesso. Sei
ingrassato un po', ma in maniera uniforme, non in qualche
punto particolare. Tranquillo: non hai ancora perso i capelli.
Hai l'aria perbene, affidabile. Tua moglie  come un filo che
 riuscito a infilarsi nella cruna dell'ago della tua indisponibilit,
diventando la cosa pi importante del tuo mondo. Sei
innamorato perso di lei e io sono il terzo incomodo, spiaccicata
contro il muro.
- Kezia...
- Il travaglio sembra durare secoli. Tu hai questo grande
sorriso incoraggiante e lei sulla faccia ha dei viticci di capelli
sudati. Tu le stringi la mano. E poi... magia!... nasce il beb
e siete tutti felici. Dio, non ti ho mai visto cos felice. Da te
viene cos tanta felicit che, per quanto mi si stia spezzando
il cuore perch, cazzo, adesso sono soltanto un muro, non
posso fare a meno di essere felice per te. Tu piangi, il pupo
piange. Dici a tua moglie che  una forza della natura. Allora
lei ti chiede di che sesso  il beb. Nella stanza non ci sono
medici. Siamo solo noi tre. Ma io mi sto indurendo. Non
sono pi la tua amica... sono il muro. Tu esamini il neonato
per poter dire a tua moglie se  maschio o femmina. Io non
posso parlare, non posso muovermi. Tu non sai che sono l.
I miei organi sono tutt'uno con l'intonaco. Il sogno finisce
che ho gli occhi e le orecchie disintegrati. E non riesco a sentire
cosa le rispondi.
Kezia deglut pi silenziosamente che poteva. Sent i corvi
del primo mattino, gracchiavano al nuovo giorno. Sent il
borbottio di un trattore che avanzava su una strada di terra
battuta. Il materasso di Nathaniel emise uno stridulo cigolio
quando lui tir indietro la coperta e si mosse nello spazio
vuoto fra i loro due letti. Lei si irrigid prefigurando ci che
stava per accadere.
- Kezia Lui si pieg su di lei, sempre pi vicino.
- Noi siamo amici, - la rassicur, dopo un lungo silenzio.
- Questo lo so -. Kezia annu, grata che lui non potesse
vedere la faccia che lei aveva fatto.
 
Capitolo trentottesimo.
Victor.

Quando Victor arriv a Dieppe in cielo garrivano i gabbiani.
Lo consol osservare quelle ali rigide, con le quali bastava
uno slancio minimo per spiccare il volo, e udire quelle
voci, fra le meno piacevoli del regno aviario. Gli ricordarono
casa. Casa casa. Le estati a Cape Cod, a buttare pezzetti di
pane ai gabbiani, pronto a cedere panini interi se i pennuti
gli si facevano troppo sotto. Anche l'architettura gli ricordava
casa: ristoranti di pesce e villette a schiera con le finestre
ottagonali che guardavano verso il mare. E lo sciabordio
delle onde contro le barche ormeggiate nel porto di Dieppe
e lo scricchiolio di cime e catene gli erano familiari. Per un
attimo rest fermo li dove il pullman l'aveva depositato, crogiolandosi
nell'universalit delle citt costiere.
Poi si tocc la faccia e ricord di essere lontanissimo da
casa. Ma deliziosamente vicino alla collana di Johanna.
A un esame pi attento, Dieppe sembrava quasi orgogliosa
del proprio squallore. C'era un sexy shop con delle bambole
gonfiabili e un costume da cameriera francese che, Victor pens,
dato il contesto andava considerato un costume da cameriera
e basta. C'era un minimarket con le porte automatiche
da cui, ogni volta che si aprivano, arrivava un tanfo di frutta
marcia. Alcune delle finestre ottagonali erano rotte e c'erano
delle tende di merletto esposte alle intemperie. Se Rouen
- patria dei baracchini con le crpe pi care di tutte - aveva
albergato violenti spacciatori di droga, a Dieppe gli pass subito
la voglia di vagabondare senza meta. Tuttavia a Victor
sembrava mille volte meglio stare qui a esplorare questo
lerciume esotico anzich farsi deprimere dal familiare
lerciume di Sunset Park.
Si sedette su un paletto segnaletico di metallo. Il paletto
davanti era tappezzato di adesivi che presentavano diversi
gradi di deterioramento. Alcuni erano di fabbri; altri, di
complessini locali; poi ce n'era uno la cui forma Victor avrebbe
riconosciuto anche se la citt fosse stata rasa al suolo dai
bombardamenti, era quello della mostofit.com. Gi a casa gli
stessi sticker ormai erano solo i resti sbiaditi di un fallimentare
lancio pubblicitario, qui invece erano nuovi di pacca e
dicevano: iER moteur de recherche de la france!
Tipico.
Ad ogni modo se Victor non avesse scrutato con occhio
torvo l'adesivo della mostofit con tutta probabilit non avrebbe
mai notato neanche l'altro sticker appiccicato appena pi
sotto, che riportava il disegno di una bicicletta e un indirizzo
che riconobbe perch era quello della strada in cui si trovava.
Controll il numero sull'adesivo e poi arretr di qualche
passo per avere una veduta pi ampia. Non poteva credere
alla propria fortuna. Noleggiare una bicicletta costava solo
4,00 euro al giorno, e lui? Lui bastava ne sborsasse 2! Perch?
Perch la ragazza che lavorava nel negozio gli fece uno
sconto. E allontan il portablocco con un fascio di moduli
per le informazioni di contatto, come se lui fosse superiore a
una cosa tanto pedestre quanto un modulo. Dopo di che gli
strizz l'occhio. Victor attribu tutto ci alle ammaccature
che aveva in faccia.
Secondo la cartina c'era una pista ciclabile che andava da
Parigi a Londra (con l'intermezzo di un traghetto). Victor
poteva immettervisi, percorrerne un breve tratto, e arrivare
allo chateau nel pomeriggio.
Spost il sellino pi in alto e si becc un paio di pugnalate
tentando di mettere i piedi sui pedali. Aveva sempre desiderato
comprarsi una bicicletta ma, a New York, nel suo quartiere,
le bici sembravano andare tutte incontro al medesimo
destino: un lucchetto a mo' di ferro di cavallo abbandonato
attorno a un palo. Mise un'altra bottiglietta d'acqua nella
borsa da viaggio, sorrise, e il labbro malridotto, tendendosi,
si crep. Adesso Victor era davvero molto vicino. Imbocc
la ciclabile, fermandosi a controllare i cartelli per essere sicuro
di aver preso per l'interno. Un paio di tipi in tenuta da
professionisti del pedale gli sfrecciarono accanto, sembravano
dei cardini umani. Parlavano fra loro ad alta voce in una
lingua che gli sembr fosse svedese.
Gli venne da pensare che stava goffamente intraprendendo
- pesto, randagio e al verde - un'attivit che apparteneva
al tempo libero dei ricchi. Se i suoi genitori avessero avuto
un po' pi soldi, e un po' meno odio per il mantenersi in
forma, ce li vedeva benissimo a fare in bicicletta il viaggio da
Londra a Parigi; e sua madre si sarebbe autopremiata a suon
di dolciumi; suo padre, di birre. Ai suoi tutto questo sarebbe
piaciuto da pazzi. C'erano i merli e ogni tanto ecco comparire
una farfalla. Piaceva da pazzi anche a Victor. Si sentiva libero
e leggero mentre pedalava con l'aria che gli sbatteva in faccia.
Non riusciva a ricordare l'ultima volta in cui la leggerezza
avesse fatto parte del suo repertorio di emozioni, men che meno
come conseguenza del fatto di trovarsi in mezzo alla natura.
Per alcuni brevissimi istanti il maggior timore della sua
vita fu che una farfalla restasse impigliata nei raggi della bici.
C'erano vasti campi separati da filari di alberi e costellati
di meli, rosa e carichi di frutti. Le mucche battevano le
palpebre per scacciare le mosche dalle ciglia. Il vento soffiava
fra gli alberi e dall'erba arrivava un applauso sommesso.
Si ferm per battere il pacchetto di sigarette contro il
manubrio. Era inquietante contemplare quei campi aperti
sapendo che nel 1941 non avrebbe mai potuto fermarsi qui
a spippettare. Victor non sarebbe stato trasferito in un'altra
casa, come era successo ai padroni dello chteau. Victor
sarebbe stato ammazzato o deportato in un campo di concentramento
dove l'avrebbero ammazzato. Credo che lui non
avesse mai ucciso nessuno. Il nazista della zia di Johanna aveva
fatto l'insegnante. Il lavoro pi innocente che si potesse
svolgere per l'organizzazione pi malvagia della storia. Questo
lo assolveva? Victor era convinto di no. Non a caso Felix
non era mai stato messo al corrente della vita amorosa della
prozia. I nazisti non erano gente che il mondo potesse mandare
prosciolta per un vizio di forma. Eppure, se non fosse
esistito questo particolare nazista, Victor sarebbe ancora a
New York, a sudare senza uno scopo, sentendo Matejo che
lanciava dalla finestra pezzi di carne surgelata.
Tempo di rimettersi in moto. La ruota posteriore tremolava.
Strizz lo pneumatico. Smont e si accovacci, con la
sigaretta all'angolo della bocca, per controllare se non avesse
bucato.
Pass una signora con un golf di lana tarmato e in testa un
foulard scozzese, si ferm e si gir. Attaccato alla sella c'era
un cestino di metallo pieno di conigli morti.
- Je peux vous aider?
Probabilmente a Victor un aide avrebbe fatto comodo, ma
lo pneumatico non sembrava bucato. La catena era ben tesa.
Forse dipendeva dai raggi della ruota. Ad ogni modo Victor
non ci teneva a vedere pi da vicino le flosce carcasse marroni
nel cestino di lei.
- Tourville-sur-Arques?
- Ah, oui -. Gli indic una curva pi avanti sulla pista ciclabile.
- Quatre kilometres  peu prs.
La ringrazi e la signora si rimise in viaggio, con le zampe
dei conigli che vibravano nella rete metallica del cestino.
Victor pedal per qualche metro. La bici aveva un problema
con gli ammortizzatori ma le ruote ubbidivano, quando provava
a frenare. Sentiva ogni pietra nell'inguine, cos prosegu
stando in piedi sui pedali, svirgolando per evitare i grovigli
di radici. Finalmente arriv davanti a un piccolo cartello:
una freccia con una scritta incisa nel legno. La parola aveva
il giusto numero di lettere e cominciava con una T. Acceler,
spingendosi gli occhiali sulla radice del naso gonfio e il
dolore quasi gli fece piacere, tourville-sur-arques.
Tourville-sur-Arques consisteva quasi in un'unica strada.
Se si fosse messo a gridare l in mezzo tutti gli abitanti del
villaggio l'avrebbero sentito. Probabilmente sarebbe stato un
modo molto efficace di fare il censimento. In lontananza delle
antiche torri d'avvistamento che sembravano giganteschi macinapepe.
Le case corredate di giardini identici si irradiavano
dalla via principale. C'erano una boulangerie e un'autoscuola.
Arriv a una statua di bronzo di Guy de Maupassant, che
con aria scettica si stagliava al centro dell'unica rotonda del
paese. Victor alz lo sguardo cercando di guardare nel naso
di Guy, ma le narici erano tappate dal bronzo. Comunque
aveva l'aria sicura di s e arguta, i baffi erano ben curati.
Nessun segno del suicidio abborracciato.
Vedi, Franois? - aveva detto Guy al suo valletto, col
sangue che gli gocciolava dal collo, mentre quello lo prendeva
fra le braccia. - Vedi cos'ho fatto? Mi sono tagliato la gola.
Questo  un caso di pazzia assoluta.
Victor non aveva preso in considerazione quanto avrebbe
potuto apparire sospetto che qualcuno raggiungesse lo chateau
a piedi. A chi capita di fare una scappata in un castello giusto
perch passa da quelle parti? Per sua fortuna con la bici
al fianco c'era solo un pretenzioso strato di spandex a separarlo
dai pedalatori professionisti che aveva incrociato sulla
ciclabile. Il sentiero adesso era coperto da una coltre di aghi di
pino. Facevano il rumore di un microscopico esercito in marcia
quando Victor li calpestava. Il sentiero divent una stradina
privata col fondo di terra battuta e al centro una lunga
catena montuosa di fiori di campo. Questa era chiaramente
la via d'accesso meno utilizzata. Arriv a una chiesa rotonda,
di pietra, e si blocc di colpo vedendo un cervo a meno di
cinque metri di distanza. Le orecchie dell'animale tremavano.
Poi l'improvviso rumore di voci lontane spavent entrambi e
il cervo schizz via.
Una visita guidata. Naturale, una visita guidata! Il parco
dello chateau non era passivamente aperto al pubblico come
un qualsiasi giardino. Victor poteva seguire il tour ufficiale.
Sarebbe stato una specie di sopralluogo. Infil la bicicletta
fra la chiesa e una catasta di legna da ardere. Poi corse per
il bosco, passando dalle falcate ai passi svelti appena sbuc
sul sentiero. Aspett che la guida gli desse le spalle per
avvicinarsi al gruppo dei turisti. Erano italiani ma la guida,
una ragazza tutta braccia e gambe con la coda di cavallo che
le spazzolava la schiena mentre camminava, parlava con loro
in inglese.
- Ora, se andiamo a destra dopo quei cespugli, ci troveremo
davanti allo chateau -. La guida parl girando appena la
testa verso il suo gregge. - Per quattro secoli la sua struttura
ha subito una sfilza di proprietari. Fu costruito nel 1590 sui
resti di un castello che era andato distrutto nella guerra tra
le Fiandre e il regno di Francia.
- Che sarebbero le Fiandre? - domand un italiano che
doveva avere all'incirca l'et del padre di Victor.
Gli altri turisti intanto scattavano foto con i cellulari.
- Erano una nazione. Adesso fanno parte del Belgio.
- E quand' che le Fiandre erano una nazione? - domand
l'italiano.
Due dei suoi figlioli avevano l'aria scocciata, ma la guida
a questo ci aveva fatto l'abitudine.
- Fino al 1800 circa -. La ragazza continu a camminare.
- Ecco, la cosa le plus important da notare nella facciata dello
chteau  la diversit di colore fra i mattoni. Questo perch...
- Ma per quanto tempo le Fiandre sono state una nazione?
Dico, da quando a quando?
La guida stavolta si gir del tutto, trasalendo alla vista del
volto di Victor ma sforzandosi di non darlo a vedere. Aveva
gli occhi molto distanti fra loro, una fronte che pareva la
tundra e una bocca pi abituata al burro di cacao che al rossetto.
Non poteva avere pi di quindici anni, sedici al massimo.
Victor prov un pizzico di vergogna per il modo in cui
ne aveva studiato il corpo con l'occhio buono.
- Senta, magari, conclusa la visita, possiamo fermarci un
attimo nella biblioteca dello chteau per scoprire qualcosa
di pi sulle Fiandre. Oppure posso chiedere a mia madre.
Va bene?
L'italiano annu, felice di essere stato preso sul serio.
Victor s'infil nel gruppetto di testa per osservare meglio la
giovane guida.
Oppure posso chiedere a mia madre.
Victor riconobbe quel naso lungo, quegli occhi cos distanziati.
Aveva visto la madre di questa ragazza in alcune
fotografie, in una remota biblioteca, in un altro emisfero che
sembrava appartenere a un pianeta completamente diverso.
Lo chteau, una colossale caramella di mattoni, apparve
appena dopo la svolta. La luce gialla aderiva al grandioso prato,
combattendo contro l'ora di andare a dormire, scaldando
i mattoni e il cancello di ferro battuto. Il sole irradiava un
bagliore arancione fra gli alberi. E l, sull'angolo superiore
sinistro, c'era la torretta rotonda con una vista sui fiori. A
Victor sembrava quasi di vedere i piccoli alunni tedeschi con
le loro piccole uniformi tedesche che giocavano ad acchiapparella
nel prato antistante.
Questo luogo la giovane Ardurat lo chiamava casa. Un
giorno avrebbe portato a casa un ragazzo. Victor poteva
praticamente sentire il rumore delle ruote che rallentavano.
Tu sei cresciuta qui?, avrebbe chiesto il ragazzo.
Ouais. Ma non  come sembra. Sei isolato e degli estranei
ti girano per casa tutto il santo giorno, trascinando i piedi e rivolgendoti
stupide domande, e a chi pensi che tocchi pulire le
stalle dei cavalli?
Allora il ragazzo l'avrebbe cinta con un braccio dicendo:
Oh, pauvre petite. Perch come potrebbe dare credito alle lagnanze
di lei? A meno, naturalmente, che anche lui non fosse
cresciuto in un palazzo fatato. Nel qual caso, che andassero
a fare in culo tutti e due.
Il gruppo di turisti oltrepass il fossato pieno d'erba e la
guida si ferm davanti a un busto di cemento.
Tocc la spalla del busto. - Questo  lo scrittore Guy de
Maupassant, forse la persona pi famosa fra quelle che hanno
risieduto allo Chateau de Miromesnil.
Il busto di Guy sembrava pi o meno nelle stesse condizioni
della faccia di Victor. Il naso mozzo (presumibilmente
una pura coincidenza e non un'allusione alla sifilide), la cavit
oculare destra era scheggiata e sbriciolata, e anni di inverni
normanni gli avevano dato il colorito di un tossicodipendente
da metanfetamina. Tuttavia la sua fisionomia era ancora riconoscibilissima
per Victor. I mustacchi, la fronte squadrata,
la testa tonda che Guy sosteneva essere dovuta al fatto che
il medico gli aveva sfregato vigorosamente il cranio appena
spuntato dall'utero materno. Guy avrebbe sedotto questa
Ardurat adolescente, su questo non ci pioveva.
- Monsieur? - chiam la giovane guida.
Perso nelle pupille gessose di Guy, Victor era rimasto indietro.
- Monsieur, c' una nuova visita guidata ogni due ore, visto
che si  perso l'inizio.
- No, no, - grid lui di rimando, affrettandosi a raggiungere
il gruppo, - va bene cos.
Victor voleva entrare nel castello, non cominciare il giro
daccapo. Guard le finestre aperte al primo piano. Restavano
aperte anche di notte? In un posto del genere era possibile
installare un moderno impianto antifurto? Queste sembravano
tutte domande inappropriate.
- Lo chteau venne progettato per essere un palazzo residenziale,
cos le decorazioni sono in stile Luigi XIII. Vi prego
di notare le finestre: ricordano il Pont Neuf, a Parigi. E
c' qualcuno che sappia dirmi questo cos'?
Indic uno spuntone dall'aria pericolosa che emergeva
dal suolo.
- Un portaombrelli?(1) - azzard una delle mogli.
- Un vibratore?(2) - disse ridacchiando uno dei ragazzi, e
cos rimedi uno scappellotto.
-  fissato al suolo, per cui come vibratore fa pena, - disse
la giovane Ardurat con aria imperturbabile. - Veniva usato
per pulirsi le scarpe dallo sterco dei cavalli.
Victor era impressionato. All'et della ragazza lui sapeva
a stento cosa fosse un vibratore e certamente ignorava come
si pronunciasse in altre lingue.
Lei pos la mano su un pomolo di metallo del portone.
- Adesso entriamo ma vi ricordo che  proibito fare fotografie
dentro lo chteau.
E continu a fissare l'italiano di mezza et finch non ne
incroci lo sguardo. Se quell'uomo voleva che lei lo accontentasse
circa la storia delle Fiandre, adesso avrebbe dovuto rimettere
il coperchio all'obiettivo della sua macchina fotografica.
Le pareti erano tappezzate di quadri a olio che reclamavano
spazio. Ai due lati dell'ingresso c'erano un paio di vasi
secolari. Ma i pavimenti di marmo conferivano freschezza
e leggerezza a ogni cosa. In un angolo, sopra un pianoforte,
c'erano le foto degli attuali inquilini: le foto del matrimonio,
istantanee scattate durante la raccolta delle mele e nel giorno
di Natale.
- Benvenuti nell'atrio dello chateau, - declam la ragazza.
- Innanzitutto dirigiamoci a sinistra, verso il salone...
Victor rimase indietro, scrutando le aree dove l'accesso
era interdetto tramite dei cordoni. Degli orologi con le colonnine
di marmo verde erano posati sulle mensole dei camini.
C'erano delle poltrone di folto velluto sostenute da zampe
delicate. E pareti coperte da pannelli di legno provenienti
da un convento distrutto nel diciannovesimo secolo.
- Questa anticamera - disse la loro guida con voce eterea
-  in stile inglese e comprende quelle grandi zuppiere antiche
Royal Worcester.
I ragazzini fotografarono le zuppiere. Solo perch era stato
detto loro di non farlo.
- E ora stiamo per entrare nell'ultima stanza -. La giovane
guida introdusse il gruppo in un ambiente circolare.
Era una stanza perfettamente rotonda con delle fragili sedie
abbellite da cuscini sbiaditi, ritratti di Guy de Maupassant
e cornici che contenevano delle lettere autografe dello scrittore
vergate con un inchiostro stinto. C'erano uno scrittoio
Luigi XV e un cassettone Luigi XVI e una cassettiera Luigi
Miliardesimo che conteneva, spieg la loro guida, numerosi
cassetti dove conservare i guanti. Tutti si ammassavano,
schiacciati contro le pareti. L'italiano di mezza et alz una
mano, praticamente un saluto nazista.
- Monsieur, spiegher questa stanza e dopo potr chiedermi
quello che vuole.
- Bene(3), - disse lui, ma poi comunque domand: - E di
sopra cosa c'?
I figli erano imbarazzati, Victor invece era felice perch quella
curiosit gli faceva molto gioco. In fondo l'italiano non aveva
tutti i torti. C'erano chiaramente altri piani. Perch se c' una
cosa che manca a questo mondo sono gli chateau in stile ranch.
- Il piano superiore  la residenza privata della mia famiglia.
Ma questa camera da letto  la riproduzione esatta di
quella in cui nacque Guy de Maupassant. Si tratta di una camera
minuscola al piano di sopra, in una parte dello chateau
che non  aperta al pubblico. Ma la forma  la stessa.
Victor osserv il soffitto, la modanatura incrinata. Doveva
entrare in quella stanza. Era l'unica che corrispondesse alla
descrizione di terza mano di Johanna di una camera da letto
in una torretta rotonda che guardava sulle aiuole di fiori.
La loro giovane guida si fece largo superando il gruppo in
tutta la sua lunghezza e li condusse fuori, aprendo le due ante
di una porta a vetri. Victor fu l'ultimo a uscire.
I terreni sul retro dello chteau erano pi fiabeschi che
davanti. L'erba era tosata seguendo un disegno geometrico
come una scacchiera. E l, sotto la finestra di Guy, c'era un
giardino cintato con cespugli di rose, alberi di pere, e delle
viti che crescevano sulle mura e facevano ombra a filari di
carciofi. Era la prima volta che Victor vedeva dei carciofi sui
loro gambi. Non gli era mai venuto di pensare che nascessero
cos. A parte un campo da tennis trascurato, la vista non
incontrava ostacoli fra la casa e un muro di mattoni alto pi
di sei metri che circondava la propriet. Quel muro sarebbe
stato la sua morte. In cima era decorato con foglie di ferro
battuto: un filo spinato col sorriso.
Victor guard con attenzione mentre la giovane guida
apriva ogni porta con la chiave, richiudendo la precedente,
sempre a chiave. Ogni torsione del polso di lei, un morire
della speranza. Victor cerc, furtivamente, di aprire altre
porte. C'era un movimento minimo nella parte alta ma il
fondo restava immobile, bloccato da spuntoni che entravano
nel suolo. Persino la porta della cantina aveva un lucchetto
di dimensioni industriali. Ma le pareti non avrebbero permesso
a Victor di andarsene e rientrare nella propriet alla
chetichella. Se voleva agire, l'unica era restare qui e nascondersi
per farlo.
Una folata di vento attravers gli alberi. Come se quello
fosse il segnale che stava aspettando, la giovane Ardurat
annunci che la visita era conclusa. Accompagn il signore
italiano nella biblioteca e invit tutti gli altri a fare quattro
passi nel parco.
- Mi raccomando solo una cosa: non dimenticate che lo
chteau chiuder alle diciotto in punto.
Disse chiudra anzich chiuder, e aggiunse che, se
volevano, c'era un piccolo negozio in cui vendevano i calendari
degli impressionisti, le cartoline dello chateau e i racconti
di Maupassant, compreso La collana. Ma Victor ce l'aveva
gi. Non gli servivano altre copie. Gli serviva l'originale.
 Note.
1. In italiano nel testo [N.d.T.].
2. In italiano nel testo [N.d.T.].
3. In italiano nel testo [N.(i.T.].


Capitolo trentanovesimo.
Nathaniel.

- Hai un cellulare ridotto da schifo, - disse Kezia.
- Segno di vita vissuta Nathaniel diede una botta al
volante. - Scommetto che tu invece hai il telefono perfettamente
intatto. Proprio come la tua...
- Sei disgustoso, piantala!
Nathaniel le aveva chiesto di leggergli ad alta voce i messaggi
mentre lui guidava, ricevendo cos il servizio di segreteria
meno paziente del mondo.
- Questo dice: Ke fai? - Kezia sospir. - Una domanda
pregnante di Emily B.
- Elimina.
- Questo dice: Ciao, micione, ed  firmato Emily S.
Senti un po', ma dirigi forse un reality sugli appuntamenti
amorosi?
- Non son stato mica io a decidere di chiamare Emily tutte
le ragazze di Los Angeles,.
- Questo non  un SMS. E un promemoria: devi telefonare
al sindacato scrittori per l'assicurazione sanitaria. Affascinante.
Devo andare avanti?
- S, se vuoi che quest'auto continui ad andare avanti.
Il telefono vibr. - Oh, questo  appena arrivato. Dice:
Come va con le gnoch?  di Percy. Ah, Percy. A Los
Angeles dev'essere l'una di notte. E cos' le gno-ch?
- Fa' un po' vedere... - Nathaniel prese il telefono e diede
un'occhiata. - Vuole dire gnocche.  ubriaco.
Come a pronta dimostrazione della tesi di Nathaniel, arriv
un altro SMS e Kezia lesse:
- Ouvre le gnocche!
Seguito da un messaggino con una f solitaria. Seguito
da un altro che diceva: come un riccio. Seguito da un
secondo come un riccio. Seguito da uno scusa ho il cell
quasi scarico.
Nathaniel rise mentre con voce impersonale Kezia dava
lettura dei suddetti messaggi. Si aspettava che lei esprimesse
di nuovo il suo disgusto, invece Kezia scoppi a ridere
tenendosi la pancia attraversata dalla cintura di sicurezza e
concluse con un fischio, commentando Ah, forte questa.
- Cosa c' di tanto divertente?
- No, niente,  solo che... tutti i tuoi amici radical-chic
son convinti che tu te la stia spassando a Parigi e che ti svegli
accanto a portacenere pieni di cicche e signore nude.
- I portacenere non sono abbastanza grandi per contenere
delle signore nude. E i miei amici non sono gente sofisticata
ma semplici sceneggiatori.
- Peggio mi sento! Lo so, li ho conosciuti.
- Chi avresti conosciuto?
- Ho conosciuto Percy. E quell'altro, Will. E te. Fate tutti
finta di non essere sofisticati. Le attrici almeno non devono
fingere. Fa parte del loro lavoro. Voi ragazzi siete afflitti dal
bisogno, proprio come tutti noi, ma voi in pi avete il peso
di dover fingere che preferireste starvene a casa piuttosto che
partecipare alla festa di Vanity Fair la sera degli Oscar.
- Sbagliato. Adorerei andare alla festa di Vanity Fair
per gli Oscar. Non  mica un segreto.
- Gi. A me lo dici senza problemi, ma se qualche vip che
 gi fra gli invitati ti proponesse con molta nonchalance di
andarci? Diresti: Eh, che tocca fare, amico e ti comporteresti
come se non fosse la realizzazione del sogno della tua vita.
Tacquero entrambi. Nathaniel sper che il silenzio durasse.
Kezia era passata con inquietante facilit da un paio di SMS
al nucleo stesso dell'insoddisfazione di Nathaniel. tutto ho
bramato, di nulla ho goduto. Immagin che le lettere si
staccassero dalla lapide di Guy de Maupassant e, vorticando
in aria, atterrassero sui bicipiti di Bean. Il disappunto gli fece
battere forte il cuore, che era pi piccolo del normale.
- Dico solo che i tuoi amici sono convinti che tu sia in giro
per Parigi a cuccare e se ti vedessero ora probabilmente si
farebbero una bella risata.
Kezia gir in su il palmo della mano indicando il paesaggio
di l dal parabrezza sporco. Pascoli e moltitudini di mucche,
le code penzoloni come corde. I bovini avevano l'aria
di aver trangugiato per pranzo una porta intera con tutta la
zanzariera. Kezia gli aveva promesso che non avrebbero visto
nemmeno una mucca. C'erano alberi fra i quali s'aggrovigliavano
delle piante aeree e balle di fieno coperte di plastica
che sembravano marshmallow giganti.
- Non c' proprio niente di cui mi debba vergognare...
sto facendo una scampagnata in compagnia di una bella pupa.
Questo le chiuse la bocca. Ma era vero. Kezia, con quel
fisico minuto e formoso, quegli occhi d'un azzurro burroso,
quei capelli da pazza... non era niente male. Ogni tanto
le lanciava un'occhiata, mentre era l seduta accanto a lui,
e la vedeva come l'aveva vista quando l'aveva conosciuta.
Anzi, come l'aveva vista prima di conoscerla, quando la osservava
prendere diligenti appunti seduta nell'aula in prima
fila. Kezia alz gli occhi al cielo e apr il finestrino. Il vento
le frust i capelli sul cucuzzolo, scuotendoli freneticamente.
Arrivarono a un grande cartello stradale col disegno di
una scogliera su cui si stagliava la sagoma di alcuni uccelli.
Nathaniel si rianim. Scogliera voleva dire mare, e mare
voleva dire spiagge, e spiagge voleva dire arenili riservati ai
nudisti. Roba che avrebbe potuto caricare online a beneficio
degli amici gi a L. A.
Kezia punt il dito verso il cartello. - Di che ci siamo.
Prendi per Etretat.
Dopo aver offerto acciughe con panna per colazione, la
padrona dell'albergo aveva consigliato loro di andare a visitare
Etretat perch, aveva detto, c'erano delle belle spiagge
e un panorama niente male. Una definizione quantomai
attenuata per quello che si offr al loro sguardo. A Etretat le
costruzioni erano tutte affollate attorno alla costa a smerlo e
le case, che sembrava si azzuffassero tra loro per conquistare
la vista migliore sulla Manica, avevano i tetti di paglia coperti
da chiazze argentee di licheni. La terra si levava altissima
sulla riva seguendo una ripida verticale, cos che nell'insieme
sembrava di osservare le conseguenze di un recente terremoto.
Parcheggiarono e si arrampicarono fin sulla cima di uno
dei picchi; i cardi graffiavano loro le gambe. Kezia, mentre
Nathaniel le si avvicinava, con uno strattone si tir il cappello sulla fronte, per proteggersi dal vento.
- Ma lo vedi il panorama? - Kezia fece un profondo respiro.
- Non ti sembra quasi che in Inghilterra ci debba essere
un pezzo di scogliera che corrisponde a questa?
- S, e infatti c'. Le Bianche Scogliere di Dover.
- No, dico, una scogliera frastagliata che combaci esattamente
con questa. Come se la costa francese e quella inglese
fossero due pezzi contigui dello stesso puzzle.
Arriv da dietro una forte raffica di vento che le fece
volare via il cappello. Non ebbe tempo di riacciuffarlo. Lei
e Nathaniel restarono l, fermi, senza osare protendersi nel
vuoto, mentre il cappello fluttuava gi dalla scogliera.
- Oh... merda -. Kezia rise con i capelli che le svolazzavano
in tutte le direzioni.
- Forse potremmo scendere e cercare di recuperarlo
Nathaniel guard in gi il puntino giallo che svolazzava.
Stava calando il sole che faceva capolino dal punto in cui
la scogliera si fendeva allungandosi in acqua come il dorso di
un elefante. Ora Nathaniel poteva vedere la nuca di Kezia,
una pallida parentesi di pelle.
- Guarda, - le disse, fissando l'orizzonte.
- Cosa dovrei guardare?
- Il raggio verde. Hai presente, no, quel fenomeno che si
verifica, per esempio a Malib, quando il sole tramonta oltre
l'oceano e appare una linea luminosa di colore verde...
Nathaniel pens a quella volta in cui era andato a Malib
con Bean, convinto che sarebbero stati insieme sulla spiaggia
a guardare il calare del sole. Invece avevano incontrato degli
amici, i quali avevano dato loro dei funghi che sapevano
di cavolo marcio. E Nathaniel era rimasto a studiare la loro
coperta ondulata dal vento, mentre Bean spariva dietro gli
scogli per un'ora. In compagnia di chi? Lui non l'aveva mai
saputo esattamente.
Guard Kezia che scrutava l'orizzonte. Da sotto arriv
il rumore delle famigliole che caracollavano sulla spiaggia di
sassi grigi e bianchi. Poteva sentire ognuno di quei passi distanti,
era come se la gente si stesse facendo faticosamente
strada per uscire da un distributore di palline di gomma da
masticare. Le onde rotolavano verso la costa, le creste bianche
si frangevano contro gli scogli, poi si ritiravano. Non c'erano
nudisti intenti a prendere il sole. E nemmeno gente normale.
Nathaniel aveva sempre saputo, in qualche remota piega
della mente, che la Francia del Nord non si sarebbe rivelata
all'altezza delle sue fantasie di tintarella integrale. Tuttavia
aveva lasciato Parigi con quell'idea.
E cos restarono l ad aspettare che il sole scomparisse. Lungo
la spiaggia erano ormeggiate una dopo l'altra delle piccole
imbarcazioni simili a baccelli di piselli aperti. Nathaniel sent
la sua ansia svolazzare via nel vento. Fin tanto che restava su
questa scogliera, poteva far girare all'indietro di dieci anni
le lancette dell'orologio ed essere ancora quello che avrebbe
voluto essere. Fin tanto che restava con i piedi piantati qui,
non avrebbe dovuto affrontare nient'altro che una distesa di
acqua color cobalto. Avrebbe potuto consumare qui i suoi pasti,
fare pip nell'oceano, dormire in piedi.
- Beh, che delusione -, Kezia gli diede una gomitata nelle
costole. - Niente raggio verde. Forse sono cieca? Comunque
non l'ho visto.
Non l'aveva visto neanche lui. Ma non aveva guardato
nella direzione giusta.
- Forse siamo tutti e due ciechi ai colori Nathaniel si
stir.
- In realt, - disse Kezia, - credo che la cecit ai colori
colpisca solo gli uomini.
- Ad ogni modo, - Nathaniel abbass un braccio e si batt
sullo stomaco, - adesso possiamo andare a bere qualcosa,
Miss So Tutto?
Kezia consider il panorama, pieg la testa avanti e indietro
come i gabbiani.
- S -. Tese un braccio e prese Nathaniel per mano. - Adesso
possiamo andare a bere qualcosa.
Il telefono gli vibr nella tasca. La B maiuscola del nome
di Bean lo abbagli. Il miracolo di questa telefonata - la differenza
di fuso orario, la ricezione difficoltosa in cima alla
scogliera, il fatto che lei lo chiamasse anzich mandargli un
messaggino - significava che in un modo o nell'altro il viaggio
in Francia aveva lavorato indirettamente a suo favore, come
aveva sperato. Nathaniel aveva vinto. Adesso non doveva fare
altro che rispondere al telefono e reclamare il suo premio.
- Allons-y -. Kezia si pul la guancia. - Mi sto mangiando
chili di capelli.
Nathaniel fiss lo schermo del cellulare finch il nome di
Bean non si trasform nelle parole chiamata persa.
Poi prese Kezia per mano e a passi pesanti scesero gi dalla
scogliera lungo il sentiero lastricato di frammenti di conchiglie.
Il viottolo sfociava su un vasto lungomare gremito di
venditori di gelati che stavano chiudendo gli ombrelloni: era
quasi notte. Cominciava a fare freddo. Nathaniel vide che i
peli biondi sul braccio di Kezia erano tutti dritti.
- Toh -. Si tolse la giacca.
Lei la prese e la tenne in mano. Lui guard la giacca che
le ballonzolava accanto mentre chiacchierava, le lampo oscillavano
fra lui e lei.
- Non te la metti? Le giacche sono fatte per questo.
- Oh -. Kezia scosse l'indumento tenendolo per il bavero.
- Credevo che volessi solo che te la reggessi.
- Tonta -. Gliela mise sulle spalle e Kezia infil le braccia
nelle maniche.
Lo fer questa reazione di lei, il fatto che Kezia non avesse
riconosciuto la galanteria da perfetto gentiluomo che le aveva
spiattellato sotto il naso. Anzi, peggio ancora, Kezia aveva
frainteso il gesto di lui, e senza nemmeno seccarsi. Nathaniel
di proposito aveva fatto di tutto perch Kezia avesse nei suoi
confronti delle aspettative piuttosto basse. Perch non gli andava
di sentirsi in obbligo in alcun modo con questa persona
del suo passato, che piombava a Los Angeles ogni due mesi
col chiaro scopo di farlo sentire un pezzo di merda. Tuttavia
il rischio che Kezia non volesse niente da lui ora gli sembr
persino pi grave del rischio che volesse tutto.
 
Capitolo quarantesimo.
Victor.

Quando aspirava la sigaretta Victor riusciva a sentire il
crepitio della carta che bruciava. Erano le 23,15 e gi regnava
una quiete che poteva solo aumentare. Il silenzio era una
specie di evento climatico in s, che stendeva sullo chteau
una coltre di immobilit. In una lettera scritta al proprio medico
dopo che aveva cominciato davvero a perdere la brocca,
Guy aveva detto: Non siamo che dei balocchi per questo
ingannevole e capriccioso organo che  l'udito. Il movimento
provoca un lieve fremito in un lembo particolarmente esiguo
della cute nelle nostre orecchie, che immediatamente trasforma
in rumore quello che in realt  solo una vibrazione. La
natura di suo  silente.
O quasi.
Nella propriet c'erano alcuni cani, dei cos di media taglia
e di razza indeterminata che gli Ardurat tenevano chiusi
in gabbie all'aperto. E questi cani avevano fatto un baccano
mostruoso nelle prime ore della sera, accompagnando con i
loro latrati l'esaurirsi di ogni attivit nello chteau. Avevano
abbaiato quando gli italiani se n'erano andati, quando era
stato chiuso il cancello, quando le auto avevano fatto marcia
indietro. Avevano abbaiato di gioia quando la giovane
Ardurat aveva attraversato il prato con un sacco di croccantini
fra le braccia. Avevano abbaiato con enfasi quando sua
madre, l'incarnazione di American Gothic tanto nella realt
quanto nella foto, aveva sbattuto la porta della cucina. I cani
avevano smesso di abbaiare solo dopo cena, placati dai bagliori
del televisore acceso in una stanza al terzo piano. Quando
anche quella finestra era diventata buia, Victor, dal capanno
degli attrezzi dove era nascosto, spiando dal vetro sottile
di una finestrella, riusciva a distinguere a stento la massa
respirante degli animali.
Diede una lunga boccata alla sigaretta, tanto per sentirsi
crepitare la carta sotto il naso, e inspir l'odore terroso
di erba secca. In quel momento, senza alcunissimo motivo,
un'intera rastrelliera carica di cesoie e palette da giardinaggio
rovin a terra, tirandosi appresso un vaso di terracotta
che and in frantumi.
Victor aspett l'esplosione dei latrati canini.
- Louise! - Mr Ardurat sporse la testa calva da una finestra.
- Ta gueule!
La cagna contrappunt a modo suo l'ordine.
- Non! Non! Ta gueule, Louise!
Durante la visita guidata Victor aveva saputo che lo chateau
era diviso in una dozzina di stanze (il che in origine aveva
avuto lo scopo di non disperdere troppo il calore durante
l'inverno). Fino a questo momento gli era stato impossibile
localizzare la camera da letto padronale e la porzione del castello
destinata a residenza privata degli Ardurat. Ma adesso
vide che era felicemente lontana dalla sua torretta. Spense
prudentemente la cicca schiacciandola sotto il tacco della
scarpa, si mise la borsa da viaggio a tracolla e fece capolino
da dietro un angolo del capanno.
All'inizio si tenne basso, accovacciato sull'erba come per
evitare dei sensori laser. Poi si alz in piedi e punt deciso
verso la casa. Pens all'universit e a come, a quei tempi, fosse
abituato ad avere delle bugie pronte in caso lo sorprendessero
mentre rubava. Qui quale bugia avrebbe potuto sfornare?
Che gli si era rotta la macchina davanti al cancello e aveva
bisogno di usare il telefono? Ma come aveva fatto a inoltrarsi
cos nella propriet? Come aveva potuto superare il fossato?
Si, ci cresceva l'erba, ma era pur sempre un fossato.
Victor pass le dita sulla malta del muro. Guard in su,
strizzando le palpebre. A meno che il soldato nazista non
l'avesse spostata di nuovo senza dirlo alla zia di Johanna, la
collana doveva essere ancora dietro un mattone in qualche
punto di quella torretta. L'unico modo per entrare era passare
dalla finestra. Si mordicchi le pellicine attorno all'unghia.
La mano gli tremava quando la pos sul graticcio. La follia
di quello che stava per compiere gli sgattaiol per il cervello
come uno scarafaggio che corre a rintanarsi sotto i fornelli. E
proprio come quando capita di notare uno scarafaggio, Victor
aveva due possibilit: a) poteva riconoscere la presenza della
blatta, darle la caccia e schiacciarla oppure b) poteva dire a se
stesso che tanto valeva fare come se non avesse visto niente.
Quando Victor cominci a salire, la sua paura si concentrava
pi sull'abbaiare dei cani che sull'idea di rompersi la schiena.
Ogni volta che, arrampicandosi sul graticcio, spostava un
piede pi in alto, spostava anche la borsa sul lato opposto, per
evitare che sbattesse contro la parete. Poi arriv un attimo
di panico totale, il preciso avanzamento verticale che lo sollev
da Se cado,  facile che mi rompa una caviglia a Se cado, 
sicuro che mi rompo l'osso del collo. Finalmente raggiunse il
lungo davanzale superiore, spesso abbastanza da consentire
a qualcuno di salirci sopra. Il graticcio terminava giusto sotto
la finestra. Tast il cornicione con le dita. Saggi i rami del
rampicante per capire se avrebbero retto, ma non c'era modo
di portare a termine il test senza aggrapparcisi con tutto il
peso. Cos invece fece un profondo respiro e con uno slancio
mand una gamba sul davanzale lasciando penzolare l'altra
nel vuoto, poi, grugnendo pi sommessamente che pot, riusc
ad arrampicarcisi sopra col resto del corpo.
Riprese fiato. Le nuvole correvano stagliandosi contro la
luna piena. Sotto di s vedeva le file di bocche di leone che
separavano le piante di carciofo da quelle di cavolo. Vedeva
anche la piccola dpendance in cui i proprietari dello chteau
dovevano essersi stipati durante l'occupazione. Il soldato nazista,
quel tipo cos sensibile, s'era mai avventurato quass
per godere di un simile panorama? E Guy? Probabile che no.
Erano entrambi troppo occupati a vivere storie galanti per
andarsi ad appollaiare sui davanzali.
La finestra, Victor ringrazi Dio, era aperta. Cigol rumorosamente
sui cardini quando la spinse. Si butt subito
dentro, rotolando in terra con la borsa in avanti, convinto di
atterrare nella vecchia camera da letto di Guy. Ma durante la
scalata al buio doveva aver deviato impercettibilmente dalla
traiettoria giusta e il salto l'aveva catapultato nel corridoio
davanti alla camera della torretta.
Caaazzo, disse articolando la parola solo con le labbra,
senza la voce.
Si spolver i pantaloni con le mani e guard gi dalla scala
a chiocciola. Vedeva le punte dei paletti dorati e i cordoni
di velluto. In fondo al corridoio ticchettava un orologio
a pendolo. A poco a poco i suoi occhi si abituarono all'oscurit
e Victor vide una console corredata degli ammennicoli
tipici di tutte le console: della corrispondenza, dei taccuini,
libri e quaderni di scuola, custodie di occhiali. Si respirava
un'aria diversa da quella del mausoleo al pianoterra. Qui la
gente ci viveva.
Victor si affacci dalla finestra da cui era entrato e allungando
il collo cerc di riorientarsi. La porta alla sua destra
doveva essere quella della vecchia camera da letto di Guy.
Per forza.
Il cuore gli batteva a mille. Avvicin l'orecchio alla porta
e vi pos sopra le mani. Chi  che forza l'ingresso e non entra?
Chi, eh? Il pomello, che aveva accumulato per millenni ammaccature
e graffi, cedette non appena lo gir.
La porta non era nemmeno chiusa a chiave.
 
Capitolo quarantunesimo.
Kezia.

- Ouvre la porte! -  Kezia diede uno strattone allo sportello
dalla sua parte.
- Hai tu le chiavi?
- Oh, ah ah! - Con una mano Kezia si teneva i capelli lontani
dalla faccia. - Divertentiiissimo.
- No, dico sul serio -. Nathaniel si rovesci le tasche.
Kezia sent il panico gonfiarlesi nella gola. Molti dei piccoli
contrattempi della vita potevano essere accolti con immediata
remissivit - come il cappello di Rachel volato via - ma
subirne due in un'ora era chiedere un po' troppo, no? Prov
di nuovo ad aprire lo sportello e scrut oltre il vetro curvo del
parabrezza, ma le chiavi non c'erano... e adesso? Non vedeva
attorno a loro, li nel parcheggio, nessuna gruccia metallica con
cui tentare di aprire la serratura dell'auto, e se anche l'avesse
vista, Nathaniel ci avrebbe fatto su chiss quante altre battute.
- Io non ce l'ho, giuro.
Gli lanci un'occhiataccia da sopra il tettuccio dell'auto.
La macchina era il fulcro di questo esperimento. La casa base.
Certamente pi affidabile del suo compagno di viaggio.
Il cervello di Kezia fece un giro di controllo, ispezionando
gli altri organi interni. Stomaco, vuoto. Vescica, piena. Frequenza
cardiaca, alta.
- Cazzo! - Sferr un calcio alla ruota.
- Kezia.
- Hai perso le chiavi della macchina? Non ci posso credere!
Adesso ci toccher rifare tutta quella scarpinata su per
la scogliera. Potrebbero essere ovunque. Avevi un compito,
uno solo, ma sei troppo occupato a mandare messaggini a
qualche sgallettata...
- Hai guardato nella tasca della mia giacca?
Le labbra di Nathaniel si arricciarono in un sorriso di sufficienza
pi accentuato del solito. Lei si mise le mani in tasca,
tastando finch non trov il portachiavi di Grey a forma di
Tour Eiffel. Sal in auto e si allung senza dire una parola
per aprire lo sportello dal lato di guida. Nathaniel si sedette
al volante e prese le chiavi dal palmo aperto di Kezia.
- Oh, grazie, Nathaniel, - disse lui. - Grazie di farmi da
chauffeur. Perdonami se ti ho dato dell'imbecille, Nathaniel.
Perdonami se passo la vita aspettando che gli altri combinino
qualche pasticcio di cui posso approfittare per diffamarli,
Nathaniel.
- Non ho niente da farmi perdonare, - replic Kezia rivolta
allo specchietto retrovisore. - Sono sicura che nel corso
degli anni hai fatto delle cose che mi giustificano in pieno.
Considerala una reazione retroattiva.
Andarono in tre diversi alberghi, compreso uno dove, sopra
l'entrata, c'era un neon che disegnava la sagoma della scogliera,
ma erano tutti al completo. Era praticamente estate. Il
picco della stagione turistica. Persino gli ostelli erano pieni.
Era una sensazione che ti toglieva ogni arroganza incrociare
per strada dei saccopelisti, con gli zaini stipati all'inverosimile
ben oltre la testa, e provare invidia per la branda infestata
di pidocchi che chiamavano letto.
- Adesso veramente non c' posto per noi nella locanda... -
disse Nathaniel.
- Non so che fare -. Kezia appoggi la testa sul cruscotto.
- Forse potremmo puntare direttamente su
Tours-di-David-Arquette.
Lei e Nathaniel avevano preso a storpiare a bella posta
i nomi di ogni citt, massacrandoli oziosamente per puro
divertimento. Tourville-sur-Arques era stata la prima
vittima.
- Aspetta -. Nathaniel consult il proprio cellulare, muovendo
velocemente il pollice sullo schermo.
- Stai cercando di twittarlo?
- Toh -. Nathaniel le pass la cartina. - Dobbiamo tornare
sulla strada principale e prendere a destra. Stiamo andando
in questo posto qua. Tu fai da navigatore.
Kezia prese la carta stradale senza guardarla e fiss Nathaniel
battendo le palpebre. Quali informazioni utili poteva
aver fornito adesso il telefono che negli ultimi due giorni
non s'era rivelato di nessun aiuto?
- Ti fidi di me?
- No -. Kezia rise mentre Nathaniel faceva inversione a U.
Un'ora dopo percorrevano un erto vialetto alberato che
mise a dura prova l'abilit di Nathaniel di guidare una macchina
col cambio manuale. In cima alla salita, una villa di
pietra immacolata con delle tende da sole che sporgevano
sopra l'ingresso. Era un albergo carino n pi n meno come
tanti altri in cui Kezia era gi stata. Dappertutto piante di
fragole costellate di piccoli fiori bianchi. Oltre ai pi vistosi
segni del lusso (lo stemma col leone all'entrata e i lill che
profumavano l'aria), c'era anche una lucida targa di metallo.
L'albergo ospitava un ristorante cui la guida Michelin aveva
conferito tre stelle.
-  uno scherzo? - Kezia si protese verso il parabrezza.
Una cerva tagli loro la strada sfrecciando, seguita da un
cerbiatto dal manto screziato.
- Non posso mica addebitare il conto di un posto come
questo alla mia capa, e non so quale sia l'importo degli assegni
che ricevi dalla SAG ma...
- La SAG  il sindacato degli attori.
- E allora?
- E allora io sono uno scrittore.
- Beh, devi aver fatto un sacco di soldi con il tuo episodio
pilota.
Lui scroll le spalle, salt gi dalla macchina e and ad
aprirle lo sportello.
- Nathaniel, chi sei veramente?
- Seguitemi, mia signora.
Mentre gli camminava dietro, le vennero in mente, in
realt per la prima volta, Caroline e Felix. Questa settimana
Kezia aveva avuto l'impressione di vivere la luna di miele
di qualcun altro (con il triplo dei bisticci e zero sesso). Ma
questo posto? Questo posto la faceva sentire come se la luna
di miele che stava vivendo fosse precisamente quella di
Caroline e Felix.
- Bonjour, - disse Nathaniel tutto allegro all'uomo dietro
il banco della reception, un tipo pi o meno della loro et dai
capelli con la riga in mezzo.
- Bonsoir, monsieur. Comment puis-je vous aider?
- Mi spiace se piombiamo qui cos, - continu Nathaniel.
- Ce n'est pas grave, monsieur.
- Non sai quanto detesto quest'espressione, - disse Nathaniel
a Kezia, alzando la voce di un'ottava. - Ce n'est pas
grave, ce n'est pas grave. Ovvio che non  grave. Nessuno ha
accoltellato nessuno.
- Perch vuoi farci fare una figuraccia? - bofonchi lei.
- Oui. Je m'appelle Nathaniel Healy et je voudrais une
chambre pour la nuit.
- Son desolato, signore, ma l'hotel per stanotte  al completo.
- Visto? - disse Kezia. - Chiaro, no?
Adesso era arrabbiata. Non che si sentisse capace di chiss
quali colpi di genio, tuttavia questa deviazione non solo si era
rivelata uno spreco di tempo ma aveva comportato anche un
danno psicologico. Conosceva bene questa sensazione, con
Rachel le era capitato abbastanza spesso di partecipare a cene
da quattrocento dollari, di stare seduta nei posti in prima
fila, di passare dagli ingressi riservati ai vip, solo per tornare
a casa a fine serata e scoprire che la serratura  inceppata e
la chiave non gira o che dal soffitto cade dell'acqua marrone
proprio su una pila di panni freschi di bucato.
Nathaniel si appoggi con i gomiti sul banco della reception.
- Le spiace controllare meglio? Qui ci sono tutte le informazioni
di cui ha bisogno, credo.
Pos il proprio telefono sul banco come gettando un guanto
di sfida e nel raddrizzarsi urt il campanello per chiamare il
fattorino. Kezia lo silenzi. Il tipo prese in mano il cellulare,
uno scettico costretto a guardare in una palla di vetro. Poi
lo restitu a Nathaniel e, dopo aver pregato che lo scusassero,
scomparve dentro la porta di quercia dietro la reception.
Nathaniel guard Kezia e le fece l'occhiolino.
- Hai qualcosa nell'occhio?
- Hai qualcosa che ti rode nel culo?
Il tipo torn seguito da un uomo che indossava la sua stessa
uniforme color carbone con due file parallele di bottoni
d'ottone che gli correvano sul petto.
- Sono desolato di averla fatta attendere, Monsieur Healy.
Bertrand prender i vostri bagagli dall'auto e vi accompagner
nella vostra suite. Siamo a vostra disposizione per qualsiasi
cosa di cui possiate avere bisogno durante il vostro soggiorno
nel nostro hotel.
- Merci, - disse Nathaniel, mentre in faccia gli fioriva un
gran sorriso di compiacimento. - Kezia, secondo te quant'
antico questo posto? Guarda le incisioni sul soffitto. Scommetto
che siamo negli alloggi della servit.
- Come hai fatto? - Kezia era a bocca aperta.
- Eh -. Nathaniel le mise le mani sulle spalle. - Non ho
fatto proprio niente, io. Ha fatto tutto Caroline. Questo
 il regalo che ho ricevuto per aver officiato al suo matrimonio
con Felix. Una sistemazione extralusso in qualsiasi
hotel Markson del mondo. Tutto pagato. I Markson non
possiedono solo la catena negli Stati Uniti. Sparsi per il
mondo hanno anche un paio di questi alberghi supereleganti...
come li chiamano? Applique hotel?
- Boutique hotel.
- Esatto.
- Oddio -. Gli butt le braccia al collo. - E tu hai usato
il tuo biglietto vincente per noi?
- Il momento era critico -. Nathaniel si strinse nelle spalle.
- In effetti intendevo usarlo per invitare qualche bella
ragazza a Singapore o roba del genere. Ma mi sa che dovr
accontentarmi di te.
Seguendo Bertrand arrivarono alla loro stanza, cui si
accedeva da una scala privata molto diversa dalla scala del
Bates Motel della sera prima. Bertrand apr loro la porta.
La camera era enorme ma per evitare qualsiasi pacchiana
ostentazione le pareti erano dipinte d'azzurro con effetto
spugnato e c'erano due grappoli di basse sedie bianche, uno
attorno al caminetto e l'altro sotto un quadro che sembrava
un Czanne e probabilmente lo era. La possibilit di sistemare
i mobili in cerchio, creando dei salotti dentro i salotti,
impression Kezia come un lusso di gran lunga superiore
al possesso di una lavastoviglie. Sulle pareti di casa sua, a
New York, ogni centimetro di spazio disponibile era occupato
dallo schienale di sedie e divani. Tutti i letti in cui aveva
dormito dalla laurea in poi toccavano contemporaneamente
due pareti, intrappolando tutti i ragazzi con cui era andata
a letto da dopo la laurea contro il tubo sibilante del radiatore.
Dovevi essere un milionario, a New York, per esporre il
retro dei tuoi mobili.
Nathaniel si spaparanz sul letto.
- Ho un'idea -. Si tir su e appoggi la tempia alla testiera.
- In condizioni normali avrei detto che non m'interessa
sentirla. Ma dopo questo... - Kezia fece un giro su se stessa,
- puoi esporre qualsiasi idea ti passa per la testa.
- Perch non ci prendiamo una sbronza coi fiocchi?
 
Capitolo quarantaduesimo.
Victor.

Come promesso la camera aveva l'esatta disposizione di
quella al pianoterra. In un angolo c'era un piccolo letto dall'aria
antica, fatto su misura per poter seguire la curvatura della
parete. Delle tende semitrasparenti svolazzavano dentro
e fuori dalla finestra aperta. A confermare la solita fortuna
di Victor, l'intera circonferenza della stanza era coperta di
mattoni a vista.
Si chiuse delicatamente la porta alle spalle, rilasciando piano
piano il pomolo finch il chiavistello non entr nel telaio
della porta, poi pos la borsa sul pavimento.
- Ecco dunque il luogo dove si comp la magia, - disse con
un sussurro quasi inudibile.
Si gratt la nuca. A meno di non aver fatto scattare qualche
allarme elettronico - e lui tutto sommato dubitava che
della gente che allevava le capre fosse dotata di un impianto
di allarme elettronico -, era riuscito a entrare nello chteau
senza che lo scoprissero. Adesso era arrivato il momento
della caccia. Pass le dita sui muri, cercando di individuare
qualche punto di discontinuit nella trama della muratura.
Avrebbe dovuto palpare uno dopo l'altro tutti i mattoni
della stanza, sperando che il soldato nazista non fosse stato
pi alto di lui. Nessun mattone di quelli toccati sembrava
allentato. Si sforz di tenere traccia di quelli gi esaminati,
procedendo a tastoni, come un cieco. Alz gli occhi e guard
il soffitto, c'era una ghirlanda ornamentale di gesso dal
cui centro, un tempo, pendeva il lampadario. Dov'era la
sua collana? La ghirlanda lo sapeva ma non voleva dirglielo.
Victor era stato cresciuto da gente che nascondeva ogni cosa
di valore nelle confezioni vuote dell'Ajax in polvere (cos
il certificato di nascita di Victor era arrotolato in maniera
permanente). Niente com con cassetti segreti, niente scegli
un mattone, uno qualsiasi, nessuna di queste stronzate.
Da ultimo l'esame lo port sul lato della stanza dove c'era
il letto. Si mise carponi, respirando polvere. Le zampe del
letto trattenevano il tappeto il cui orlo, sollevato contro il
muro, copriva una fila intera di mattoni. Victor alz il letto
spostandolo tanto da riuscire a incunearsi fra il mobile e
la parete. Tast il muro. Ormai stava esaurendo i mattoni
da controllare. Che avrebbe fatto se non trovava niente? Li
avrebbe controllati tutti daccapo. Non era arrivato fin qui
per accontentarsi di una perquisizione alla carlona. Con le
dita schiacci uno spigolo di argilla.
Si ud un rumore come quello di un pestello dentro un
mortaio.
Allora prov a muovere il mattone, che dondol avanti e
indietro come un dente che balla. Victor, che adesso era steso
in terra con le braccia allungate, riusc a estrarre il mattone
dal muro. Lo pos sul tappeto e infil la mano nella cavit.
Frugava alla cieca, col timore in qualche modo che qualcosa
gli azzannasse la mano. Non c'era niente.
Niente.
Un gioiello  vivo finch qualcuno lo tocca. Gli sembrava
ancora di sentire Johanna, seduta sul davanzale della finestra
mentre una brezza tropicale muoveva i volant della sua camicetta.
Avrebbe dovuto domandarle mentre ne aveva l'opportunit:
Ma se nessuno riesce pi a toccarlo? Che succede?
Ritrasse la mano, per fare una pausa e riorganizzare le
idee, e cos facendo strusci contro qualcosa. Guard dentro
l'apertura, strizzando le palpebre, e vide un coso piccolo
e piatto. Infil di nuovo la mano dentro, penetrando pi che
poteva, e riusc ad agguantarlo con la punta delle dita, avvicinandoselo
alla faccia. Sembrava un foglio luccicante, come
una fotografia. Un indizio, forse? Mise a fuoco la vista. Non
poteva credere ai suoi occhi: la foto scolastica di un ragazzo
con la Lacoste, i capelli a caschetto e le bretelle, un sorriso
scemo sulla faccia.
In quel preciso momento la porta si spalanc colpendolo
con forza sul sedere e mandandolo di nuovo steso in terra.
Ci volle un attimo sia a Victor sia alla giovane Ardurat per
elaborare quanto stava accadendo e perch lei capisse che lui
era una persona e non un mobile.
La ragazza indossava i pantaloni del pigiama e una canottiera.
Ora gli sembr ancora pi giovane di quanto gli fosse
sembrata mentre sciorinava notizie storiche. Aveva una fascia
di spugna che le fermava i capelli e la pelle del viso lucida. Si
era alzata per andare al bagno e tornando aveva trovato un
uomo che le strisciava sotto il letto col culo in su.
Victor si vide a perfezione con gli occhi di lei. Non era
un intruso qualsiasi, bens quello paurosamente allampanato
e con la faccia malconcia che si era unito al gruppo di turisti
nella visita guidata. La ragazza si copr la bocca con entrambe
le mani, poi le ritir e accese la luce.
E fu a quel punto che cominci l'urlo.
Era la prima volta che Victor sperimentava la possibilit
che il suono procedesse al rallentatore. Un verso decrescente.
Alz le mani per esprimere il suo disaccordo. Gli sembr
di provare a fermare una pallottola.
Infine la ragazza emise un acuto e breve Ah!, arretr
e sbatt con foga la porta, chiudendo Victor nella camera.
Adesso, con la luce accesa, si palesarono certi elementi inequivocabilmente
adolescenziali. Le tende viola. Le foto appese
dappertutto, i grappoli di amici in spiaggia, cimeli unidimensionali,
foglietti dove erano vergate citazioni fonte d'ispirazione,
rose secche che non si sarebbero mai appiattite. Una catenina
d'oro pendeva da un gancio dove c'era scritto: alexia.
Victor scost le tende e guard fuori dalla finestra. Il graticcio
era stato la scala che gli aveva consentito di arrivare
fino al corridoio del primo piano, ma se anche fosse riuscito
a raggiungerlo da dove era ora, si sarebbe certamente rotto
l'osso del collo se avesse cercato di scendere dalla stessa
strada da cui era salito.
Una doppia serie di passi risuon nel corridoio.
- All? - grid Mr Ardurat. - On appelle la polke! Vous
tes arm? Vous m'entendez? Vous m'entendez!
- Scusatemi, mi dispiace! - grid Victor.
Sent Mrs Ardurat armeggiare col cassetto della console
in corridoio. Poi sent sferragliare il pomello della porta e
pens che stava per ricevere una seconda scarica di botte in
ventiquattro ore. Invece stavano chiudendo la porta a chiave.
In lontananza i cani abbaiavano come pazzi.
- Non sono armato, - disse Victor. - Io... n'aipas une
pistola. Niente armi. Pas de armi.
Nessuno rispose. Due serie di passi si allontanarono, ma
una rimase. Mr Ardurat presidiava la cella di Victor. Lui non
era armato, questo s'era capito, ma Mr Ardurat?
- Aspetter qui, - disse Victor.
Mr Ardurat diede un gran colpo alla porta, e Victor l'interpret
come il segnale che doveva chiudere il becco. Si sedette
sul letto di lexia, stringendo in mano la foto di un
ragazzetto cui era appena spuntato il pomo d'Adamo. Il davanzale
era coperto di boccette di smalto dai colori vivaci e
palle di plastica con la neve finta. Victor scosse la testa e poco
manc che si mettesse a ridere. Aveva corso tutti questi
rischi solo per la foto di un moccioso per cui un'adolescente
aveva preso una cotta. Tuttavia, osservando meglio la foto,
notando un sottile filo metallico sui denti superiori del ragazzo,
Victor capi che non era solo per la collana che aveva
deciso di tentare il tutto per tutto. La molla era stata anche
la sua cotta personale, cos antica che Victor aveva smesso di
considerare se Kezia fosse davvero la ragazza giusta per lui e
si era abituato al ronzio continuo del suo bisogno di lei. La
foto di Kezia era stata appesa cos a lungo nel suo cuore che
un po' non la vedeva pi, un po' non riusciva pi a immaginare
le pareti senza.
Dal piano di sotto risuon la voce di Alexia, in preda al
panico. Bench spaventato, Victor non pot fare a meno di
sentirsi un mostro. Alexia probabilmente pensava che in questo
preciso momento lui le stesse rovistando nel cassetto della
biancheria intima. E Victor probabilmente l'avrebbe fatto, se
solo avesse pensato che c'era la possibilit che la collana fosse
nascosta l. Si mise la testa fra le ginocchia ed espir.
- Non sono un ladro, - farfugli, - o uno stupratore. Pas
de violate votre femme. Giuro.
- Ferme la bouche Mr Ardurat diede un'altra botta alla
porta. - Non muoverti, stronzo.
In realt disse stronso.
- Okay. Ma posso spiegare...
Questa era una bugia. Fin dalla Florida Victor sentiva di
avere imboccato una strada. Forse non era quella giusta ma,
per una volta, era una strada. Esisteva un'unica sequenza di
eventi, cos che fare il duplicato delle chiavi di casa da dare
a Matejo e ricevere una scarica di botte a Rouen sembravano
la stessa cosa. Faceva tutto parte della collana. Era come se i
fantasmi di Guy de Maupassant e di Johanna Castillo e della
zia di Johanna e del suo amante nazista lo stessero aspettando
da qualche parte e, contando sul fatto che lui ritrovasse
ci che loro avevano perduto, promettessero di metterlo di
nuovo in contatto col mondo.
S, Victor aveva una spiegazione, ma questo non voleva
dire che fosse in grado di spiegarsi.
 
Capitolo quarantatreesimo.
Nathaniel.

Il menu del ristorante dell'albergo era chiuso da delle
stringhe di cuoio e nel nodo centrale c'era infilato un ramoscello
di lavanda. Le cinghie non volevano saperne di venire
via, cos Nathaniel si pos l'arnese sulla pancia e cerc di
toglierle abbassandole di lato. Kezia ridacchiava, col mento
sul pugno e le dita raccolte sotto le narici.
- Che c'?
- Niente -. Kezia scosse la testa.
- Dov' la lista dei vini? - Nathaniel osserv attentamente
il tavolo. - Sar quella con sopra il lucchetto.
Kezia prese il proprio menu, tir una delle stringhe sciogliendo
il nodo senza alcuna fatica. Poi si protese e con lo
stesso sistema apr quello di Nathaniel. Dopo giorni in cui
avevano mangiato solo cibo di strada, il menu di un ristorante
stellato della Michelin era quasi troppo vasto per poterlo
assimilare. Coniglio ripieno di carciofi e olive. Foie gras con
dadolata di fichi. Piedino di maiale con mostarda piccante
e cozze. Filetto d'anatra arrosto con saut di carote e rape.
Gamberi con mousse al chutney guarniti da pur di coda di
rospo. Fagioli bianchi Coco de Paimpol Dop e ostriche con
salsa al limone. All'assortimento di formaggi era dedicata
una pagina a parte. Nathaniel aveva consumato pi prodotti
caseari in quattro giorni in Francia che in un anno a Los
Angeles. L'ultima pagina del menu offriva solo due dessert:
un souffl al Grand Marnier e un dolce che aveva l'audacia
di definirsi Palla blu prugna.
Kezia guard il menu come un chirurgo che debba decidere
dove effettuare la prima incisione. Quando arriv il cameriere
a lenire la sua confusione, Kezia aveva pronta una
raffica di domande e Nathaniel immagin che avrebbe chiesto
cosa voleva dire saut.
Lui si appoggi allo schienale della sedia. - Son contento
che mangi la carne.
- Son contenta se sei contento -. Kezia spieg il tovagliolo
facendone un'ingombrante tendina.
Quando arrivarono le loro ordinazioni, Nathaniel e Kezia
avevano gi finito due martini a testa ed erano passati al vino,
ma i bicchieri venivano riempiti loro di continuo, per cui
era difficile dire quanto ne stessero bevendo. Le pietanze arrivarono
fra due virgolette di salsa sul piatto.
- Sai a cosa dovremmo giocare? - Nathaniel gett un guscio
di cozza in una ciotola vuota.
- Mi sa che sto per scoprirlo.
- Guarda che stasera ho solo idee geniali.
- S -. Kezia alz le palme delle mani. - Questo te lo concedo.
- Vado a letto, sposo e uccido.
- Uhm, temo di averti concesso troppo, faccio subito marcia
indietro.
- Su, di! Gli indovinelli ti sono sempre piaciuti.
- Vado a letto, sposo e uccido non  un indovinello.
Un uomo viene trovato morto in una stanza con cinquantatre
biciclette. Chi  l'uomo e com' morto? Questo  un
indovinello.
- L'uomo  un giocatore d'azzardo che  stato sorpreso a
barare. Ci sono cinquantadue carte in un mazzo di carte da
gioco marca Bicycle, cos il suo avversario deve averne dedotto
che il nostro tipo aveva una carta in pi nascosta nella
manica e per questo l'ha ammazzato.
Lei si tolse una forcina dai capelli e ne storse un'estremit.
- Va bene -. Kezia strizz le palpebre. - Comincia tu.
Nathaniel si domand se non stesse strizzando le palpebre
anche lui. Era ubriaco e, come taglia, era grosso il doppio
di lei.
- Caroline, Paul, Victor.
- Odio questo gioco. Voglio che sia messo agli atti che lo
odio. Okay. Beh, non posso uccidere Caroline senn chi la
paga la cena?
- Un approccio letterale Nathaniel tocc col suo bicchiere
quello di Kezia. - Brava, mi piace.
- Cos, ovviamente, non pu essere altro che: Vado a letto
con Caroline, sposo Paul e uccido Victor.
- No, cara, qui hai cannato di brutto. Ovviamente : Sposo
Caroline, vado a letto con Victor e uccido Paul.
- Questa me la devi spiegare, - fece Kezia, la voce attutita
da un bicchiere di vino largo quanto il viso di lei.
- Caroline per via dei soldi. Uno si sistema per tutta la vita.
Paul perch amo Paul... tutti noi amiamo Paul...
- Un paio di mesi fa avevi detto che era un dilettante.
- Cosa? No, escluso. Non penso che Paul sia un dilettante.
Penso solo che sposare Paul significhi condannarsi a un
matrimonio tremendamente noioso. Quanto a Victor... beh,
Victor  molto alto. Se capisci cosa intendo.
- Uffa, piantala.
- Guarda che Victor e io abbiamo vissuto insieme. E il
vetro satinato della doccia nasconde le cose solo fino a un
certo punto.
- Ti prego, basta.
-  solo che pensi che dovrebbe essere pi sicuro di s se...
- No, questo lo penseresti tu, perch voi maschietti vi
preoccupate delle dimensioni del pene altrui pi di quanto
non se ne preoccupino le donne.
- Avanti, adesso tocca a te.
- Va bene -. Kezia si mise in bocca una baby carota. - Bean...
- Allora il gioco  fatto. Puoi fare qualsiasi altro nome,
tanto per andare a letto sceglier sempre Bean.
Lei ebbe una risata nasale. Lui fece segno al cameriere di
portare un'altra bottiglia.
- Okay -. Kezia allung un braccio sul tavolo, pronta alla
coerenza. - Okay. Tu, Emily Cooper, Percy.
- Non puoi mettermi nella condizione di andare a letto
con me stesso.
- Alla faccia dell'ego! Forse ti metto nella condizione di uccidere
te stesso, no? Comunque, d'accordo, Percy, Emily e me.
Kezia inarc un sopracciglio e con la mano fece il gesto
di sparare.
- Uccido Emily. Su questo non ci piove. Emily vola gi
dritta dalla scogliera. Il punto  un altro... Siccome vivo con
Percy, il nostro rapporto in un certo senso  gi un'unione di
fatto. Ma allora? Non vorrai che mi porti a letto te solo per
mancanza di alternative, vero?
- Se  per questo, non vorrei neanche essere sposata solo
per mancanza di alternative.
Kezia aveva la bocca macchiata di vino e i denti, sotto le
labbra, sembravano enormi.
- Adesso ci vorrebbe proprio una tequila -. Kezia scalci per
togliersi le scarpe, una delle quali sfior il possibile Czanne.
- Siamo nel paese sbagliato.
Kezia si stravacc su una delle sedie dall'altra parte della
camera, poi si alz e si lasci cadere sul portavaligie. Verific
che le strisce di tela reggessero il suo peso. Nathaniel si
sbotton i polsini della camicia mentre lei esaminava il mobile
bar, un manufatto di legno su cui era intagliato un medaglione
a stella.
- Come fanno a non avere la tequila in Francia? - Kezia,
accovacciata sul portavaligie, gir le bottiglie a una a una per
leggerne l'etichetta. - Soprattutto in un posto come questo.
Ma non mi mangio mica il cavalluccio marino, se ce lo trovo
dentro.
Le piante sporche dei piedi di lei ondeggiarono avanti e
indietro, l'equilibrio era precario.
-  un'espressione in codice?
- Il cavalluccio marino -. Un singulto. Kezia aveva il singhiozzo.
- Nella tequila.
- Il verme?
-  quello che ho detto, no? Il verme di mare.
Alla fine lei abbandon la ricerca. Apr una finestra e si sporse
nella brezza salmastra. Nathaniel attravers la camera, cercando
di camminare dritto. Si affacci accanto a Kezia, inspir
e, allungando un braccio all'indietro, le pos una mano sulla
vita. Lei la guard come se appartenesse a una terza persona.
- Mio Dio, - disse Kezia, dando una pacca sul davanzale
per sottolineare le proprie parole. - Mio Dio!
- Cosa?
- Guarda dove siamo! Come siamo arrivati fin qui?
- Mi verrebbe da dire: In auto.
- Okay, ti faccio una domanda seria. Pensi... pensi che
ci stiamo aggrappando tutti a un passato che non vuole saperne
di restare aggrappato a noi? Non per metterla gi dura
ma, forse, i nostri amici dei tempi dell'universit dovrebbero
avere tutti uno di quei braccialetti sanitari con su scritto
DNR, hai presente, no? Da non rianimare...
- So cosa significa DNR. Ma non posso rispondere per te.
In realt avrebbe potuto. Era la stessa sensazione di straniamento
che lei aveva cercato di spiegargli la sera prima. Ma
perch parlarne e cos dare corpo alle impressioni mutevoli
che Kezia aveva su di lui? Nathaniel era Dorian Gray, Kezia
era il ritratto: se lei avesse smesso di ricordare il Nathaniel
di un tempo, lui temeva che quella versione di s avrebbe
cessato di esistere.
- Uhmm -. Lei alz lo sguardo al cielo.
Kezia, se fosse stata sobria, probabilmente l'avrebbe aggredito
perch si rifiutava di risponderle. Ma Kezia era ubriaca
e si scordava delle domande subito dopo averle poste.
- Mi chiedo che verso facciano i cavallucci marini -. Kezia
pos con impeto il mento sul palmo della mano.
- Kezia? - Nathaniel premette il naso contro quello di lei.
- Oui? - Kezia ebbe un nuovo singulto.
La strinse a s. L'alito di lei sapeva di salse e di vino. Le
labbra erano distese. Kezia apr gli occhi. Vista da cos vicino
sembrava un sensuale ciclope. Lui esercit una delicata
pressione sulla cartilagine del naso di lei. E Kezia dischiuse
la bocca in un modo che Nathaniel trov assolutamente irresistibile,
pens che stava per caderle sopra.
- Ciao, - disse, e la baci. Un bacio con tutti i crismi.
Kezia sembr sorpresa, poi per rispose al bacio, con la
lingua che sapeva di tannino, e lo abbranc per la nuca.
Si allontanarono dalla finestra e, camminando di traverso,
superarono il labirinto di mobili che li separava dal letto.
Lei stacc il viso da quello di lui e gli guard gli occhi, prima
uno, poi l'altro, come se cercasse di capire quale fosse la
foto ritoccata e quale l'originale. Lui le tir gi entrambe le
spalline, ma il vestito rest su.
- Uh Nathaniel si accigli.
Lei abbass la lampo invisibile nascosta lungo il fianco. Il
rumore sembr l'avviamento di un motore minuscolo. Poi tocc
alla biancheria, che scese avvitandolesi attorno alle gambe.
Kezia sembrava alternativamente orgogliosa e imbarazzata
della propria nudit. Si scus per come erano ridotti i piedi
e intanto lo spingeva piano sulla schiena, con l'intenzione,
pareva, di permettergli di guardarla solo da certe angolazioni
e non altre. Lui per la voleva da tutte le angolazioni possibili.
Nathaniel spense la luce su uno dei due comodini ma
lasci accesa l'altra a bella posta. A questo punto erano nudi
entrambi e sent che una parte del suo cervello stava abbandonando
il suo corpo. Non and molto lontano: si sistem
su un pouf ultraimbottito a osservare la scena.
Kezia era morbida, anche i piedi lo erano, e Nathaniel
procedette verso l'alto, baciandole il collo prima di scendere
di nuovo gi, sui seni, e oltre, finch con la testa non le
arriv al bacino.
- Oh, - disse lei, coprendosi il viso con gli avambracci.
Nathaniel non voleva che Kezia ci stesse troppo a pensare
su. Per evitarlo, le spost d'impeto le gambe con le spalle.
Poi risal per tutta la lunghezza del corpo di lei, e si pul
la bocca strofinandogliela sulla spalla. Le premette il viso sul
collo, abbass lo sguardo per controllare che tutto fosse allineato.
Kezia lo tir a s.
Combaciavano perfettamente. Era persino meglio che con
Bean, anche se nemmeno Nathaniel avrebbe saputo dire perch.
Forse era un fatto psicologico, l'inebriante miscuglio di
familiarit e ignoto. Una montagna di disinvolta curiosit
che trovava risposta. O forse Kezia aveva una vagina magica
che lo avvolgeva nel modo giusto. Dentro era caldissima.
E si bagn appena lui la tocc. O forse dipendeva solo dal
modo in cui si stavano guardando: piacevolmente stupefatti.
Dopo, Kezia mise una gamba sopra quella di lui e rest
l, con i capelli allungati verso l'alto sul cuscino. Di solito in
questi momenti Nathaniel si sentiva pressato a dire qualcosa.
Non una bugia vera e propria, ma qualcosa di carino che
addolcisse lo scontento che sarebbe certo maturato se deludeva
la donna che aveva accanto. Ma siccome adesso non si
sentiva pressato a dire alcunch, lui lasci che il silenzio durasse
finch in maniera del tutto spontanea non si apr uno
spazio. E in quello spazio fluttuavano emozioni sconosciute,
che si comportavano come se fossero li in piedi da secoli
e solo adesso avessero ricevuto il permesso di accomodarsi.
Sentiva il cuore pulsargli nelle tempie. Le parole gli vennero
fuori con un'energia cos libera che il suo fu quasi un grido:
- Amo tutto di te.
Lei lo baci e gli mise un braccio attorno. Nathaniel aspettava
la risposta e intanto le disegnava sulla spalla dei piccoli
cerchi con le dita, vedendo allontanarsi sempre di pi il momento
in cui sarebbe stato ragionevole che lei gli rispondesse.
Allora cominci a preparare le proprie difese. Forse era
meglio se Kezia non diceva: Anch'io. Forse lui aveva esagerato,
forse aveva pronunciato quella frase solo per vedere
che effetto faceva essere in preda alla passione. Forse questo
era un po' come perdere l'ultimo treno per una destinazione
che comunque non si  del tutto sicuri di voler raggiungere.
Lei alz il viso verso quello di lui.
- Beh, questo non  assolutamente vero, - sussurr Kezia,
e Nathaniel sent il sorriso di lei solleticargli il petto.
 
Capitolo quarantaquattresimo.
Victor.

Da fuori, la prigione di Dieppe sembrava pi che altro un
autonoleggio. Sul marciapiede c'era dipinta la scritta police
municipale e le macchine della polizia erano parcheggiate
in fila, tutti veicoli di piccole dimensioni. Dentro, la sala
d'attesa era tappezzata con foto di poliziotti in pensione e
targhe celebrative. La stanza in s era sgombra, a parte una
scrivania, una pianta di cactus (scelta bizzarra per un carcere)
e un bancomat; una presenza, questa, che Victor trov
rassicurante. Quello che succedeva qui prevedeva un capitalismo
temporaneo, non una detenzione perpetua.
Due poliziotti, una donna dai capelli legati con una bassa
coda di cavallo e un uomo con il pizzetto, chiacchieravano
accanto a un distributore di acqua fredda mentre Victor e il
suo polso sinistro erano ammanettati a una panca. Dietro di
lui, appeso al muro, c'era un cartello con le fotografie di noti
criminali della Normandia, uno dei quali era Faccia Varicosa,
Victor ci avrebbe messo la mano sul fuoco. A dargli quella
ginocchiata in faccia quantomeno era stato un professionista.
Era passata circa un'ora fra il momento in cui gli Ardurat
l'avevano chiuso nella camera della figlia e l'arrivo della polizia.
Poi erano passati diversi altri minuti mentre Victor si sperticava
a dichiarare la propria innocuit in un francese smozzicato
e in un inglese in qualche modo ancora pi frammentato.
Alla fine i due poliziotti, uno dei quali era armato, avevano
fatto irruzione nella camera. Victor, con le mani in alto e la
testa bassa, non aveva avuto modo di vedere bene la pistola.
Poi nella semioscurit gli sbirri l'avevano condotto gi per la
scala di marmo. Alexia e sua madre adesso erano in un'altra
ala della loro dimora e Mrs Ardurat probabilmente stava
cercando di limitare i danni psicologici permanenti (tipo la paura
di entrare nella propria camera da letto).
I poliziotti con uno spintone avevano fatto salire Victor su
un'auto e avevano strillato qualcosa in francese rivolti verso
la rete di plastica della barriera di sicurezza. Mr Ardurat, che
doveva rilasciare delle dichiarazioni alla polizia, era salito sulla
propria macchina e li aveva seguiti lungo il viale d'accesso,
attraverso corridoi di cespugli e alberi contorti i cui rami strusciavano
contro il finestrino. La bici che Victor aveva affittato
era da qualche parte in mezzo a quella selva. Si era girato
sul sedile di similpelle a guardare lo chteau che si allontanava.
La sagoma del tetto aveva qualcosa di altalenante, un po'
come il tracciato di un elettrocardiogramma.
All'inizio sembrava che l'avrebbero interrogato ma senza
arrestarlo. La sua storia era troppo strampalata per risultare
minacciosa. Le cose per avevano cominciato a prendere una
brutta piega quando i poliziotti gli avevano chiesto di fornire,
oltre al passaporto, ulteriori prove della sua identit. Victor
non ne aveva. A Rouen quei delinquenti in tuta da ginnastica
gli avevano rubato il portafoglio. I criminali veri e pericolosi
erano liberi di andarsene in giro a piacimento, lui invece era
costretto a restare chiuso qui.
C'erano tre chambres nel retro della prigione. Due potevano
ospitare una persona sola, massimo due. Dentro c'erano delle
fragili sedie di plastica e dei bassi orinatoi. La terza cella era
tanto vasta da poter accogliere un'intera banda di ladri e stupratori.
Tutte le chambres erano vuote, ma erano solo le due
di notte, che per gli orari della mala sono come le otto di sera.
Lo misero in quella pi grande. Victor vide Mr Ardurat che,
in fondo al corridoio, veniva interrogato da un funzionario di
polizia e gesticolando rievocava di nuovo gli eventi della serata.
La sua testa calva era rossa di collera; un'emozione certo
preferibile alla paura, sia per lui che per Victor.
Una robusta poliziotta gli blocc la visuale piazzandoglisi
davanti e porgendogli un foglio tra le sbarre. Victor fece un
passo indietro. Era a digiuno di queste faccende - ovvio - ma
aveva visto abbastanza film da sapere che non doveva firmare
niente. La poliziotta scosse il foglio e strizz l'occhio a Victor.
Gli strizz l'occhio. Proprio come la donna nel Mtro e la ragazza
al noleggio di biciclette. Allora si protese e vide che non
gli offriva un documento ma un semplice foglio bianco.
- Le pianiste, ouais?
- Prego?
- J'ai ador Minuit  Paris, Monsieur Brody.
- No, no... io non sono...
La donna scosse di nuovo il foglio. Come piccioni.
- Al diavolo, - disse Victor, prendendo la penna che la
poliziotta gli porgeva e firmando col nome di Adrien Brody.
Il poliziotto che lo aveva spinto in auto allo chteau sussurr
con veemenza qualcosa alla collega e la fece smammare,
ma non prima che lei fosse riuscita a mandare a Victor un
bacio con la mano.
Il poliziotto prese una sedia di plastica, trascinandola rumorosamente
sul pavimento di cemento. Aveva una testa
sproporzionatamente quadrata, come un distributore umano
di caramelle Pez. Victor aveva il viso un po' meno tumefatto
e l'occhio aveva cominciato a prudergli lungo i bordi.
Il poliziotto si sedette sulla sedia con le gambe aperte e lasci
cadere sul pavimento fra s e Victor la sacca da viaggio.
Questo poliziotto non voleva chiedergli l'autografo e Victor
rest l immobile a guardarlo mentre apriva la borsa facendo
scorrere la chiusura lampo.
- C'est quoi, a? - Lo sbirro aveva in mano il rasoio per
i peli del naso.
-  un arnese che serve per tagliare i peli del naso.
- Eh?
- Follicules di le nez -.  Victor pieg la testa di lato e fece
il segno delle forbici.
L'altro gli rivolse un'occhiata di divertita commiserazione
e si pos il portablocco sulle ginocchia.
- Vuole mettersi in contatto col consolato degli Stati Uniti?
- Ho bisogno del consolato?
- L'hanno gi adeguatamente informata del fatto che pu
consultare un avvocato francese?
- Ecco... me l'ha spiegato lei adesso. Ho bisogno di un
avvocato?
Victor non poteva permettersi un avvocato, quale che fosse
la valuta della sua parcella.
- Non saprei -. Il poliziotto azion la penna a scatto e si
appoggi al portablocco. - Non spetta a me decidere. E adesso
mi dica: come mai si trovava nello chteau?
- L'avevo visitato poche ore prima partecipando a una
visita guidata.
- Aveva pagato il biglietto?
La vena criminale di Victor era cos profonda che aveva
perso il conto dei propri reati. E questo probabilmente non
era il momento giusto per tirare fuori la storia della bicicletta.
- Perch non se n' andato dopo la chiusura?
- Ho fatto due passi nel parco e devo essermi addormentato
nel capanno degli attrezzi.
- Scommetto per che il capanno non era aperto, non credo
che rientrasse nella visita ufficiale.
- Comunque non era chiuso a chiave. C'era solo un piccolo
chiavistello ed  bastato alzarlo.
- E il capanno le  parso un buon posto per schiacciare
un pisolino?
- Non mi sentivo bene.
Il poliziotto inarc un sopracciglio e spinse indietro la testa
su quel collo da distributore di caramelle Pez. Poi controll
un riquadro stampato sul suo blocco e scribacchi qualcosa
lungo i margini.
- Non mi sentivo bene fisicamente -. Victor avrebbe voluto
potersi rimangiare quella dichiarazione. - Mentalmente
sono a posto.
- Perch non  rimasto nel capanno fino all'alba?
- Il cellulare mi si  scaricato, cos ho pensato che avrei
potuto usare il telefono della residenza principale.
- Monsieur Wexler, mentire a un funzionario di polizia,
in Francia,  un reato.
- Anche se non siamo in tribunale?
- Dove risiede, quando non va in giro a intrufolarsi negli
chteau?
- Sono ospite di un amico...
- Un amico per modo di dire, se  stato costretto a dormire
nel capanno degli attrezzi.
- Il mio amico abita a Rouen.
- E lei com' arrivato a Rouen? In treno? Ha la matrice
del biglietto?
- No, era nel portafoglio.
- Ai poliziotti che l'hanno arrestata, lei ha dichiarato di
avere subito una rapina a Rouen. Il suo amico non ha denunciato
questo episodio alla polizia locale?
- Temo proprio di no.
- Pu darmi i dati del suo amico?
- Li ignoro. Vede, l'ho conosciuto giusto l'altra sera.
- Dove?
- In un bar. Non so il nome del bar.
- E cos che s' guadagnato quelle ammaccature sulla faccia?
- Prego?
- Ha avuto un incontro... scabroso? Lei e questo sconosciuto
avete fatto sesso?
- Come? No. Crede che io sia un prostituto? - Per un attimo,
Victor si sent quasi lusingato da una simile illazione.
- Non credo un bel niente, domando. Con quale compagnia
ha volato?
- United -. Victor deglut e lo sbirro scrisse qualcosa sul
suo blocco. - Avete intenzione di tenermi qui per tutto il fine
settimana per interrogarmi?
- Au contrare -. Il poliziotto schiacci il tasto della penna
a scatto. - Vogliamo solo confermare che sta per partire.
Lei  molto fortunato. Monsieur Ardurat non intende presentare
denuncia contro di lei e noi non possiamo costringerlo,
bench lei si sia introdotto senza autorizzazione in una
propriet pubblica.
Victor era incredulo. Mr Ardurat non avrebbe presentato
denunsia. Si mise subito a ringraziare il poliziotto, come se
gli avesse fatto lui personalmente questo favore, poi per si
rese conto di essere ancora... dietro le sbarre.
- Adesso si riposi, Monsieur Wexler, mentre io finisco di
sbrigare le scartoffie che la riguardano.
- Okay, grazie, - disse Victor, gli occhi sulla borsa da
viaggio ancora nelle grinfie del poliziotto.
 
Capitolo quarantacinquesimo.
Kezia.

Kezia si alz come al rallentatore e and in bagno usando
il telefono come lampadina tascabile. Era mattino inoltrato
ma i pesanti tendaggi della camera d'albergo li avevano
aiutati a dormire a oltranza. Kezia aveva quattro chiamate
perse di Sophie e due messaggi vocali, lasciati entrambi con
una voce che non riusciva a nascondere il panico. Il primo
messaggio era per un impiccio col sito web. Si caricava fino
al 75 per cento (Altri sono solo come perline appese al filo...),
poi si bloccava. Il secondo per riguardava un problema vero.
Tutti i campioni della nuova collezione ormai erano arrivati
in sede. Ma un paio di orecchini erano andati persi
con la posta e il loro rimpiazzo sarebbe arrivato solo dopo
il giorno fissato per il servizio fotografico. Che fare? Bisognava
rassegnarsi a lasciarli fuori dal catalogo o era meglio
spostare la data della consegna del materiale alla stampa?
Decisioni, decisioni. Sophie manifestava il desiderio di non
scocciare Rachel con simili inezie mentre era ancora
in Giappone.
Beh, cavoli suoi. Risolvesse da s i suoi problemi come una
persona adulta. Sarebbe arrivata presto un'altra Sophie. New
York pullulava di Sophie ma Kezia per questa settimana ci
aveva dato un taglio, e con gran piacere. Era stufa marcia di
quelle pupattole, non ne poteva pi della loro puerile sessualit
e della loro pretesa di stabilire persino a quale modello dovesse
adeguarsi lei. Sai qual  la cosa pi importante? - dicevano
le Sophie. - Trovare se stessi! Com'era la tua personalit
quando avevi dodici anni? Ecco, quella sei tu! Quella ragazzina
l. Non dovevi mollare. Dopo i dodici anni ogni movimento
 andato nella direzione sbagliata. S, questo significa che
hai buttato nel cesso interi decenni nel tentativo di diventare
adulta, ma non  troppo tardi per tornare a prediligere le
stoffe a pois e adottare un coniglietto e chiamarlo Miu Miu.
E se vicino a casa tua non c' qualche simpatica area attrezzata
per i picnic, pazienza, andremo altrove.
Kezia non sarebbe mai stata una Sophie. Kezia era una
donna adulta e attorno ai capezzoli le crescevano dei peli irregolari,
non cercava quotidiane conferme allo specchio, non
si sognava di salire sulla bilancia in bagno prima di aver fatto
pip, faceva regolarmente le analisi per controllare il proprio
stato di salute e s'impegnava in liti sanguinose con la compagnia
dei telefoni. Cosa c'era di sbagliato in tutto questo?
Kezia credeva che, in un modo obliquo e indiretto, la
responsabilit degli eventi della notte prima fosse delle
Sophie. Era colpa loro se lei per anni era stata convinta di
essere innamorata di un uomo che non mostrava alcun interesse
a intraprendere una relazione. Una cotta infantile.
Tipica delle Sophie. Erano state loro (coadiuvate da alcune
bottiglie di vino francese) a trasformare Nathaniel Healy
nell'ideale romantico di Kezia: un uomo-bambino infantilmente
sordo alle emozioni che viveva dall'altra parte degli
Stati Uniti. Le Sophie le si erano insinuate nella mente. Ma
dov'erano adesso che lei e Nathaniel erano andati a letto insieme?
Forse erano tutte gi a New York. Certamente non
erano qui a dirle cosa sarebbe successo ora. Kezia avrebbe
dovuto uscire da questo bagno senza di loro.
Arpeggi con le dita dei piedi sulle piastrelle del pavimento.
Aveva pensato che Nathaniel scherzasse quando le aveva
detto che amava tutto di lei. E quando aveva capito che lui
diceva sul serio non era stata in grado di dirgli: Anch'io.
Avrebbe voluto regalare quello che lui le aveva detto al suo
io pi giovane, alla Kezia che tanto aveva desiderato sentirsi
dire esattamente quella frase. Avrebbe voluto mettere quelle
parole in una scatola, chiuderla con un bel nastro e depositarla
davanti alla porta del dormitorio della Kezia diciannovenne.
In realt, ancora una settimana prima, quella frase
sarebbe stata un regalo di una certa importanza. Ma qualcosa
nel profondo di s si era stancato di aspettare Nathaniel e lei
non ne poteva pi di interessarsi alla vita di Nathaniel pi di
quanto lui non s'interessasse a quella di lei. Solo adesso capiva
che il sogno che aveva fatto sul reparto maternit non
riguardava il dolore di un amore infelice. No, era l'inconscio
che la salutava facendole ciao con la mano.
- Sei svenuta? - Nathaniel buss delicatamente alla porta
del bagno. - Dobbiamo lasciare la camera.
- Ecco -. Kezia apr il rubinetto dell'acqua fredda. - Un
minuto e arrivo.
Dalla mensola sopra il lavandino Kezia prese una saponetta
ancora incartata. Sotto c'era scritto in piccoli caratteri: Une
proprit de Markson.
Cominci a cadere una pioggia quasi invisibile, fitta al punto
da avvolgere il panorama nella foschia ma non abbastanza
da aumentare la velocit dei tergicristalli. Ci misero un po' a
trovare lo Chteau de Miromesnil dopo che ebbero raggiunto
Tours-di-David-Arquette, guidando avanti e indietro per
strade rurali e in mezzo ai boschi, fin quando Nathaniel, scoraggiato,
non si era visto costretto a fermare l'auto e prendere
la cartina dalle mani di Kezia. Avevano girato pi volte in
cerchio attorno alla statua di Guy de Maupassant.
-  ovvio che siamo vicini, - disse Nathaniel con voce
rabbiosa.
Mentre piegava e spiegava la cartina alla bell'e meglio,
Kezia controll la foto che aveva scattato nell'ufficio di
Claude. Per essere sicura al cento per cento di non aver letto
male l'indirizzo. Poi not un elegante segnale stradale di
legno nascosto in parte dai rami di un albero.
- Ehm -. Kezia batt le nocche sul finestrino.
- Signore ti ringrazio -. Nathaniel si butt la cartina dietro
le spalle.
Mentre si avvicinavano, Kezia sentiva contro le caviglie
l'erba umida e fredda. Un coniglio aspett che fossero cos
vicini da risultare terrificanti prima di attraversare il prato
con quattro salti. Davvero Victor era venuto qui? Tutto a un
tratto l'idea che il loro amico fosse arrivato fin qui le parve
assurda proprio come dall'inizio era parsa assurda a Nathaniel.
Gli uccelli sugli alberi discutevano fra loro. L'aria era ferma,
lo chteau di una bellezza stupefacente. Non c'era nulla in
quelle mura immacolate di mattoni che facesse supporre che
avessero visto qualcosa di particolarmente insolito come, per
esempio, un americano fuori di zucca.
Quando arrivarono al cancello, lo trovarono chiuso. Nathaniel
lo sbatacchi.
- Forse non  aperto al pubblico.
- No. Ho controllato prima che partissimo. Doveva essere
aperto. Non capisco.
Per sicurezza, prov anche lei ad aprire. Niente da fare.
Finalmente una donna usc dalla porta a vetri del palazzo e
venne a passi decisi verso di loro. Aveva i capelli leggeri come
piume che svolazzavano al ritmo dei suoi passi.
- Mi dispiace, - disse la donna in inglese, appena fu abbastanza
vicina da poter parlare senza alzare la voce, - ma
oggi non  possibile visitare lo chteau.
- Come fa a sapere che siamo americani? - disse Nathaniel.
- Forse perch siamo americani, no? - Poi Kezia rivolse
di nuovo la sua attenzione alla donna. - Ma se oggi  sabato!
Le sembrava che non potesse esistere momento peggiore
del fine settimana per chiudere un remoto chteau. Al tempo
stesso aveva cominciato a familiarizzare con la logica dei
francesi, e se le avessero detto che qui tutti i musei chiudevano
il sabato per riaprire alle 2,56 del pomeriggio di luned
non avrebbe stentato a crederci.
- Un classico -. Nathaniel si diede subito per vinto. - Allons-y.
Forza, si torna a Parigi. Ci scusi se l'abbiamo disturbata,
madame.
Si gir e si avvi, e la donna fece lo stesso, cos che camminavano
entrambi ma in direzione opposta. Kezia immagin
che contassero i passi sulla ghiaia.
- Signora, aspetti, - grid Kezia, - il castello  sempre
chiuso di sabato?
- Non -. La donna fece dietrofront. - Se volete tornare
sabato prossimo, potrete visitarlo.
- Posso chiederle come mai, allora, oggi siete chiusi?
- Stanotte qualcuno si  introdotto di soppiatto nella nostra casa -. La donna aveva l'aria stoica ed esasperata al tempo
stesso. - Per cui oggi niente visite.
Stavolta anche Nathaniel aveva sentito. Si ferm e si gir,
aveva un'espressione impietrita che le ricord quella del coniglio
visto poco prima. Kezia tamburell con le dita sul cancello.
Nathaniel alz le mani e se le pass fra i capelli, gemendo.
- Oh, che cosa terribile -. Kezia scosse la testa. - Uhm,
spero che non sia una domanda troppo strana, ma non  che
per caso quel qualcuno era americano?
- S, americano -. La donna incroci protettivamente le
braccia sul petto.
- Ed era alto pi o meno cos... - Kezia alz un braccio
verso il cielo, - magro come un chiodo?
- S, - disse la donna.
Kezia cerc di trovare qualche domanda che sciogliesse
ogni dubbio in maniera definitiva ma non dovette scervellarsi
troppo a lungo perch:
- E aveva un gran nasone.
- Oh, cazzo -. Nathaniel torn verso il cancello a grandi
passi. - E quell'uomo ha trovato qualcosa? Voglio dire, ha
rubato niente?
- No... ma ha spaventato nostra figlia ed  lei che porta
i turisti in giro, per questo oggi niente visite guidate.  un
vostro amico?
-  un suo amico, - si affrett a dire Nathaniel.
Kezia gli moll un calcio dietro il ginocchio, costringendolo
a un mezzo inchino.
- S,  un nostro amico, - aggiunse Nathaniel. - Le porgiamo
le nostre scuse per come si  comportato.
- Gi, ma adesso dov'?
 
Capitolo quarantaseiesimo.
Kezia.

Il commissariato di polizia puzzava di tabacco rancido.
Una sorpresa poco piacevole di prima mattina, soprattutto
perch il tanfo si mescolava al vento salmastro che soffiava
dal mare e li investiva alle spalle. Nathaniel chiuse la porta
e spieg perch erano li e chi erano e quali fossero le loro intenzioni.
Kezia era quasi sicura che li avrebbero mandati via
sostenendo che quello era il posto sbagliato e che stavano
cercando il tipo sbagliato nella citt sbagliata.
- Ah, ouais, - disse invece lo sbirro seduto dietro il tavolo
dell'accettazione. - Monsieur Wexler. Le chat cambrioleur.
Venite, vi porto da lui.
Aggiunse alla propria cintura un altro anello con le chiavi
e spinse indietro la sedia munita di rotelle. A quanto pareva
c'era un solo uomo in America capace di venire in Francia
per introdursi di soppiatto in uno chteau, e quest'uomo
era Victor.
Era steso su un fianco raggomitolato nella cuccetta inferiore
della cella. Senza che nessuno fiatasse, Victor gir la
testa e si guard alle spalle, il panico stampato sulla faccia.
Si drizz di scatto e rest per un attimo seduto sulla brandina,
battendo le palpebre e facendo schioccare la schiena.
Victor guardava Kezia come fosse un miraggio. Poi si alz e
si mosse mettendo lentamente un piede davanti all'altro, come
se avvicinandosi gradualmente potesse valutare meglio il
tasso di realt di ci che vedeva. Nathaniel lo fotograf col
cellulare. Il rumore sembr insolitamente forte e interruppe
la concentrazione di Victor.
- Vedrai, sarai contento di avere questa foto -. Nathaniel
guard lo schermo del telefono. - Fidati.
- Ragazzi, ma che ci fate qui?
Era il tipo di domanda che di solito segnala una situazione
di grande eccitazione o di grande irritazione, Victor per
era chiaro che lo chiedeva perch voleva saperlo. Aveva la
barba lunga e il viso era pi scarno del solito. Sotto gli occhi
due mezzelune scure e profonde. Del sangue coagulato vicino
all'orecchio, un livido solcato dalle rughe del sonno sul
lato destro della faccia. Sul labbro una crosta che ricordava
i baffetti di Hitler. Doveva fargli male quando parlava. Non
sembrava che avesse passato una notte in un centro francese
per la detenzione preventiva ma un mese in un carcere turco.
- Siamo venuti per te, cretino.
- Hai la faccia rovinata, che t' successo? - domand
Nathaniel.
- Hai la faccia rovinata, che t' successo?
- No, niente.
Nathaniel pos un braccio sulla spalla di Kezia ma gli scivol
lungo il fianco quando lei si accoccol per mettersi allo
stesso livello di Victor, che si era accovacciato e stringeva le
sbarre con le mani come una scimmia.
- Come diavolo avete fatto a trovarmi? - Victor guard
Keziavcon grandi e tumefatti occhi da scimmia.
-  una lunga storia. Davvero stai bene?
- S, potete chiedere se mi danno un bicchier d'acqua?
- Me ne occupo io, - disse Nathaniel avviandosi lungo il
corridoio.
- Dico sul serio, come avete fatto a trovarmi? - disse
Victor con voce rauca, sedendosi sul pavimento.
- No, parla prima tu -. Kezia scosse la testa. - Sei tu quello
che  finito dietro le sbarre. Racconta.
- Non so da dove cominciare.
- Comincia da qui:  vero che hai minacciato Caroline?
- Te l'ha detto lei? E come l'avrei minacciata? Con un
coltello da burro?
Victor si gratt la testa. E Kezia si domand se pi che
un segno di riflessione non fosse quello di una possibile infestazione
di pidocchi.
- Caroline mi ha accusato di aver rubato i gioielli della
madre defunta di Felix - per quanto, siamo onesti, allora era
ancora in vita - e le ho detto solo che non l'avevo fatto, perch
non l'ho fatto. E ora che ci penso, quello che non capisco
 perch tu sei andata a raccontare tutto a Caroline, quando
sai che Caroline mi disprezza.
- Ah -. Kezia sospir. - Non dare la colpa a me. E poi
Caroline non ti disprezza mica.
- E invece s, mi disprezza, eccome.
- Comunque in realt quella notte qualcosa hai preso dalla
camera di Johanna, o sbaglio?
Prima che Victor potesse rispondere, Nathaniel torn con
un piccolo cono di carta pieno d'acqua.
- Ho cercato un bicchiere di plastica ma a quanto pare qui
non credono nella plastica.
Victor fece una pausa fra un avido sorso e l'altro. -  perch
con la plastica ci puoi anche fare un coltello.
- Ma guarda te! - Nathaniel diede di gomito a Kezia. - Una
notte in gattabuia ed  gi un esperto di vita carceraria.
- S, proprio cos -. Victor bevve un altro sorso. - Per
esempio so che in Francia la galera  uno dei pochi posti in
cui  proibito fumare. Per giunta pare che qui non esiste che
ti facciano uscire su cauzione. Anzi, se vogliono, ti possono
tenere dentro per un po', cos, per sport. E questo, secondo
me, non  solo immorale,  antieconomico.
- Beh, meglio, - ribatt Nathaniel. - Non mi sentivo affatto
in grado di negoziare con questa gente.
- Ehi, non avevo capito che eri qui in veste diplomatica.
- Uffa, la volete smettere voi due? - Kezia diede un colpo
alle sbarre.
- Gli hai gi chiesto di Guy de Maupassant?
Kezia alz lo sguardo e lanci un'occhiataccia a Nathaniel.
Lei aveva pensato che fosse meglio lasciare che Victor raccontasse
da s la sua storia per arrivare tranquillamente alle cose
che sapevano gi. Prima voleva sentire cosa avesse da dire
Victor senza metterlo in agitazione. Lui comunque aggir
ogni possibile imbarazzo e diede la stura all'entusiasmo. Da
quando si conoscevano Kezia l'aveva visto entusiasta al massimo
una o due volte.
- Nathaniel, perch non hai mai risposto alle mie mail? S,
lo so che il tuo interesse per la letteratura francese era
tutta una finta, ma ti assicuro che questo Maupassant avrebbe
meritato un corso intero solo su di lui. Lo sapevate che per
scherzo mandava alle signore dei cestini pieni di rane? Mi
sarebbe stato simpatico. E anche voi, scommetto, l'avreste
trovato simpaticissimo. Rimorchiava qualsiasi donna vedesse
intenta a leggere i suoi libri. Lui era una specie di macchina
del sesso. Per di pi era un tipo molto spiritoso. Una
volta prese un ragazzo, lo fece vestire da donna e lo sped
in un salotto femminile perch gli riferisse tutto quello che
avrebbe sentito.
- Beh, mi sembra una roba un po' gay, - disse Nathaniel
in tono beffardo.
- Lo sapevate che aveva un pappagallo chiamato Jacquot
a cui aveva insegnato ad accogliere gli ospiti dicendo: All,
mia dolce puttana. Ooort. All, mia dolce puttana?
Kezia guard Nathaniel con occhio implorante.
- Perch dovremmo sapere una cosa del genere, Victor? -
Nathaniel parl con voce sommessa. - Anche a me  piaciuto il
suo racconto.  un classico. Ma nessuno sa le cose di cui parli tu.
- Proprio questo  il punto!
- Victor...
- No, il fatto  che io voglio parlare delle storie nascoste.
Nessuno mi lascia mai parlare ma io voglio parlare. Un tempo
pensavo che le informazioni fossero simbiotiche. Nel profondo
di me, pensavo che le informazioni avessero un'anima
e che i fatti volessero essere trovati. Credevo che questa collana
volesse essere trovata. Ma in realt ai fatti e agli oggetti
non gliene frega un cazzo se noi li troviamo o no, perch
loro non si considerano perduti. Sanno di essere veri anche
senza di noi. In questo preciso momento, mentre mi rivolgo
a voi da questa cella...
- Ehi, abbassa le penne, Mandela!
- ... in questo preciso momento, ci sono dei granchi albini
e ciechi che se ne vanno a passeggio per il fondale oceanico.
Ma noi non sappiamo niente di loro, perch?
- Perch ancora nessuno li ha scoperti? - azzard Kezia.
Victor imit il suono di un cicalino. - Sbagliato! Non
sappiamo niente di loro perch abbiamo un rapporto disfunzionale
con le informazioni. Fidati di me, ho maturato
una certa esperienza lavorando anni e anni per un motore
di ricerca.
- Gi, ma t'hanno pure licenziato, non so se mi spiego.
- Nathaniel, - disse Kezia con tono di rimprovero.
- Lui sproloquia sui granchi e io mi becco un Nathaniel
solo perch mi permetto di far notare qual  la realt?
Victor non fece una piega. - Gli esseri umani sono delle
creature strampalate ed egocentriche. Troviamo un fatto
che ci sembra nuovo e vorremmo scuoterlo per la collottola
dicendo: Dio santo, hai la minima idea di quanto sei importante?
Ma il fatto ha sempre saputo di essere un fatto.
Nessuno tiene nascosti i granchi, i granchi non tengono nascosti
i granchi. Ed ecco cosa ho capito...
Un poliziotto pass loro davanti, accompagnando un ragazzo
con le sopracciglia piene di piercing. Il ragazzo aveva
le manette ai polsi e sput davanti ai piedi di Nathaniel. Lo
scaracchio si spiaccic sul cemento. Nathaniel spost la scarpa.
- Niente  perduto se non quando la gente comincia a sostenere
di averlo trovato.
Victor li guard, radioso, aspettando che simile rivelazione
suscitasse il loro timore reverenziale.
Kezia addolc il tono di voce. - Victor, cosa c'entra tutto
questo con la collana?
- Non l'ho trovata. Pensavo che l'avrei trovata ma non
l'ho trovata. Forse nessuno la trover mai. In realt non ha
importanza.  che le cose stanno alla rovescia. La vita non
imita l'arte, la vita  meglio dell'arte. La collana  qualcosa
di vero, qualcosa che esiste realmente.
Victor continu a parlare e parl del com di Johanna e
dei gioielli che conteneva e della storia che Johanna gli aveva
raccontato sulla propria zia - la storia che Victor aveva
cercato di riferire a Kezia - e di come avesse sgraffignato il
disegno della collana costruendoci sopra tutto un progetto,
e sostenne che, bench la collana non fosse dove lui aveva
creduto che fosse, questo non significava che la collana non
continui a essere l fuori, da qualche parte.
- Okay, - disse Nathaniel con tono solenne. - Di, Kezia,
fagliela vedere.
Lei selezion sul cellulare la foto che aveva scattato
nell'ufficio di Claude e gli pass il telefono di l dalle sbarre.
- Victor,  questo che hai preso quando eri a Miami?
Victor guard il disegno come un bambino che vede per la
prima volta il modellino di una nave dentro una bottiglia, cercando
d'immaginare come fosse finito sul cellulare di Kezia.
- Come fai ad avere questo disegno? Caroline ne aveva
una copia?
- Santo cielo, - fece Kezia, e sospir. - La collana non esiste
mica, Victor. Questo disegno  tratto da un libro molto
antico che  fuori catalogo da non so quanti secoli.
- Un libro?
Pronunci questa parola come se fosse stata appena inventata
da Kezia. Pos il cellulare sul pavimento. Kezia si
dispiacque di non avere con s il disinfettante che Grey usava
per le mani. Victor si alz in piedi e si gir a guardare la
parete opposta. Poi cominci a camminare avanti e indietro
a grandi passi, come se cercasse qualcosa da prendere a pugni.
Invece moll un gran calcio all'orinatoio. Dopo di che
saltellando and a sedersi sulla sua brandina per coccolarsi
le dita dei piedi.
- Sapete per certo che questa collana non esiste? - Victor
si teneva il piede in mano.
- Beh, per certo, no. Ma non esiste.
- Tu sai sempre tutto.
Adesso Nathaniel si appoggi alle sbarre. - Senti, bello,
Kezia ha fatto praticamente mezzo giro del mondo per riuscire
a rintracciare il tuo brutto culo. Io morirei di gratitudine
se qualcuno facesse una cosa del genere per me. Non mi
viene in mente nessuno che in tutta la mia vita abbia tenuto
a me come Kezia tiene a te.
Kezia cerc di incrociare lo sguardo di Nathaniel. Avrebbe
voluto accarezzargli le dita mentre stringeva la mano attorno
alle sbarre. Ma poi pens, e per la prima volta, non alla reazione
che avrebbero potuto avere Victor o Nathaniel. No,
era a se stessa che Kezia non voleva dare un'idea sbagliata.
Piuttosto fece un segno a un funzionario di polizia che
stava passando accanto a loro. Un gesto che ricord bizzarramente
quello che si fa al termine di un pasto al ristorante,
quando si mima una firma sul palmo della propria mano.
- Victor, - disse Kezia, - lo so che volevi che fosse vera.
- Parli della collana come se fosse Babbo Natale. Non sono
mica un fesso. Avevo delle prove.
- Pu darsi che tu le avessi, ma cercare di seguirle  stata...
 stata...
- Una pazzia, - disse Nathaniel concludendo il pensiero
per Kezia.
- Voi non capite.
- Per via dei granchi?
- No, che c'entrano i granchi? Voi non sapete cosa significhi
non avere mai quello che vuoi, seguire cos a lungo una
strada che finisci col non sapere pi nemmeno cosa vuoi, ma
quello che sai  semplicemente che non ti piace come sei.
Forse non ti  mai piaciuto davvero essere come sei. Non so.
Ma prima, anche se non ti piacevi, riuscivi ad andare avanti,
mentre adesso, boh, non ti sta pi bene. Ecco, sono stufo di
volere sempre le stesse cazzate e di non ottenerle mai. Sono
stufo di vedere i miei giorni che sbiadiscono senza che cambi
mai niente. Capisco l'effetto che pu fare quello che dico,
specie se lo dico da qui dove sono ora, ma, sapete una cosa?
Sinceramente non me ne frega un cazzo di che effetto vi faccia.
Non ricordo, in tutta la mia vita, di essermi mai sentito
vivo come mi sento vivo adesso.
Kezia guard Nathaniel e si sorprese di vederlo come
sotto l'effetto di un incantesimo che lo induceva a un sentimento
di reverenza. Lei ovviamente aveva sempre saputo
che Victor aveva dei desideri e che, ovviamente, il proprio
nome era nella lista, ma non le era mai venuto in mente
che il suo primo desiderio fosse quello di non desiderare
niente. La condizione opposta a quella di chi non si sa mai
accontentare.
Nathaniel si schiar la voce. - In questo caso, per spirito
di sincerit e di condivisione e pi precisamente di verit,
per ricostituire un ordine dove prima c'erano solo bugie devo
annunciare che... il mio programma non si fa.
- Eh? - Kezia era sbalordita. - Cosa dici?
- Dico che il mio progetto non ha alcuna possibilit di vedere
la luce. Nessuno vuole pagarmi perch scriva l'episodio
pilota. Non riesco nemmeno a farmi prendere in considerazione
da quelli che dovrei cercare di convincere a commissionarmi
la sceneggiatura dell'episodio pilota. Non riesco a entrare.
- Io invece non riesco a uscire -. Victor fiss le sbarre
della sua cella.
Kezia comprese che questa confessione non solo voleva
essere accattivante, ma aveva anche l'obiettivo di liberare
Nathaniel. Tuttavia non aveva avuto nessun buon motivo
per mentire. La menzogna non aumentava il suo fascino. E
se aveva confessato era solo perch Victor era stato sincero
per primo.
- Mi spiace... - disse Nathaniel.
- Beh, t'assicuro che a me non importa niente, - gemette
Kezia. - Soltanto capisco che sono l'unica, qui, a non sparare
bugie a tutto spiano.
- Probabile, - disse Victor, massaggiandosi l'alluce.
 
Capitolo quarantasettesimo.
Victor.

L'auto continuava a procedere a scatti. Delle bottiglie d'acqua
vuote uscivano rotolando da sotto il sedile e andavano
a sbattere delicatamente contro le scarpe di Victor prima di
rintanarsi di nuovo nel loro stambugio. Comunque era bello
essere a bordo di una macchina. Nello specchietto laterale
vedeva Kezia addormentata dietro di lui, la bocca aperta, la
cintura di sicurezza che separava un seno dall'altro.
Adesso Victor osservava la campagna in un altro modo,
con la sensazione di conoscere ogni curva della strada. Si era
sentito cos anche il giorno in cui, tanti anni prima, Caroline
l'aveva raccolto sul ciglio di una grande arteria stradale del
New England; stavolta comunque il paesaggio era ben pi
spettacolare. Sfrecciavano accanto a muri di pietra. A meli
offuscati, ridotti a macchie confuse. Fece un gioco con se
stesso, cercando di focalizzare la vista su un albero in particolare
per osservarlo mentre si allontanava a tutta birra fino
a scomparire. Apr l'aletta parasole da cui piovve un pezzetto
di carta dove c'erano scritte delle frasi con l'inchiostro rosa.
- Che roba ? Est-ce que je peux garer ma volture ici? -
Victor diede una scorsa alla prima colonna prima di passare
alla seconda. - Posso parcheggiare qui la mia automobile? J'ai
mes rgles et j'ai besoin des tampons. Ho le mie... ho le mie...
- Ho il ciclo, - disse una voce impastata dal sedile dietro.
- Mi servono degli assorbenti. E un biglietto di Grey. Deve
essere li da un po'.
Victor si gir a guardare Kezia, che gli rivolse un breve
sorriso prima di tornare a scrutare il panorama dal finestrino.
Intanto Nathaniel continuava a tempestarlo di domande sulla
rissa in cui era rimasto coinvolto a Rouen. Victor si trov a
rispondere con sincerit. Aveva avuto una fifa blu e raccont
tutto senza indorare la pillola. Adesso che Kezia e Nathaniel
l'avevano visto al suo peggio, Victor si sentiva abilitato a essere
anche al suo meglio. O quantomeno a cercare di avvicinarsi.
Nathaniel gli raccont tutte le avventure vissute con Kezia.
Qualcosa nel modo che aveva di parlarne, nell'attenzione che
metteva nel sorvolare come avessero passato la notte, diede a
Victor la certezza che tra i due fosse successo qualcosa. Beh,
non era questa grande novit. Nel corso degli anni gli era capitato
spesso di sospettare una cosa del genere, salvo poi macerarsi
nel timore di riceverne la conferma. Adesso per c'era
stato un piccolo cambiamento e Victor sent soltanto che la rivelazione
avrebbe dovuto farlo sentire a terra. Guy aveva scritto
che a volte le lacrime che versiamo per le nostre illusioni
sono amare come quelle che piangeremmo per la morte di una
persona cara. Ma Victor non aveva pi voglia di piangere sulle
illusioni perdute.
Mentre entravano a Parigi, vide stagliarsi in lontananza la
Tour Eiffel. Tutte le volte che Guy era a Parigi, poteva andare
a mangiare solo ai piedi della Tour Eiffel perch quello
era l'unico posto rimasto in citt da dove poteva non vederla.
Victor cerc di abbracciare lo stesso atteggiamento esasperato,
ma ci che aveva davanti agli occhi non glielo permise. La
strada correva rasente alla Senna, questo bel fiume calmo e
puzzolente, secondo le parole di Guy. Come aveva immaginato,
qui la Senna era molto pi piacevole a guardarsi che
a Rouen. La superficie luccicava mossa da onde di meringa
scura.  anche vero che Victor era prevenuto. Rouen per lui
era solo nebbia e violenza.
Nel fiume c'erano numerose imbarcazioni per il trasporto
delle merci e dei passeggeri. Da questa prospettiva, sembravano
dei bruchi sottosopra, buttati in acqua da qualche bambino
sadico, con i remi che annaspavano come zampe. Guy andava
sempre a navigare sul fiume velato di nebbia. Si fermava a riposare
quando arrivava nelle anse pi belle, in piccoli villaggi
di pescatori che avevano nomi come Sartrouville, ma ripartiva
subito con rinnovata energia appena vedeva svettare in
lontananza i contrafforti di Notre-Dame. Metteva mano ai
remi, - aveva scritto Franois, - salutando con un cenno del
capo la trentina di persone venute a salutarlo. Poi, imitando
il movimento di un grosso uccello che spicca il volo, affondava
i remi in acqua. Pochi minuti dopo, di lui non restava che
un lontano punto nero sulla superficie argentea della Senna.
Victor credette quasi di vedere Guy che, ghignando sotto
i baffi, si allontanava scivolando con la sua barca sul pelo
dell'acqua.
Poi Nathaniel acceler per superare un semaforo giallo e
l'auto ebbe uno scatto prima in avanti, poi indietro, e infine
si ferm.
Nathaniel lanci un'occhiata allo specchietto retrovisore.
- Scusa.
Adesso che non procedevano pi in parallelo con le chiatte
sul fiume, scomparve anche la barca immaginaria che Guy
spingeva con i remi. Victor sent una mano che gli faceva dei
grattini affettuosi alla base del cranio.
- Hai bisogno di una doccia, - disse Kezia, che poi si pul
delicatamente le dita sulla spalla di Victor.
 
Capitolo quarantottesimo.
Kezia.

Nathaniel suon al citofono. - Su, aprite, vi abbiamo portato
un regalo.
- Una bottiglia di calvados? - rispose una voce maschile
fra le scariche di elettricit statica.
- Paul, - disse Kezia, severa, e il portone si apr con un
ronzio.
Scarpinarono su per le scale con Nathaniel in testa. Kezia
si gir per assicurarsi che Victor fosse dietro di lei; s, c'era.
Quando arrivarono in cima, Grey li aspettava sulla soglia,
pronta a tempestarli di domande sul viaggio, e poco manc
che non chiudesse la porta in faccia a Victor, come il contadino
che si aspetta di dover far rientrare solo due galline
nel pollaio.
- Porca miseria, Victor -. Grey stava l a bocca aperta.
- Sembri... ma che sorpresa! Da dove spunti?
Grey baci l'aria attorno alla faccia di Victor. Kezia cap
che avrebbero dovuto mettersi d'accordo prima su cosa dire
e quanto raccontare, Victor comunque part subito in quarta.
Spieg che aveva usato le ferie per venire in Francia con
un volo low cost, che aveva noleggiato una bicicletta ed era
caduto (cos giustificando la faccia malconcia), e che Kezia
gli aveva mandato un SMS dicendo che lei e Nathaniel erano
nei paraggi... per cui cos eccoli qui tutti insieme.
- Caspita -. Kezia rabbrivid davanti alla velocit con cui
Victor aveva sparato la sua raffica di bugie.
- Caspita, - convenne Nathaniel.
Anche Paul, che era appena rientrato dal suo rito domenicale
- una spedizione a caccia di formaggio in rue des
Martyrs -, era felice di vederli. Li bersagli di domande ma
poi, appena cominciavano a rispondere, li interrompeva con
altri quesiti. Era un po' come se qualcuno cercasse di respirare
inspirando ed espirando nello stesso momento. Kezia e
Nathaniel restarono un passo indietro, divertiti, a guardare
Victor che si irrigidiva mentre Paul lo abbracciava con trasporto
fraterno.
- Vieni che ti faccio vedere la casa -. Paul diede una pacca
sulla schiena di Victor. - E come va la mostofit?
Anche Paul pronunci quel nome come se fosse mooseto-feet.
- Domina il mondo, a quanto pare.
Paul guid Victor per l'appartamento. Stava concludendo
il racconto sull'acquisto di quella sua impossibile chaise longue
quando Victor trasal. Kezia credette che fosse un modo per
sottolineare l'ardua impresa di trasportare un mobile dal diciassettesimo
al terzo arrondissement durante il fine settimana.
Ma Victor, con un gesto rigido, punt un dito verso il lato
opposto del soggiorno.
- Quello cos'? - domand, come se avesse visto qualche
grosso insetto.
- Quello cosa? - Grey strizz le palpebre, scrutando la
parete.
- Quello -. Victor lasci cadere la borsa da viaggio e si
sedette sulla passatoia dell'ingresso.
- Ah, quello.
Un com di legno in parte nascosto da una coperta imbottita,
di quelle usate dai traslocatori. Kezia and davanti allo
specchio che sormontava il com e guard Victor seduto sul
pavimento dietro di lei. Paul tir via la coperta con un gesto
rapido da mago, rivelando una serie di piccoli cassetti e di
nastri di legno che abbellivano gli angoli del mobile. Victor
era sempre li fermo, seduto sul pavimento.
- Quello ... uhm... - Grey era disorientata dalla posizione
di Victor.
- Ti piace? - fece Paul. - Felix ha deciso di liquidare la
propriet. S, intendono vendere la casa e prima vorrebbero
liberarsi della mobilia. Cos ci hanno mandato una serie di
foto in formato digitale per dare a Grey e a me la possibilit
di scegliere per primi. E se ti hanno lasciato fuori, caro
Nathaniel, credo sia solo perch la maggior parte dei pezzi
non sono propriamente nello stile moderno di met Novecento
che tu prediligi.
- Ma certo,  naturale.
- Un attimo, ragazzi, lo sentite questo? - Grey fece loro
segno di tacere.
Dal gabinetto arrivava un rumore soffocato che faceva
pensare a un sottomarino.
- Accidentaccio! - Grey marci verso il bagno.
Nathaniel pass le mani lungo il profilo del com, cercando
una scanalatura.
-  questo, eh? - Nathaniel guard Victor negli occhi.
Victor annu.
- Questo  il famoso com, dico bene? - domand Nathaniel
come se fosse pronto ad arrestarlo l, su due piedi.
- Ehi, Paul... ma questi cassetti si aprono o sono come
quelli delle scrivanie degli alberghi?
- Effettivamente, - rispose Paul tutto allegro, - sono solo
per bellezza. Il motivo non me lo ricordo. Forse era un modo
un po' all'antica per confondere le idee alle cameriere.
Dal bagno arriv il pornografico rumore del risucchio prodotto
da uno sturalavandini in un water di porcellana.
- Ma i buchi delle serrature nei cassetti sono veri! -
Nathaniel ci infil un dito dentro.
Kezia cap le sue intenzioni: voleva testare i limiti della
curiosit di Paul. Victor si alz. Lei cerc di interpretarne
l'espressione. Gli occhi, quasi sorridenti, dicevano tutto: i
gioielli della mamma di Felix l'avevano seguito in Francia.
Dei preziosi che valevano centinaia di migliaia di dollari erano
intrappolati in un com che Caroline aveva appena dato
via a cuor leggero e, a meno che Victor non si decidesse a dire
qualcosa, avrebbero continuato a restare chiusi l dentro.
Victor super il com e usc sullo stretto balcone a fumarsi
una sigaretta.
- Ma che rigata, - disse Nathaniel. - Victor, vieni a vedere.
 una rigata pazzesca.
-  vero -. Paul guard dentro le toppe come se le vedesse
per la prima volta. - E tutto un trucco. I buchi della serratura
sono veri ma i cassetti sono falsi.
- La realt  sbagliata, - disse Nathaniel annuendo. - I sogni
sono veri.
- Chi l'ha detto? - Paul si raddrizz. - Foucault?
- No, Tupac.
- Sono sicuro che Johanna sarebbe stata felice se avesse
saputo che il suo com sarebbe finito in mani amiche, - disse
Victor, girando la testa per buffare il fumo.
- Johanna? La madre di Felix si chiamava Johanna? - domand
Grey, attraversando la stanza con in mano lo sturalavandini
gocciolante.
 
Capitolo quarantanovesimo.
Kezia.

Stavolta Claude la fece aspettare solo mezzora. Kezia si era
pentita di non avergli detto che aveva un aereo da prendere
- Nathaniel aveva spostato il proprio volo e adesso era a casa
con Victor e insieme aspettavano che tornasse -, tuttavia finch
non avesse avuto in mano i nuovi fermagli non se la sentiva
di fare ulteriori richieste. Claude alla fine emerse dal suo
ufficio, vestito come la volta precedente ma con una differenza
sostanziale che riguardava la lunghezza dei pantaloni: la vita
era sempre ascellare, ma l'orlo era al ginocchio. Era quasi giugno.
Le gambe di Claude avevano bisogno di respirare. Inoltre
erano un po' lucide. Sembravano quelle di un cadavere.
- T'as perdu ton chapeau, Madeline?
- Prego?
Kezia cerc di non guardargli le gambe.
- Rien -. Claude le arriv davanti, mescolando la tazza di
t che aveva in mano.
- Aspetti qui, per favore, - le disse.
Kezia si sedette. L'ufficio non era granch cambiato dal
loro ultimo incontro. Il livello della polvere era identico.
Non c'erano n miglioramenti, n peggioramenti. Era come
se la polvere si fosse detta: Ecco, qui abbiamo messo bene
in chiaro come stanno le cose. Aumentare i nostri strati non
cambierebbe la situazione.
Claude torn con una scatola di cartone, la pos sul tavolo
della reception e per aprirla us l'unghia del pollice a mo' di
taglierino. Estrasse uno dei nuovi fermagli dalla sua bustina
di plastica e lo fece scivolare sul palmo della mano di Kezia.
- Che gliene sembra? Va bene? E all'altezza degli standard
di Rachel Simone?
Altroch se lo era. Questo fermaglio era pi di quanto
la Starlight Express meritasse. Kezia lo rigir lentamente
fra pollice e indice. Il nuovo cloisonn era stupendo. Erano
scomparse quelle lune e quelle stelle stucchevoli. E Kezia, appena
premette lo spuntone metallico, cap subito che adesso
la chiusura era sicura. Niente pi rumorini stridenti, niente
pi oscillazioni lasche, niente pi signore del Midwest che
si portavano le mani al collo per scoprire che la loro collana
non c'era pi.
-  perfetto, - disse Kezia rivolta al fermaglio.
- Ottimo -. Claude le diede una pacca un po' troppo energica
sulle spalle. - Perch qua avete tutti i pezzi richiesti per
un ordine completo.
Chiuse di nuovo la scatola e disse che le avrebbe trovato
una borsa adatta. Ma anzich tirare fuori qualche solido
contenitore di nylon, Claude spieg un sacchetto della spesa
delle Galeries Lafayette con la plastica consumata e gli angoli
che sembravano l l per cedere. Come se Kezia stesse ritirando
un paio di scarpe risuolate dal ciabattino. Lei sorrise.
Appena uscita, avrebbe trasferito i fermagli nel suo trolley.
Claude le porse la busta. - Madeline, si direbbe che i
gioielli riscuotano i suoi interessi.
- S,  cos, - rispose lei.
Non era ovvio? Quale altro motivo avrebbe avuto per
stare qui?
- In tal caso le consiglio caldamente di cercare di lavorare
davvero con i gioielli.
Dopo di che si ritir nel suo ufficio, portandosi appresso
il vaso di porcellana con le zollette di zucchero.
 
Capitolo cinquantesimo.
Nathaniel.

- Ma guardalo! Ti pare umanamente possibile una roba
del genere?
Questa era Kezia che bisbigliava. Nathaniel aveva chiuso
gli occhi prima del decollo, accontentandosi di ondeggiare
felicemente fra il dormiveglia e il sogno. Tuttavia era ancora
in grado di sentire Kezia che parlava. Spesso Nathaniel
prendeva sonno concentrandosi su piacevoli scenari ipotetici.
Bean e lui da soli sulla spiaggia. Meghan che gli s'infilava
nel letto mentre era addormentato. Luke che riceveva
la notizia che dal suo episodio pilota non sarebbe nata nessuna
nuova serie televisiva. Finch a poco a poco i suoi pensieri
non andavano in frantumi, dissolvendosi lentamente
dietro le palpebre. Ma siccome ora c'era solo un bracciolo
a separarlo da Kezia, Nathaniel faceva fatica a immergersi
nelle sue fantasie abituali. Cos se ne stava seduto l, con
le braccia conserte e la testa appoggiata indietro sul sedile,
lottando contro la propria mente e sforzandosi di rallentare
il ritmo del proprio cuore.
Kezia era seduta in mezzo e aveva Victor alla sua sinistra.
Le gambe pi lunghe avevano di diritto il posto accanto al
corridoio. Per un colpo di fortuna lei e Victor avevano un
biglietto per lo stesso volo di ritorno e, grazie alla carta di
credito, anche Nathaniel era riuscito a imbarcarsi con loro.
Non era obbligatorio che sedessero tutti e tre insieme. Mentre
erano in attesa davanti al gate, era stato Victor ad alzarsi
senza una parola e a mettersi in fila davanti alla hostess di
terra. Quando era arrivato il suo turno, la hostess era parsa
sollevata di non avere a che fare con l'ennesima richiesta
di passaggio alla classe superiore. Nathaniel aveva creduto
di sapere quale fosse la richiesta di Victor. Cos come anche
Kezia non aveva stentato a immaginarla. Ed erano rimasti
entrambi l a guardarlo.
Amo tutto di te.
Nathaniel si sentiva ancora mentre mormorava questa
frase a Kezia. Avrebbe dovuto dirle che l'amava alla solita
maniera? La formula che aveva utilizzato era parsa non solo
appropriata al momento ma anche una specie di spostamento
alla classe superiore rispetto ad affermazioni pi tradizionali.
Amo tutto di te. Non un semplice ti amo, che  un
concetto un po' astratto. Ma lei, chiss, forse aveva preso la
dichiarazione di Nathaniel come una mezza scappatoia, nella
stessa orbita di una frase come amo... la tua fronte. Perch
non si era espresso in maniera pi normale?
- Non saprei -. La voce di Victor era vicina. - Sembra
morto.
Nathaniel sent che lo stavano fissando. Appoggi la tempia
contro il finestrino ma c'erano troppe vibrazioni. Apr un
occhio e lanci un'occhiataccia alla fusoliera, come se l'avesse
offeso personalmente. Appena raggiunsero la quota di crociera,
Nathaniel si rilass, lasciando che le ginocchia si divaricassero,
pensando che avrebbe urtato contro Kezia. Lei per
aveva le gambe accavallate in direzione di Victor.
- Sei contento di averglielo detto?
Prima di lasciare l'appartamento, Victor aveva raccontato
a Grey e a Paul del cassetto segreto, dei gioielli, della chiave
sepolta attorno al collo di Johanna (lasciando fuori la parte relativa
ai nazisti e al fatto che lui fosse stato caricato su un'auto
della polizia e fosse finito in una cella francese). A meno
di non riesumare Johanna o di buttare il com dalla finestra,
avrebbero dovuto assoldare un fabbro per aprire il cassetto e
poi, erano stati tutti d'accordo su questo, Paul e Grey avrebbero
rispedito in Florida i preziosi di Johanna.
Paul e Grey erano rimasti chiaramente molto colpiti dal racconto
di Victor, una reazione che non avevano avuto n Kezia
n Nathaniel. Ma i fatti erano fatti: Victor aveva onorato i desideri
di una defunta. Una donna che quasi non conosceva. E
non solo aveva tenuto la bocca chiusa circa quello che lei gli
aveva confidato, ma aveva persino cercato di risolvere per lei
il mistero di quella collana. A Nathaniel non era passato nemmeno
per l'anticamera del cervello di lasciarsi impressionare
da una cosa del genere. Si domand cosa sarebbe accaduto se
fosse stato lui ad addormentarsi sul letto di Johanna. Lui probabilmente
non avrebbe fatto un bel niente, salvo sfruttare
l'aneddoto alle feste. Era una buona storiella.
- Contentissimo, - rispose Victor. - Anche se Caroline,
quando scoprir che le ho mentito spudoratamente, non mi
parler pi. D'altro canto, chi dice che sarebbe una tragedia?
- Che Caroline non ti parli pi o il fatto di averle mentito?
Nathaniel fu come se sentisse la scrollata di spalle di Victor.
- Ti parler di nuovo. Quando lei e Felix avranno un bambino,
sarai invitato al battesimo proprio come tutti gli altri.
Smisero di parlare. Davanti a loro un beb attacc a frignare.
Poi alle orecchie di Nathaniel arriv il ticchettio del
dito di Kezia che toccava lo schermo davanti a s, scorrendo
i titoli dei film offerti in visione ai viaggiatori.
Nathaniel era pronto a sostenere Victor, se e quando il suo
amico ne avesse avuto bisogno, proteggendolo dalla collera di
Caroline. Avrebbe dichiarato che, la notte del matrimonio a
Miami, aveva dato una pillola a Victor, il quale era gi sbronzo
fradicio, per cui non c'era da stupirsi che poi si fosse dimenticato
di essere al corrente del nascondiglio dei gioielli di
Johanna. Una versione che era una mezza verit.
- Indovina cosa mi ha detto Paul, - disse Victor a Kezia.
Nathaniel lo sapeva gi. Era stato presente alla conversazione
che Victor e Paul avevano avuto al mattino, bench
ancora stentasse a credere a ci che aveva sentito. Ora era
ansioso di vedere come avrebbe reagito Kezia.
- Cosa ti ha detto Paul?
- Ha detto che la sua societ intende investire in un nuovo
motore di ricerca con sede a Parigi. Pare che il modello
moose-to-feet vada per la maggiore in Francia, incredibile, eh?
E il fatto che io abbia lavorato per la mostofit in America li
ha colpiti molto favorevolmente. Insomma, Paul  convinto
che pu farmi ottenere un lavoro.
- A Parigi? - fece Kezia.
- Gi.
- Coi parigini?
- Suppongo.
- Caspita.
Nathaniel lo sent nella voce di lei, sent quanto fosse
attonita e come cercasse di nascondere la propria sorpresa.
Victor, che per cos tanto tempo era stato nel loro specchietto
retrovisore, di colpo si era lanciato in avanti e loro restavano
nelle retrovie.
- E andrai a vivere a Parigi?
- Ti viene un coccolone?
- Carino. No, mi sembra una prospettiva magnifica...
Beh? Che  quella faccia?
- Sembri la madre di un detenuto che sta per essere reintegrato
nella societ.
- Ehi, - sbuff Kezia, - madre... lo dici a tua sorella! No,
scherzo, sono felice per te. E solo che se ti trasferisci in Francia...
sentir la tua mancanza.
Kezia diceva sul serio. Nathaniel lo cap. E sent lo schiocco
affettuoso del bacio di risposta che Victor le diede sulla
guancia. Poi ci fu un altro schiocco, quando Victor estrasse
una rivista dalla tasca del sedile davanti.
- Oh, merda, - disse Kezia.
A Nathaniel arriv una folata del suo odore, quando Kezia
si allung in avanti per rovistare nella borsetta. Sapeva del
sapone di Paul e Grey, sapeva di vaniglia e mandarino. Raddrizzandosi,
Kezia con la spalla gli strusci contro il ginocchio.
- Ho dimenticato di comprare qualcosa da leggere.
Victor si slacci la cintura di sicurezza. Dal portabagagli
tir gi la borsa da viaggio, che cadde sul sedile con un tonfo.
Nathaniel sent una lampo che si apriva e socchiuse un
occhio per avere la conferma dei suoi sospetti: I racconti di
Guy de Maupassant: 1850-1893.
- Uffa. Gira e rigira si torna sempre qua -. Kezia sfogli
il volume.
Era dura per Nathaniel non aprire bocca, non offrire qualche
suo commento. Il loro guru letterario avrebbe dovuto
essere lui. Voleva stare l con gli occhi bene aperti mentre
Kezia leggeva La collana per la prima volta. Voleva sapere
se lei ci vedeva tutte le cose che ci aveva visto lui, al tempo
in cui i buoni racconti gli facevano rimescolare il sangue.
- Pagina settantaquattro Victor si era seduto di nuovo.
- Mi far piangere? La gente tende a emozionarsi pi facilmente
quando  in aereo e aumenta il rischio delle crisi isteriche.
Dipende dalla mancanza di ossigeno. O dall'eccesso.
- Ti piacer.
- Perch? La donna del racconto mi assomiglia?
- Dio santo, non  che riguarda sempre e solo te.
- E neanche te, se  per questo.
Arriv cigolando il carrello delle bibite. Gente che in circostanze
normali non avrebbe mai ordinato del succo di pomodoro
ordin del succo di pomodoro.
- Allora la donna del racconto mi assomiglia s o no? Te
lo chiedo non per vanit.  solo che voglio saperlo.
- Beh, in realt assomiglia a me, - disse Victor, - e a tutti
quelli che conosciamo, credo. Se la gente trova questa storia
cos triste, secondo me,  perch durante lo svolgimento
non sembra mica triste. Ma poi arrivi al finale e scopri che la
vita di questa donna  completamente rovinata e senza motivo.
E provi una vera piet per lei. Ed  a quel punto che ti
rendi conto che in fondo la collana  stata fin dall'inizio solo una specie di depistaggio, un modo per distrarre il lettore
dal colpo di scena vero.
- Sarebbe?
- La cosa sconvolgente non  che la collana sia falsa, ma
che la donna sia vera.
- Da' qua -. Kezia prese il libro dalle mani di Victor.
Nathaniel adesso sentiva solo il ronzio dei motori. A un
certo punto il segnale luminoso che invitava a tenere allacciata
la cintura di sicurezza si spense con uno scampanellio.
- Non riesco a leggere se mi guardi.
- Non ti sto guardando, - protest Victor. - Sto leggendo
questa rivista. Lo sapevi che ad Atlanta la scultura  una
forma d'arte in forte espansione?
- Non riesco a leggere se sei l che non mi guardi a bella
posta.
- Okay -. Victor slacci di nuovo la cintura di sicurezza.
- Vado a fare pip.
- Non andare in giro per il corridoio -. Kezia si allung
sul sedile di Victor. - Sembri un matto.
Lui rispose con qualche battuta sarcastica e si allontan.
Nathaniel sent la contrazione muscolare di Kezia che gli
mostrava il dito medio, il braccio frettolosamente allungato
in avanti e la risata di lei. Tuttavia continu a tenere gli occhi
chiusi persino quando un ragazzino seduto dietro di loro
cominci a prendere a calci lo schienale di Kezia. Nathaniel
sentiva i colpi delle scarpe da ginnastica del bambino anche
se il sedile colpito non era il suo.
- Scusi, - disse una voce di donna dalla fenditura fra i
sedili, sicura dell'altrui clemenza, -  piccolo, non sa quello
che fa.
- Non c' problema, - disse Kezia, girandosi col busto per
poi mormorare: - Lui non lo sa, ma tu si.
Nathaniel arricci le labbra. L'amava davvero. Era un
amore rilassante, un amore che sentiva nel sangue e che era al
tempo stesso dappertutto e da nessuna parte. Era confortante
stare solo con lei. Gli sembrava di essere di nuovo a bordo
dell'auto con lei. Invece dei sedili della macchina, i sedili
dell'aereo. Invece delle mucche, hostess e steward. Immagin
di guidare ancora per le strade bianche che attraversavano
la Normandia - su e gi, su e gi, attorno alle rotonde,
con i capelli di Kezia che svolazzavano dal finestrino aperto.
Il corpo di Nathaniel accolse la suggestione del sogno e
vi si abbandon.
- Psss, - disse Kezia a un certo punto. - Apri gli occhi.
- No.
- Ouvrez vos yeux -. La voce di lei gli risuon baldanzosa
nell'orecchio. - Lo so che sei sveglio.
- No, non sono sveglio.
- S che sei sveglio -. Gli pungol l'avambraccio col libro.
- Ti dico di no. Stai sognando, Kezia. Stai facendo un
sogno in cui io faccio finta di dormire e tu fai finta di essere
sveglia.
- Ho finito il racconto.
- Mi fa piacere per te.
Se non si muoveva, Nathaniel aveva ancora una chance di
riuscire ad addormentarsi di nuovo. Avrebbe potuto percorrere
quelle strade bianche fino a casa, con le ruote che schizzavano
ghiaia bianca negli angoli della sua mente. Strinse le
braccia attorno al petto e respir col naso, l'aria gli penetr
a fondo nei polmoni.
-  triste -. La mano di Kezia era calda sopra quella di
Nathaniel, l'unico punto di contatto vivo nell'oscurit fredda
e arida. - Ma non in maniera intollerabile.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
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Sono profondamente grata a coloro che hanno contribuito
affinch questo libro vedesse la luce. Grazie a Sean McDonald,
Jonathan Galassi, Eric Chinski, Jeff Seroy, Sarah Scire, Taylor
Sperry, Nora Barlow e a tutti i collaboratori della Farrar, Straus
and Giroux. Sean, sei preciso e paziente come un tagliatore di
diamanti. La tua fiducia e la tua assistenza sono state due grandissimi
regali per me. Inoltre, per il sostegno costante che mi
hanno offerto, vorrei ringraziare Jay Mandel (un portentoso
agente letterario, un uomo d'oro), Catherine Summerhayes,
Anna Deroy, Laura Bonner e Jocasta Hamilton.
Ethan Rutherford, Jennifer Jackson e Sara Vilkomerson:
non avrei potuto desiderare dei primi lettori pi attenti e riflessivi;
siete delle lezioni viventi di generosit. Harry Heymann
(supporto tecnologico) e Lisa Salzer (riparazione di gioielli):
mi avete offerto la vostra competenza nel momento in cui pi
ne avevo bisogno. Andrew Mariani, Michelle Quint, Reyhan
Harmanci, Nathaniel Rich e Meredith Angelson: grazie per
avermi permesso di coprire i tavoli delle sale da pranzo di mezza
America con le pagine del mio manoscritto e infiniti bicchieri
d'acqua. Grazie allo staff dello Chateau de Miromesnil
per aver preso in seria considerazione centinaia di domande
irrispondibili e per aver lasciato che mi muovessi liberamente
in quella vasta dimora.
Per quanto riguarda la mia Gratitudine verso Soggetti Inanimati:
Ho rubato il nome di Kezia dalla Casa delle bambole di
Katherine Mansfield. Fra le biografie che mi sono state pi utili
voglio ricordare: The Paradox of Maupassant di Paul Ignotus,
Maupassant: A Lion in th Path di Francis Steegmuller, Guy
de Maupassant di A. H. Wallace e Maupassant di Michael Lerner;
ho trovato il volume Recollections of Guy de Maupassant di
Franois Tassart particolarmente vivace e inaspettatamente
divertente. Un grazie alla Wertheim Study della New York
Public Library, dove ho letto per la prima volta questi libri.
Infine devo dire alla mia famiglia e ai miei amici, che sono
come una famiglia: Grazie, tutti voi avete un cuore grande e
profondo. Sono incredibilmente fortunata a sapere di avervi
sempre a portata di mano. Mabel vi ama, e anch'io.
Le citazioni dalla Collana sono tratte da Guy de Maupassant, Racconti
e novelle, traduzione di Ornella Galdenzi, Einaudi, Torino 1968.
...
.
...
FINE.